I MATERIALI

 

* La torba acida di sfagno

 

 

Uno dei postulati della coltivazione delle piante carnivore è sicuramente l’utilizzo della torba acida di sfagno.

In natura, le piante carnivore nascono in terreni del tutto privi di sostanze nutritive e quindi l’evoluzione le ha portate ad assimilare nutrimento attraverso la cattura degli insetti. Per coltivarle, perciò, dobbiamo piantarle in un terreno acido e privo di qualunque tipo di concime o fertilizzante.

Ovviamente, esistono tanti tipi di torba e per trovare quella giusta dobbiamo stare molto attenti a qualche indicatore che viene riportato sulle confezioni:

 

*      il PH: il valore del ph è indicato con una scala che va da 1 a 14, ma come detto,  noi abbiamo bisogno di una torba acida, quindi prenderemo in considerazione solo i valori dall’1 al 7 anche se una torba con un valore superiore a 4.5 comincia a diventare rischiosa per la salute delle piante. L’ideale sarebbe una torba con un ph inferiore a 4, quindi se trovate una torba con ph 3 o 3.5 potete stare tranquilli: non c’è nulla di meglio!

 

*      Indice di Von Post: è indicato da un H seguita da valori che oscillano fra 7 e 1 ed indica lo stato di decomposizione della torba. Dovremmo scartare immediatamente le torbe H5, H6 e H7; quelle H3-H4 sono abbastanza buone mentre le H2 e soprattutto le H1 sono il meglio che si può chiedere! Se trovate della torba H1, non esitate un istante ad acquistarla poiché darà risultati strabilianti.

Ci teniamo a dire che la torba da noi utilizzata è H4-H5 e, seppure non ottima, sembra essere ben tollerata dalle nostre piante.

 

*      AZOTO INORGANICO: come abbiamo già detto, le piante carnivore ricavano il loro nutrimento dagli insetti, quindi l’azoto presente nel terreno dovrebbe essere inferiore allo 0.5%: se è superiore, rende tossico il terreno.

 

Quindi, ricapitolando, il terreno deve essere acido e senza alcun tipo di fertilizzante.

Quando acquistate un pacco di torba e non la usate tutta, ricordatevi che se si secca eccessivamente perde le sue caratteristiche, quindi ricordatevi di chiudere bene il pacchetto e di idratarla di tanto in tanto con una spruzzetta per mantenerla sempre abbastanza umida, ma non fradicia!!

Purtroppo la torba, con il tempo, tende a marcire e quindi si rende necessario rinvasare periodicamente le nostre piante anche se ognuna ha esigenze diverse: ne parleremo singolarmente nella scheda di ogni singola pianta.

Un consiglio che ci sentiamo di dare è che, quando acquistate una nuova pianta, il rinvaso immediato è cosa buona e giusta, per il semplice motivo che chi aveva le piante sicuramente non si è posto il problema di annaffiarle con la giusta acqua e questo ha sicuramente portato ad un degrado della torba; quindi, appena portate a casa la nuova arrivata, trapiantatela subito (se non è in riposo invernale ovviamente): non potrà che ringraziarvi!

 

* L’acqua

Insieme al terreno, un altro fondamentale aspetto riveste l’acqua.

La semplice acqua del rubinetto ha un effetto devastante sull’ acidità della torba e quindi sulla salute delle piante stesse, in quanto contiene troppo calcare (durezza).

In natura, la maggior parte delle piante carnivore cresce in distese di torba spesso inondate dall’acqua.

Il modo migliore per coltivare una pianta è riprodurne fedelmente le condizioni naturali. Scartiamo a priori l’acqua del rubinetto (se in passato avete avuto piante carnivore che vi sono morte in pochissimo tempo questa è quasi sicuramente la causa) perché è ricca di calcare e, oltre a far arrabbiare le donne di casa per gli aloni nelle docce, ha la stessa funzione di un veleno per le vostre carnivore!

Un’ altra acqua da scartare è quella di fiumi o canali, non per la presenza di minerali ma per l’alto tasso di inquinamento.

Le piante carnivore sono molto delicate da questo punto di vista e quindi è meglio non rischiare: non ne vale la pena.

 

Ora parliamo dei tipi di acqua che possiamo usare per la coltivazione.

 

* ACQUA DI BOTTIGLIA: non è certo la soluzione più economica ma è senz’ altro molto valida. Ad una sola condizione: che il residuo fisso dell’ acqua a 180°C sia inferiore a 50 mg/l. E sufficiente leggere sull’etichetta questo valore (ovviamente si parla di acqua naturale e non gassata). Ad esempio, è molto indicata l’ acqua Sant’ Anna ma, in commercio se ne trovano anche di migliori, anche se ad un prezzo maggiore.

* ACQUA PIOVANA: a differenza di quella di bottiglia è certamente più economica ma c’è il problema riguardante la disponibilità, soprattutto nei mesi estivi.

La soluzione ottimale sarebbe crearsi delle scorte, da tenere al buio e al fresco, poiché tende a marcire.

Con tale acqua si possono ottenere risultati paragonabili all’acqua da osmosi inversa di cui parleremo fra poco.

E’ fondamentale evitare l’accumulo di acqua di ristagno nei sottovasi, in quanto possono attecchire muffe e alghe dannose per le piante.

* ACQUA DA OSMOSI INVERSA: questo particolare tipo d’acqua si può trovare in negozi specializzati nella vendita di acquari, anche se il prezzo non è molto conveniente. Noi l’abbiamo trovata in un supermercato (la marca è CLIN), sotto il nome di “acqua demineralizzata” al prezzo di 0.74 euro per 5 litri.

L’acqua da osmosi inversa si ricava mediante un sofisticato sistema di filtrazione, che i più facoltosi coltivatori possono permettersi a prezzi molto elevati. In sostituzione all’acqua da osmosi inversa si può tranquillamente utilizzare anche quella distillata, anch’essa idonea alla coltivazione delle piante carnivore.

 

* La perlite o agriperlite

 

 

La torba acida di sfagno è l’unico terreno in cui la grandissima parte delle carnivore può vivere: per loro non c’è cosa migliore.

Esiste però un problema. La torba, se usata pura, tende a compattarsi sempre più impedendo l’ossigenazione del terreno e quindi soffocando le piante. In natura questo problema non esiste, per il semplice fatto che la torba non è pura ma ricca di resti vegetali di grossa pezzatura come la corteccia di pino, con la presenza anche di sassolini e ghiaia che la mantengono meno compatta e quindi perfetta alla vita delle piante. Sempre cercando di riprodurre la situazione naturale, per mantenere la torba con la giusta compattezza si usano vari materiali.

Uno di questi è la perlite. La perlite o agriperlite è composta da piccolissimi sassolini simili al polistirolo (attenzione non è la stessa cosa!!) di origine vulcanica; questo prodotto, mischiato alla torba, in proporzioni che dipendono dal tipo di pianta, permette il giusto drenaggio e quindi la giusta aerazione e porta enormi benefici alle piante carnivore.

Un altro punto a favore della perlite è che, essendo un prodotto inerte, non altera l’acidità del terreno; tuttavia, sembra che col tempo rilasci fosfati innocui per tutte le piante ad eccezione per il genere Nepenthes (vedremo meglio nella parte dedicata alla coltivazione).

L’unica seccatura è che, durante il rinvaso, risulta molto laborioso e soprattutto noioso recuperare la perlite, quindi va cambiata ogni volta e, visto che non è di semplice reperibilità, la questione della disponibilità può essere un problema. Un consiglio è che, quando riusciamo a reperirla in un negozio, visto che il prezzo è irrisorio, sarebbe opportuno farne una bella scorta!

La perlite è utile, oltre che per il rinvaso suddetto, anche per la costruzione di una sfagnéra (vedi sezione “Lo sfagno”) e quindi la consigliamo come il miglior tipo di materiale per rendere drenante il substrato delle piante carnivore, anche se altri materiali possono essere utlilizzati, come di seguito esposto.

 

In mancanza della perlite si può usare la graniglia di quarzo bianco o rosa utilizzata come parte del corredo degli acquari; questo sedimento si può trovare nei negozi di aquariofilia ed è importante accertarsi che non contenga altri elementi sintetici o meno prima di utilizzarlo. Si consiglia inoltre di risciacquare il materiale più volte prima dell’utilizzo, in modo da eliminare tutte le eventuali tracce di lavorazione. Prima di mischiare la graniglia di quarzo alla torba, è d’obbligo provare ad immergerne un pugnetto in un bicchiere di succo di limone o acido muriatico: se vedete che “frigge” (con sviluppo di gas) allora ci dispiace dirvi che il materiale acquistato non è quarzoso, ma calcareo, e creerebbe un ambiente letale per le nostre piante. In caso non osserviate la reazione suddetta potete quindi procedere tranquillamente.

Purtroppo la graniglia di quarzo, essendo molto più pesante della perlite, tende col tempo a compattare il terreno (specialmente in condizioni di perenne immersione in acqua); questo fatto rende la sabbia di quarzo meno consigliata della perlite.

 

ATTENZIONE: la perlite, quando è secca, sprigiona polveri dannose per i polmoni: quando la maneggiate perciò, utilizzate una mascherina e spruzzate la perlite con l’acqua “buona” in modo da ridurre al minimo l’emissione delle polveri volatili. Una volta mescolata alla torba non ci saranno più problemi di inalazione.

 

* La vermiculite

 

 

Con i materiali appena citati otteniamo un terreno acido e scarsissimo dei nutrienti utili alle piante, i quali verranno però forniti dagli insetti. Ricordiamo che concimare le piante è estremamente dannoso per la loro salute anche se esiste un minerale, appunto la vermiculite, che incrementa la salute delle piante carnivore in quando ricco di nutrienti quali ferro, fosforo, ecc. Con l’ausilio di questo minerale, molti coltivatori hanno ottenuto sorprendenti risultati specialmente con il genere Sarracenia, anche se noi non possiamo dire molto sulla sua potenzialità dato che è da poco tempo che lo testiamo.

Purtroppo la vermiculite è basica (PH>7) quindi, se usata in grandi quantità, alza notevolmente il PH della torba fino a portarlo a livelli pericolosi per la sopravvivenza delle piante carnivore. Il consiglio è quindi di usarne solamente un pizzico ogni litro di torba per le Sarracenie, ed un pizzico ogni 2-3 litri di torba per tutte le altre piante carnivore (con poche eccezioni, che tratteremo nelle schede di coltivazione). Come se non bastasse, la vermiculite è difficilmente reperibile, ma comunque resta un composto assolutamente NON necessario per la coltivazione delle nostre piantine.

 

ATTENZIONE: la vermiculite (come la perlite) quando è secca, sprigiona polveri dannose per i polmoni: quando la maneggiate perciò, utilizzate una mascherina e spruzzate la perlite con l’acqua “buona” in modo da ridurre al minimo l’emissione delle polveri volatili. Una volta mescolata alla torba non ci saranno più problemi di inalazione.

 

* Il Bark

 

Un'altra utile aggiunta alla torba può essere il bark (o composto per orchidee). Questo composto è formato da un 20-30% di torba acida di sfagno ed il resto è corteccia di pino; il PH non è molto basso (intorno al 6) e quindi non è particolarmente consigliato per piante che amano terreni molto acidi, ma può essere molto utile per la coltivazione delle Nepenthes che in natura vivono insieme alle orchidee. Da qui il nome del terreno, che infatti viene chiamato anche composto o terriccio per orchidee. Il bark ha la proprietà di creare un terreno molto aerato che le Nepenthes gradiscono particolarmente. Per questo genere di piante si può usare anche la perlite ma vedremo meglio come comportarci nella sezione dedicata alla loro coltivazione.

 

* Il vaso

Il tipo di vaso non è importante quanto la scelta della torba o l’utilizzo o meno di perlite e/o sabbia silicea, ma può fare la differenza se volete allungare il periodo di riposo invernale o se coltivate piante che amano luoghi freschi quali la Darlingtonia Californica. In entrambi i casi, infatti, è consigliato l’utilizzo di vasi di terracotta poiché tendono a raffreddare il terreno, essendo la terracotta un materiale poroso nel quale l’acqua può infiltrarsi e permettendo un’ evaporazione ottimale a mantenere l’interno a temperature relativamente basse.

In tutti gli altri casi è però consigliato il vaso di plastica perché, oltre ad essere meno costoso e con pareti impermeabili, è più igienico e tende a conservare il calore della torba, limitando l’evaporazione dell’acqua. Un’altra importante conseguenza, è che le vostre piante andranno in riposo invernale più tardi e si risveglieranno da esso già agli albori della primavera permettendovi di vederle crescere per molti mesi all’anno.

 

*  Il nutrimento

       Dare da mangiare alle piante carnivore, oltre a non essere assolutamente necessario, può essere dannoso. Mi spiego meglio: queste piante, come abbiamo visto, hanno sviluppato sistemi per la cattura degli insetti ma, nel contempo, altri per attirarli. Ogni specie adotta infatti un metodo diverso per attrarre i malcapitati insetti nelle trappole: questo può avvenire per mezzo di nettare profumato, ormoni che gli insetti riescono a percepire….. Per cui le carnivore si arrangiano a nutrirsi ed anche se venisse a mancare per molti mesi il nutrimento fornito dalle prede, capiterà raramente di veder morire una pianta, al limite la vedremo crescere più lentamente. Al contrario l’eccesso di cibo porta all’usura delle trappole che, dopo un certo tempo, perdono la loro facoltà di assorbire nutrienti e vengono quindi lasciate seccare dalla pianta; evidentemente, a lungo andare, le piante ne soffriranno molto, fino addirittura alla morte. Quindi, il nostro consiglio è quello di non nutrire spesso le piante carnivore artificialmente (al massimo una volta ogni 2 mesi) se le volete veder crescere rigogliosamente ed in poco tempo. Ovviamente il dare insetti alle nostre piante (rigorosamente vivi sennò spesso non vengono digeriti) è vivamente sconsigliato se vediamo che se la cavano bene già da sole.

 

*  La luce

Altro fattore importante per la crescita delle piante carnivore (così come di una qualsiasi pianta) è indubbiamente la luce, dalla quale traggono l’energia per vivere. Bisogna però riconoscere che non tutti gli esemplari amano il sole diretto: alcuni amano la penombra, altri la luce soffusa ed altri ancora devono essere tenuti in pieno sole tutto il giorno. Addirittura certe specie di difficile coltivazione hanno bisogno di un certo numero di ore di luce e di buio tutto l’anno, senza il quale perdono la loro voglia di crescere vigorosamente. Comunque, analizzeremo caso per caso il tipo di luce che ogni specie, della quale abbiamo esperienza, predilige.

 

*  L’aerazione e la temperatura

Per concludere bisogna dire che le piante carnivore sono abbastanza esigenti anche per quanto riguarda l’aerazione e la temperatura. Infatti, un continuo ristagno d’aria porta alla formazione di muffe pericolose per la salute delle piante mentre gli sbalzi di temperatura le fanno deperire. Altrettanto da evitare sono le forti correnti d’aria che tendono ad asciugare i liquidi digestivi, oltre a quelli predisposti ad attirare le prede. Entrambe queste situazioni sono da evitare e bisogna attenersi alle esigenze della pianta, a seconda della specie, per quanto riguarda la temperatura, garantendo nel contempo un costante ricambio d’aria per evitare l’insorgenza delle tanto famigerate muffe.

 

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