a Chiara

 

 

 

 

… le tappe significative

dell’evoluzione del genere umano

sono caratterizzate dalla capacità

di elaborare concetti e cose,

non di possederli…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lampada, vento, profumo, cornice

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Sicuramente avrete già sentito parlare di me in qualche fiaba, magari alla luce fioca di una vecchia lampada ad olio, di domenica seduti in poltrona mentre attendevate la cena.

Oppure mi avete sentito nominare quando eravate all’ombra di un faggio, su un colle che si lasciava lentamente illuminare dal primo sole, mentre il vento mattutino vi portava il primaverile profumo dei campi fioriti ancora umidi per la rugiada. Son queste delle cornici stupende per imparare a conoscere un’amica perché vi sono utile in molte occasioni e solo chiamandomi in causa, mi rendete un beneficio. Chi sono? sono la vostra immaginazione!"

9/90

Nel parco sotto casa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pioggerellina fine

in caduta ritmica

incontra il saluto

di cento bambine.

Sto in pacifica

tranquillità, seduto.

Loro saltano e ballano,

non si curano della pioggia

è un’allegria contagiosa,

un cenno con la mano

e raggiungo come scheggia

quell’armonia giocosa

che è stata distante,

ma ora vivo e tocco;

mi sembra di esser sciocco

a dire che è emozionante!

11/90

Disegno

 

 

# #

#

 

 

 

 

Dispiego le mie ali

e guardo il cielo

volteggio in un rapido

vortice di emozioni

rifletto mille colori,

disegno traiettorie ardite

precipitevolissimevolmente verso

un fiore, lo opprimo

col mio peso.

Ora accovacciato

sui petali, confuso

ed insoddisfatto,

respiro ancora

quell’aria, svanisce

il suo profumo:

non son nato

per volare.

Le mie ali intorpidite

e sporche di terra

sono solo un disegno

sulla mia pelle.

1-3/92

Incesto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dall’unione di fantasia e vita quotidiana

nascono le fiabe…

…frequente è che dall’unione di fiabe e fantasia

nascano gli episodi della vita di tutti i giorni.

6/01

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono sempre in festa

salto e ballo

esplodo di energia

sono sempre in compagnia

nato nel bosco forte e rigoglioso

strappato alla mia gioventù

e poi, giù, in un mare

di colori.

Nel silenzio invecchiai

e la più triste delle donne

pagò per avermi.

La mia vita è anche questo,

mi usò e mi buttò

quando fu felice più che mai

la mia vita è solo questo:

morire e reincarnarmi in chissà

cos’altro. La mia vita non sarà

più questo, ma cosa dareste voi

per essere un coriandolo?

6/93-94

 

Lo specchio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Viaggio nel ricordo

inganno della memoria,

situazioni vissute

appaiono reali.

7/02

Vapori

 

 

 

 

Ogni candela che arda sinceramente, con fiamma pura, non sa di illuminare i passi incerti di un ragazzo impaurito o quelli decisi del brigante all’inseguimento della sua prossima vittima. Non sa di poter essere l’ultima speranza di chi teme le tenebre od il primordio di un incendio colossale.

Vive di se stessa, respira ossigeno in un turbine che rischia di soffocarla, e consuma se stessa con gioia.

Dove c’era buio, in un attimo, vede intorno a sé danzare le anime che prima poteva solo immaginare ci fossero; gioisce ancora, agita la testa e fa vibrare le ombre che fuggono dinanzi ad essa in un gioco inesauribile.

"Troppo veloce … stai arrivando troppo veloce." Pensò tra sé, quando qualcuno le sfrecciò affianco, scosse terrorizzata la testa e la chinò, trattenne il fiato e gridò forte: "ffffffffffff."

Una mano gentile l’ha salvata da morte certa e senza indugio le lacrime le rigano il corpo liscio. Lacrime di gioia e la festa continua, danza ancora pallida ed instancabile. Essa che è calore sente calore emanare dai corpi; è luce e vede la luce negli occhi di chi ancora la possiede.

Vede amici e nemici. Precaria sente la precarietà dei legami e brucia di viva fiamma.

Spettatrice e complice, autonoma, ma così delicata da venire soffocata da un alito di vento o da una goccia di pioggia, resta sola dopo che tutti sono partiti; danza ancora per un po’.

Vibra e si scuote, è felice perché sente ancora l’eco delle risa…

Pfffffffffff.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ora c’è qualcuno, al buio, che si sta saziando della gioia che ancora si sprigiona come fumo dall’ultimo tizzone.

6/01

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il bene

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tu fai il bene

e cosa vuoi?

alleviare le mie pene

o salvarti dai rimorsi?

far qualcosa pur che sia

o agire con poesia?

solo stile nel proporsi?

forse romper le catene

e capire che ora puoi

obliare l’atto ed il fine.

6/01

La La Sol Si

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pensieri chiacchieroni

che parlano da soli

confondono le idee

a te che vuoi capire:

con tutto sto brusio

rischi di impazzire

La tua testa è un circo

di belve e capriole,

queste son le prove

senza spettatori,

ora viene il turno

della donna cannone:

s’infila nel cilindro

ed esce dal tendone

chissà cos’è successo

in mezzo a quel fracasso!?

parlane con lei

di sicuro ha visto tutto!

7/94

Macch(i)è

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le cose

in chi causano

e mentono chiede caos

i pensieri alla mente chiarezza

e segnano passano mentre

di qua sentieri pesanti

di là quasi sanguinanti;

liberi qualcuno,

lacchè.

1/99

Imbottire le linguelle

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Katiuscia uccide

Kriss, la violenza è

Kasher oramai

la situazione è

Kafkiana in questo enorme

Koinè dove si vedono

Kuros indossare

Knicherbockers e gridare che i

Kidnapper abitano nei

Kinderheim e da tempo il

Kapò è morto.

Noi ci ostiniamo a tenere il

Kefiyeh al rovescio ritenendolo

Kitsch e la nostra

Kleksografia resta a metà.

6/90

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

dove ogni parola è calibrata

ogni parola è ben pesata

ogni parola è una parola

ogni parola è già un discorso

ogni parola fa il suo corso

ogni parola ha una sorella,

ma io uso proprio quella

ogni parola è controllata

ogni parola è fortunata

ogni parola è relativa

non è buona o cattiva,

non è combinazione

di abc in confusione

convinta e dipinta

parlata e determinata.

- Caro mio, è una parola!

3/94

Salma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A terra senza respiro

occhi spenti, arti

abbandonati al gelo

che avanza da dentro,

muta nome,

ora è adulto

ciò che pieno

di vita e di vigore

chiamavamo infanzia.

7/02

 

Il suono di un ricordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Papà, che suono ha un ricordo?"

"Vedi Chiara, siedi un momento,

il giorno preciso non mordo,

è vago, ma ancor oggi lo sento

distinto; fischi, spari,

torrenti non son pari.

Bombe, grida, campane

son cose vane.

Distinto, dicevo, il tuo riso

squarcia il mio cuore

e la gioia senza preavviso

sgorga con estremo fragore"

ghe-he-e

8/00

 

Acqua d'agosto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Avanzando

affannosamente

affronto

agile

alberi

altissimi,

ancora

accaldato mi

addentro tra gli

arbusti,

arrocco per

angusti sentieri e

aspetto.

Applausi di foglie

agitate da

alito fresco.

Amorevole natura,

ascolta e

asseconda le

aspettative:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

acqua

assordante

arresta la mia

agonia,

avidamente mi

abbevero

adagiato

a terra.

Avvolto da

austere

aritmie

accordo la mia

anima

all'amaro

abbraccio e mi

abbandono.

 

7/02

Vento, profumo, cornice, lampada

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Era una malinconica sera di fine estate. Stavo camminando sbadatamente per le vie del centro, quando una violenta raffica di vento mi fece rabbrividire; mi scossi, notai una donna molto elegante. Di lei mi colpì il profumo penetrante ma dolce.

La seguii fin dentro un bar, ci sedemmo al banco, una lampada illuminava entrambi. Eravamo in tempo di guerra. D’improvviso irruppero dalla vetrina degli uomini armati che aprirono il fuoco. Chiusi gli occhi, li riaprii: vidi il barista lacrimante sulla fotografia del Duce: aveva la cornice frantumata dagli spari.

La donna era a terra, il vento impietoso agitava la lampada.

9/90

 

Tramonto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dove il giorno e la notte

si contendono

i sospiri degli amanti,

arrossiscono per l’audacia

dei loro sguardi.

7/02

 

Cogli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

…dall’albero del tempo, che affonda le radici nel passato e cresce rigoglioso e grande,

ora,

cogli l’attimo, frutto dolce e dissetante, esito di tutto ciò che è stato, scrigno per il seme del futuro.

cogli l’attimo che sfama la curiosità e non temere castigo, per il tuo peccato, maggiore del rimpianto…

5/01

Assente

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Assente, mi chiedo

se baciandoti
guasterei tutto.

7/02

Usta

 

 

 

 

 

 

 

 

Fiera! ti volgi a me,

sorpreso dai tuoi occhi

che come mille lame

dilaniano i miei vecchi

pensieri, ora scatto

per fuggire, vago invano

all’imbrunire, tua la luce

che m’insegue, fitto

il buio che m’abbraccia:

cieco, sordo pure afflitto.

Ora è calma, basta caccia.

Seguo l’usta, non mi poso:

cerca lesta un’altra tana

qui le fiere sono il doppio

e le prede dileguate.

Là una luce poi lo scoppio

e di già son avvampate

altre fiamme, fuochi sparsi

fiori e gemme, tutto brucia;

via le genti disperate,

cavalieri d’arme in lacrime

contro il drago corazzato.

Macchie gialle e nere rime

l’hanno poi addomesticato

5/01

Voce e pensiero

 

 

 

Voce: Scusa per la tempesta di ieri sera, la situazione mi è un po’ sfuggita di mano, ero sconvolto, confuso, agitato a dismisura.

 

Pensiero: Ho dipendenza, assuefazione

mi si oscura la ragione

sono stanco, a volte assente,

non mi importa della gente,

ho anche smesso di sognare.

E’ una ferita e fa sgorgare

ADRENALINA;

ADRENALINA

guizza agile tra la carne

ed ho già in mente cosa farne

l’istinto in ciò mi aiuta,

la barriera ormai è caduta

il mio sangue adesso sfreccia

all’istante inizia la caccia.

 

Voce: Per essere preda non è indispensabile che tu ti senta tale, basta che ci sia un cacciatore sulle tue orme.

 

Pensiero: Da ora ti cerco, ti sento.

Sempre più forte fischia il vento

nero il cielo, le nuvole veloci

e delle streghe solo le voci.

Tutto il mondo è ridestato:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Voce e pensiero: Dio col diavolo è abbracciato

il cuore a mille batte forte

 

fa scintille ad ognuno la sua parte

6/01

Tortura

Sprofondo dolcemente

tra le voluttuose onde,

calde dune d’immenso

piacere, din … parte un minuto

complice in atteso

del fresco ricordo,

incitamento per il desiderio

che già sale,

mentre mi specchio

nel tuo sguardo

languido e colmo

d’ardore

e assaporo con la mente

il frutto di tanta

eccitazione, brucia

i secondi, ma non passano

mai,

penso ad esagerare:

guance, collo, petto,

ventre, tutto il mio

corpo vuole scaldarsi

col tuo fuoco,

ancora desidero, fremo

don … , sprofondo

dolcemente tra le

voluttuose onde,

calde dune

d’immenso piacere

e già vorrei

che finisse questo

attimo per tornare

a desiderarti,

a sognarti per un

minuto soltanto.

1/98

Malinconia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Malinconia

pensandoti,

ti sto dimenticando

distratto dall’intensità

dei ricordi e dal

profumo di tabacco,

malinconia,

camminando nel greto

con l’illusione che il ghiaccio

del tuo cuore divenga

l’acqua con la quale

confondere le lacrime.

7/02

Un’amicizia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un’amicizia può più del vento

per scacciare le nubi

più del sole per scaldare la pelle,

più della pioggia per nutrire ciò che vive

e brilla più della neve in cima ai monti

vuole solo un sorriso su cui

posarsi di tanto in tanto.

5/01

 

Come Balacos e Lamir si conobbero

Balacos viveva ai margini di una città molto caotica e la sua vita scorreva tranquilla abituato com’era alla confusione che lo circondava. Lavorava la terra e ricavava con sudore quanto servisse al suo sostentamento: di mattina portava in città i suoi prodotti per la vendita.

Un giorno non si accorse di aver perso una cassa di frutti sul tragitto per il mercato. Erano, quelli, frutti dolcissimi e succosi di una pianta proveniente da luoghi remoti, una primizia ed una rarità allo stesso tempo.

Di lì a poco sopraggiunse Lamir, figlio di commercianti, che vide la cassa e ne assaggiò il contenuto. Lo trovò squisito, spostò la cassa da un lato della strada e vi si sedette affianco per decidere cosa farne.

Era passato poco tempo quando Lamir venne ridestato dallo scalpitio di un agile destriero nero cavalcato con maestria da un possente cavaliere, dirigevano ad est e già non rimaneva che la loro scia di polvere all’orizzonte.

Il giovane Lamir rimase lì ancora combattuto tra il desiderio di trovare chi avesse smarrito la cassa e l’istinto di portare via con sé quei frutti eccezionali; certamente col fiuto degli affari che possedeva avrebbe potuto ricavare parecchio da quelle leccornie, allo stesso tempo la sensazione di aver trovato qualcosa che non gli appartenesse lo faceva sentire al pari di un ladro, un ladro il cui complice si era dileguato senza aspettare di dividere il bottino.

Dove portare la cassa coi frutti? In che direzione si era mosso il carro che l’aveva smarrita? Come riconoscere a chi consegnarla senza incappare in un furfante? (Lamir per lo meno era animato da buone intenzioni e si sentiva, a sprazzi, custode del bene piovutogli da chissà quale dolce cielo).

 

 

 

 

 

Il caldo era intenso e Lamir mangiò ancora di quei frutti che tanto potevano contro la sete.

Balacos, il contadino, nel frattempo giunto al mercato si era messo al lavoro e preparando la sua merce non trovò la cassa di primizie; ripercorse col pensiero il tragitto da casa al mercato cercando di ricordare se aveva incrociato qualcuno che potesse avergliela rubata, ma gli venne in mente soltanto un agile destriero nero cavalcato con maestria da un possente cavaliere, dirigevano ad est; il suo ricordo poi si perse in una scia di polvere all’orizzonte.

Pur rammaricandosi di quanto avesse perso vendette gran parte dei suoi prodotti cercando poi di sbrigarsi a tornare verso casa, nella speranza di ritrovare la cassa che gli mancava: l’indomani avrebbe potuto sicuramente esporla ancora e non sarebbero mancati gli estimatori.

Sulla strada del ritorno, appena fuori città, scorse sul ciglio della strada, accanto alla sua cassa, Lamir mangiare un frutto. Balacos si fece sopraffare dall’ira ed a gran voce inveì all’indirizzo di Lamir dicendogli:

"Fannullone, buono a nulla! Ti sei saziato del mio lavoro ed hai vanificato i miei sforzi solo per placare la tua sete, in un attimo hai dimezzato i miei guadagni odierni, potrai restituire a Balacos parte di ciò che è suo, ma di fronte a coloro cui avevo promesso dei frutti di rara squisitezza nulla potrai fare ed il mio onore è macchiato a causa della tua cupidigia!"

"Mai avrei voluto recarti danno e le tue accuse mi portano ad aggiungere che mai avrei voluto recare danno a nessuno in maniera così grande come mi dici.

Cambia il tuo carro con il mio: ha sponde più alte e robuste e la tua merce potrà viaggiare più sicura e non correrai più il rischio di perdere nulla. Tieni anche i miei due cavalli sono forti e giovani e ti potranno servire ancora a lungo."

 

 

 

 

Balacos accettò e Lamir aiutò a spostare quello che restava del carico del contadino sul suo nuovo carro. Mancava soltanto la cassa con i frutti che tanti pensieri e parole aveva generato. I due vi si avvicinarono e videro che il sole cocente aveva reso fiacchi e raggrinziti tutti i frutti nella cassa e nulla rimaneva da fare che lasciarli alla mercé di corvi e cani selvatici i quali non avrebbero tardato ad arrivare.

Lamir restava immobile al fianco di Balacos senza parlare, nuovi pensieri lo attraversavano e dirigevano a nord: la dolcezza dei frutti ancora lo lasciava sognante, l’amarezza per la perdita di un affare lo rattristava, la gioia per aver trovato chi avesse perduto la cassa e la possibilità di risarcirlo dei danni causatigli che tanto apriva il cuore al giovane era offuscata dal ricordo delle accuse ricevute, perciò restava immobile al fianco di Balacos senza parlare.

Neppure Balacos parlava: aveva perso anche lui un affare nel quale aveva sperato sin dalla lontana semina, in cambio aveva ottenuto un carro con due splendidi cavalli ed una buona giornata di mercato bilanciava il rammarico per la perdita di buona parte del profitto. Si voltò e vide Lamir guardare incuriosito il Sole. Il Sole che aveva fatto crescere ottimi frutti dalla terra, che irresistibile aveva arso la sua gola facendogli scoprire un nettare irripetibile e ora che gli uomini credevano di poter sistemare tutto, implacabile faceva svanire sotto i loro occhi quanto di più prezioso avessero mai avuto a portata di mano.

Lamir abbassò gli occhi e non si accorse che anche Balacos stava piangendo.

7/01

Nel parco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel parco,

il piccolo fiore

tra tanti fratelli,

dal prato vede

mille coppie,

mille amori, li vede

sbocciare e divenire

teneri e splendenti

come ha fatto lui.

Una goccia di rugiada,

come una lacrima,

sul suo stelo

brilla e corre giù

a bagnare dolcemente

la mano, piena d’amore,

che lo coglie;

saluta i suoi

fratelli e …

augura loro

miglior sorte

che morire

per amore.

10/91

Distanza:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

dardo

dorato

del

dio

d’amore,

dono che

decuplica

dolore e

dolcezza nel

desiderio,

definita

dalla

discreta

danza

dei

destini,

delizia e

delirio

di pochi

demoni che

duellano per

dovere o per

diletto;

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ifende come

diga chi è in

difetto ed è

debole

dettaglio per chi,

diradate

dense nebbie da

desertiche lande,

doma

disinvolto

draghi e

diabolici

disegni.

Dammene,

dammene ancora

degno son io

della

distanza,

duro a

desistere,

deciso a

dirigerti

dove il

dubbio si

dissolve.

10/01

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mutare in monte
ed abbandonarmi
ai tuoi baci di vento

lasciare, poi, che un rivo
di lacrime solchi
il mio viso bianco di luna.

Montagna abbandonata
ai tuoi baci di vento

un rivo di lacrime

impetuoso scolpisce
il mio volto, nel buio.

 

Roccia carezzata

dai tuoi baci,

scolpita dalle lacrime.

7/02

Cuori fermi dalla sete

 

 

 

 

 

 

Dalla fonte mai scolpita

scende l’acqua saporita

che moltiplica le forze,

e a nulla valgono le scorze

dei più duri cuori

ad evitare arditi amori.

Così or ch’è celata

ogni uomo la vorrebbe rinnovata.

Capezzolo rubino

sul lavoro sopraffino

della coppa che il guerriero

volge al labbro fiero,

avorio puro, bianco

desiderio d’ogni stanco

amore, esca perfetta

la passione che diletta.

turgida ed infuocata

disseta l’anima affannata,

brucia attimi di sete

e, fuoco le mie labbra, nella rete,

sorsi languidi, ingordi

travagli incendiano i ricordi,

ma scorre saetta il tempo

sulla lingua senza inciampo,

che di mille cavalieri

sento in cuore i lor corsieri,

or la forza che cercavo

sta nel bacio che anelavo.

3/95

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A guardar bene

questa stanzetta

non ha dei muri brutti

né la loro nudità





è opprimente;

la porta vetrata

che dà sul corridoio

sembra un quadro

addirittura vivo,

in movimento,

un mondo trepidante.


Il vetro freddamente

specchia la lucciola

impiccata al soffitto.

il bosco avanza

per divorare lo spazio

con ante e cassettini,

e, come se per fare

più grande una scatola

bastasse guardarla da fuori,

aprire la finestra per cambiare

aria potrebbe

cancellare queste parole.

5/94

Stellina dove sei?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stellina dove sei?

ti cerco sognante...

si, è vero, tremolava

la tua fiammella,

da sempre eri lì nel blu,

eravamo amici, vero?

Dicono che segnate

il nostro destino: conoscevi il mio?

neanche il tempo di un addio!

Ma guarda sei tu?

tanti sguardi e poi...

eravamo lontani

e sei finita qui

tra le sue braccia

a cercare calore,

a far ardere più forte

il tuo corpo, anche tu?

son geloso, si,

anche di te. Ah ahh ah

8/90

 

 

 

 

 

 

 

Un unico respiro

un cuore solo

la pelle che si sfiora

e rabbrividisce,

volo tra le tue braccia

e vola il tempo

scivola il mio corpo

sopra il tuo

le mie mani

e le mie labbra

assaggiano il tuo

corpo, candido,

da candido e ferruginoso

velo protetto.

T Un ritmo naturale.

a Movimenti simultanei

l ora rilassati

o ora con più affanno.

f

à Solo l’eco

delle nostre voci.

Una carezza

riempie l’aria

e ci assorda.

Un unico respiro

un cuore solo

la pelle che si sfiora

e rabbrividisce.

3/92

Tic

 

 

 

 

una corsa interminabile,

un gesto rapido

e molto abile

già senti il brivido

che corre sulla schiena,

ora più che mai vivido.

Non avverti la pena

dell’uomo spaesato

che ha vissuto la scena

ed ha recitato

immobile la parte

che gli avevi preparato

e lui l’ha seguita ad arte,

non ha fatto una smorfia

subendo la tua sorte.

Ora il vento soffia

più forte, senza

tregua, mentre graffia

la parete della stanza

che rivive il ricordo

con eccitante cadenza

scolpita sul bordo

di un attimo impercettibile,

gemello ingordo.

 

Tac

10/91

Contorto e

Consumato

 

 

 

 

 

 

 

Capitale, sarà riuscire a

Captare la

Capziosità delle

Capocce che dicono di

Capire che cosa

Capita, allora

Conosceremo

Completamente la

Complessità del

Compito che ci

Compete :

Compiere una vita e

Comprenderne nel

Contempo il senso

Combattendo

Contro

Continue

Contestazioni alle opere che

Compiamo e

Comunque

Continuiamo a

Controllare nella nostra

Conturbante

Consapevolezza.

9/01

Se tu fossi, ma se, ma se

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sei

seducente e

sensuale.

Sereno, io

sento

serissimo il

sentimento

secco e

setato che

senza indugi,

seziona me e

serpeggia

seguendo

sentieri

seminascosti

seminando nelle

selve

seicentosessantasei

segugi con

sembianze

selvagge:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

sentinelle

segrete di

sedicenti amici

sempre pronti a

setacciare il

seme

selvatico per

segnalarlo come

sedizioso e

sepolcrale.

Semplicemente come

se volessero

sequestrare alla

sera la sua parte

selenica:

servi

senza

senno!

9/01

Tempo

 

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tempo? passa per tutti:

trascorre piano e non

si fa sentire, trascina

con se una burrasca

di emozioni, come il

vento asciuga

le ossa, piega

corpo e volontà,

ma nato con te,

Tempo mi ucciderà,

conoscerò la sua strada,

gli camminerò affianco

e per sempre sarò:

non mi scompiglierà

i capelli, non mi forgerà

la pelle, ma mi farà

amare ancora te.

4/91

Sognar

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sento un coro

celeste cantare

cosa l’amore sa fare,

perché parole in sequenza

dichiarano certe che senza

il mio sogno nel cuore

sarei carne che muore

7/94

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un giorno solo

per amarsi,

un treno al volo

poi abbracciarsi.

In una carezza

felicità e tristezza;

un abbraccio ancora

promesse e parole

di chi si innamora

ad ogni luce del sole.

Minuti: costruiti

dai secondi, rapiti

dalle ore, un lampo!

con chi lascia che sia

una via senza scampo

e chi la chiama poesia

1/93

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dal mare fumante

vapori irrequieti

si uniscono all’istante

confusi, concreti,

in calde piroette

sinuose, perfette,

sfidano il freddo cielo

verso una nuvola

che già un altro velo

lascia la tavola

d’acqua spazzata di fretta

dal vento, che aspetta

altro calore da accompagnare;

altro calore che non sa,

a cui insegnare

cosa sia la realtà.


1/93

Quel bacio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un brivido gelato

corre sulla schiena

e resta, come sulla rena,

il segno che m’ha sfiorato

il cuore ha accelerato,

lei come una sirena

lenisce la mia pena

di eterno innamorato.

Il sorriso timido, i capelli

Sciolti sul collo bianco,

gli occhi verdi e belli.

Non sono ancora stanco

di pensarci come quelli

mano nella mano, fianco a fianco

9/90

Come dal sonno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ora, vicino al bordo

ne vedo soltanto un dito;

fin ora la mente ha dormito

nell’acqua il passato, ora mordo

ora lo ricordo

lei mi ha rapito,

di lei mi sono invaghito;

prima le ero sordo

quello per cui subito arsi,

ora m’avvedo, è naturale

come il dolce incastonarsi,

nel freddo ghiaccio, del sale.

Senza motto o altri versi

sento allontanarsi il male.

7/90

Vento, profumo, lampada, cornice

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ero seduto in una camera d’ospedale completamente bianca come la mia mente ormai sgombra da ogni pensiero.

Sapevo di dover subire un’operazione semplice, senza pericoli nascosti eppure avvertivo un senso di paura.

Ricordo tutto, perfettamente: il vento che agitava le frasche e mi portava il profumo del pane appena sfornato, notai la lampada al neon che tremolava: viaggiavo dal giorno alla notte in continuazione, come se stessi consumando rapidamente la mia vita. Durante i flash del neon fissavo l’icona di un santo incoronata da una cornice crepata.

Lo stesso santo del ritratto, ai cancelli di S. Pietro, mi fece l’occhiolino.

9/90

Quiete

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le foglie sprigionavano

il loro verde,

le dita alla ricerca

si particolari

tra l'erba,

gli altri sensi

assenti

e repentina

un emozione.

7/02

Il grido di Kabam

 

L’hanno sentito gridare qualcosa mentre veniva portato via dall’uragano; una dolcezza infinita strideva vorticosamente con l’ululato del vento ed il fracasso degli oggetti lanciati per aria.

Un uomo forte, lo capivano anche loro dal basso, che sembrava guidare il vento, ma non era di fretta.

Perfettamente in orario passò dal panettiere e poi, come tutte le mattine, al porto. Si era alzato di buon umore: fischiettava uscendo dal paese.

Era una giornata davvero calda, un caldo insolito per quel periodo. Erano ancora tutti col naso per aria e c’era chi si aspettava di rivederlo da un momento all’altro rientrare in paese dalla porta sud (o quello che ne aveva lasciato in piedi uscendo con quel suo fare risoluto e pacato), più che altro per la curiosità. Raccontava spesso storie bizzarre che tutti ascoltavano attenti e divertiti. I suoi amici erano già indaffarati a pulire le strade da tutto ciò che le ingombrava. Stavano già giungendo tutti alle conclusioni più ovvie, ma pochi avevano visto chiaramente ciò che era successo quel mattino di Dicembre.

Ricordavano tutti le sue idee sulla gente, sul lavoro, sulle cose che lo circondavano: idee mutevoli come i soggetti che le generano, ma per capire cosa passasse per la testa di Kabam in quei momenti non sarebbe bastata una vita intera. Posava intorno a se ora sguardi voraci ora disinteressati bagliori della sua intelligenza, in questo non era un uomo diverso dagli altri, ma amava più d’ogni altra cosa le passioni, gustava il fuoco di esse e lo alimentava con tutto se stesso.

Quando si sarà stancato di farsi scarrozzare per la contea dall’uragano se ne tirerà fuori, magari malconcio ed avrà appena il tempo di riprendere fiato prima di trovare un bagliore da inseguire nuovamente.

7/02

Se tu fossi, ma se, ma se …

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sei

seducente e

sensuale.

Sereno, io

sento

serissimo il

sentimento

secco e

setato che

senza indugi,

seziona me e

serpeggia

seguendo

sentieri

seminascosti

seminando nelle

selve

seicentosessantasei

segugi con

sembianze

selvagge:

sentinelle

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

segrete di

sedicenti amici

sempre pronti a

setacciare il

seme

selvatico per

segnalarlo come

sedizioso e

sepolcrale.

Semplicemente come

se volessero

sequestrare alla

sera la sua parte

selenica.

servi

senza

senno!

Sequenze di

sensazioni, non

selezionate follie

Segnano il mio

sentiero.

9/01

azzardo

 

 

 

 

La mia stanza era bianca

spoglia, vuota e scossa

come la mia mente stanca

sgombra, disillusa e fissa

all’incidente: la breccia

sbocciata dalla freccia

fuori, giù dal tetto

mille gocce inermi.

Accanto al mio, un letto

pronto a mostrarmi

che arriva la morte

anche oggi e più forte.

Sopra a me una luce,

un neon tremolante,

mi fa viaggiare veloce,

notte e giorno seguente

si rincorrono e la mia

vita, più lesta, va via.

Di fronte, un quadretto

è appeso al muro,

la figura di un putto

con arco e ali d’oro,

che ridendo, punta…

tutto su di me.

8/94

Pensoso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Riluce di tenebre

il mio sguardo

pensoso,

quanta eternità

mi attende ancora?

7/02

Ade

 

 

 

 

 

Lasciare i cari,

beh, sarai morto!

Perdere il denaro,

non ci sarai più!

Provare dolore,

non lo sentirai!

Stendere tristezza,

verrai scordato!

Affari in sospeso,

sono cose vane!

Il tuo sapere,

l’hai tramandato!

Temi la morte?

Ancora adesso?

Ad oltranza?

È per l’anima

che hai paura?

Cenere e polvere

la preserveranno

da occhi avidi

e cervelli vuoti.

Verrà soffiata

dal volo lieto

della gemella

nella sua ora.

In quel tempo

il futuro

sarà presente

per sempre.

9/01

Un giorno morirò

 

Un giorno morirò

come mi conoscete

il mio ultimo respiro

vagherà, sarà così soddisfatta

la mia voglia di volare

e sarò di nuovo alito vivo

in un fiore, un albero, un prato.

Freddo, freddo sarò arso

sarà cosi esaudita la mia brama

di essere fuoco ballerino

che mai non ha pace

e sarò fumo negli occhi

come ora che vivo,

sarò cenere sul mare.

Nuoterò tra onde e sale

sospensione grigiastra

ad esplorare l’abisso,

sogno di bambino,

dove tutto è ombra e gelo

e sarò ancora carne

in un pesce, predato, predatore.

Ora che sono vivo

con i piedi sulla terra

voglio camminare

con te tra i monti

le valli e le piane sconfinate

e sarò pensiero d’amore

nel profondo dei tuoi occhi.

Ora, anche se un giorno morirò

8/01

Processione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stanno tornando,

lentamente,

ognuno col suo legame.

Un pensiero veloce

al prossimo ritorno.

7/02

Tanti auguri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sento dei passi

leggeri e fulminei,

fammi nascondere

non posso scappare

la vedo, la vedi?

mi vuole con se

ho bisogno

di un rifugio

sicuro, tra sbarre

d’ossa, pareti

di carne, tende

di pelle e pioggia,

pioggia di sangue,

dove non morire mai.

Vedi … c’è il rimedio,

tranne alla paura.

8/94

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pallini viola,

gialli e rosa

e sullo sfondo

c’è lei che vola.

A vederla è gran cosa

ma se ci penso

sprofondo.

7/94

Origami

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pallida, la gru,
cerca il miei occhi
ricchi di fuoco

7/02

Il Mostro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

su di lei non troverete

mai una gemma del mio seme

non un soffio sulla sua pelle,

mai una scheggia del mio sguardo

o una lacrima delle mie labbra,

mai un rubino del mio sangue

né un graffio del mio profumo.

Illusione un mio ricciolo tra i suoi

o un capriccio del mio animo

come il solco del mio ardore

o la mia forza nei suoi occhi.

Puro esercizio nascondervela.

Dentro di me

7/94

Tempo nel cuore

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dall’omero all’anca

la pelle straccia a manca,

il torace fibroso e rosso

si schiude sino all’osso,

bianche le coste crepitano

ad un sol morso della mano,

il molle cuore, forte

tuona ispirato ad arte.

Dalle crepe filtra

luce che mi mostra

sabbia e non l’umore

ch’è per tutti lacrima d’amore.

Fuor la rena è vuoto

proprio di chi al moto

è incline, del cercar

dove non è, l’amor.

3/95

Settembre

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si compie

un’altra estate.

Anche il fumo

d’incenso

attende un cenno

dalla bufera

mentre rifrange

l’ultimo, timido,

assalto del sole.

8/02

Piove amore

 

 

Incontenibile cascata

dal cielo, impetuosa,

la testa bagnata,

lei ovunque si posa

e abbraccia tutto, cheta

lambisce ogni cosa,

un manto si seta

copre la terra

sua prima meta.

La mia mente ora erra

la sento naturale,

fresca come ciò che afferra.

Il profumo ora sale

m’accorgo che è sincera,

oltremodo essenziale

una sensazione vera.

Gocce eteree, vapore,

come inseguendo una chimera

provo a catturare il tepore

di quel sentimento

che vola sino al cuore.

Senza il volere del vento

e senza alcun invito

al reale movimento,

la sfioro con un dito:

al tatto è stupenda

così ora ho capito

come dietro la tenda

il freddoloso uomo,

seduto, non intenda

il cuore mai domo

 

 

 

 

 

 

 

del fratello spaesato

ormai dentro il duomo,

entrato in chiesa bagnato.

Come per incanto

il vento l’ha asciugato,

come il bel canto

coi greci marinai:

è finito il bel gioco tanto

amato che frenai

a mala pena,

eppur mi bagnai;

le gocce sulla schiena,

perle luccicanti

che addobbano la scena,

che si uniscono ai pianti,

attratti dalla legge

degli amanti:

un folto gregge

di uomini e donne,

mille vite in schegge,

pantaloni e gonne

pesanti e senza

tregua; notte insonne

in una stanza

dove l’eco dello scroscio

ed il timore che avanza

disegnano sull’uscio

visi distratti e assenti,

e sul muro liscio

immagini grondanti.

10/90

Cammino scalzo sopra l’erba

 

 

 

 

Ascolto in silenzio il mare,

mi porta suoni dolci e profondi.

Giacca blu da stirare,

occhi scuri e profondi,

la sua barba folta

è quella di una volta.

Quel marinaio di vedetta

appoggiato al muro

non aveva fretta,

eppure prematuro,

in un autunno nebbioso

l’ha sfiorato l’eterno riposo.

Nel mio cuore lacerato

resta il suo ricordo,

padre sfortunato

ora da un dio sordo

che con una mano

soffoca l’uomo sano.

Da questo scoglio

vedo il mare rosso

vedo , ma non voglio

il giorno, il sole grosso

per metà ancora immerso

scopre il cielo terso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Riapro gli occhi,

ora è tutto chiaro:

le onde come specchi

vado verso il faro,

mi è cresciuta la barba,

cammino scalzo sopra l’erba.

10/90

 

 

Iindice

 

Lampada, vento, profumo, cornice

Nel parco sotto casa

Disegno

coriandolo

Lo specchio

Vapori

Il bene

La La Sol Si

Macch(i)è

Imbottire le linguelle

Voglio

Salma

Il suono di un ricordo

Acqua d'agosto

Vento, profumo, lampada, cornice

Tramonto

Cogli

Assente

Usta

Voce e pensiero

Tortura

Malinconia

Un’amicizia

Come Balacos e Lamir si conobbero

Nel parco

Distanza:

Mutare in monte

Cuori fermi dalla sete

Stellina dove sei?

Talofà

Tic Tac

Contorto e Consumato

Se tu fossi, ma se, ma se …

Tempo

Sognar

Un giorno solo

Quel bacio

Come dal sonno

Vento, profumo, lampada, cornice

Quiete

Il grido di Kabam

Se tu fossi, ma se, ma se …

D’azzardo

Pensoso

Ade

Un giorno morirò

Processione

Tanti auguri

Pallini viola,

Origami

Il Mostro

Tempo nel cuore

Settembre

Piove amore

Cammino scalzo sopra l’erba

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nota biografica

 

Luca Abrate è nato a Torino ventinove anni fa…

…ciò che della sua vita pareva meritevole di essere raccontato

è scritto nelle pagine che precedono.

 

23 agosto 2002

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prima edizione: settembre 2002

Testo e immagini registrate S.I.A.E. n° 0202770

composto in proprio

impaginazione e stampa: Dany arti grafiche

strada del Domenino, 1

10090 Bruino (TO)

tel. 0119087322

Luca Abrate

Via G. Carducci, 18/2

10090 Bruino (TO)

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Hosted by www.Geocities.ws

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