Avventure di una ragazza in collegio
Capitolo III
La vita continuava monotona, a parte le punizioni cui eravamo sottoposte, per un motivo o per l'altro.
Un anno passò così. Non c'erano vacanze per noi allieve 'interne', ma per quelle 'esterne' era il momento di andare sulle spiagge eleganti a mostrarsi.
Durante questo periodo, la disciplina si allentò di molto nella casa di correzione della signora De Quirinodo e, tranne qualche sculacciata impartita per ridere, arrivammo senza troppe sofferenze al rientro delle nostre compagne più fortunate di noi.
In questa occasione consumammo il piacere di iniziare una novizia al regime disciplinare della pensione.
Arrivò in un pomeriggio di ottobre, con una superba 'limousine' nera con tanto di autista e valletto.
Attraverso i vetri dello studio la vedemmo discendere dalla vettura, come una regina dal portamento magnifico, dalla bellezza altera e con delle maniere e dei modi così, come si convengono ai soli personaggi regali.
Attraverso i pettegolezzi fuoriusciti dall'ufficio, sapevamo sia il nome della giovane e graziosa nuova ospite, sia le motivazioni che l'avevano portata alla casa di correzione.
Kate Mac Annay, questo il suo nome, era una piacevolissima diciannovenne il cui padre era uno dei più grandi proprietari terrieri di Scozia.
Fu una contrariata storia d'amore che portò la fiera ragazza sotto le grinfie della signora De Quirinodo.
La ragazza amava un giovane ufficiale senza fortuna e, secondo gli usi vigenti, la volontà paterna tese a rompere questo nascente amore.
Col pretesto che Kate amoreggiava un po' troppo intensamente col suo pretendente, un bel giorno, le fece attraversare il canale della Manica e la fece sbarcare a Zeebrugges alla volta della nostra pensione dove sarebbe stata domata la sua natura ribelle.
Il padre aveva dato ordine alla direttrice di essere particolarmente severa e che nessuna punizione fosse risparmiata a sua figlia..
- "Bisogna rompere questa indomabile naturra, aveva scritto alla signora De Quirinodo, e per ottenere questo vi lascio tutta la libertà di operare e... carta bianca".
Orbene, Kate Mac Annay arrivò un bel mattino del mese di ottobre e, tutte noi, rimanemmo incantate dalla sua bellezza.
Non godeva di molta simpatia; inoltre, l'espressione altezzosa e la fierezza pretenziosa che manifestò quando le fummo presentate ci fece desiderare il delizioso momento in cui la signora De Quirinodo l'avrebbe iniziata alla cocente disciplina della casa.
Questo momento sarebbe presto arrivato; anche perché era necessario vincere - all'inizio - la resistenza di questa giovane ragazza che rispondeva con un'insolenza tutta 'regale' alle insegnanti ed alle aiutanti.
Le vennero concessi otto giorni per ambientarsi e per prendere conoscenza degli usi e costumi della casa.
Durante questi otto giorni non ci fu nessuna pubblica punizione e le allieve compresero che la direttrice voleva giocare uno strano tiro al temperamento altero della signorina Mac Allay: non si voleva svelare alla 'novizia' con quale mezzi la signora De Quirinodo aveva l'abitudine di correggere le ribelli.
Vivevamo tutte in un'impazienza febbrile. Ogni mattino, alzandoci, ci domandavamo: "Sarà oggi che si alzeranno le gonne a quell'insolente?".
Il giorno così tanto atteso, giunse finalmente all'inizio della seconda settimana dall'arrivo in pensione della ragazza scozzese.
Come ella entrò in classe, la signorina Elisa le fece un richiamo per la pettinatura; che era acconciata all'ultima moda parigina con un nastro di colore malva che contrastava con l'oro rossastro della sua magnifica capigliatura.
- Signorina, rispose Kate guardando la nosstra insegnante con insolenza, vi prego di lasciare stare la mia acconciatura tranquilla, a me piace pettinarmi così e non ne cambierò certo il modo solo per farvi piacere!
- Questo lo vedremo, replicò la signorina Elisa con un malizioso sorriso, per il momento avvertirò la signora direttrice della vostra impertinente risposta!
Così dicendo ci lasciò sole in classe alla volta della signora De Quirinodo.
Nessuno di noi proferiva parola: tutte eravamo consapevoli che il giorno della grande prova era arrivato e certamente ne avremmo viste delle belle.
L'insegnante non rimase assente per più di dieci minuti. Quando rientrò, aveva l'aria molto soddisfatta e la nostra conclusione fu che la signora direttrice non avrebbe tardato molto a comparire.
Tuttavia la lezione, che durava dalle otto alle dieci, si svolse senza che la signora De Quirinodo intervenisse.
Come il primo rintocco delle ore dieci battè sull'orologio della cappella e mentre attendavamo il segnale per uscire da parte della signorina Elisa, l'insegnante, rivolgendosi a noi, disse: "Signorine, restate sedute, la signora direttrice arriverà entro cinque minuti e vuole parlare ad una di voi".
Noi tutte sapevamo a chi doveva parlare e guardavamo Kate di sottocchio con aria scimmiottante.
Infine, la signora De Quirinodo fece la sua entrata, seguita dall'economa e da sei robuste aiutanti, fra le quali Caterina che recava sotto il braccio un grosso pacchetto oblungo avvolto nella tela.
Ella posò l'involucro sulla scrivania della signorina Elisa che sorrise e la interrogò con un gesto del capo.
- Chi è causa del suo mal...., rispose Catterina con un sorriso complice.
Mentre le aiutanti si disponevano lungo il tavolo, la signorina Elisa cedette il suo posto alla signora De Quirinodo e questa, più bella e più autoritaria che mai, parlò con la sua graziosa voce chiara e ferma.
- Signorine, una delle vostre compagne si è resa colpevole di un grave errore di disciplina; è una novizia, la signorina Kate Mac Annay tanto per non fare nomi, io non posso soprassedere sopra a questi fatti tanto più che i suoi genitori mi hanno dato carta bianca per emendarla dei suoi errori che sono più gravi di quanto non credessi.
- Sì, signorina Mac Annay, io mi vedo costtretta a punirvi come è usanza da noi, vale a dire corporalmente.... Vi consiglio di sottomettervi docilmente, altrimenti mi vedrò costretta a raddoppiare la severità.
Mentre la direttrice parlava, avevamo girato tutte la testa in direzione di Kate con l'intenzione di vedere quale contegno tenesse.
La giovane e fiera ragazza, con la testa alta, guardava la direttrice in modo adorabilmente impertinente e quando la signora De Quirinodo terminò di parlare, ella si contentò di alzare le spalle con sufficiènza.
- Ma sì, signorina Mac Annay, è a voi che parlo, alzatevi e venite qui!
La voce imperiosa fece il suo effetto. Senza perdere la sua aria arrogante e quasi disgustata, Kate si alzò dal proprio banco ed andò a mettersi davanti alla direttrice.
- Cosa volete dire, signora, non capisco nnulla di questa ridicola cerimonia fatta tutt'al più per una monella.... capitemi bene, io non sono certo una ragazzina, ho diciannove anni e mi sposerò appena mi sarà possibile uscire da qui, il che non sarà tra molto.
- Vi sposerete quando uscirete da qua, dissse la direttrice, ma per il momento siete sotto la mia tutela ed io vi do la mia parola che sarete immantinente sculacciata..... capitemi bene, sculacciata a nudo come una ragazzina, cara la mia grande ragazza che non siete altro!
Impossibile descrivere il viso di Kate durante questo discorso, i tratti somatici contratti dal furore e la carnagione bianca come il latte si era ricoperta di rosso porpora per l'indignazione.
Soffocata, ella non trovava le parole per esprimere quello che avrebbe voluto dire e digrignando i denti per la rabbia, strinse i pugni pronti a sferrarli sulla prima figura che avesse osato avvicinarla.
Inutile dire che sbagliò nel comportarsi in quella maniera.
La signora De Quirinodo fece un cenno col capo e le aiutanti si precipitarono nello stesso momento su Kate, rossa di rabbia.
- Canaglie, canaglie, gridò Kate, lasciateemi, ah è ignobile! Mi fate male!
Quest'ultima esclamazione era motivata dal fatto che le aiutanti le avevano lestamente legato i polsi dietro la schiena con un cordoncino di seta.
Nonostante le braccia fossero bene immobilizzate, Kate si difendeva coraggiosamente lanciando colpi coi piedi cercando di mirare al ventre o alle caviglie.
La trascinarono verso una panca in legno massiccio di quercia che si trovava sotto al tavolo nero che serviva nelle grandi circostanze, vale a dire quando la vittima era troppo caparbia.
Due delle aiutanti misero il mobile in posizione tale che tutte noi potessimo vedere bene nei dettagli la scena di quanto stava per accadere.
Spinsero poi la disgraziata Kate sulla panca e, benchè ella si contorcesse come una serpe fra le mani di coloro che l'accompagnavano, venne collocata sul ventre, allungata sulla panca con le mani legate ai piedi del mobile e le gambe immobilizzate alle caviglie con un robusto legaccio di cuoio.
Poi si procedette al denudamento. La vittima era senza difesa e fu cosa assai facile sollevarle la gonna e la relativa sottoveste che l'attenta Caterina sistemò sulle spalle della poveretta spillando entrambe al corpetto.
La ragazza venne quindi sistemata sulla panca in modo tale che non potevamo vedere l'abbassamento delle mutandine ma, ascoltando le esclamazioni di vergogna e di indignazione che proferiva la bella scozzese, potevamo dedurre che Caterina era in procinto di sfilarle l'indumento. Quando ella si spostò lateralmente, lasciando la vittima in balia dei nostri sguardi, l'operazione era già avvenuta e la nostra malsana curiosità venne soddisfatta in pieno potendo contemplare il culo nudo della fiera signorina.
Era un bel culo bombato, ben carnoso, una ragguardevole grossa luna dall'epidermide fine e biancastra che è una delle cose più deliziose delle piccolette dal pelo rosso e, conseguentemente, dalla pelle delicata.
Malgrado le gambe spalancate, a mio avviso in maniera un poco esagerata, la vittima, con una suprema contrazione dei muscoli riusciva a tenere serrate le due magnifiche natiche del suo opulento culetto.
In tutte le ragazze sculacciate, questa contrazione muscolare è istintiva: sia per il desiderio di diminuire la già abbondante superfìcie offerta ai colpi, sia per cercare di nascondere - in un ultimo e disperato senso del pudore - la vista del punto più segreto destinato solitamente alle più basse funzioni animalesche.
Prima di attaccare la disgraziata, l'economa aveva aperto il pacchetto e ne aveva estratto una sferza di giunco, un 'martinet' a nove lacinie ed una grossa verga vegetale ben macerata nell'aceto.
Quando la 'paziente' realizzò quali fossero gli strumenti del supplizio si mise ad inveire contro la direttrice dandole della vigliacca, della sgualdrina e ogni altra ingiuria che poteva trovare nella sua mente.
- Vi assicuro, disse la signora De Quirinoodo con grande tranquillità, che vi faremo cambiare opinione.
Prese ella stessa la sferza di giunco ed il suo bel braccio si alzò per abbattersi immediatamente dopo, con forza, su quel grosso culo che si contorse mentre un grido acuto indicava che la sofferenza era penetrata nella carne.
La flagellazione con la sferza doveva essere terribile. Potevamo vedere delle pesanti strisce rosse disegnarsi sulla dolce pelle delle belle natiche d'alabastro; poi, il culo non cessò un momento di dimenarsi in una danza disordinata.
Le grida si trasformarono ben presto in autentiche urla convulse mentre noi - alla vista di quello spettacolo - eravamo sbiancate in volto come morte; la signora De Quirinodo che fustigava Kate era estremamente emozionante per tutte noi, future piccole flagellanti.
Se la sofferenza può risultare orribile, è altrettanto vero che vedere le graziose chiappe di un bel culo che diventano lucenti come il cuoio rosso di un grosso timpano può essere molto comico.
Venticinque colpi di sferza furono la razione di Kate, per il debutto.
La correzione doveva essere stata infinitamente dolorosa perchè la povera flagellata sussultava ancora sulla panca anche quando la direttrice aveva smesso di colpirla.
D'altro canto, la signora De Quirinodo era ansante, con la conseguente coloritura del suo viso abitualmente pallido e noi eravamo tentate dal lanciarci ai suoi piedi per baciarle le vesti tanto era bella in quelle condizioni!
Passò poi la sferza a Caterina, dandole ordine di non risparmiare quel grosso culo dischiuso, dalle natiche paffute e scarlatte nonchè terribilmente insolente.
La strega si armò quindi di un fascio di rametti flessibili e le grida ricominciarono, più rauche e singhiozzanti.
Potevamo udire il sibilo delle verghe nell'aria ed il suono sordo di quando esse si abbatevano sulle chiappe; sembrava battessero un tappeto.
- Aah!... Ooh!... Mi fa male! Mi fa male.... mio Dio... basta!
La poveretta era domata, le lacrime sgorgavano dai suoi occhi belli, la sua fierezza altera era sparita; divenne come noi tutte quando dovevamo sottostare alla severa sculacciata. Le stesse parole ed invocazioni di pietà fuoriuscivano dalle sue labbra, infantili balbettamenti che non facevano alcuna differenza fra una giovane donna sculacciata e una piccola monella.
- Signora... vi supplico... basta... aah.... muoio... oh... aïe! Mi fa male!...
Quando Caterina depose le verghe ormai rotte ed i cui brindellli giacevano a terra, fu per impadronirsi del temibile 'gatto a nove code'.
Il sangue imperlò il culo sin dal primo colpo e Kate supplicò, gemendo, folli promesse... dichiarandosi pronta ad ubbidire servilmente a tutto quanto le fosse stato comandato ed ordinato.
Quando la sculacciata col 'martinet' terminò, l'epidermide del sederino era completamente scorticata, lacerata qua e là, con alcune goccioline di sangue che l'imperlavano formando dei minuscoli rivoletti che scendevano lungo le bianche cosce affusolate.
La slegarono.
Quando fu in piedi, era come ubriaca e barcollava tenendosi le mani sugli occhi.
- Allora, bella, domanda scusa alla signorra direttrice; le disse la signorina Elisa spingendola.
Oh! Mistero e miracolo della frusta, questa giovane ragazza, fiera ed orgogliosa, si prostrò ai piedi della signora De Quirinodo senza neppure prendersi la briga di tirare su le mutandine di lino leggero - ricche di merletti - che erano ancora attorcigliate alle sue caviglie.
Kate baciò il lembo della gonna della direttrice, la verga che l'aveva sculacciata e, gonna alzata e col culo nudo, restò per circa un'ora esposta alla curiosità delle compagne.
Da quel giorno, la fiera scozzese, era domata!