Purtroppo, non si dovrebbe mai iniziare un discorso
con purtroppo. Due sono i motivi:
-1 a scuola ci insegnano che è coosì cercando di
indirizzarci verso una forma linguistica corretta,
niente che, si, però ad inizio di un temino, con
l'esperienza ci rendiamo conto che chi insegna
questo non ha poi tutti i torti.
-2 l'esperienza ci permette (dopo aver rriconosciuto
l'autorità delle maestrine) di individuare subito
l'evolversi del discorso, se inizia con purtroppo non
permette nulla di buono è quindi buona norma non
affliggere i nostri lettori già dalle prime righe.
Se si potesse iniziare un discorso come si vuole
assisteremmo, senz'altro, ad uno scambio di
opinioni molto più vivo e più sincero tra tutti.
Per colpa di questo maledetto formalismo siamo
costretti a fare dei preamboli ai discorsi che spesso
e volentieri invece di aiutarci ci sviano e ci
costringono ad affermare l'esatto contrario di quello
per cui avevamo deciso di aprire bocca.
E' probabile che sia l'influenza dei media a creare
tutta questa voglia di esprimere i propri pensieri
come vediamo fare spesso sugli schermi o tra le
pagine dei quotidiani, infatti sembra veramente
semplice avere la possibilità di dire la propria
opinione, in tutta franchezza, a migliaia di persone
usando un mezzo che nell'immaginario collettivo è
ancora il mezzo con cui i "potenti" proclamavano i
loro ideali e comunicavano col "popolino". E' anche
vero che la prepotenza degli stesi media nel dare
forza ai pensieri più disparati e contrapposti
metterebbe confusione nella testa di chiunque e
certe volte il disagio è talmente elevato che
rimaniamo con la bocca socchiusa senza un'idea
precisa da esporre e la prima cosa che ci viene in
mente è un'esclamazione di rammarico: purtroppo,
appunto e questa parola ci sblocca, rompe la diga
che costringeva i nostri pensieri ad uno stallo, uno
stagnare quasi maleodorante. Allora via! tutti
iniziano a parlare a vanvera senza più riuscire a
controllare la consecuzione dei pensieri e dei
concetti. Purtroppo ( e qui il discorso ormai è
avviato) la crisi ormai è innescata, generalizzata,
globalizzata ed infine, come un boomerang,
individualizzata.
Nei percorsi intricati della comunicazione, della
rabbia con cui questa sfugge alla logica non
dobbiamo arrenderci di fronte alle difficoltà e cercare
appigli dove mai nessuno penserebbe di trovarli. Il
mio consiglio è sempre quello di "produrre"
esperienza e dove i limiti di tempo e di spazio lo
impediscono vivere le esperienze degli altri a mezzo
di uno strumento potentissimo: il libro. Ancora a
chiedervi quale libro?

Hosted by www.Geocities.ws

1