Notte invernale
Quasi nevica; e la rosa canina espone i suoi fiori
infantili nell’aria pungente ed immobile.
La luna iraconda mi vestì di una toga
Feconda di lacrime pungenti ed immobili.
Tra sogno e realtà m’intrisi di caligine
come alberi immersi nel gelo che affondano
lente radici nella sabbia
e di sabbia generano i frutti.
Vergini di rugiada sorgono mormorando
nel rosa pennellato dai fendenti
delle ultime sterne che, in un battito d’ali,
menano lontano i sospiri che mi vuotarono.
E la rosa canina s’offre ancora mentre
stai chiudendo gli occhi ed il giorno
si riavvolge perdendosi nello stellato
abbraccio, pungente ed immobile.
Può essere ora che la pena si disciolga
e coli dal mio cuore in un’acida
pozza specchio dello sguardo.
T’amo già ad una luce che grida
il tuo nome e morde alla nuca.
Ora fuggo su di un treno di nebbia
in una tormenta di carta sferzata
da raffiche d’inchiostro nero.
13/11-5/12/05