Ti Porto in Africa
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Interpretata da Mango
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Sto per scoppiare, per esplodere, ne sono certo …
E’ straziante da morire dover celare eternamente dei sentimenti così prorompenti nel cuore, è un dolore lancinante che mi fa a pezzi.
E l’obbligo a rimanere fra quattro mura, nonostante non sia uno spazio propriamente minuscolo, non giova di certo al mio umore, a metà fra il depresso e l’arrabbiato con me stesso.
Improvvisamente m’alzo dal tavolo ove sono seduto e velocemente m’avvio all’uscita, correndo nel parco, buttandomi sull’erba piacevolmente fredda.
E’ un contatto fresco e in un qualche modo dolce, che mi dà almeno un po’ di sollievo.
Ho una voglia di gridare che riesco a malapena a contenere.
Mi guardo attorno circospetto, e m’accorgo d'essere l’unico che usufruisce della frescura dell’immenso giardino della scuola.
Meglio così, mi dico.
Mi accorgo d’essere sdraiato sotto la grande quercia, il nostro ritrovo abituale. E istintivamente fisso il solito posto dove prende sempre posto lui. E piango. Senza volere, senza riuscire a controllarmi, ma piango. E d’istinto mi metto a urlare disperato, battendo furioso i pugni sul manto d’erba.
Santo Dio, santo Dio, perché devo essergli perennemente accanto se non posso averlo ?!
Perché mi sono state donate le mani, se non posso nemmeno sfiorarlo ?!
Perché mi sono stati donati gli occhi, se devo limitarmi a guardarlo come un semplice amico ?!
Perché mi sono state donate le labbra, se non posso baciarlo ?!
Perché mi è stato donato un cervello, s’è un delitto ch’esso pensi solo, unicamente e sempre a lui ?!
Perché mi è stato donato il cuore, s’è peccato mortale ch’esso batta solo per lui ?!
Perché mi è stato donato un corpo, se con esso non potrò mai averlo soltanto per me ?!
Perché … perché … perché è così dannatamente bello … così angelico, etereo, perfetto … così dolce e gentile, nonostante tutto il male che gli è stato fatto … così puro e innocente, incontaminato, ingenuo e amabile … perché l’amo così tanto … perché amo un angelo dorato caduto in Terra solo per farmi dannare … io l’amo, l’amo da impazzire, da non riuscire a pensare a nient’altro … Dio solo sa quante volte ho sognato di toccarlo, abbracciarlo, baciarlo … e quante volte quasi non sono riuscito a distinguere la finzione dalla realtà … mio Dio, quanto l’amo … la mia dolce creatura d’ambra dal sorriso perfetto … che mi limiterò ad ammirare da lontano, ad amare osservandolo da dietro le sue spalle … proteggendolo, festeggiando con lui, congratulandomi con lui per quando troverà qualcuno d’amare … seguitando ad amarlo come nessuno mai, perché mai nessuno riuscirà a provare lo stesso incommensurabile amore che provo io per lui … per il mio amato, che desidero come non mai … quante volte ho osservato quelle sue labbra rosate, che mi apparivano così morbide e dolci, e ho bramato di possederle, di baciarle con ardore, passione e dolcezza, avendolo solo per me … così tante volte che m’è impossibile contarle, e che nessuno saprà mai … solo il vento mi è oramai testimone, solo l’aria, cui ho affidato queste mie dolorose parole, è silenziosa spettatrice …
Lentamente, stancamente, m’incammino verso l’entrata, con gli occhi rossi e gonfi, con la testa china.
Mi trascino debolmente, urtando qualcuno, ma ignorandolo, almeno fino a quando non sento una voce sottile e delicata chiamarmi.
“Sirius …” soffia piano, rivolto a me.
Mi volto a fissarlo : ha un’espressione timorosa, quasi timida, dipinta sul volto diafano.
Un pensiero mi attraversa la mente, veloce, crudele, sadico, terribile, ma evito di darne traccia sul viso, ostentando impassibilità.
“Sirius, io … ti ho seguito, mentre uscivi e … ho sentito le tue urla …”
Ecco. Tutto si rompe. Tutto si spezza. Inesorabile, ogni cosa cade e s’infrange, in milioni di pezzi, per non tornare più come prima.
Ha lo sguardo basso, così che io non possa carpire una sua qualche espressione … anche se probabilmente vi è il disgusto, nei suoi bellissimi e innocenti occhi di pura ambra.
E c’è solo un pensiero che adesso mi percorre il cervello : menti, menti, menti.
Distruggi tutto ciò ch’è oramai rimasto.
Così da non farlo soffrire.
Patisci solamente te, così da seguitar a godere del suo sorriso spensierato e puro.
Lascialo incontaminato, nascondigli ogni cosa …
“Oh, ma … riguardavano una persona che non conosci …” che bugiardo, falso, mentitore, attore da quattro soldi, pusillanime che sono …
Mi pare di scorgere il dolore, in quel miele dorato, mentre il suo padrone s’allontana, di corsa, lasciandomi nel mio dolore … a piangere, come al solito, da solo.
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Mi dirigo al dormitorio, tanto oramai le lezioni sono terminate.
Non mi fermo neanche per salutare James e Peter. Sono certo che il primo sia consapevole del motivo del mio stato d’animo e abbia preferito non indagare più a fondo.
Apro la porta, e mi ritrovo davanti Moony, che mi guarda deciso. Ha gli occhi rossi, come i miei …
“Sirius, devo parlarti” sussurra deciso, sostenendo il mio sguardo allibito.
“Remy, di cosa dovremo parlare ?” gli domando, con un sorriso forzato, dirigendomi con calcolata e falsa disinvoltura verso il mio letto, quando mi prende per una manica della tunica, fermandomi.
“Sirius … ho come l’impressione che quelle parole …”
“Te l’ho già detto, erano per una persona che non conosci” lo interrompo, scostando la sua mano in modo brusco, senza volere.
“Mi sembrava fossero rivolte … a me …”
Rotto.
Tutto è rotto.
Spezzato.
Il rapporto che fin’ora abbiamo avuto s’è infranto, come un fragile specchio.
Nuovamente non riesco a voltarmi, a fissare il tuo bel volto, probabilmente contratto in una smorfia di disgusto.
“Non …”
“E se … ho sbagliato … dimmelo … e basta … nega … e sarà tutto finito …” sussurra imperterrito, scandendo ogni singola parola.
E ora … come faccio … a dirgli di no ?!
“Non posso negarlo, Remus … io ti amo da impazzire … e basta !!” grido, girandomi di scatto e impossessandomi delle sue dolci labbra in un attimo.
Mi rendo conto della mia azione dopo una decina di secondi, quando in un sussulto lascio la sua bocca. E per l’ennesima volta lo guardo negli occhi, cobalto nell’oro.
“Io … io … oddio, scusami …” pronuncio come per discolparmi.
“E di cosa … ?” mi risponde, avvampando come non mai.
“Eh ?”
“Sirius … non sai quanto anche io t’ami …” ha il viso cremisi, ma regge comunque il mio sguardo seriamente sbigottito.
“Quando … hai urlato quella tua strana confessione al vento … è come se … se mi fossi reso conto … di quel che provo per te … ho dato un senso … e un nome … al sentimento che mi pervade … da talmente tanto tempo …”
Remus … Remus … mio Dio, Remus … !!
Come uno stupido, non riesco a trattenere le lacrime … mi sento invadere da una felicità immensa … Remus mi ama, REMUS AMA ME !!
Di slancio l’abbraccio, con talmente tanta foga che cadiamo entrambi sul letto, lui sotto di me con la faccia che oramai gli va a fuoco.
“Remus, Remus, mio amato Remus, non hai idea di quanto io ti ami, sei tutto quello che ho di prezioso ed importante nella vita, sei la mia aria, il mio ossigeno, sei la mia intera esistenza, … oh Remus, Remus … ti amo, ti amo, ti amo, da sempre, da sempre, ogni giorno il mio amore per te aumenta sempre di più … oh Remus, Remus, mio amato e adorato Remus …” una fiumana di parole confuse, mentre imparo a conoscere con le labbra ogni centimetro del suo viso perlaceo e del suo collo sottile e delicato, il mio corpo che reclama il suo, bisogno troppo a lungo negato … ha un sapore buonissimo, il mio lupetto …
“Siry …” soffia in un respiro, accettando ogni singolo bacio, fremendo sotto di me, con le braccia che attorniano la mia schiena, il totale arrossamento che ha lasciato spazio ad un delizioso rossore delle gote, che lo rende ancora più carino di quel che già è. E’ talmente bello, il mio piccolo Remus … così tenero e dolce, come un frutto appena maturato, sottile, minuto …
A vicenda cerchiamo le rispettive bocche, che mille e mille volte s’incrociano, con necessità spasmodica, come se ne dipendesse la nostra vita …
Dopo esserci levati calze e scarpe, senza riuscire a calmarmi, con lentezza calcolata gli levo la cravatta, così da cominciare ad avere una vista più estesa di quel corpo che ho sognato per centinaia di notti … passo poi alla camicia, slacciando ogni bottone, lentamente e dolcemente, disseminando ogni centimetro di quella diafana pelle di piccoli baci … adagio, lo faccio rialzare, così da sfilare meglio la camicia, quando succede un fatto che non mi sarei mai aspettato : in un attimo è alla base del mio collo, dove lascia un piccolo morso, debole ma che vedo lasciare il segno. Lo guardo interrogativo e lui, come se avesse percepito la mia muta domanda, sussurra :
“E’ il marchio … del lupo … ti ho segnato … come mio unico e solo compagno …” mi spiega, ansante, rosso in viso.
“Anche il lupo dev’essere allora distinto come amante esclusivo del cane …” mormoro, traendolo ancora di più a me, la mia bocca ch’è nuovamente alla base del suo collo, succhiando una parte della sua pelle, lasciando un piccolo segno rosso circolare.
“Ti amo da morire, Remus …” soffio vicino al suo orecchio, mordicchiandolo.
“Anch’io …” risponde, baciandomi le guance, sbottonando a sua volta la mia camicia, lento ed un po’ impacciato. Ci ritroviamo entrambi a petto nudo, e mentre io bacio tutta la lunghezza del suo torace, lui fa lo stesso con le mie spalle, mentre con le mani mi accarezza la schiena dolcemente.
“Sei la creatura più bella che abbia mai visto e conosciuto … e sei mio, mio e solamente mio …” sussurro fra un bacio e l’altro, fermandomi a contemplare per la milionesima volta il suo bel viso, leggermente arrossato, tenendolo fra le mani, le labbra rosate schiuse.
“Sì, sono tuo, ti appartengo, ti appartengo perché t’amo Sirius Black … e anche tu sei mia esclusiva proprietà … il mio dolce cane nero …” risponde, baciandomi.
“Sei tu ad essere dolce … talmente dolce da farmi impazzire … sei il mio miele, la mia ambrosia, il mio nettare di cui non mi stancherò mai e poi mai …”
“Neanche io mi stancherò mai di te …” mi sorride, con quel riso tenero di cui solo lui è capace, quel dettaglio primo che mi fece innamorare …
Gli prendo una mano destra, succhiando e baciando ogni dito, poi il palmo, il dorso, per arrivare al braccio, poi alla spalla, percorrendo ogni cicatrice e taglio, il collo, la gota, per giungere finalmente a impossessarmi nuovamente della bocca rosea, leccandogli le labbra, assaporando il loro dolce gusto, gustando il sapore fruttato della sua lingua. Scendo per la spalla sinistra fino a raggiungere la mano mancina, disseminando quella pelle fragrante di mille e mille baci.
Sento i suoi gemiti mentre gli torturo un capezzolo, mentre ha le mani immerse nei miei capelli scuri, giocandoci.
Sto terribilmente bene, eccitato all’inverosimile, in quell’Eden di dolce e travolgente passione … non sto sognando, ne sono certo, non è solo una bellissima illusione … poiché neanche le mie visione oniriche sono mai state così meravigliose ed eccitanti …
Mio … mio … devo farlo mio …
Questo l’unico pensiero che mi pervade la mente …
Devo … voglio possederlo, farlo totalmente e solamente mio …
La mia attenzione è oramai diretta solo al bassoventre, quando con le mani cerco di togliere la cinta dei pantaloni. Lo sento irrigidirsi ; alzo gli occhi e fisso il suo sguardo, spaventato e timoroso. La faccia arrossata m’appare leggermente dolorante.
“Remy …”
“Sirius … Sirius … n-non fraintendere ma … non sono pronto … ho paura …” bisbiglia, con le lacrime che nascono dagli occhi ambrati, percorrendo la pelle candida delle guance.
“Ssh … non piangere, Remus … non piangere, non riesco a sopportarlo …” levo le gocce di pianto con l’indice, baciandogli le gote. Quant’è tenero e dolce, il mio lupetto … e ha un’espressione così indifesa, in questo momento, da far venire voglia di abbracciarlo e coccolarlo per tutta la notte …
Gli cingo il busto con le braccia, seminando vari baci sui fini capelli di miele, sussurrandogli che va tutto bene, che non deve preoccuparsi … cullandolo come un bambino, con la sua testa premuta contro il mio petto, mentre mi ripete all’infinito che mi ama …
“Ti amo anche io, da impazzire … e saprò aspettare, amore mio …” e saprò farlo davvero … perché non posso farlo se lui non vuole, non posso distruggerlo come una bambola per colpa della mia irruente passione … lo amo e farò tutto per lui, per la sua felicità …
E ci addormentiamo, sereni, sorridendo, uno fra le rassicuranti braccia dell’altro.
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