Carissimi,
aleggia un timore diffuso riguardo le mie mail: avete paura che siano tutte lunghe come le ultime che vi ho inviato e quindi per i prossimi messaggi le dividerò in puntate. Molte proteste mi hanno fatto notare che non si capisce da dove parto coi discorsi per arrivare dove arrivo. Per questo mi sembrava scontato rispondervi che, essendo un qualsiasi pinco pallino, i miei pensieri arrivano direttamente dall'elaborazione (più o meno corretta ed approfondita) delle stimolazioni che ricevo dall'ambiente.
Detto questo possiamo partire con il pensierino del lunedì, volete anche l'ante-pensierino?. E sia: ieri ero a pranzo da mio fratello e finito di mangiare mia nonna tira fuori la sua spilla da balia (dico sua perchè è inconfondibilmente la spilla da balia che le vedo addosso da (quasi) trent'anni) e la guarda. Mia nonna ha 92 anni.
Dunque quello che mi sembrava di dovervi dire è che guardando questa spilla ha detto qualcosa:
"Questa è la spilla che ho trovato a Fontanafredda (paese natale di mio nonno) quella volta che vennero la Nives, che era una cugina di mio nonno, e i suoi figli… quando se ne sono andati l'ho trovata per terra (stava indicando la spilla, non si riferiva alla madre dei pargoli)… ha la sicura (e ce l'ha mostrata), ci ho sempre fermato il borsellino" (da sarta quello che portano al petto con dentro qualche spillo, aghi e filo). Detto questo sono partiti i ricordi, cosa ovvia dato che ha novantadue anni: quanti mesi aveva il figlio della Nives, cosa ci facevano con quella spilla, chi era la Nives ecc., potete immaginare i vari argomenti spolverati.
A questo punto credo che vi siano venute in mente tre domande
1 "minchia, ma non aveva detto che avrebbe tagliato corto?"
2 "minchia che nome aveva sta tipa ? Nives? e che vuol dire?
3 "Ora sappiamo da dove sei partito, ma dove minchia vuoi arrivare con sto discorso?
A parte che siete davvero sboccati: due domande su tre inziano con "minchia" risponderò con ordine.
Dove eravamo rimasti?
beh, sono stato di parola e alla precedente ho tagliato corto, Nives in effetti è un po' strano come nome, ma che ci volete fare?
Il punto è un altro: spesso e in maniera più che lecita ci affanniamo o più tranquillamente ci applichiamo con estrema passione a progetti e sogni che abbiamo covato per anni interi. Qualcuno sicuramente ha un sogno nel cassetto (come si usa dire), un desiderio , un progetto che impedisca di venir dimenticati a breve distanza dal proprio funerale. Ora tutti avrete sorriso sprezzanti di quel che ho detto. Pensateci bene davvero non ci avete mai messo mano a questo "progetto immortalità" o più modestamente parlando "progetto memoria"?
Io l'ho fatto, ed è lì, nero su bianco, è come un messaggio in una bottiglia (in effetti ho visto che una delle librerie a cui avevo affidato la vendita del libro l'aveva messo praticamente in cantina, e che ci volete fare, non sono mica D'annunzio o Quasimodo!), qualcuno lo raccoglierà, trasportato ai suoi piedi dalla corrente, e lo leggerà. Voi non avete intenzione di farlo?, ma si, anche una cosa più materiale, o ancora più spirituale, queste son scelte personali, ma non mi dite che avete intenzione di portare con voi tra i vermi tutto quello che avete vissuto, imparato ed assimilato negli anni in cui siete stati e sarete vivi!
Se così è abbiamo qualcosa in comune, nelle intenzioni almeno, chiamatela auto affermazione, vanagloria, egocentrismo, esibizionismo, presunzione, cercare di far capire agli altri che dietro a quella facciata da coglionazzo semiavvinazzato o di mignottella (a seconda di cosa madre natura vi ha fornito ai blocchi di partenza) c'è qualcosa di più: un intimo profondo, una voglia di pace interiore e di armonia con le altre creature. A questo proposito tutto si ricollega al racconto che vi ho fatto prima , quello della spilla da balia di mia nonna.
ma non ora, alla prossima.
Eravate sulle spine? dai quante storie: credo che riattivi pure la circolazione!
tornando alla nonnina direi che in trent'anni passati con lei non ho mai sentito parlare della Nives se non in occasione delle feste comandate (feste comandate: un'altra bella espressione, non c'è che dire, magari la analizzeremo un'altra volta perché credo che svierebbe troppo il discorso) e di una volta che ci è venuta a trovare.
Per un'analogia, credo lecita, possiamo dire che anche la Nives avesse il "progetto memoria" da sviluppare con mia nonna, qualsiasi cosa abbia fatto non ha funzionato, però qualche ricordo insieme lo avevano, e quando è venuto fuori?
quando mia nonna ha preso in mano quella spilla da balia. Sarebbe a dire che questo "progetto memoria"si è concretizzato nell'atto di perdere una spilla da balia nel '58 in un paese del Friuli, cambiando il pannolino ad un pargoletto di 11 mesi.
Strana la vita, non dico che le grandi imprese non servano a nulla, non mi pare che Tolstoj sia passato alla storia per un pannolino, però volevo dire che tutti i giorni compiamo atti che pur non contando quasi nulla per noi o se pur sembrandoci atti di "congiunzione" tra cose più importanti determineranno il ricordo di noi nel prossimo. E forse per qualcuno sarà l'unico modo di ricordarsi di noi.
Perciò è inutile correre ed affannarsi per andare a salvare un nido di passerotti affamate se per fare questo corriamo come rinoceronti sull'aiuola che ci divide dall'albero! Non calpestare quei fiori sarà già la nostra prima buona azione e salvare i passerotti per un'altra strada ci farà ricordare ancora migliori.