a Chiara
… le tappe significative
dell’evoluzione del genere umano
sono caratterizzate dalla capacità
di elaborare concetti e cose,
non di possederli…
Lampada, vento, profumo, cornice
"Sicuramente avrete già sentito parlare di me in qualche fiaba, magari alla luce fioca di una vecchia lampada ad olio, di domenica seduti in poltrona mentre attendevate la cena.
Oppure mi avete sentito nominare quando eravate all’ombra di un faggio, su un colle che si lasciava lentamente illuminare dal primo sole, mentre il vento mattutino vi portava il primaverile profumo dei campi fioriti ancora umidi per la rugiada. Son queste delle cornici stupende per imparare a conoscere un’amica perché vi sono utile in molte occasioni e solo chiamandomi in causa, mi rendete un beneficio. Chi sono? sono la vostra immaginazione!"
9/90
Nel parco sotto casa
Pioggerellina fine
in caduta ritmica
incontra il saluto
di cento bambine.
Sto in pacifica
tranquillità, seduto.
Loro saltano e ballano,
non si curano della pioggia
è un’allegria contagiosa,
un cenno con la mano
e raggiungo come scheggia
quell’armonia giocosa
che è stata distante,
ma ora vivo e tocco;
mi sembra di esser sciocco
a dire che è emozionante!
11/90
Disegno
# #
#
Dispiego le mie ali
e guardo il cielo
volteggio in un rapido
vortice di emozioni
rifletto mille colori,
disegno traiettorie ardite
precipitevolissimevolmente verso
un fiore, lo opprimo
col mio peso.
Ora accovacciato
sui petali, confuso
ed insoddisfatto,
respiro ancora
quell’aria, svanisce
il suo profumo:
non son nato
per volare.
Le mie ali intorpidite
e sporche di terra
sono solo un disegno
sulla mia pelle.
1-3/92
Incesto
Dall’unione di fantasia e vita quotidiana
nascono le fiabe…
…frequente è che dall’unione di fiabe e fantasia
nascano gli episodi della vita di tutti i giorni.
6/01
Sono sempre in festa
salto e ballo
esplodo di energia
sono sempre in compagnia
nato nel bosco forte e rigoglioso
strappato alla mia gioventù
e poi, giù, in un mare
di colori.
Nel silenzio invecchiai
e la più triste delle donne
pagò per avermi.
La mia vita è anche questo,
mi usò e mi buttò
quando fu felice più che mai
la mia vita è solo questo:
morire e reincarnarmi in chissà
cos’altro. La mia vita non sarà
più questo, ma cosa dareste voi
per essere un coriandolo?
6/93-94
Lo specchio
Viaggio nel ricordo
inganno della memoria,
situazioni vissute
appaiono reali.
7/02
Vapori
Ogni candela che arda sinceramente, con fiamma pura, non sa di illuminare i passi incerti di un ragazzo impaurito o quelli decisi del brigante all’inseguimento della sua prossima vittima. Non sa di poter essere l’ultima speranza di chi teme le tenebre od il primordio di un incendio colossale.
Vive di se stessa, respira ossigeno in un turbine che rischia di soffocarla, e consuma se stessa con gioia.
Dove c’era buio, in un attimo, vede intorno a sé danzare le anime che prima poteva solo immaginare ci fossero; gioisce ancora, agita la testa e fa vibrare le ombre che fuggono dinanzi ad essa in un gioco inesauribile.
"Troppo veloce … stai arrivando troppo veloce." Pensò tra sé, quando qualcuno le sfrecciò affianco, scosse terrorizzata la testa e la chinò, trattenne il fiato e gridò forte: "ffffffffffff."
Una mano gentile l’ha salvata da morte certa e senza indugio le lacrime le rigano il corpo liscio. Lacrime di gioia e la festa continua, danza ancora pallida ed instancabile. Essa che è calore sente calore emanare dai corpi; è luce e vede la luce negli occhi di chi ancora la possiede.
Vede amici e nemici. Precaria sente la precarietà dei legami e brucia di viva fiamma.
Spettatrice e complice, autonoma, ma così delicata da venire soffocata da un alito di vento o da una goccia di pioggia, resta sola dopo che tutti sono partiti; danza ancora per un po’.
Vibra e si scuote, è felice perché sente ancora l’eco delle risa…
Pfffffffffff.
Ora c’è qualcuno, al buio, che si sta saziando della gioia che ancora si sprigiona come fumo dall’ultimo tizzone.
6/01
Il bene
Tu fai il bene
e cosa vuoi?
alleviare le mie pene
o salvarti dai rimorsi?
far qualcosa pur che sia
o agire con poesia?
solo stile nel proporsi?
forse romper le catene
e capire che ora puoi
obliare l’atto ed il fine.
6/01
La La Sol Si
Pensieri chiacchieroni
che parlano da soli
confondono le idee
a te che vuoi capire:
con tutto sto brusio
rischi di impazzire
La tua testa è un circo
di belve e capriole,
queste son le prove
senza spettatori,
ora viene il turno
della donna cannone:
s’infila nel cilindro
ed esce dal tendone
chissà cos’è successo
in mezzo a quel fracasso!?
parlane con lei
di sicuro ha visto tutto!
7/94
Macch(i)è
Le cose
in chi causano
e mentono chiede caos
i pensieri alla mente chiarezza
e segnano passano mentre
di qua sentieri pesanti
di là quasi sanguinanti;
liberi qualcuno,
lacchè.
1/99
Imbottire le linguelle
Katiuscia uccide
Kriss, la violenza è
Kasher oramai
la situazione è
Kafkiana in questo enorme
Koinè dove si vedono
Kuros indossare
Knicherbockers e gridare che i
Kidnapper abitano nei
Kinderheim e da tempo il
Kapò è morto.
Noi ci ostiniamo a tenere il
Kefiyeh al rovescio ritenendolo
Kitsch e la nostra
Kleksografia resta a metà.
6/90
dove ogni parola è calibrata
ogni parola è ben pesata
ogni parola è una parola
ogni parola è già un discorso
ogni parola fa il suo corso
ogni parola ha una sorella,
ma io uso proprio quella
ogni parola è controllata
ogni parola è fortunata
ogni parola è relativa
non è buona o cattiva,
non è combinazione
di abc in confusione
convinta e dipinta
parlata e determinata.
- Caro mio, è una parola!
3/94
Salma
A terra senza respiro
occhi spenti, arti
abbandonati al gelo
che avanza da dentro,
muta nome,
ora è adulto
ciò che pieno
di vita e di vigore
chiamavamo infanzia.
7/02
Il suono di un ricordo
"Papà, che suono ha un ricordo?"
"Vedi Chiara, siedi un momento,
il giorno preciso non mordo,
è vago, ma ancor oggi lo sento
distinto; fischi, spari,
torrenti non son pari.
Bombe, grida, campane
son cose vane.
Distinto, dicevo, il tuo riso
squarcia il mio cuore
e la gioia senza preavviso
sgorga con estremo fragore"
ghe-he-e
8/00
Acqua d'agosto
Avanzando
affannosamente
affronto
agile
alberi
altissimi,
ancora
accaldato mi
addentro tra gli
arbusti,
arrocco per
angusti sentieri e
aspetto.
Applausi di foglie
agitate da
alito fresco.
Amorevole natura,
ascolta e
asseconda le
aspettative:
acqua
assordante
arresta la mia
agonia,
avidamente mi
abbevero
adagiato
a terra.
Avvolto da
austere
aritmie
accordo la mia
anima
all'amaro
abbraccio e mi
abbandono.
7/02
Vento, profumo, cornice, lampada
Era una malinconica sera di fine estate. Stavo camminando sbadatamente per le vie del centro, quando una violenta raffica di vento mi fece rabbrividire; mi scossi, notai una donna molto elegante. Di lei mi colpì il profumo penetrante ma dolce.
La seguii fin dentro un bar, ci sedemmo al banco, una lampada illuminava entrambi. Eravamo in tempo di guerra. D’improvviso irruppero dalla vetrina degli uomini armati che aprirono il fuoco. Chiusi gli occhi, li riaprii: vidi il barista lacrimante sulla fotografia del Duce: aveva la cornice frantumata dagli spari.
La donna era a terra, il vento impietoso agitava la lampada.
9/90
Tramonto
Dove il giorno e la notte
si contendono
i sospiri degli amanti,
arrossiscono per l’audacia
dei loro sguardi.
7/02
Cogli
…dall’albero del tempo, che affonda le radici nel passato e cresce rigoglioso e grande,
ora,
cogli l’attimo, frutto dolce e dissetante, esito di tutto ciò che è stato, scrigno per il seme del futuro.
cogli l’attimo che sfama la curiosità e non temere castigo, per il tuo peccato, maggiore del rimpianto…
5/01
Assente
Assente, mi chiedo
se baciandoti
guasterei tutto.
7/02
Usta
Fiera! ti volgi a me,
sorpreso dai tuoi occhi
che come mille lame
dilaniano i miei vecchi
pensieri, ora scatto
per fuggire, vago invano
all’imbrunire, tua la luce
che m’insegue, fitto
il buio che m’abbraccia:
cieco, sordo pure afflitto.
Ora è calma, basta caccia.
Seguo l’usta, non mi poso:
cerca lesta un’altra tana
qui le fiere sono il doppio
e le prede dileguate.
Là una luce poi lo scoppio
e di già son avvampate
altre fiamme, fuochi sparsi
fiori e gemme, tutto brucia;
via le genti disperate,
cavalieri d’arme in lacrime
contro il drago corazzato.
Macchie gialle e nere rime
l’hanno poi addomesticato
5/01
Voce e pensiero
Voce: Scusa per la tempesta di ieri sera, la situazione mi è un po’ sfuggita di mano, ero sconvolto, confuso, agitato a dismisura.
Pensiero: Ho dipendenza, assuefazione
mi si oscura la ragione
sono stanco, a volte assente,
non mi importa della gente,
ho anche smesso di sognare.
E’ una ferita e fa sgorgare
ADRENALINA;
ADRENALINA
guizza agile tra la carne
ed ho già in mente cosa farne
l’istinto in ciò mi aiuta,
la barriera ormai è caduta
il mio sangue adesso sfreccia
all’istante inizia la caccia.
Voce: Per essere preda non è indispensabile che tu ti senta tale, basta che ci sia un cacciatore sulle tue orme.
Pensiero: Da ora ti cerco, ti sento.
Sempre più forte fischia il vento
nero il cielo, le nuvole veloci
e delle streghe solo le voci.
Tutto il mondo è ridestato:
Voce e pensiero: Dio col diavolo è abbracciato
il cuore a mille batte forte
fa scintille ad ognuno la sua parte
6/01
Tortura
Sprofondo dolcemente
tra le voluttuose onde,
calde dune d’immenso
piacere, din … parte un minuto
complice in atteso
del fresco ricordo,
incitamento per il desiderio
che già sale,
mentre mi specchio
nel tuo sguardo
languido e colmo
d’ardore
e assaporo con la mente
il frutto di tanta
eccitazione, brucia
i secondi, ma non passano
mai,
penso ad esagerare:
guance, collo, petto,
ventre, tutto il mio
corpo vuole scaldarsi
col tuo fuoco,
ancora desidero, fremo
don … , sprofondo
dolcemente tra le
voluttuose onde,
calde dune
d’immenso piacere
e già vorrei
che finisse questo
attimo per tornare
a desiderarti,
a sognarti per un
minuto soltanto.
1/98
Malinconia
Malinconia
pensandoti,
ti sto dimenticando
distratto dall’intensità
dei ricordi e dal
profumo di tabacco,
malinconia,
camminando nel greto
con l’illusione che il ghiaccio
del tuo cuore divenga
l’acqua con la quale
confondere le lacrime.
7/02
Un’amicizia
Un’amicizia può più del vento
per scacciare le nubi
più del sole per scaldare la pelle,
più della pioggia per nutrire ciò che vive
e brilla più della neve in cima ai monti
vuole solo un sorriso su cui
posarsi di tanto in tanto.
5/01
Come Balacos e Lamir si conobbero
Balacos viveva ai margini di una città molto caotica e la sua vita scorreva tranquilla abituato com’era alla confusione che lo circondava. Lavorava la terra e ricavava con sudore quanto servisse al suo sostentamento: di mattina portava in città i suoi prodotti per la vendita.
Un giorno non si accorse di aver perso una cassa di frutti sul tragitto per il mercato. Erano, quelli, frutti dolcissimi e succosi di una pianta proveniente da luoghi remoti, una primizia ed una rarità allo stesso tempo.
Di lì a poco sopraggiunse Lamir, figlio di commercianti, che vide la cassa e ne assaggiò il contenuto. Lo trovò squisito, spostò la cassa da un lato della strada e vi si sedette affianco per decidere cosa farne.
Era passato poco tempo quando Lamir venne ridestato dallo scalpitio di un agile destriero nero cavalcato con maestria da un possente cavaliere, dirigevano ad est e già non rimaneva che la loro scia di polvere all’orizzonte.
Il giovane Lamir rimase lì ancora combattuto tra il desiderio di trovare chi avesse smarrito la cassa e l’istinto di portare via con sé quei frutti eccezionali; certamente col fiuto degli affari che possedeva avrebbe potuto ricavare parecchio da quelle leccornie, allo stesso tempo la sensazione di aver trovato qualcosa che non gli appartenesse lo faceva sentire al pari di un ladro, un ladro il cui complice si era dileguato senza aspettare di dividere il bottino.
Dove portare la cassa coi frutti? In che direzione si era mosso il carro che l’aveva smarrita? Come riconoscere a chi consegnarla senza incappare in un furfante? (Lamir per lo meno era animato da buone intenzioni e si sentiva, a sprazzi, custode del bene piovutogli da chissà quale dolce cielo).
Il caldo era intenso e Lamir mangiò ancora di quei frutti che tanto potevano contro la sete.
Balacos, il contadino, nel frattempo giunto al mercato si era messo al lavoro e preparando la sua merce non trovò la cassa di primizie; ripercorse col pensiero il tragitto da casa al mercato cercando di ricordare se aveva incrociato qualcuno che potesse avergliela rubata, ma gli venne in mente soltanto un agile destriero nero cavalcato con maestria da un possente cavaliere, dirigevano ad est; il suo ricordo poi si perse in una scia di polvere all’orizzonte.
Pur rammaricandosi di quanto avesse perso vendette gran parte dei suoi prodotti cercando poi di sbrigarsi a tornare verso casa, nella speranza di ritrovare la cassa che gli mancava: l’indomani avrebbe potuto sicuramente esporla ancora e non sarebbero mancati gli estimatori.
Sulla strada del ritorno, appena fuori città, scorse sul ciglio della strada, accanto alla sua cassa, Lamir mangiare un frutto. Balacos si fece sopraffare dall’ira ed a gran voce inveì all’indirizzo di Lamir dicendogli:
"Fannullone, buono a nulla! Ti sei saziato del mio lavoro ed hai vanificato i miei sforzi solo per placare la tua sete, in un attimo hai dimezzato i miei guadagni odierni, potrai restituire a Balacos parte di ciò che è suo, ma di fronte a coloro cui avevo promesso dei frutti di rara squisitezza nulla potrai fare ed il mio onore è macchiato a causa della tua cupidigia!"
"Mai avrei voluto recarti danno e le tue accuse mi portano ad aggiungere che mai avrei voluto recare danno a nessuno in maniera così grande come mi dici.
Cambia il tuo carro con il mio: ha sponde più alte e robuste e la tua merce potrà viaggiare più sicura e non correrai più il rischio di perdere nulla. Tieni anche i miei due cavalli sono forti e giovani e ti potranno servire ancora a lungo."
Balacos accettò e Lamir aiutò a spostare quello che restava del carico del contadino sul suo nuovo carro. Mancava soltanto la cassa con i frutti che tanti pensieri e parole aveva generato. I due vi si avvicinarono e videro che il sole cocente aveva reso fiacchi e raggrinziti tutti i frutti nella cassa e nulla rimaneva da fare che lasciarli alla mercé di corvi e cani selvatici i quali non avrebbero tardato ad arrivare.
Lamir restava immobile al fianco di Balacos senza parlare, nuovi pensieri lo attraversavano e dirigevano a nord: la dolcezza dei frutti ancora lo lasciava sognante, l’amarezza per la perdita di un affare lo rattristava, la gioia per aver trovato chi avesse perduto la cassa e la possibilità di risarcirlo dei danni causatigli che tanto apriva il cuore al giovane era offuscata dal ricordo delle accuse ricevute, perciò restava immobile al fianco di Balacos senza parlare.
Neppure Balacos parlava: aveva perso anche lui un affare nel quale aveva sperato sin dalla lontana semina, in cambio aveva ottenuto un carro con due splendidi cavalli ed una buona giornata di mercato bilanciava il rammarico per la perdita di buona parte del profitto. Si voltò e vide Lamir guardare incuriosito il Sole. Il Sole che aveva fatto crescere ottimi frutti dalla terra, che irresistibile aveva arso la sua gola facendogli scoprire un nettare irripetibile e ora che gli uomini credevano di poter sistemare tutto, implacabile faceva svanire sotto i loro occhi quanto di più prezioso avessero mai avuto a portata di mano.
Lamir abbassò gli occhi e non si accorse che anche Balacos stava piangendo.
7/01
Nel parco
Nel parco,
il piccolo fiore
tra tanti fratelli,
dal prato vede
mille coppie,
mille amori, li vede
sbocciare e divenire
teneri e splendenti
come ha fatto lui.
Una goccia di rugiada,
come una lacrima,
sul suo stelo
brilla e corre giù
a bagnare dolcemente
la mano, piena d’amore,
che lo coglie;
saluta i suoi
fratelli e …
augura loro
miglior sorte
che morire
per amore.
10/91
Distanza:
dardo
dorato
del
dio
d’amore,
dono che
decuplica
dolore e
dolcezza nel
desiderio,
definita
dalla
discreta
danza
dei
destini,
delizia e
delirio
di pochi
demoni che
duellano per
dovere o per
diletto;
ifende come
diga chi è in
difetto ed è
debole
dettaglio per chi,
diradate
dense nebbie da
desertiche lande,
doma
disinvolto
draghi e
diabolici
disegni.
Dammene,
dammene ancora
degno son io
della
distanza,
duro a
desistere,
deciso a
dirigerti
dove il
dubbio si
dissolve.
10/01
Mutare in monte
ed abbandonarmi
ai tuoi baci di vento
lasciare, poi, che un rivo
di lacrime solchi
il mio viso bianco di luna.
Montagna abbandonata
ai tuoi baci di vento
un rivo di lacrime
impetuoso scolpisce
il mio volto, nel buio.
Roccia carezzata
dai tuoi baci,
scolpita dalle lacrime.
7/02
Cuori fermi dalla sete
Dalla fonte mai scolpita
scende l’acqua saporita
che moltiplica le forze,
e a nulla valgono le scorze
dei più duri cuori
ad evitare arditi amori.
Così or ch’è celata
ogni uomo la vorrebbe rinnovata.
Capezzolo rubino
sul lavoro sopraffino
della coppa che il guerriero
volge al labbro fiero,
avorio puro, bianco
desiderio d’ogni stanco
amore, esca perfetta
la passione che diletta.
turgida ed infuocata
disseta l’anima affannata,
brucia attimi di sete
e, fuoco le mie labbra, nella rete,
sorsi languidi, ingordi
travagli incendiano i ricordi,
ma scorre saetta il tempo
sulla lingua senza inciampo,
che di mille cavalieri
sento in cuore i lor corsieri,
or la forza che cercavo
sta nel bacio che anelavo.
3/95
A guardar bene
questa stanzetta
non ha dei muri brutti
né la loro nudità
la porta vetrata
che dà sul corridoio
sembra un quadro
addirittura vivo,
in movimento,
un mondo trepidante.
specchia la lucciola
impiccata al soffitto.
il bosco avanza
per divorare lo spazio
con ante e cassettini,
e, come se per fare
più grande una scatola
bastasse guardarla da fuori,
aprire la finestra per cambiare
aria potrebbe
cancellare queste parole.
5/94
Stellina dove sei?
Stellina dove sei?
ti cerco sognante...
si, è vero, tremolava
la tua fiammella,
da sempre eri lì nel blu,
eravamo amici, vero?
Dicono che segnate
il nostro destino: conoscevi il mio?
neanche il tempo di un addio!
Ma guarda sei tu?
tanti sguardi e poi...
eravamo lontani
e sei finita qui
tra le sue braccia
a cercare calore,
a far ardere più forte
il tuo corpo, anche tu?
son geloso, si,
anche di te. Ah ahh ah
8/90
Un unico respiro
un cuore solo
la pelle che si sfiora
e rabbrividisce,
volo tra le tue braccia
e vola il tempo
scivola il mio corpo
sopra il tuo
le mie mani
e le mie labbra
assaggiano il tuo
corpo, candido,
da candido e ferruginoso
velo protetto.
T
Un ritmo naturale.a Movimenti simultanei
l ora rilassati
o ora con più affanno.
f
à Solo l’eco
delle nostre voci.
Una carezza
riempie l’aria
e ci assorda.
Un unico respiro
un cuore solo
la pelle che si sfiora
e rabbrividisce.
3/92
Tic
una corsa interminabile,
un gesto rapido
e molto abile
già senti il brivido
che corre sulla schiena,
ora più che mai vivido.
Non avverti la pena
dell’uomo spaesato
che ha vissuto la scena
ed ha recitato
immobile la parte
che gli avevi preparato
e lui l’ha seguita ad arte,
non ha fatto una smorfia
subendo la tua sorte.
Ora il vento soffia
più forte, senza
tregua, mentre graffia
la parete della stanza
che rivive il ricordo
con eccitante cadenza
scolpita sul bordo
di un attimo impercettibile,
gemello ingordo.
Tac
10/91
Contorto e
Consumato
Capitale, sarà riuscire a
Captare la
Capziosità delle
Capocce che dicono di
Capire che cosa
Capita, allora
Conosceremo
Completamente la
Complessità del
Compito che ci
Compete :
Compiere una vita e
Comprenderne nel
Contempo il senso
Combattendo
Contro
Continue
Contestazioni alle opere che
Compiamo e
Comunque
Continuiamo a
Controllare nella nostra
Conturbante
Consapevolezza.
9/01
Se tu fossi, ma se, ma se
…
Sei
seducente e
sensuale.
Sereno, io
sento
serissimo il
sentimento
secco e
setato che
senza indugi,
seziona me e
serpeggia
seguendo
sentieri
seminascosti
seminando nelle
selve
seicentosessantasei
segugi con
sembianze
selvagge:
sentinelle
segrete di
sedicenti amici
sempre pronti a
setacciare il
seme
selvatico per
segnalarlo come
sedizioso e
sepolcrale.
Semplicemente come
se volessero
sequestrare alla
sera la sua parte
selenica:
servi
senza
senno!
9/01
Tempo
Tempo? passa per tutti:
trascorre piano e non
si fa sentire, trascina
con se una burrasca
di emozioni, come il
vento asciuga
le ossa, piega
corpo e volontà,
ma nato con te,
Tempo mi ucciderà,
conoscerò la sua strada,
gli camminerò affianco
e per sempre sarò:
non mi scompiglierà
i capelli, non mi forgerà
la pelle, ma mi farà
amare ancora te.
4/91
Sognar
Sento un coro
celeste cantare
cosa l’amore sa fare,
perché parole in sequenza
dichiarano certe che senza
il mio sogno nel cuore
sarei carne che muore
7/94
Un giorno solo
per amarsi,
un treno al volo
poi abbracciarsi.
In una carezza
felicità e tristezza;
un abbraccio ancora
promesse e parole
di chi si innamora
ad ogni luce del sole.
Minuti: costruiti
dai secondi, rapiti
dalle ore, un lampo!
con chi lascia che sia
una via senza scampo
e chi la chiama poesia
1/93
Dal mare fumante
vapori irrequieti
si uniscono all’istante
confusi, concreti,
in calde piroette
sinuose, perfette,
sfidano il freddo cielo
verso una nuvola
che già un altro velo
lascia la tavola
d’acqua spazzata di fretta
dal vento, che aspetta
altro calore da accompagnare;
altro calore che non sa,
a cui insegnare
cosa sia la realtà.
Quel bacio
Un brivido gelato
corre sulla schiena
e resta, come sulla rena,
il segno che m’ha sfiorato
il cuore ha accelerato,
lei come una sirena
lenisce la mia pena
di eterno innamorato.
Il sorriso timido, i capelli
Sciolti sul collo bianco,
gli occhi verdi e belli.
Non sono ancora stanco
di pensarci come quelli
mano nella mano, fianco a fianco
9/90
Come dal sonno
Ora, vicino al bordo
ne vedo soltanto un dito;
fin ora la mente ha dormito
nell’acqua il passato, ora mordo
ora lo ricordo
lei mi ha rapito,
di lei mi sono invaghito;
prima le ero sordo
quello per cui subito arsi,
ora m’avvedo, è naturale
come il dolce incastonarsi,
nel freddo ghiaccio, del sale.
Senza motto o altri versi
sento allontanarsi il male.
7/90
Vento, profumo, lampada, cornice
Ero seduto in una camera d’ospedale completamente bianca come la mia mente ormai sgombra da ogni pensiero.
Sapevo di dover subire un’operazione semplice, senza pericoli nascosti eppure avvertivo un senso di paura.
Ricordo tutto, perfettamente: il vento che agitava le frasche e mi portava il profumo del pane appena sfornato, notai la lampada al neon che tremolava: viaggiavo dal giorno alla notte in continuazione, come se stessi consumando rapidamente la mia vita. Durante i flash del neon fissavo l’icona di un santo incoronata da una cornice crepata.
Lo stesso santo del ritratto, ai cancelli di S. Pietro, mi fece l’occhiolino.
9/90
Quiete
Le foglie sprigionavano
il loro verde,
le dita alla ricerca
si particolari
tra l'erba,
gli altri sensi
assenti
e repentina
un emozione.
7/02
Il grido di Kabam
L’hanno sentito gridare qualcosa mentre veniva portato via dall’uragano; una dolcezza infinita strideva vorticosamente con l’ululato del vento ed il fracasso degli oggetti lanciati per aria.
Un uomo forte, lo capivano anche loro dal basso, che sembrava guidare il vento, ma non era di fretta.
Perfettamente in orario passò dal panettiere e poi, come tutte le mattine, al porto. Si era alzato di buon umore: fischiettava uscendo dal paese.
Era una giornata davvero calda, un caldo insolito per quel periodo. Erano ancora tutti col naso per aria e c’era chi si aspettava di rivederlo da un momento all’altro rientrare in paese dalla porta sud (o quello che ne aveva lasciato in piedi uscendo con quel suo fare risoluto e pacato), più che altro per la curiosità. Raccontava spesso storie bizzarre che tutti ascoltavano attenti e divertiti. I suoi amici erano già indaffarati a pulire le strade da tutto ciò che le ingombrava. Stavano già giungendo tutti alle conclusioni più ovvie, ma pochi avevano visto chiaramente ciò che era successo quel mattino di Dicembre.
Ricordavano tutti le sue idee sulla gente, sul lavoro, sulle cose che lo circondavano: idee mutevoli come i soggetti che le generano, ma per capire cosa passasse per la testa di Kabam in quei momenti non sarebbe bastata una vita intera. Posava intorno a se ora sguardi voraci ora disinteressati bagliori della sua intelligenza, in questo non era un uomo diverso dagli altri, ma amava più d’ogni altra cosa le passioni, gustava il fuoco di esse e lo alimentava con tutto se stesso.
Quando si sarà stancato di farsi scarrozzare per la contea dall’uragano se ne tirerà fuori, magari malconcio ed avrà appena il tempo di riprendere fiato prima di trovare un bagliore da inseguire nuovamente.
7/02
Se tu fossi, ma se, ma se …
Sei
seducente e
sensuale.
Sereno, io
sento
serissimo il
sentimento
secco e
setato che
senza indugi,
seziona me e
serpeggia
seguendo
sentieri
seminascosti
seminando nelle
selve
seicentosessantasei
segugi con
sembianze
selvagge:
sentinelle
segrete di
sedicenti amici
sempre pronti a
setacciare il
seme
selvatico per
segnalarlo come
sedizioso e
sepolcrale.
Semplicemente come
se volessero
sequestrare alla
sera la sua parte
selenica.
servi
senza
senno!
Sequenze di
sensazioni, non
selezionate follie
Segnano il mio
sentiero.
9/01
azzardo
La mia stanza era bianca
spoglia, vuota e scossa
come la mia mente stanca
sgombra, disillusa e fissa
all’incidente: la breccia
sbocciata dalla freccia
fuori, giù dal tetto
mille gocce inermi.
Accanto al mio, un letto
pronto a mostrarmi
che arriva la morte
anche oggi e più forte.
Sopra a me una luce,
un neon tremolante,
mi fa viaggiare veloce,
notte e giorno seguente
si rincorrono e la mia
vita, più lesta, va via.
Di fronte, un quadretto
è appeso al muro,
la figura di un putto
con arco e ali d’oro,
che ridendo, punta…
tutto su di me.
8/94
Pensoso
Riluce di tenebre
il mio sguardo
pensoso,
quanta eternità
mi attende ancora?
7/02
Ade
Lasciare i cari,
beh, sarai morto!
Perdere il denaro,
non ci sarai più!
Provare dolore,
non lo sentirai!
Stendere tristezza,
verrai scordato!
Affari in sospeso,
sono cose vane!
Il tuo sapere,
l’hai tramandato!
Temi la morte?
Ancora adesso?
Ad oltranza?
È per l’anima
che hai paura?
Cenere e polvere
la preserveranno
da occhi avidi
e cervelli vuoti.
Verrà soffiata
dal volo lieto
della gemella
nella sua ora.
In quel tempo
il futuro
sarà presente
per sempre.
9/01
Un giorno morirò
Un giorno morirò
come mi conoscete
il mio ultimo respiro
vagherà, sarà così soddisfatta
la mia voglia di volare
e sarò di nuovo alito vivo
in un fiore, un albero, un prato.
Freddo, freddo sarò arso
sarà cosi esaudita la mia brama
di essere fuoco ballerino
che mai non ha pace
e sarò fumo negli occhi
come ora che vivo,
sarò cenere sul mare.
Nuoterò tra onde e sale
sospensione grigiastra
ad esplorare l’abisso,
sogno di bambino,
dove tutto è ombra e gelo
e sarò ancora carne
in un pesce, predato, predatore.
Ora che sono vivo
con i piedi sulla terra
voglio camminare
con te tra i monti
le valli e le piane sconfinate
e sarò pensiero d’amore
nel profondo dei tuoi occhi.
Ora, anche se un giorno morirò
8/01
Processione
Stanno tornando,
lentamente,
ognuno col suo legame.
Un pensiero veloce
al prossimo ritorno.
7/02
Tanti auguri
Sento dei passi
leggeri e fulminei,
fammi nascondere
non posso scappare
la vedo, la vedi?
mi vuole con se
ho bisogno
di un rifugio
sicuro, tra sbarre
d’ossa, pareti
di carne, tende
di pelle e pioggia,
pioggia di sangue,
dove non morire mai.
Vedi … c’è il rimedio,
tranne alla paura.
8/94
Pallini viola,
gialli e rosa
e sullo sfondo
c’è lei che vola.
A vederla è gran cosa
ma se ci penso
sprofondo.
7/94
Origami
Pallida, la gru,
cerca il miei occhi
ricchi di fuoco
7/02
Il Mostro
su di lei non troverete
mai una gemma del mio seme
non un soffio sulla sua pelle,
mai una scheggia del mio sguardo
o una lacrima delle mie labbra,
mai un rubino del mio sangue
né un graffio del mio profumo.
Illusione un mio ricciolo tra i suoi
o un capriccio del mio animo
come il solco del mio ardore
o la mia forza nei suoi occhi.
Puro esercizio nascondervela.
Dentro di me
7/94
Tempo nel cuore
Dall’omero all’anca
la pelle straccia a manca,
il torace fibroso e rosso
si schiude sino all’osso,
bianche le coste crepitano
ad un sol morso della mano,
il molle cuore, forte
tuona ispirato ad arte.
Dalle crepe filtra
luce che mi mostra
sabbia e non l’umore
ch’è per tutti lacrima d’amore.
Fuor la rena è vuoto
proprio di chi al moto
è incline, del cercar
dove non è, l’amor.
3/95
Settembre
Si compie
un’altra estate.
Anche il fumo
d’incenso
attende un cenno
dalla bufera
mentre rifrange
l’ultimo, timido,
assalto del sole.
8/02
Piove amore
Incontenibile cascata
dal cielo, impetuosa,
la testa bagnata,
lei ovunque si posa
e abbraccia tutto, cheta
lambisce ogni cosa,
un manto si seta
copre la terra
sua prima meta.
La mia mente ora erra
la sento naturale,
fresca come ciò che afferra.
Il profumo ora sale
m’accorgo che è sincera,
oltremodo essenziale
una sensazione vera.
Gocce eteree, vapore,
come inseguendo una chimera
provo a catturare il tepore
di quel sentimento
che vola sino al cuore.
Senza il volere del vento
e senza alcun invito
al reale movimento,
la sfioro con un dito:
al tatto è stupenda
così ora ho capito
come dietro la tenda
il freddoloso uomo,
seduto, non intenda
il cuore mai domo
del fratello spaesato
ormai dentro il duomo,
entrato in chiesa bagnato.
Come per incanto
il vento l’ha asciugato,
come il bel canto
coi greci marinai:
è finito il bel gioco tanto
amato che frenai
a mala pena,
eppur mi bagnai;
le gocce sulla schiena,
perle luccicanti
che addobbano la scena,
che si uniscono ai pianti,
attratti dalla legge
degli amanti:
un folto gregge
di uomini e donne,
mille vite in schegge,
pantaloni e gonne
pesanti e senza
tregua; notte insonne
in una stanza
dove l’eco dello scroscio
ed il timore che avanza
disegnano sull’uscio
visi distratti e assenti,
e sul muro liscio
immagini grondanti.
10/90
Cammino scalzo sopra l’erba
Ascolto in silenzio il mare,
mi porta suoni dolci e profondi.
Giacca blu da stirare,
occhi scuri e profondi,
la sua barba folta
è quella di una volta.
Quel marinaio di vedetta
appoggiato al muro
non aveva fretta,
eppure prematuro,
in un autunno nebbioso
l’ha sfiorato l’eterno riposo.
Nel mio cuore lacerato
resta il suo ricordo,
padre sfortunato
ora da un dio sordo
che con una mano
soffoca l’uomo sano.
Da questo scoglio
vedo il mare rosso
vedo , ma non voglio
il giorno, il sole grosso
per metà ancora immerso
scopre il cielo terso.
Riapro gli occhi,
ora è tutto chiaro:
le onde come specchi
vado verso il faro,
mi è cresciuta la barba,
cammino scalzo sopra l’erba.
10/90
Iindice
Lampada, vento, profumo, cornice
Nel parco sotto casa
Disegno
coriandolo
Lo specchio
Vapori
Il bene
La La Sol Si
Macch(i)è
Imbottire le linguelle
Voglio
Salma
Il suono di un ricordo
Acqua d'agosto
Vento, profumo, lampada, cornice
Tramonto
Cogli
Assente
Usta
Voce e pensiero
Tortura
Malinconia
Un’amicizia
Come Balacos e Lamir si conobbero
Nel parco
Distanza:
Mutare in monte
Cuori fermi dalla sete
Stellina dove sei?
Talofà
Tic Tac
Contorto e Consumato
Se tu fossi, ma se, ma se …
Tempo
Sognar
Un giorno solo
Quel bacio
Come dal sonno
Vento, profumo, lampada, cornice
Quiete
Il grido di Kabam
Se tu fossi, ma se, ma se …
D’azzardo
Pensoso
Ade
Un giorno morirò
Processione
Tanti auguri
Pallini viola,
Origami
Il Mostro
Tempo nel cuore
Settembre
Piove amore
Cammino scalzo sopra l’erba
Nota biografica
Luca Abrate è nato a Torino ventinove anni fa…
…ciò che della sua vita pareva meritevole di essere raccontato
è scritto nelle pagine che precedono.
23 agosto 2002
Prima edizione: settembre 2002
Testo e immagini registrate S.I.A.E. n° 0202770
composto in proprio
impaginazione e stampa: Dany arti grafiche
strada del Domenino, 1
10090 Bruino (TO)
tel. 0119087322
Luca Abrate
Via G. Carducci, 18/2
10090 Bruino (TO)
tel. 0119087430