Avventure di una ragazza in collegio 


capitolo1


Eccovi brevemente un sunto di questo romanzo:

Una delle protagoniste narra la sua storia raccontando di quando, diciottenne, venne portata dalla matrigna nella casa di correzione ove trascorse alcuni anni; l’incontro con la direttrice del pensionato, la signora De Quirinodo, che usa far spogliare nude per poi sculacciare e percuotere in mille modi le ‘recluse’, le sculacciate a nudo e le verghe della signorina Elisa, i rapporti lesbici con le compagne e non, i clisteri e le innumerevoli altre umiliazioni cui sono sottoposte lei e le compagne di sventura, eccetera

Di seguito qualche pagina tratta dai capitoli terzo e seguenti.

- Ah bene,... siete voi Germaine... che vii permettete di queste simili birichinate... sapete che ogni giorno che passa diventate di un'insolenza sempre più rimarchevole? Credo sia proprio giunto il momento di farvi comprendere ancora una volta che non siamo qua nè per ridere nè per divertirci... ma per sottomettervi.... ed io piegherò i caratteri più indisciplinati come questa bacchetta!

Così dicendo, prese un flessibile giunco ed alzandolo lo torse con rabbia fra le mani bianche e nervose.

- Allora, disturbatrice ... venite qui ....!

Germaine si alzò dal banco e, con la testa bassa e le palpebre tremanti come se le lacrime dovessero sgorgare da un momemto all'altro, si avvicinò alla cattedra da dove la signorina Elisa dominava gli allievi.

- Salite... svelta, andiamo, più in frettaa.

Germaine alzò il gomito in un timido gesto atto a ripararsi il viso, ma nonostante questo ricevette sulle gote paffute due secchi schiaffi e, conseguentemente, si mise a piangere sommessamente.

Ero indignata, gli schiaffi che la diciottenne Germaine aveva ricevuto, costituivano per me un affronto così cruento che era come se li avessi ricevuti io stessa.

- Per questa volta, continuò la voce implaacabile della signorina Elisa, riceverai solamente ventiquattro colpi di bacchetta, girandoti verso le tue compagne affichè le 'nuove' siano testimoni della tua vergogna e della tua punizione... preparati!

Pensai a cosa avrei provato ed a quello che avrei potuto controbattere se l'autoritaria insegnante mi avesse dato l'ordine di prendere il posto di Germaine.

Povera ragazza, come la compiangevo, avevo il cuore che batteva per lei e l'agitazione dei miei piccoli e rotondi seni mi rivelava l'emozione che stava dominado i miei nervi.

Con gesti sinistri, gli occhi supplicanti e la bocca contratta in un'adorabile smorfia, Germaine obbedì alla signorina Elisa che le aveva detto di prepararsi.

Io seguivo con attenzione l'indecente preparazione alla quale Germaine era stata obbligata. Le mani della giovane ragazza sollevavano, da ciascun lato, i lembi della gonna grigia a grosse pieghe, rivelando delle piccole scarpe con alti tacchi, delle calze di color grigio perla tese sugli arcuati polpacci... Tremante cercava di sciogliere il nodo del nastro che stringeva in vita le vezzose mutandine castamente chiuse, ed adorne di svolazzanti merletti che ricadevano briosi sulle ginocchia, pudicamente serrate l'una contro l'altra.

- Smettete immediatamente queste smorfie, signorina, non è la prima volta che mostrate la vostra 'luna' in pubblico.... se non trovate alla svelta il fiocco del nastro vi aiuterò io e, vi avverto, sarà doppia pena per le vostre grosse natiche!

Ascoltate queste parole non ero più in grado di muovermi ed ebbi paura di come avrebbero reagito il mio cervello ed i miei sensi di fronte alla flagellazione.

A me ed alle mie compagne si offriva uno spettacolo curioso; sui visi di tutte noi, giovani ragazze, si potevano leggere le impressioni che stavano turbando le nostre anime... nessuna traccia di pietà nel fondo degli occhi che guardavano e puntavano la vittima, il rosso che colorava le gote ed i volti delle mie compagne - dovuto allo straordinario afflusso di sangue che è sintomo di desideri malvagi, eccetera.

Germaine aveva snodato infine il nastro delle sue graziose mutandine ed il leggero capo d'abbigliamento intimo era scivolato alle sue caviglie; ella, in piedi, cercava di rimanere di fronte all'insegnante nell'atteggiamento tipico di chi cerca di vincere la paura ed il pudore.

La signorina Elena girò la propria sedia e si mise seduta comodamente tenendo le coscie leggermente divaricate poi, presa Germaine per un braccio, l'attirò contro di sè.

Prese poi un fascio di verghe agganciato sotto la sua scrivania - ed io non dimenticherò mai l'impressione che mi fece quel lungo fascio di rametti sottili e sferzanti i cui effetti - in seguito - avrei sperimentato sulla mia propria pelle.

Naturalmente tutte queste operazioni si svolsero con una estrema rapidità, rapidità che non riesco a descrivere ed a rendere bene con la penna.

La docilità di Germaine era praticamente ineccepibile e, con la stessa sottomissione si accinse ad appoggiare il proprio ventre sulle ginocchia della nostra insegnante.

Lentamente, come un prete che officia il servizio divino, la signorina Elisa sollevò la gonna grigia e la sottana che Germaine veva lasciato ricadere.

Anche la camicia venne alzata con una lentezza esasperante - ed a me sembrò che questa operazione aumentasse ulteriormente l'onta e l'umiliazione della corrigenda.

Fu allora... che non riuscii a trattenere un piccolo 'ooh!' scaturito dal mio pudore ferito ed infranto.

Per la prima volta nella mia vita, avevo innanzi aglii occhi il culetto di una ragazza messo in posizione tale da non riuscire più a ditogliere lo sguardo da quell'affascinante rotondità. Mi si perdoni questo, ma mi ero ripromessa di essere sincera e l'impressione che il sederino di Germaine produsse sul mio cervello si rivelò essere una delle più gradevoli.

Intraprendere ora la descrizione di quello che vidi è sufficientemente scabroso per una ragazza come me ed io arrossisco ancora adesso al solo pensiero di rivivere quei ricordi.

In tutta sincerità avevo davanti a me, incorniciata dalle linee bianche della camicia e dai cuscinetti della sottana e delle vesti, una grossa luna di carne bianca e dolce, misteriosamente separata nel mezzo da una profonda fenditura che si incurvava fra le gambe terminando in un'ombra dal colore brunastro, guardiana di un affascinante mistero...

Le calze, indossate e ben tirate sino a mezza coscia, facevano in modo che le gambe risultassero rotonde e affusolatamente eleganti anche se, a dire il vero, Germaine era leggermente grassottella.

Di quello spettacolo ricorderò sempre di non avere mai più visto una ragazza - una giovane donna - in una così indecente posizione e ricordo che allora, il solo pensiero di poter essere messa in una tale posa mi faceva arrossire in viso dalla vergogna e dall'umiliazione.

Ero nei primi banchi e, così piazzata, mi trovavo ad un paio di metri appena.... dal culo della colpevole.

La signorina Elisa alzò leggermente il ginocchio destro sistemando il tacco della sua calzatura sul traverso di legno della sedia. Quel piccolo movimento fece, conseguentemente, sporgere maggiormente i due globi di quel culo che si aprì ancora di più e, schiudendosi, lasciò intravedere la profonda ed ambrata fenditura mediana del delizioso mappamondo.

- Ed eccovi ancora una volta pronta per riicevere una bella sculacciata... siete e sarete sempre un'incorregibile piccola canaglia... ma questa volta voglio conciarvi il culetto in maniera tale che ricorderete per un bel pezzo la punizione!

La voce della signorina Elena era tagliente come una lama d'acciaio e mi faceva fremere dalla nuca ai piedi ma, devo scriverlo, questo terrore non era per me privo di fascino... un miscuglio di sensualità ed una sorta di curiosità per il castigo...

Questa tentazione inquietante che porta a ricercare il pericolo mi fece immaginare di dovermi consegnare per il supplìzio infamante della punizione con le sferze o con le verghe; turbata da questo incomprensibile sentimento - che Edgar Allan Poë chiama il Génie de perversité - capivo anche che dovevo al più presto liberarmene e, quale modo migliore, se non quello di fornire un prestesto all'insegnante, tale da permetterle il mio denudamento vergognoso preludio di una sonora sculacciata davanti alle mie compagne.

La signorina Elisa alzò il braccio.... ed io fui sul punto di gridare... fortunatamente, però, dalla mia gola contratta non scaturì alcun suono... poi la verga sibilò nel silenzio e cadde con un suono sinistro sul sedere umilmente presentato.

Le natiche, sottoposte a questo brutale sferzamento, si contraevano ritmicamente formando due piccole fossette nelle masse bianche e carnose ed i reni, cercavano invano di sottrarsi alla sequenza di colpi con movimenti che altro non facevano che meglio predisporli a ricevere la successiva sferzata.

La signorina Elisa fustigava lentamente in modo tale che ciascuna vergata, data dall'insieme delle sferze, producesse sul culo da emendare la massima sofferenza... naturalmente al dolore andava ad aggiungersi l'umiliante esposizione dovuta alla posizione di Germaine, mettendo così a dura prova il pudore della povera ragazza.

La verga si abbatteva nuovamente ed io potevo vedere il formarsi del segno roseo che zebrava le natiche ed andava ad intersecare la fenditura mediana che le separa.

Ogni volta che il braccio adempiva il proprio dovere, un grido sempre più acuto rispondeva al sinistro fragore che la verga produceva cadendo sull'elastica e carnosa massa posteriore della corrigenda.

Il culetto di Germaine, sotto i vigorosi colpi danzava follemente e, schiudendosi, aumentava l'espansione dell'invasatura mediana rivelando la linea rosea e delicata della sua verginità.

Con gli occhi abbagliati da tale spettacolo e col sangue che mi pulsava nelle arterie, nelle tempie e nel cuore, assistevo inerme al terribile abbattersi della verga sul culo, in un folle turbinio di colpi.

Germaine supplicava, e l'umiltà con la quale implorava il perdono mi facevano capire quale fosse la sua sofferenza ed il suo smarrimento... il dolore faceva interrompere con singhiozzi le frasi che tentava di proferire... le verghe le facevano ritmare le parole infantili che la graziosa e piccola bocca indirizzava all'insegnante sculacciatrice.

- Signorina... basta!.. per...perdono... ooh ooh!... io non lo farò... piùùù!... pietà... mi sta... state straziandooooo... ooh!... basta, basta.... pietà....

La verga indiscreta colpiva bene le sommità delle due natiche ed anche fra le stesse, bene aperte, ove la delicatezza femminile è talmente sensibile che il dolore risulta essere pressochè insopportabile... ed erano urla selvagge, torsione dei reni, mani supplicanti che cercavano invano di proteggere il culetto divenuto tutto rosso, ...un rosso luccicante, come se fosse stato ustionato.

L'insegnante era molto forte e non faticava minimamente nel mantenere la ragazza diciottenne in quella triste posizione nonostante muovesse le gambe in tutte le direzioni, incurante dello spettacolo indecente prodotto da tale ginnastica forzata.

La verga si abbattè sul culetto della povera nostra beniamina almeno venticinque volte... e sono sicura che chi non è mai stato sculacciato non rimarrà certo impressionato da questo numero... ma garantisco che venticinque colpi di verga, impartiti sul culo nudo, sono sufficienti per far gridare a pieni polmoni, soprattutto una ragazza dalle natiche delicate e così tenere.

Quando Germaine fu libera dalla presa che la obbligava riversa sulle ginocchia della signorina Elisa, il suo esposto ed espanso posteriore era veramente molto rosso ed aveva l'aspetto di quelle belle peonie dal brillante colore granato.

La poveretta, incurante della sua nudità, si sfregava il sedere con il palmo delle mani e contorceva le gambe stringendole l'una contro l'altra; le spalle fremevano scomposte per i singhiozzi convulsi. Come doveva soffrire... per esporsi davanti a noi così nuda, domata ed umiliata.

La signorina Elisa, con il viso affettato ed ammanierato che rifletteva una strana mistura di esagerato puritanesimo e di concupiscenza, richiamò alla decenza la dolorante Germaine

- Rimettetevi le mutandine! Non avete verggogna di rimanere in questa tenuta davanti a tutte le vostre compagne?

Le compagne, come seppi in seguito, non si mostravano per nulla scioccate dall'esibizione delle graziose e paffute rotondità della loro condiscepola; non era la prima volta che assistevano ad uno spettacolo simile; sotto questo aspetto si conoscevano tutte molto bene fra di loro... ed i loro giovani corpi non avevano più segreti da rivelare...

Ero dunque la sola a commuovermi davanti a questo spettacolo ed inoltre ero, per la mia insegnante e per le mie compagne, oggetto di curiosità più interessante della povera Germaine della quale avevano potuto vedere il grazioso culetto un incalcolabile numero di volte.

Durante tutto il tempo in cui la sculacciata aveva avuto luogo, avevo avvertito lo sguardo malizioso delle mie compagne e della stessa insegnante; mi lanciavano una serie di sguardi di sottocchio come quelli che gettano le ragazze quando iniziano a divenire civettuole, ipocrite e curiose - vale a dire - graziose e piccole figlie di Eva.

Evidentemente, il mio stato psicologico le inquietava e la mia presenza andava a rinvigorire il loro interesse per uno spettacolo, la cui frequenza aveva reso quasi banale.

Quali erano le mie impressioni di fronte al culetto nudo di Germaine? Quali i sentimenti d'indignazione che avvertivo nel mio petto palpitante?... Quale era esattamente l'acutezza della mia vergogna?

Orbene, i loro sguardi mi fecero capire chiaramente che si stavano ponendo tutti questi quesiti poichè io stessa, un anno dopo - assistendo ad una punizione corporale simile - avrei cercato risposte alle stesse domande sul viso della nuova povera malcapitata di turno; con la stessa maliziosa curiosità.

Germaine aveva reimprigionato il suo grazioso e rotondo culetto nel fragile guscio delle proprie mutandine e, discesa la cattedra, venne a sedersi al suo banco di legno lasciandosi scappare un piccolo 'ahi' di dolore quando il sedere arrossato ed infiammato venne a contatto con il sedile non imbottito.

Di nascosto la osservavo.

Non aveva già più l'aria sofferente ed appena la sua vicina compagna di banco con gesto sfacciato si passava ella stessa la mano sulle rotondità del culo reso ancora più evidente dalla aderenza del vestito, ebbi la sorpresa di constatare che Germaine le rispose con un sorriso complice che mi rese molto turbata e pensierosa.

Questa prima sculacciata, della quale io fui testimone, servì a smaliziare la piccola innocente che ero... Da quel giorno, il godimento e la bellezza fisica mi si erano rivelati sotto il loro aspetto più conturbante ed il 'veleno' scorreva ora nelle mie vene di giovane ardente ed in piena salute. 

Durante la notte che seguì questa piccola esecuzione scolastica feci dei sogni così inquietanti che mi svegliai più volte, in preda a sensazioni così precise e persistenti che mi fecero cadere nel disgusto di me stessa. Delicatamente, io non seppi esimermi da un solitario sollievo che solo l'istinto della mia nascente sensualità mi suggeriva.

Le pesanti occhiaie che affliggevano i miei occhi il mattino successivo, rivelavano la speciale fatica della quale ancora sentivo il turbamento. La signorina Elisa, entrando in camera mia mentre ero intenta a sistemarmi i lunghi capelli castani, non si fece ingannare dallo sguardo languido della mia fisionomia un poco pallida...

Mi guardò con gli occhi bruni ed io mi sentii vacillare dallo stesso.

- Oh mia piccola!... avete bisogno di esseere sorvegliata bene... non voglio insistere... ma credo che ben comprenderete quello che intendo dire!

- "Signorina!... mio Dio... no!..." balbetttai... al pensiero che questa donna sapesse quale fosse stata la causa della mia insonnia notturna.

- Non rispondete... ora capisco perché la vostra matrigna vi ha particolarmente raccomandato all'attenzione della nostra signora direttrice... il mio dovere mi impone di avvertirla immediatamente di questa funesta abitudine un po' troppo comune fra le ragazze della vostra età!

- Vi prego, signorina... non dite nulla.... io non so a cosa state pensando... ma vi giuro che non ho fatto niente di male...

- Vestitevi e non continuate a ribattere.... sappiate che da oggi vi considero sufficientemente al corrente delle abitudini vigenti nella nostra casa di correzione, tanto da sottomettervi al regime delle punizioni corporali che vengono inflitte già alle vostre compagne...! Donna avvisata...

Con queste parole piroettò con disinvoltura su sè stessa e passò nella camera vicina, occupata dalla mia amica Georgette.

Intesi ancora la sua voce imperiosa apostrofare la giovane e sventurata ragazza per un insignificante dettaglio relativo all'abbigliamento.

- Tutti i giorni la stessa cosa... disordiine dappertutto... datemi la vostra mano.... meritate venti colpi di ferula!

Intesi la voce di Georgette balbettare qualche vaga e timida scusa; dopo, il rumore secco della bacchetta che colpiva la mano della poveretta.

Ascoltai trafelante il rumore della correzione, ...certo meno vergognosa della sculacciata ma dal dolore così cocente... che, pensai..., avrei preferito ricevere dei colpi sul culo nudo che sul palmo della mano... nel primo caso si ha sempre una sensazione molto, molto speciale che rende talvolta la punizione meno spiacevole di quanto si possa immaginare. Ben inteso, parlo di sculacciate normali... se parlassimo di una seria flagellazione, la sofferenza sarebbe così intensa che ci si sottometterebbe di buon grado anche agli ordini più avvilenti.

Georgette sopportò la correzione mattutina con molto coraggio: grida e preghiere giunsero infatti solo al quindicesimo colpo... sul finire della punizione.

Quando raggiungemmo il refettorio per il nostro caffè-latte, mi passò vicino e posandomi la mano sulla guancia mi sorrise mestamente sussurrandomi:

- Senti com'è calda!

Risposi:

- Ti fa molto male, mia cara?

Così dicendo, le baciai dolcemente il palmo rosso della sua manina fremente ed il contatto delle mie labbra con l'epidermide femminile, fu irritante e dolce come il contatto con un tessuto di seta.

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