Lupi Solitari

La Storia della Famiglia Lupin

capitolo VII

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VII - CUCCIOLO DI LUPO

Nei pressi di Bedgebury Forest, Kent, Inghilterra, Agosto 1966

Remus non capiva cosa stesse accadendo attorno a lui. La testa gli faceva male, le palpebre erano pesantissime, il dolore lancinante proveniente dal suo braccio lo aveva stordito, tutto sembrava così sfocato, così ombroso.

Strinse le mani attorno alle lenzuola fresche su cui era poggiato, cercando disperatamente un contatto con la realtà, cercando di tornare in se, ma senza successo. Si sentiva il corpo in fiamme, voleva gridare, parlare, ma non riusciva nemmeno a sussurrare.

Avvertì una presenza estranea sulla fronte rovente, un tocco soffice e gelato. La temperatura si abbassò, anche se di poco. Riuscì ad aprire a mala pena gli occhi, per vedere il profilo confuso di sua madre che si chinava su di lui, che gli poggiava uno straccio bagnato sul viso tentando di alleviare la sensazione di calore febbricitante che lo pervadeva.

La madre amorevolmente gli passava la bacchetta magica sulle ferite del volto e del petto, facendole rimarginare, sussurrando parole dolci nelle orecchie del suo piccolo, piangendo, accarezzandolo.

"Tesoro, mio piccolo Remus..." continuava a ripetere, mentre le lacrime le rigavano le guance.

Remus chiuse di nuovo gli occhi, esanime, piombando nuovamente nel nulla, la mente che gli riproponeva le terribili immagini a cui aveva assistito.

Sognò di Collean e della bestia, del corpo martoriato del ragazzo, di come il fratello lo aveva salvato da una morte certa, sacrificando la sua stessa vita...mentre la mente era attraversata da tali incubi, sentiva che dentro di se qualcosa stava cambiando, una mutazione incontrollata e che non si sarebbe fermata, davanti ad alcun ostacolo.

Era come se una parte dell'animale fosse rimasta dentro il suo organismo, era penetrata nel suo cervello, nelle sue vene, nel suo sangue, un qualcosa, una sensazione, un istinto nuovo e spaventoso che lo aveva pervaso dopo quel fatidico morso.

"Li--Lilibeth, il dottore vuole parlarci" disse con voce mesta il signor Lupin avvicinandosi alla moglie ed al figlioletto addormentato. La signora Lupin lasciò il fazzoletto bagnato sulla fronte di Remus, si alzò asciugandosi una lacrima e si recò nella stanza accanto, dove il dottore del paese li stava aspettando, alto e curvo, con la barba grigia che gli arrivava al petto ed il mantello marrone che gli scendeva ai piedi. L'espressione sul suo volto rugato non era incoraggiante.

"Allora dottore...cosa...cosa...cosa ha Remus?" chiese Elizabeth Lupin stringendosi al marito, preparata al peggio.

"Signori Lupin, da ciò che ho potuto vedere, credo che il piccolo sia stato assalito da un...un Lupo Mannaro" disse il dottore lentamente, osservando l'espressione di disperazione negli occhi dei due coniugi.

La signora Lupin dovette sedersi, mentre alle lacrime si era sostituita una irrazionale rassegnazione, una lucida accettazione della tragedia che in una sola nottata, in una sola, maledetta nottata di luna piena aveva distrutto la sua famiglia.

"Ne é...certo?" chiese il signor Lupin cercando di trattenere il pianto.

"Non...non posso dirlo con la più assoluta sicurezza ma---dalla profondità della ferita, e dai residui ritrovati sul corpo di Collean..."

I genitori di Remus emisero un sussulto a quelle parole.

"Lo so che per voi é dura, avete perso un figlio e non c'é dolore più grande...ma ora dovete occuparvi di Remus, é ancora un bambino, e tutto questo cambierà la sua vita inevitabilmente...dovete stargli vicino, dovete continuare ad amarlo come se nulla fosse accaduto..." il tono del dottore si fece più amichevole "Douglas, Elizabeth...Remus ha bisogno di voi, non vivete nel dolore, non lasciate che Remus si senta abbandonato...é orribile da dirsi, ma ormai per Collean non potete fare più nulla, ora pensate a Remus"

"C'é..." inizio la signora Lupin mostrandosi risoluta "...c'é una cura...?"

"No, purtroppo..." rispose il dottore grave "Non per ora, comunque...nel campo della magia si fanno nuove scoperte ogni giorno, forse in futuro, chissà...per ora, non possiamo fare nulla di concreto per lui" il dottore cominciò a frugare nella sua borsa poggiata su di un tavolo.

"Dategli questa" disse porgendo a Douglas un'ampolla contenente un liquido trasparente "per far abbassare la febbre che lo affligerá in questi giorni...e mi raccomando, parlategli, ditegli tutto, prima che si ritrovi davanti alla prossima Luna piena..." concluse il dottore con un'occhiata di compassione verso i due Lupin.

Douglas accompagnò l'uomo alla porta, mentre Lilibeth tornò da Remus. Si sedette accanto a lui, gli prese la mano e la baciò, mentre gli occhi erano velati da un pianto trattenuto...doveva mostrarsi forte, doveva farlo, per Remus...

"Mamma.." una vocina bassissima arrivò dalla bocca del bambino, che riapriva pian piano gli occhi ambrati "Mamma..." mormorò "Cosa...cosa é successo...Collean...cosa...." continuò con parole sconnesse.

"Non preoccuparti, tesoro, non preoccuparti...andrà tutto bene, ora dormi, dormi, devi riposarti..." lo consolò la madre accarezzandogli la fronte sudata.

Man mano che i giorni passavano, la salute di Remus si faceva sempre più stabile. La medicina del dottore stava dando ottimi risultati. Il fisico del bambino tornava alla normalità...tranne che per quella profonda ferita che gli percorreva il braccio, il simbolo di un qualcosa da cui non si sarebbe mai separato.

Ma se Remus si sentiva sempre meglio fisicamente, non si poteva dire altrettanto per il suo umore, per i suoi sentimenti. Pian piano stava ricominciando ad avere coscienza di ciò che era accaduto quella notte, di ciò a cui aveva assistito...la morte del suo amato fratello, avvenuta sotto ad i suoi occhi impotenti, un incubo che lo avrebbe perseguitato per il resto della vita.

Sua madre era diventata ossessiva, non si staccava un attimo da lui, anche quando ormai la sua salute era tornata alla normalità. Ogni volta che i suoi pensieri tornavano a Collean, la donna sospirava, tratteneva le lacrime, ed andava avanti risoluta, ripetendo nella sua mente le parole del dottore...ormai non potevano fare più nulla per Collean, ora Remus aveva bisogno di tutto il loro amore.

Il signor Lupin cominciò a chiudersi in se stesso. Continuava a preoccuparsi per Remus, ma la sua mente era sempre distaccata, sempre assente. Talvolta a Remus sembrava che suo padre non potesse quasi sopportare la sua vista...lo stava forse rimproverando di qualcosa? Della morte di Collean? Oppure stava rimproverando se stesso, stava struggendosi l'animo nel pensiero che forse quella tragedia si sarebbe potuta evitare, se solo lui fosse stato più rigido nei confronti del figlio, quella notte...

Una sera, pochi giorni prima della Luna nuova, la famiglia si ritrovò a cenare insieme, ed il volto dei genitori di Remus era più malinconico del solito.

"Remus" esordì la signora Lupin a fine cena "Tu...tu sai che cosa ha ucciso Collean?" chiese, rivolta al figlio.

"Una bestia, mamma...una bestia terribile, l'hai vista anche tu...mi ha anche morso..." rispose toccandosi il braccio ferito.

"Remus...quell'animale era un...Lupo Mannaro...tu...tu sai cosa significa questo, vero?" chiese nuovamente la signora Lupin, mentre il marito assumeva un'espressione sempre più mesta.

Il bambino la guardava con occhi pesanti di lacrime "Io...io..." mormorò, per poi alzarsi di scatto. Corse alla finestra, la spalancò, fissò la Luna nel cielo blu e terso. Mancava solo uno spicchio perché fosse un tondo perfetto, latteo e lucente.

Remus si girò nuovamente verso i genitori, l'ambra dei suoi occhi era velata "Domani..." sussurrò guardando la madre "Domani..."

"Si" rispose la donna, la voce rotta dal dolore.

"No..." disse Remus in un sospiro "No..." continuò, guardandosi intorno. Corse via, piangendo, nella sua camera.

La signora Lupin fece per alzarsi, voleva andargli in contro, ma il signor Lupin la trattenne prendendole il braccio "No Lilibeth...lascialo un po' solo, ne ha bisogno..." consigliò con voce lenta.

Nella sua stanza Remus si gettò sul letto, strinse con rabbia il cuscino ed iniziò a piangere, disperato.

Alzò il volto e vide sul mobile accanto al letto la bella foto sorridente di Collean che i genitori avevano voluto mettere lì in ricordo del ragazzo, che lo salutava con un cenno del capo, bellissimo e fiero nella sua uniforme scolastica.

Remus lo guardò a lungo, ed ancora singhiozzando cominciò a parlare, come se Collean fosse ancora lì con lui, come era solito fare quando entrambi non riuscivano a dormire, e passavano le ore a discutere di ogni cosa "Collean, perché? Perché mi hai lasciato...con chi parlerò ora, a chi potrò rivelare i miei segreti? Perché...perché quella bestia non ha ucciso anche me, perché...perché devo vivere come un mostro, come un animale, e tu invece resterai sempre bello e giovane in quella foto...oh Collean, ho paura..."

La sera dopo Remus sembrava rassegnato al suo destino, era riuscito a capire che non poteva sfuggire a quella sua maledizione, ormai faceva parte del suo essere.

Al calare del Sole uscì mestamente dalla casetta ai margini della foresta, seguito dai genitori. Nessuno osò dire una parola, ogni frase sarebbe stata superflua.

Quando la luna, perfettamente circolare e di un bianco intenso, fece la sua comparsa nel cielo stellato, Remus mandò un ultimo sguardo ai genitori, al padre in lacrime, alla madre nei cui occhi risplendeva una ferma rassegnazione.

Poi iniziò l'incubo. La sensazione più orribile e lacerante che Remus avesse mai provato in tutta la sua vita. Sentiva ogni parte del suo corpo contorcersi, cambiare, mutare. Si gettò per terra, rivoltandosi nella polvere annientato dal dolore straziante, mentre la madre voleva avvicinarsi per prestargli aiuto, assordata dalle urla di dolore del bambino, ma veniva fermata dal marito.

Nelle orecchie del ragazzino tutto si fece confuso, i suoi occhi cominciarono a vedere in maniera diversa, Remus poteva sentire i suoi sensi cambiare, evolversi, esaltati dall'istinto animale che quel morso aveva iniettato in lui. Poteva avvertire la spina dorsale piegarsi, mentre si ritrovava a quattro zampe. Poteva vedere le unghia tramutarsi in artigli, poteva sentire i denti allungarsi ed affilarsi, finché nella bocca si ritrovò zanne taglienti come rasoi. Poteva percepire la folta pelliccia che iniziava a crescere sulla sua pelle liscia, i vestiti che si strappavano lasciando posto ai muscoli dell'animale che ormai si celava in lui...ogni centimetro del suo corpo era come attraversato da un pugnale, che squarciava la sua carne nella più tremenda delle sensazioni.

Finalmente tutto finì, tutto tornò calmo e placido. Davanti agli occhi dei signori Lupin ora c'era un cucciolo di lupo dal pelo fulvo, gli occhi color ambra, unica finestra sull'umanità che si nascondeva nella bestia.

L'animale ansimava, il respiro affannato per la trasformazione appena avvenuta. Si voltò, guardò i due sulla soglia della porta. Douglas Lupin teneva stretta a se la moglie. Lei si scrollo dalle spalle le braccia dell'uomo, riuscì ad avvicinarsi a Remus. Tentò di poggiargli una mano sul capo, ma il lupo digrignò i denti e si mise a ringhiare.

"Lilibeth...allontanati..." intimò il signor Lupin. La donna fece alcuni passi indietro, verso il marito.

Remus avanzò verso di loro, le zanne ancora minacciose, gli occhi crudeli. Stava quasi per attaccarli, quando d'improvviso si fermò. Gli occhi ambrati assunsero nuovamente un aspetto...umano.

Guardò il viso di suo padre, guardò gli occhi di sua madre...pian piano, ritirò gli artigli, smise di ringhiare, indietreggio.

Quando ormai era ad alcuni metri di distanza dai due, si voltò e corse via, nel folto del bosco, confondendosi tra le sagome nere degli alti alberi.

Elizabeth e Douglas lo guardavano mentre fuggiva dalla sua stessa bestialità, c'era in lui ancora quel tanto di umano che gli permetteva di preservare la vita delle persone che gli stavano a cuore.

"Dobbiamo...dobbiamo seguirlo" disse Lilibeth al marito.

"No, cara...é pericoloso...se la caverà...non può far del male a nessuno nella foresta" rispose lui.

"Ma ha solo sei anni...Doug...é un bambino, capisci?? É solo un bambino..." anche la fermezza della signora Lupin lasciò il posto ad una singola lacrima "Noi...non possiamo lasciare che viva la sua vita nell'ombra, noi dobbiamo cercare, dobbiamo continuare a sperare...hai sentito cosa ha detto il dottore, si scoprono nuove pozioni ogni giorno...noi cercheremo...e cercheremo...e daremo al nostro Remus una vita normale, lo giuro" concluse, mandando uno sguardo alla scura ed imponente foresta.

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