Avventure di una ragazza in collegio 


Capitolo II



Un libro sulle Case di Correzione tratta molto spesso la monotona descrizione di sculacciata dopo sculacciata, flagellazione dopo flagellazione ed io rischierei di annoiare i miei lettori e le mie lettrici se l'immaginazione della signora direttrice De Quirinodo e della signorina Elisa non avessero apportato un gran numero di varianti durante i castighi ai quali venivamo sottoposte.

La direttrice, particolarmente predisposta al sadismo, conosceva perfettamente la psicologia della flagellazione.

Era un'appassionata flagellante; amava sculacciare e frustare le giovani signorine..., il dolore la rallegrava e l'allietava..., la vergogna e l'umiliazione che sapeva infliggere e dosare con scientificità demoniaca, eccitavano a dismisura la sua sensualità.

La vergogna!... non abbiate dubbi, esistono sulla terra degli esseri..., delle donne..., graziose femmine istruite, che gioiscono nell'umiliare le ragazze consacrate ad innominabili affronti...

Ai giorni nostri, sono stati redatti numerosi trattati sulla flagellazione, per cui non mi sembra utile scrivere un libro su questa perversione. Non sarei, del resto, qualificata per farlo; vorrei limitarmi semplicemente a qualche nota, qualche impressione personale ed il ricordo di qualche scena che ho vissuto in prima persona.

Per essere sincera, devo ammettere con estrema franchezza che mi piaceva essere sculacciata dalle mani della signorina Elisa, ma, soprattutto, da quelle della signora De Quirinodo.

Con la direttrice, tutti i particolari ed i dettagli del supplìzio erano per me fonti inesauribili di godimenti cerebrali e fisici.

Mi piaceva essere al suo cospetto, farle offerta della mia fierezza ed omaggiarla della mia persona presentando umilmente verso di lei il mappamondo di carne, dato in prestito al vigore del suo braccio.

Quando la signora De Quirinodo assisteva alla sculacciata ero in uno stato mentale tale da poter essere in qualche modo paragonato allo sconvolgimento estatico raggiunto da qualche religioso.

Sapere che gli occhi della direttrice erano posati là, dove la mia carne è più nascosta e segreta, mi precipitava in una delle più dolci emozioni e, nonostante le sue sculacciate fossero sempre così violente da farmi piangere, io non cercavo minimamente di moderare la danza impudica del mio posteriore ben sapendo che - per dirla con Brantôme - le torsioni del mio corpo le erano molto gradite. 

Per altro, oltre al piacere che ella provava nel vedere i graziosi corpi femminili contorcersi sotto le verghe, la signora direttrice amava soprattutto eccitare il pudore delle vergini e farne tingere, per la vergogna, di un bel colore rosso vivo le rosee guance.

Non perdeva alcuna occasione per mortificarci; a lei dovevamo l'innovante trovata di doverci sottoporre alle sculacciate, a culo nudo, davanti alle allieve esterne che conservavano così su di noi una schiacciante superiorità: quella di non mostrarci mai il loro sedere nudo!

Questo sentimento era così vivo e sentito da noi che avremmo preferito essere fustigate a sangue di fronte alle altre pensionanti piuttosto che essere sculacciate con la mano in presenza di queste pettegole della città le quali, appena se ne presentava l'opportunità, non perdevano occasione per beffarsi di noi.

Eravamo nei loro confronti in uno stato di schiavitù umiliante ed appena possibile, cercavamo di vendicarci di queste smorfiose.

Solo una volta potemmo godere del piacere divino di vendicarci sulle natiche di una di queste pudiche ed insolenti signorine, vendicandoci così di tutte le sevizie che i nostri culi avevano dovuto sopportare in loro presenza.

Questo ebbe luogo durante una passeggiata lungo il mare, fra le dune.

Fu semplice e breve.

La signorina Elisa, che ci accompagnava nella passeggiata, si era momentaneamente inoltrata in un boschetto con una decina di ragazze per una esercitazione pratica di erboristeria.

Noi, in sette od otto, eravamo sedute sull’erba in attesa del loro ritorno. Stavamo amabilmente chiacchierando fra noi quando, dalla cresta di una montagnola si profilò Minie W. figlia di un ricco commerciante di Londra; questa ragazza seguiva il corso della signora De Quirinodo, naturalmente in qualità di esterna.

Avevamo già avuto modo di constatare come questa biondina fosse estremamente orgogliosa ed inoltre era una fra quelle che non ci risparmiava nè i commenti pieni di sarcasmo, nè gli scimmiottamenti quando la sventura voleva che una di noi fosse sculacciata in sua presenza.

Or bene, questa ragazza ebbe il torto di guardarci con insolenza.

Come balenò nei nostri cervelli l’idea di castigarla non saprei dire, ma dopo esserci guardate tutte fulmineamente negli occhi, ci precipitammo su di lei.

Minie stava tornando dal gioco del golf ed aveva ancora fra le mani una mazza di giunco; era certamente in grado di difendersi ma noi, con un colpo di mano, la immobilizzammo per i polsi mentre una di noi forzò un suo fazzoletto nella bocca per impedirle di gridare.

Da quel momento fu alla nostra mercede: Georgette la fece piegare, forzandola a curvare il culo mentre io le sollevavo il vestito. Aveva indosso un paio di quelle mutandine che si aprono sul dietro, così noi ne allargammo - più che potemmo - la fenditura e, sollevandole la camicia sulla schiena, potemmo contemplare un voluminoso e graziosissimo culo femminile che non era stato giammai sculacciato.

Marguerite, durante tutta questa operazione di denudamento aveva raccolto un ginestrone e ne aveva ricavato da esso una bella sferza vegetale. Fu lei stessa che si incaricò di impartire la sculacciata e, devo dire, lo fece in modo molto coscenzioso, sferzando il bel sederino paffuto quanto più poteva.

Minie, lontana dal trovare di proprio gradimento tutta questa operazione, si dibatteva a più non posso cotringendoci a raccogliere tutte le nostre forze per riuscire a mantenerla nella posizione più consona a ricevere una robusta sculacciata.

Quando le abbassammo il vestito aveva ricevuto una ventina di colpi con la verga, col risultato di aver fatto prendere alle sue natiche la colorazione simile ad un bel pomodoro maturo. 

Ovviamente nè ci ringraziò, nè chiese il ‘resto’! Senza girare la testa scappò a gambe levate temendo che qualcuno, avendola vista, potesse obbligarla a raccontare i particolari dell’umiliante punizione appena subita.

Questa piccola avventura ci aveva messo in uno stato di gaiezza e quando la signorina Elisa tornò con le compagne, qualche minuto dopo la scena che vi ho appena descritto, ci trovò sorridenti e con i visi sprizzanti soddisfazione.

La signorina Elisa non dubitò di nulla; la principale interessata non aprì mai bocca sull’argomento e..., la storia non ebbe alcun seguito.

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