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- Intervista a Sarah Michelle Gellar
Intervista per I.H Magazine
I.H.: Qual è stato l’elemento più interessante della lavorazione di questo film?
Sarah: È stato tutto interessante, anche solo l’idea di andare a girare a Tokyo il remake di un film giapponese che era già stato un successo in patria. Non era mai successo prima d’ora che in America si facesse il remake di un film nipponico con lo stesso regista dell’originale. Siamo stati sorpresi di quanto tutto sia filato liscio, ma del resto eravamo un gruppo di attori affascinati dalla cultura giapponese.
I.H.: Recitare in Giappone è stata un sfida per te?
Sarah: La sfida era la situazione stessa e di questa riuscita do tutto il merito a Shimizu. Ha diretto in maniera coerente senza neppure parlare la nostra lingua, è stato bravissimo a integrare alla sua storia i personaggi americani, che culturalmente hanno reazioni del tutto diverse rispetto ai giapponesi. Lui però è riuscito a capirli.
I.H.: Ci sono state altre difficoltà durante la lavorazione? Ad esempio per il fatto che parte della troupe era giapponese…
Sarah: Mi sono resa conto che fare un film è incredibilmente universale. Certo, c’è molta differenza tra noi e loro: i giapponesi hanno un approccio molto più rispettoso al lavoro. Non si mangia mai sul set, ci si deve sempre togliere le scarpe, ecc. E poi loro stanno tutto il giorno sul set, anche se non hanno scene da girare. Invece noi attori americani ci stiamo solo per il periodo strettamente necessario alle nostre scene. È il regista che decide tutto. Per noi è stato uno shock. Per Shimizu anche il fatto che noi attori potessimo dire come vedevamo la scena era impensabile, ma poi si è reso conto che la cosa poteva essere utile e ha cominciato a chiedere opinioni anche agli attori giapponesi. Potete immaginare la loro reazione…
I.H.: L’horror orientale sta prendendo sempre più piede in Occidente. Tu che pensi dei loro film?
Sarah: Trovo che i film giapponesi, parlo dei loro horror rispetto ai nostri, siano più artistici. Giocano più sull’emotività dello spettatore e sono meno sanguinosi.
I.H.:Pensi che girerai anche il sequel di The Grudge?
Sarah: So che è in programmazione, ma non ho ancora deciso se ci sarò anche io. Questa esperienza è stata unica in ogni caso. Ho appena finito di girare l’ultima serie di Buffy e tremo un po’ all’idea di prendermi altri impegni. Vorrei viaggiare: gli attori sono tutti un po’ zingari…
I.H.: Rimanendo su Buffy, non hai paura di rimanere incastrata nel personaggio, che tutti ti ricordino solo come Buffy?
Sarah: No, non direi. Me lo chiedevano anche prima che uscisse Cruel Intentions, ma poi il film è piaciuto. Essere Buffy mi piaceva perché è un ruolo di donna combattente, molto forte. Ho bisogno di interpretare ruoli così. Fare la fidanzatina non mi sembrerebbe una sfida. Invece bisogna sempre sfidarsi. Una donna non può ancora aprire una commedia come fa Jim Carrey o un film d’azione come Tom Cruise. Non ancora! Le serie TV sono già cambiate molto in questo senso e anche il cinema lo farà.
I.H.: Dunque quali ruoli ti piacerebbe interpretare al più presto?
Sarah: Mi piacerebbe fare ancora la nasty girl, come in Cruel Intentions. È strano: se nella vita sei così, non ti vuole nessuno e sei antipatica a tutti, ma se lo sei al cinema tutti ti amano. Oppure mi piacerebbe avere un ruolo da nerd, credo che lo troverei divertente.
I.H.: In più di un’occasione hai elogiato il lavoro di Shimizu…
Sarah: Sì, è stato eccezionale. Devo dire che come attrice sono stata abbastanza viziata perché ho avuto la fortuna di lavorare con bravi registi. Personalmente tengo sempre molto conto della visione del regista e non solo di come il personaggio appare sulla sceneggiatura, perché non sempre quello che sta sulla carta mantiene lo stesso valore sullo schermo.
I.H.: Prima hai detto che Shimizu non parla la vostra lingua. Come avete fatto sul set?
Sarah: C’era una traduttrice tutto il tempo, ma devo dire che ce ne siamo serviti solo inizialmente. Man mano che le riprese andavano avanti il suo lavoro è servito sempre meno. Con Shimizu abbiamo iniziato a capirci su altri piani, con gli sguardi, i gesti, le espressioni del viso. È una comunicazione stupenda e non verbale che ti fa capire quanto la parola sia sopravvalutata.
I.H.: Con The Grudge, Buffy, Scooby Doo, ecc. Sei diventata una specialista del paranormale. C’è qualcosa che fa paura a Sarah Michelle Gellar?
Sarah: Mi spaventa parlare di me, mettermi troppo a nudo nelle interviste. Non rispondo mai a domande troppo personali.
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