Capitolo 19 - Tuoni lontani
Purtroppo ho scoperto di essere stanco, ma di non avere sonno.
Ho lasciato la sdraio per una delle sedie ed ho piantato i gomiti sulla tavola; nel silenzio ogni mio movimento genera rumori secchi e irritanti. Mi chiedo se Vancilea sente questi suoni e resto immobile per ascoltare se, anche da parte sua, giunge qualche segnale come un respiro, il cigolio del letto o un qualunque scricchiolio: niente, assolutamente niente.
Dorme il sonno dei giusti, la piccola nordica!
Ho pensato di prendere a calci la parete per svegliarla, perch� non continui a dormire mentre io non ci riesco: ed un colpo sul muro l'ho dato, ma cos� leggero che non si � sentito per niente.
Ho fatto pi� rumore - e questo involontario! - aprendo l'armadio delle bibite e versandomi un bicchierino di vino: "Alla faccia di chi mi vuole male e di chi non beve!".
Non avevo mai notato di giorno il fracasso che fa il vino scendendo dalla bottiglia: "Gl�! Gl�! Glugl�!".
Ho bevuto con rabbia, ma senza piacere e mi � sembrato che il vino tiepido mi si bloccasse nel petto prima di arrivare allo stomaco.
Penso di andare fino in terrazzo ma le gambe sono pesanti e mi fermo alla sdraio. Mi corico convinto che tanto non riuscir� a dormire; ma se non dormo almeno comincio a sognare.
Cominciano non incubi, ma sogni brevi e sgradevoli e ad occhi aperti - esami all'universit�, Vancilea, mia zia, Stefano - finch� non sogno pi� e dormo davvero.
Interrompo il sonno sentendo una porta aprirsi, dei passi attutiti e la porta del bagno che si richiude. Non sono cosciente che a met� e penso che la ragazza pu� non avere digerito la pizza. Lo scroscio dello sciacquone e dopo l'acqua scorrere nel lavandino. E poi pi� niente.

Mi sveglio con un sobbalzo e prendo la sveglia per vedere l'ora: 8 e 20. Impiego qualche istante a capire dove sono, a ricordarmi che sono in vacanza ed a pensare a Vancilea. Il mio corpo ha tutti i dolori che una posizione scomoda pu� provocare.
Fatico a risistemare muscoli straziati e legamenti ritorti.
Una decina di minuti per riessere io o qualcosa che mi assomiglia.
Noto la bottiglia di vino rimasta sul tavolo e la riordino.
Vado a lavarmi i denti perch� mi sento la bocca impastata e mi getto acqua sulla faccia e sugli occhi che non vogliono restare aperti.
Quando mi sono rimesso in sesto scopro che tornerei a dormire proprio volentieri, ma odio la sdraio e odio le sedie. E sono ancora troppo stanco per accettare di stare in piedi. Un letto�
Bevo un po' di latte freddo e poi preparo una colazione pi� sostanziosa per la mia ospite. Latte. Biscottini. Miele e marmellata.
Trovo un vassoio e mi diverto a posizionarci sopra elegantemente i biscotti. Il risultato � simpatico e mi mette di buon umore.
Fuori la giornata � nuvola, ma scommetto che si rasserener�. Infatti, quando vado a vedere da che parte arriva il sereno comincia a piovere: non � una pioggia forte ma viene gi� fitta per qualche minuto. Guardo piovere fino a quando smette. Sbadiglio dieci volte.
Non provo a studiare: la testa � scesa in sciopero. Guardo la colazione apparecchiata ed adesso smonterei tutto perch� mi fa venire in mente solo i fiori sulla bara di una persona morta.
Al diavolo! Guardo l'ora e mancano venti minuti alle dieci. Prendo il vassoio e busso alla porta di Vancilea, o almeno vorrei bussare, ma la porta � socchiusa e si apre subito.
"Permesso? Dormi ancora?"
Le tapparelle sono a met� e la stanza � abbastanza illuminata.
Sento una mezza protesta assonnata e vedo un movimento brusco e improvviso di un corpo sul letto. Un corpo di cui improvvisamente intuisco la nudit�, nudit� che dopo un attimo piacevolmente lungo, si nasconde dietro il cuscino che Vancilea afferra e si stringe al petto. Noto che il cuscino � corto, e se le copre il petto non copre sotto l'ombelico: se ne deve accorgere anche lei perch� arretra dietro il letto e le proprie ginocchia e mi fissa spaventata.
Non so che dire, vorrei non sorridere e scherzare, ma non ci riesco.
"Asciav�!" Geme Vancilea ed io le mostro il vassoio: "Colazione! Scusami! Io volevo bussare, ma era aperto!".
Vancilea lancia uno sguardo disperato che attraversa la stanza e arriva ai suoi vestiti piegati in bell'ordine su una sedia.
"Va bene, tolgo il disturbo! Ho capito!" Ma prima voglio posare il vassoio e lo sistemo con qualche fatica sul letto stesso.
"Se vuoi rivestirti fai pure. Sto andandomene!"
La guardo ed � come paralizzata, inchiodata dietro il letto come in una trincea e col cuscino come scudo.
"Capito: vado via! Sono andato!"
E me ne vado, tirandomi la porta dietro.
"Per�, niente male!" Mi sono venute le labbra secche ed ho sempre pi� voglia di ridere.
"Niente male! E io ho dormito su un tavolo!" Dico forte e mi sento tanto, ma tanto idiota.

Vancilea mi guarda diffidente ma anche birichina.
Credo che se potesse parlare mi direbbe: "Mascalzone! Me l'hai fatta!". Invece sono io che ho voglia di parlare: "Sai cosa mi dispiace? Che se volessi raccontare di te a qualche amico non mi crederebbe. O penserebbe che devo avere qualche rotella fuori posto!"
Un tuono, ma da lontano: anche dal cielo un brontolio scontento e contrariato.
"Dimenticavo: complimenti! Bel corpicino! Tutto a posto, proprio tutto a posto. Fortunato chi ti prende! Noi due, si vede che era destino dovessimo restare solo amici�"
Vancilea che si era distratta mi riguarda di colpo sorpresa.
Le labbra le tremano come se fosse difficile ripetere. "Amici?"
"Amici!" Mi stringo le mani in una stretta di saluto: "Amici!"
La ragazza sorride ed allora insisto e mi batto il petto: "Amico!". Accenno a lei: "Amica!".
Sembro un marocchino che voglia vendere collane, ma Vancilea capisce e ripete i miei gesti: "Amica! Amico!"
Lei ride ma io ho riperduto la mia allegria. Penso che � finita, che sono le ultime parole che ci diciamo. Come ho deciso ieri.
Davvero: nessuno mi creder� quando parler� di lei. "Prendi la tua roba. Usciamo!"
Si guarda in giro, guarda quello che faccio e finalmente va a pettinarsi e si sistema ancora un po'.
Io sono pronto e, prima di uscire, vado a recuperare anche la sua sacca e gliela faccio prendere.
"Mi dispiace. Mi dispiace davvero."
Vancilea mi guarda strano, forse capisce. Usciamo in silenzio, entrambi con un'espressione uguale da funerale.


Salvario
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