Prima di iniziare il mio racconto è bene che il lettore sappia in quale ambiente sono cresciuto per poter inquadrare meglio le mie vicissitudini.
Vivevo in una cittadina della provincia di Alessandria, in una famiglia della media borghesia. All’epoca mia madre era funzionario di rango intermedio alla Provincia, mentre mio padre, un imprenditore, che dopo la sua prematura morte quando ero piccolo, ci aveva lasciato un discreto patrimonio. Ho una sorella di due anni minore di me, a cui sono molto legato e con cui negli anni dell’adolescenza ho condiviso molto.
La mia storia inizia nel 1987, quando avevo undici anni e mia madre trentacinque. La mamma è sempre stata molto severa, perché era sua convinzione che la disciplina fosse il modo migliore per crescere due figli senza padre. Comunque al di là di periodi di tensione, che ci sono stati, il nostro rapporto è ancora molto buono.
Mia sorella Claudia aveva cominciato ad essere sculacciata, saltuariamente dagli otto anni in poi, e devo dire che io, con la cattiveria dei bambini, la prendevo in giro per questo, non sapendo che sarebbe arrivato anche il mio momento. La prima volta fu la sera del mio undicesimo compleanno. La mamma aveva organizzato una piccola festicciola con i miei amici, raccomandandoci, mentre lei era al lavoro, di comportarci bene. Mangiata la torta io e gli amici scendemmo in cortile a giocare a pallone. Sfortuna volle che durante la partita, non ricordo per colpa di chi, il pallone rompesse il vetro di una finestra del nostro vicino di casa, con cui non eravamo in buoni rapporti da anni. Quando la sera mia madre tornò dal lavoro si ritrovò a dover discutere col signor Lorenzi, inferocito. Naturalmente il vetro gli fu ripagato con tante scuse. Ma dopocena la mamma mi chiamò in camera sua.
Una delle regole della mamma era che dopocena, se non dovevamo uscire, io e Claudia, ci dovessimo preparare per la notte. Quindi lavarsi i denti e mettersi il pigiama, io, la camicia da notte lei. Entrai in camera della mamma un po’ preoccupato della sgridata che ero sicuro di prendermi. La mamma era in vestaglia e il suo volto esprimeva più stanchezza che rabbia.
“Allora Andrea, non ti avevo forse detto di comportarti bene? Hai visto adesso abbiamo litigato con quell’odioso del signor Lorenzi!”
“ Sì mamma, ma…”
“ Questa volta ti dovrò punire sul serio, d’altra parte ormai hai l’età per essere sculacciato”, disse tranquillamente.
“Sculacciato??”
“Sì Andrea, da oggi in avanti tutte le volte che mi disobbedirai ti sculaccerò, come faccio già con tua sorella. Così sarai motivato a comportarti come un ometto e non più come un bambino.”
Io rimasi letteralmente di sasso, poi la mamma continuò.
“Forza tesoro abbassati i pantaloni del pigiama e vieni sulle mie ginocchia.”
Io non ebbi la forza di risponderle, ma scossi la testa in segno di diniego. Non volevo essere sculacciato, e tantomeno a sedere scoperto (non indossavo niente sotto il pigiama), perché la mamma ci aveva sempre insegnato il valore del pudore, e già da qualche anno io mi lavavo da solo, quindi non mi aveva più visto nudo.
Vedendo che esitavo mia madre mi afferrò per un braccio, senza farmi male ma con decisione, e mi trascinò verso il letto. Si sedette e mi fece accomodare sulle sue ginocchia. Mi abbassò i pantaloni del pigiama sino alle ginocchia e mi accarezzò il sedere ancora senza peli per qualche decina di secondi, io tremavo, per la paura e la vergogna. Poi prese a picchiarmi. Lo faceva con metodo: prima una natica e poi l’altra, erano colpi forti e distanziati, me ne diede dodici, poche in confronto alle punizioni che avrei ricevuto in seguito, ma per me si trattò di un piccolo trauma. Avevo resistito alla tentazione di piangere, ma continuavo a tremare. La mamma mi disse che non dovevo pensare che lei ce l’aveva con me, avevo ricevuto la punizione solo per il mio bene. Prese ad accarezzarmi il sedere che mi bruciava e disse: “Che bel culetto, sembra fatto per essere sculacciato. Su vai in camera tua adesso.” Mi alzai con il pigiama ancora abbassato, la mamma mi guardò il pene, ed io arrossii violentemente, calzai le pantofole che avevo perso durante la sculacciata e corsi fuori dalla stanza.
Entrai in camera che ancora mi stavo massaggiando il sedere, c’era mia sorella che stava leggendo sul letto.
“Andrea cos’hai… per caso la mamma ti ha sculacciato per il vetro rotto?”
“Ecco…cioè…insomma…sì.”
Temevo che Claudia mi avrebbe preso in giro, invece mi fece cenno di avvicinarmi a lei e disse sorridendo: “Su, non te la prendere, la mamma è così!” E mi diede un bacio sulla fronte.
In quel momento capii che mia sorella non era una bambina petulante, ma che invece era molto più matura della sua età e soprattutto che mi voleva davvero bene.