DAGLI EUROPEI 1995
di Massimo Soroldoni
La passione che i sammarinesi hanno per il bridge è un
tipico esempio di dilettantismo allo stato puro; essi infatti sanno
perfettamente di non poter competere ad alti livelli, né di poter instaurare
una scuola per allevare giovani promettenti (San Marino conta circa 20.000
abitanti e “ben” 35 iscritti alla Federazione Nazionale Bridge), ma riescono a
partecipare comunque alle maggiori manifestazioni internazionali, pagandosi le
spese personalmente, per il solo gusto di giocare e di divertirsi.
Gioco insieme agli amici sammarinesi, in campo
internazionale, da ormai 13 anni, durante i quali abbiamo partecipato a 4
Olimpiadi, 6 Campionati europei a squadre, 3 Campionati europei a coppie e 2
mondiali K.O. a squadre e devo dire che, oltre a essermi sempre divertito, ho
imparato moltissimo dai miei avversari.
Una di queste “lezioni”, l’ho appresa dal campione danese
Peter Schaltz, in occasione dell’incontro che ci vedeva opposti alla Danimarca,
durante gli Europei del 1995, disputatisi a Villamoura (Portogallo) nel 1995.
Per inciso, la squadra danese è poi terminata al settimo posto della classifica finale, mentre san Marino è finita al ventottesimo posto.
Incontro
nr. 11: DANIMARCA vs. SAN MARINO.
Board
nr. 22 - E/W VULNERABILI - Dichiarante Est
ª 10 7 4
© A 10 4 3
¨ K 5
§ Q J 9 3
N
ª 8 5 3 2 ª Q J 9
© K Q J 8 W E © 7 6 5
¨ 8 2 ¨ A Q 10 6 4 3
§ 7 6 4 § 2
S
ª A K 6
© 9 2
¨ J 9 7
§ A K 10 8 5
La
dichiarazione:
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Ovest |
Nord |
Est |
Sud |
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P. Schaltz |
Soroldoni |
D. Schaltz |
Croci |
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Passo |
1 SA |
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Passo |
2 § |
Passo |
2 ¨ |
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|
Passo |
3 SA |
Fine |
|
Malgrado l’interesse da me dimostrato per i nobili (2 § Stayman), Schaltz ha
scelto di attaccare a Cuori. Tuttavia, per non svelare immediatamente tutte le
sue carte, ha furbescamente attaccato di Fante, che secondo gli accordi scritti
sulla sua Convention Card, indica il possesso della Donna (attacchi
rovesciati), ma nega il possesso del Re!
Il mio amico Croci, dopo aver letto la Convention Card, ha
chiesto conferma all’avversario di quanto in essa contenuto (aveva infatti uno
strano prurito dietro al collo che gli faceva sentire un po’ di puzza di
bruciato in quell’attacco); rassicurato dall’avversario sulla mancanza del Re
nelle sue carte, ha preso d’Asso sul quale Est (Dorthe Schaltz, la moglie di
Peter; questa è l’unica coppia di coniugi che gioca in una rappresentativa
nazionale i Campionati open) ha fornito il 6.
A questo punto è bene far notare ai meno esperti che
l’attacco di Schaltz non era una scorrettezza, né che le sue spiegazioni erano
false, ma si trattava di un attacco in bluff, perfettamente lecito, così come è
lecita la cosiddetta dichiarazione “psichica”.
Croci ha proseguito con Q di § e 9 di § per l’A della mano, da dove ha mosso piccola ¨ per il K del morto e
l’A di Est.
Dorthe, prima di rinviare, ha cercato di capire quali carte
potesse possedere suo marito; contando i punti di Sud, che aveva aperto di 1
SA, gli ha attribuito A e K §, il J di ¨, il K di © (non bisogna dimenticare che anche lei pensava che il
marito avesse solo Q e J di ©) e quindi l’A di ª, per un totale di 15 punti, oppure A e K per un totale di
18 punti. Poiché nella seconda ipotesi non avrebbe avuto nessuna chance di
battere il contratto, ha rinviato Q di ª, sperando nella prima e quindi nel possesso del K quarto di
ª
in mano al suo partner.
Croci ha preso d’A il rinvio e Peter in Ovest ha fornito
l’8, carta decisamente scoraggiante (i danesi incoraggiano con la piccola). La
prosecuzione è stata K di § e § per il J del morto, da cui ha mosso piccola ¨ per la Q di Dorthe.
“C’è del marcio in Danimarca!” ha pensato la forte giocatrice danese, fidandosi della carta scoraggiante fornita a ª dal marito, citando il mitico Shakespeare e, dopo lunga pensata, ha rinviato il 7 di © per la Q del partner. A questo punto la situazione a quattro carte dalla fine era:
ª 10 7
© 10 4
¨ -
§ -
N
ª 5 3 ª J 9
© K 8 W E © 5
¨ - ¨ 10
§ - § -
S
ª K 6
©
¨ J
§ 10
con Sud che aveva le tre prese a disposizione per arrivare a
mantenere il contratto, ma nessuno ancora sapeva chi fosse il possessore del K
di ©,
tranne naturalmente il sadico Peter in Ovest, che senza esitazione ha fatto
scattare la sua trappola giocando l’8 di ©!
Croci ha esitato per qualche tempo per cercare di
ricostruire la distribuzione totale delle mani avversarie. Alla fine si è
illuminato e sorridendo da un orecchio all’altro, chiamando dal morto il 4, in
quanto riteneva che il colore fosse bloccato. Infatti, sulla base delle
informazioni in suo possesso, Est avrebbe dovuto avere o il K secco o il K con
il 5, per cui non avrebbe potuto prendere il rinvio senza liberare il 10 del
morto.
Dorthe ha ovviamente giocato il 5 (non poteva fare
altrimenti!) e Croci, scartando il 6 di ª, si preparava a trionfare, ma adesso era la volta di Peter
che si illuminava, sorridendo da un orecchio all’altro, quando ha giocato il K
per battere il contratto.
Nell’altra sala, il medesimo contratto è stato giocato da
Nord per la Danimarca e il mio compagno di squadra Fiorenzo Fiorini ha
attaccato in Est di piccola ¨, dando così a Nord subito la nona presa, per una perdita di
10 i.m.p. per la nostra squadra.
Il controgioco di Peter Schaltz è stato premiato dalla
Giuria dei campionati come “Best Defence” e commentato con il titolo “RIDE BENE
CHI RIDE ULTIMO”.
In tutta questa vicenda io, come avete dedotto dal racconto,
mi sono limitato a fare il morto, per cui non ho vissuto in prima persona tutto
l’evolversi dei ragionamenti e dei mini-drammi connessi allo svolgimento della
mano. Ho però studiato le facce dei tre giocatori impegnati al tavolo, cercando
di intuire cosa stesse succedendo, senza peraltro riuscire a trarre nessuna
conclusione fino a quando non ho visto tutte le carte giocate.
E’ stata comunque un’esperienza molto divertente, poiché nei
pochi minuti di svolgimento della mano ho potuto vedere un tale campionario di
espressioni del viso che avrebbe potuto essere preso come esempio in una scuola
di recitazione.
A parte questa considerazione più “umana”, tornando alla
valutazione tecnica del controgioco di Peter Schaltz, la morale che se ne può
trarre è che molto spesso, quando non esistono situazioni che prevedano una
soluzione di gioco vincente, il ricorrere ad armi psicologiche può ugualmente
portare ad un risultato positivo.