IPPOCRATE, DOVE SEI? di L.Di Bella
Orione Webzine
Ippocrate imponeva il giuramento per Apollo,
Igea, Panacea e per tutti gli dei e le dee;
prometteva rispetto di padre a colui che
l�aveva istruito; prometteva ai suoi malati
�le sue luci e il suo sapere�, nonch� la
difesa contro le cose nocive e ingiuste;
e la discrezione pi� assoluta dentro e fuori
le funzioni del proprio ministero.
Il giuramento di Ippocrate oggi � un complesso
di norme deontologiche, valide ormai solo
in piccola parte nella moderna societ� dei
consumi, e delle tecnologie avanzate, dove
anche la medicina tende ad assumere un carattere
freddamente e rigorosamente scientifico,
in cui il rapporto medico - paziente tende
a formalizzarsi, e a diventare perfino ostile.
Eppure il rapporto del medico col suo paziente
� davvero unico, se si pensa che il paziente
espone fiduciosamente alcuni fatti personali,
e chiede al medico cure, consigli e conforto,
promettendo, insieme, di seguire il programma
di cure consigliate. E� un rapporto di un
mutuo contratto, con obblighi e vantaggi
molteplici per i due contraenti.Ma nella
rivoluzione sociale in atto, il medico svolge
in condizioni talmente critiche e perverse
la sua professione, che anche il giuramento
di Ippocrate finisce svilito e rarefatto.
Mentre alcuni professionisti sentono che
la fermezza morale pu� farsi evanescente
e che la necessit� dello studio viene regolarmente
svilita in corsi di propaganda commerciale
di prodotti farmaceutici, dall�altra un�insistente
volgarizzazione di temi di medicina tende
a creare in vasti strati di popolazione la
credenza di poter sempre e comunque criticare
l�opera di un medico, e insieme di affidare
una fiducia onnipotente alla medicina.Il
disorientamento culturale e professionale
che ne scaturisce � grande, e tanto pi� se
viene anche favorito da una moderna e frettolosa
formazione medica.
Ai giovani medici pochi o nessuno ha insegnato
gli elementi di semiotica e di pratica medica,
per cui essi hanno dovuto arrangiarsi in
un campo dove l�autodidattismo non vale.
A contatto con l�ammalato si trascurano,
perch� non ne � stata suggerita l�importanza,
e perch� non si sono digerite le patologie
speciali, i dati anamnestetici; e non si
esegue quasi pi� un esame obiettivo neanche
elementare, perch� nessuno si � mai preso
cura di insegnarlo.
Allora, il medico moderno passa subito al
sintomo: la febbre, il dolore, la tosse.Ha
imparato che esiste una certa corrispondenza
tra il sintomo ed un farmaco, e lo prescrive
ordinariamente in quelle condizioni, senza
approfondimenti clinici e farmacocinetici.Se
poi il sintomo persiste immutato, o quasi,
allora �smista� il paziente all�ospedale,
al radiologo, all�analista.
Nell�ambiente complesso in cui lavorala medico
pu� sembrare perfino inutile stillarsi il
cervello per raggiungere le diagnosi.Anche
il paziente lo sa, tanto che evita di prendersi
la responsabilit� di mantenere fede al mutuo
contratto: dice e non dice; prende solo ci�
che gli � utile, come l�opportunit� di un
ticket, un certificato, una buona parola.
Inoltre il medico sa che se abbonda nelle
prescrizioni pu� ricevere un richiamo, se
difetta pu� perdere il cliente.Egli svolge
allora il suo lavoro, vigile e attento soprattutto
a destreggiarsi nel sistema, da cui ricava
essenzialmente il �pane�, ma in cui si sente
declassato e strumentalizzato.
Cos� il paziente viene �sbrigato� il pi�
rapidamente possibile, e se la diagnosi �
oscura e i sintomi persistono, si ricorre
ad una caterva di esami ed indagini anche
inopportune, anche se, generalmente ben accettate
dai pazienti. Ignorando a volte la portata
dei risultati che un esame pu� dare, e non
avendo che una lontana idea della diagnosi,
si moltiplicano le indagini senza apparente
giustificazione logica. Da qui l�inflazione
di costosissime e spesso inutili ricerche
strumentali, in cui anche l�affinamento diventa
squisitamente utile solo a se stesso.
Quando invece il medico che visita e che
cura un paziente d� il meglio di se stesso
per un bene altrui, allora la sua diagnosi
e la sua terapia sono geniali capolavori
dell�arte medica. Il paziente si fida e la
terapia fa i suoi benefici effetti.
Ma gli agguati all�insicurezza di medico
e paziente non sono finiti. Attorno a loro
si affollano ogni giorno nuove e sconvolgenti
vedute eziopatogenetiche e terapeutiche in
un fermento di idee nuove che assillano la
coscienza onesta.
Da un giorno all�altro si assiste a veri
capovolgimenti di idee, all�affollarsi di
scoperte che riguardano nuovi farmaci o nuove
opportunit� chirurgiche, che richiedono studio,
equilibrio e perspicacia.
Le nuove frontiere della medicina richiedono
al medico di conoscerle almeno indirettamente
per consigliarle ai suoi pazienti. Richiedono
soprattutto un lungo periodo di studio, che
il medico si deve autoimporre per il solo
bene dei suoi pazienti, i quali attendono
ogni volta fiduciosi il ritorno del vecchio
Ippocrate, con il suo intero codice etico
dell�arte della medicina.
Luigi Di Bella