Avventure di una ragazza in collegio


capitolo IV



Da quando la signorina Mac Annay era stata iniziata alle cocenti delizie della flagellazione, sembrava che cercasse tutte le occasioni per esibirci le sue deliziose natiche paffute.

Per una serie di fatti strani e bizzarri, questa giovane ragazza autoritaria e vanitosa sembrava trarre un piacere considerevole dalle umiliazioni e dai tormenti che le venivano inflitti dalla direttrice e dalla sua insegnante.

La signora De Quirinodo doveva nutrire, a mio avviso, una simpatia molto... molto particolare per la bella rossa e non perdeva occasione per infliggerle tutti i tormenti che inventava.

Solo Dio sa come l'immaginazione di questa donna fosse fertile nel creare nuove torture ed ogni genere di vessazioni, ed ella se ne compiaceva solo nelle lacrime e nelle grida di pudore delle sue sottoposte.

Era una vera marchesa De Sade: credo che intimamente avesse tutti i vizi del celebre erotomane.

La signorina Kate era la sua favorita e questa faceva tutto per le buone grazie della bella direttrice sottoponendosi alla dolorosa sofferenza della crudeltà di questa signora.

Come me, fu sottoposta alla ridicola prova del clistere che le venne somministrato con l'ausilio di un'enorme siringa, simile a quella che i dottori veterinari usano per i cavalli.

La perversione della signora De Quirinodo non si limiava a questa fantasia scatologica.

Esercitò sulla persona di Kate delle sevizie innominabili sottoponendola alla tortura lancinante che lei chiamava la disciplina inglese. Quando la signorina Mac Annay commetteva un errore o una mancanza, la direttrice la convocava davanti alla sua persona e, dopo averle fatto indossare un paio di guanti di capretto lucidi e molto alti, li impregnava di acqua salata in modo tale che la pelle, asciugandosi, imprigionava dolorosamente le dita e l'avambraccio.

Con una bacchetta di giunco fustigava poi le mani della poveretta sino a quando quest'ultima non domandava grazia.

Altre volte obbligava Kate ad indossare un corsetto estremamente duro e robusto allacciato strettamente con lacci di cuoio.

La signora De Quirinodo stringeva la povera ragazza sino a quando le sembrava che soffocasse.

- Vedete, diceva ridendo, avete così una ttaglia molto fine e slanciata... è un po' dura al momento ma dopo sarete la più svelta e la più elegante di queste signorine.

Kate non rispondeva e si contentava di piangere e supplicare sino a quando non le veniva tolto l'odioso corsetto di cuoio.

Sorda ai suoi pianti, la signora De Quirinodo le faceva calzare degli eleganti stivaletti flessibili dal gambale di velluto e dotati di un alto tacco. Questi stivaletti erano veramente graziosi, molto civettuoli ma con un difetto: erano troppo stretti.

Il dolore che si provava dopo averli calzati per qualche minuto era orribile, lancinante... era un tormento degno di un torturatore dell'inquisizione.

Ho visto delle ragazze che indossavano calzature simili, urlare letteralmente, folli di dolore quando la signora De Quirinodo le obbligava a correre stimolandole con la frusta!

Arrivava persino ad applicare corsetto e stivaletti nel medesimo tempo, ed è facile immaginare i tormenti che doveva sopportare la povera piccola martire.

Sono stata una sola volta sottomessa alla punizione del corsetto e degli stivali ma vi assicuro che preferisco essere sculacciata col 'martinet' e con le verghe: certo il dolore è terribile ma almeno si prova una sorta di soddisfazione della sensualità.

Nonostante fossi stata iniziata a tutto quello che c'era da imparare e da vedere in questa strana 'casa', la noia pesava sulle mie spalle.

Mi auguravo qualche cosa di nuovo: l'arrivo di una nuova allieva, una sculacciata impartita in pubblico, insomma, tutto quello che l'immaginazione di una giovane pervertita da quell'atmosfera poteva desiderare.

I miei desideri finirono per realizzarsi. Devo aver già parlato in un precedente capitolo di una mia compagna il cui nome era Susanna d'Alleuse.

Era una graziosa ragazza della vecchia nobiltà che era stata inviata in questa casa di correzione per cercare di mettere a freno, se possibile, il temperamento troppo eccessivo della signorina.

Aveva avuto un'avventura con un fattorino; la sua virtù era stata così velata ed offuscata ed in seguito a questo piccolo scandalo - presto soffocato dalla famiglia Alleuse - l'amorosa Susanna era stata inviata al nostro pensionato.

Come bene si pensa, non è nel mezzo che la virtù si afferma, ma bensì il contrario, così Susanna si abbandonò agli amabili vizi che le compagne votate alla voluttà greca si incaricarono di inculcarle.

Questa Susanna ci traviò tutte: prima perchè era carina e graziosa, dopo perchè le sue amabili doti erano di una compiacenza incredibile.

In seguito, Susanna che era sempre di umore gioioso e spiritoso, divenne triste, aggressiva e imbronciata.

Non sapevamo più a cosa attribuire questo cambiamento di umore ed inoltre, Susanna stava ingrassando. La sua fisionomia fine e gentilmente ovale si ispessiva, gli occhi si cerchiavano ed in breve, ella presentava i sintomi di una malattia che noi ancora non immaginavamo.

Non eravamo certo delle 'innocenti', no, ma non eravamo ancora bene a conoscenza circa i misteri della nuzialità.

Noi si cominciava a mormorare ed a bisbigliare... anche perchè le insegnanti guardavano con curiosità la povera Susanna.

Una volta, durante l'ora di lingua tedesca, ella mancò gravemente di rispetto alla 'Fraülein'. Questa, invece di sculacciarla seduta stante come era d'uso in questi casi, si mostrò - al contrario - di una mansuetudine veramente insolita: solitamente era molto severa.

Inviò Susanna dalla direttrice e si incaricò ella stessa di accompagnarvela.

Tornò sola e da quel giorno non rivedemmo Susanna che attraverso i vetri dell'infermeria.

La malattia di Susanna cominciava ad inquietarci, le inservienti ci coinvolgevano nei commenti e, una di loro, a voce bassa disse che la nostra compagna doveva avere un bambino.

Un bambino!

Fu come se un fulmine fosse scoppiato ai miei piedi e rimasi stupefatta da quella rivelazione.

... Che un uomo era scivolato nell'ovile..., ...travestito da donna... Georgette, Alice, Kate, Marguerite ed io arrivammo a costruire le favole più straordinarie.

Il pensiero che un uomo avesse sedotto una di noi ci faceva - se mi è consentita l'espressione - uscire di testa. Il presentimento del pericolo ci attanagliava, il mistero scandaloso che pesava su tutta questa storia ci poneva in uno stato indescrivibile di nervosismo.

Durante la nottata ero ossessionata da fantasie sullo stupro... il minimo rumore mi faceva trasalire, sospendevo di respirare per meglio ascoltare cosa succedeva intorno a me... era infernale.

Se consideriamo l'eccessivo nervosismo di una ragazza diciottenne - la mia età in quel periodo - il lettore non rimarrà stupefatto nell'apprendere che, in uno di quei giorni, io mi lasciai andare sino a rivoltarmi contro una delle mie insegnanti.

Avvenne un venerdì. C'era stato un violento temporale e l'aria calda e pesante, satura d'elettricità agì sul mio sistema nervoso mettendomi in uno stato di spaventevole irritabilità.

Avevamo lezione di fisica nell'anfiteatro e, come già ebbi occasione di raccontarvi, un professore della città veniva a tenere il corso. Credo di aver accennato a quest'uomo - con due parole - in un precedente capitolo.

Era un uomo di circa quarantacinque anni, nè bello nè brutto, con uno sguardo sornione celato dietro ad un paio d'occhiali con montatura in oro. Prete spretato, era l'anima dannata della signora De Quirinodo che l'aveva convertito al culto vergognoso di Satana. Seppi in seguito che era alla ricerca della 'grande opera', che serviva la messa al demonio e che abusava di giovani ragazze che la signora De Quirinodo gli forniva.

Ella, energica, crudele ed autoritaria, si faceva tutta piccola davanti a lui... quest'uomo doveva dominarla col terrore e, può essere, con la frusta, come lei stessa faceva con noi, sue povere piccole cose!

Il professore, d'altra parte, aveva nei nostri confronti una correttezza assoluta. 

Mai la sua condotta ci fece sospettare su quello che si diceva, anche se non eravamo a nostro agio quando ci guardava coi suoi piccoli occhi inquisitori attraverso gli occhiali d'oro.

Dunque, quel giorno eravamo in classe di fisica ed il professore iniziò la sua lezione mentre la signorina Elisa esercitava la sua temibile sorveglianza su noi.

Per tutto il giorno mi aveva stuzzicato con i suoi rimproveri, tormentandomi senza tregua come il tafano fa col cavallo.

Così, avendo il temporale portato il mio nervosismo all'apice, quando la sentii ancora una volta apostrofarmi in classe con un rimbrotto, con menefreghismo alzai le spalle.

- Venite qui, comandò la signorina Elisa cche aveva visto il movimento sfacciato.

Eseguii, anche perchè sapevo che non valeva la pena resistere. Evidentemente era in procinto di inviarmi alla sala delle punizioni dove sarei stata sculacciata in quanto non lo ero mai stata in presenza di un uomo.

Come le passai davanti, ella mi urlò in pieno viso:

- Cercate di filare diritta se non volete che vi amministri una sculacciata seduta stante!

Questa minaccia fattami davanti ad un uomo fece scattare il mio già malvagio umore ed alzai la mano su di ella senza tuttavia colpirla. Il gesto fu prontamente spontaneo, più di quanto io stessa mi aspettassi; fortunatamente appena mi resi conto di quanto stavo facendo, mi arrestai per tempo: perfettamente conscia dell'enormità di quell'atto inopportuno che avevo appena commesso.

- Ah! Questo è troppo... è la prima volta che mi succede questo... avete osato alzare le mani sulla mia persona!

La lezione venne interrotta ed il professore, le mani dietro la schiena, osservava la scena con aria canzonatoria.

La signorina Elisa mandò un'allieva a cercare la direttrice mentre io tutta tremante di paura mi tenevo la pancia con le mani.

La direttrice non si fece attendere: entrò come sempre maestosa, indirizzando al professore un appena accennato ma amichevole buongiorno con la testa che venne ricambiato con un inchino.

Si fece raccontare la storia.

- Cosa? Ha fatto questo? Come ha osato! Siignorina Elisa, fatela curvare e datemi il vostro 'martinet' che le amministro subito una buona sculacciata

- Oh! Signora, singhiozzai, non qui... davvanti ad un uomo, è un'infamia... sculacciatemi molto forte, quanto volete ma.... non qui, vi prego... non qui.

- Sarete per l'appunto sculacciata a nudo in presenza del vostro professore e spero che la vergogna che proverete sarà una salutare prova per voi!

Non capii più nulla: non avevo forza per lottare, non lacrime per piangere nè voce per gridare. In un batter d'occhio fui curvata vergognosamente sotto il braccio della signorina Elisa che mi fece girare il sedere in direzione del professore.

Le esperte mani della signora De Quirinodo sollevarono il mio vestito per poi scivolare nella fenditura delle mie mutandine che, in quell'occasione erano aperte sul dietro.

Con la camicia infilata sotto al corsetto, le mie natiche, libere, si espansero in libertà come un bel frutto maturo.

Avevo appena realizzato tutto l'orrore vergognoso di mostrare il mio culo al professore di fisica quando, flic, flac, il 'martinet' mi fece danzare le natiche con più agilità di quanto avessi desiderato.

La signora De Quirinodo picchiava con tutte le sue forze mentre la signorina Elisa era impegnata a ben piegarmi al fine di presentare ben teso il sedere all'azione flagellante della bella direttrice.

Mentre ricevevo questa dolorosa correzione ero come morta.

La vergogna di essere sculacciata davanti ad un uomo era così acuta che in quei momenti ero privata di ogni sentimento.

Ci vollero due o tre dozzine di colpi di 'martinet' inferti dalla ferma mano della direttrice prima che le mie grida si facessero sentire.

Solo allora il dolore trionfò sul mio mutismo apatico nel quale ero piombata.

Mi misi a gridare, a piangere, ed a fare tutte le smorfie umilianti e ridicole che ero abituata a compiere in queste circostanze.

Quando smise di sculacciarmi ritenendo la correzione sufficiente, la signora De Quirinodo fece segno alla signorina Elisa di rimettermi in piedi; ero stordita e quando girai gli occhi verso la figura del professore che sembrava tutto congestionato, ebbi una crisi di nervi fuori dal comune rotolandomi sul pavimento senza curarmi di quello che andavo mostrando, rigando il 'parquet' con le unghie e lanciando vere e proprie urla.

Intesi vagamente la signora De Quirinodo dire:

- Portatela nella mia camera e fate rientrrare le allieve nello studio... la lezione è terminata.

Mi trasportarono nella camera della signora direttrice e mi ricordo vagamente che qualcuni si chinò su di me facendomi respirare il contenuto di un flacone che mi fece cadere in un profondo sonno.

Cosa successe e quanto passò durante il mio sonno ristoratore non lo saprò mai ma gli avvenimenti che seguirono avrebbero permesso di chiarire i miei dubbi con una certa precisione

Penso di avere dormito per una giornata intera e quando mi risvegliai ero ancora nella stanza, sola.

Un dolore lancinante nella parte più profonda della mia stessa persona mi fece comprendere di essere stata vittima di un odioso attentato.

Non avevo più dubbi, la mia innocenza mi era stata rapita; chi era stato il miserabile che aveva compiuto tale atto? E con la complicità di chi?

Di fronte al disastro della mia carne disonorata, mi misi a piangere, inesauribilmente, senza forza, senza volontà di reagire, annientata da quet'ultima avventura che mi vedeva profanata e rapita di quel bene, il più caro, a cui una ragazza possa tenere.




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