Lupi Solitari

La Storia della Famiglia Lupin

capitolo VI

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VI - PLENILUNIO

Nei pressi di Bedgebury Forest, Kent, Inghilterra, 1 Agosto 1966

"Collean, Collean svegliati!!" urlò Remus saltellando sul letto del fratello, che ancora dormiva profondamente.

"Collean, COLLEAN!!" insisteva, scotendo il giovane avvolto nelle lenzuola leggiere.

"Remus...cosa...cosa c'é..." mormorò il ragazzo in uno sbadiglio.

"É giorno, su, svegliati, é giorno!" ripeteva entusiasta il bambino, spingendo il malcapitato giovane giù dal letto.

Collean si alzò svogliatamente, si strofinò gli occhi e poi guardò il fratellino che se ne stava in piedi davanti a lui, un sorriso smagliante sulle labbra. Il luccichio nei suoi occhi faceva ben trasparire l'entusiasmo del bambino, ed osservando quella faccetta luminosa il ragazzo non poté far altro che sorridere.

"Ma chi me lo ha fatto fare..." disse tra se e se scotendo la testa mentre usciva dalla camera, e nell'eccitazione di Remus trovò la risposta. Far felice un bambino non aveva prezzo.

"Mattinieri quest'oggi, ragazzi?" chiese la signora Lupin quando i due entrarono nella piccola cucina, intrisa dell'avvolgente profumo del caffè appena fatto.

"Io e Collean oggi andiamo a Diagon Alley, lo sai mamma?" sentenziò Remus in tono compiaciuto mentre si sedeva e prendeva del cioccolato dal tavolo della colazione.

La signora Lupin sorrise e guardò il figlio maggiore, che ancora sbadigliava mentre tentava di sorseggiare del latte caldo, gli occhi velati dal sonno.

"Potevate aspettare qualche giorno...Collean é tornato solo ieri da Londra" disse la signora rivolta verso i figli.

"Oh no, Collean mi ha promesso che avremmo passato tutto il giorno insieme dopo il suo viaggio a Londra, e che mi avrebbe portato a Diagon Alley, vero Collean??" chiese impaziente Remus.

"Si scricciolo, purtroppo é vero..." sorrise il ragazzo "Allora" aggiunse dopo aver bevuto l'ultimo sorso del suo latte "Sei pronto?" chiese poggiando la tazza di porcellana sul vecchio tavolo.

"Si!" disse Remus alzandosi di scatto.

"Allora andiamoci a vestire, e poi via verso la stazione!" anche Collean si alzò, ed i due andarono nella loro camera.

Pochi minuti dopo erano già pronti, e salutavano la madre sull'uscio di casa.

"Ciao mamma!!" Remus agitava energicamente la mano mentre usciva.

"Mi raccomando Remus, comportai bene e non far disperare tuo fratello" ammonì la signora sorridendo.

"Va bene" rispose Remus tentando di far apparire il suo volto il più angelico possibile.

Nel giardino, i due fratelli trovarono il signor Lupin intento a scavare buche nel terreno, chino sulla vanga e col sudore che gli scendeva sulla fronte.

"Cosa fai papà?" chiese Collean avvicinandosi.

"Ah...maledetti gnomi...ci stanno distruggendo il raccolto di erbe magiche...credo che abbiano una tana nelle vicinanze, nel bosco" rispose l'uomo rialzandosi e portando una mano alla schiena dolorante.

"Quando torno stasera ti do una mano" propose il ragazzo prendendo per mano il fratellino ed uscendo dal recinto della casa.

"Oh, posso venire con te a caccia di gnomi Collean?" chiese Remus mentre si incamminavano per il sentiero.

"Vedremo scricciolo, vedremo" rispose il fratello maggiore soprappensiero.

Il viaggio verso Londra fu molto piacevole, almeno per Remus. Non era mai stato su un treno, ed ogni piccolo dettaglio, anche quello più insignificante, lo esaltava. Collean lo guardava con occhi dolci, e sorrideva davanti alla gioia spontanea ed ingenua del fratellino. Non lo aveva mai visto così felice, quello scricciolo che se ne stava sempre solo, sempre in disparte e che non parlava mai con nessun altro bambino, sempre rintanato nella sua casetta, sempre timidamente nascosto all'ombra di qualcun altro. Un lupacchiotto solitario che viveva nel mezzo del bosco, così lo vedevano gli altri bambini del paese, e qualche volta Collean si preoccupava di questa solitudine a cui il fratello sembrava essere condannato.

Arrivarono a Londra a mattinata inoltrata, attraversarono il passaggio per Diagon Alley dietro al Paiolo Magico, sotto gli occhi spalancati e meravigliati di Remus, e finalmente si ritrovarono in quell'ammasso di persone, negozi ed animali nascosto nel cuore della capitale. Gli occhietti d'ambra di Remus si spostavano su ogni singolo dettaglio, ogni singola vetrina, ogni singola persona. Sembrava non volersi perdere proprio nulla di quel confusionario spettacolo.

"Hai fame?" chiese Collean mentre passavano di fronte alla Gelateria Florian.

Si sedettero all'ombra di un ombrellone colorato ed ordinarono due grosse coppe di gelato al cioccolato.

Mentre aspettavano un gruppetto di bambini dell'età di Remus passarono lì accanto, e si precipitarono in un negozietto di giochi magici che esponeva piccole scope giocattolo, in prova gratuita.

Remus guardo i bambini, Collean guardò Remus.

"Perché non vai a giocare con loro mentre aspettiamo i gelati?" propose il ragazzo al fratello.

"No.." rispose mestamente il piccolo Lupin.

"E perché scricciolo?"

"N-non...non mi va'..." mentì abbassando lo sguardo.

Collean guardò profondamente negli occhi malinconici del ragazzino, lo accarezzo sulla testa e gli fece un sorriso.

La giornata fu magnifica. Il Sole caldo ed avvolgente invitava a passeggiare tra le luminose vie del magico quartiere, e le vetrine luccicanti invogliavano agli acquisti più disparati. Ormai era il tramonto quando i due Lupin decisero di tornare a casa, stremati ma contenti di aver speso la giornata insieme.

Arrivarono a casa a notte fonda. I signori Lupin li aspettavano nella cucina, ancora svegli.

"Finalmente, allora, vi siete divertiti?" chiese Doug Lupin ai figli quando questi entrarono nella casetta.

"Oh si papà, tantissimo, Collean ha promesso che ci andremo di nuovo, insieme, vero Collean?" chiese Remus in uno sbadiglio.

"Certo scricciolo...ci torneremo appena mi daranno il lavoro a Londra, e ti prometto che la prossima volta ti comprerò un gufo!" acconsentì il ragazzo.

"Collean..." disse la signora con fare di rimprovero.

"Va bene, va bene...magari un peluche di gufo...il gufo vero lo avrai quando andrai a scuola" sorrise il ragazzo. Guardò l'orologio sul camino spento e poi si rivolse al padre "Papà, mi ero dimenticato, gli gnomi, vado subito nel bosco..." aggiunse in fretta alzandosi.

"No Collean, non preoccuparti, ormai é tardi e sei stanco, ci andrai domani" disse il signor Lupin.

"No non preoccuparti, é un lavoro facile e poi se non li prendo ora che dormono...e comunque c'é la luna piena, la visibilità sarà migliore" rispose il ragazzo allacciandosi il mantello.

"Collean, avevi detto che potevo venire con te!" disse Remus alzandosi anche lui.

"No tesoro é tardi...devi andare a dormire..." ammonì la signora Lupin.

"Oh ti prego mamma, ti prego Collean..." implorò Remus con gli occhi compassionevoli.

Collean lo guardò, non poteva dire di no "Su mamma, si tratterà di poco tempo, e poi non ha mangiato niente, mentre gli prepari qualcosa per cena io lo porto con me, non ci allontaneremo molto..." la rassicurò, mettendo addosso al piccolo raggiante di gioia il mantello.

"Va bene...ma fate attenzione" si raccomandò la signora prima che i due uscissero.

L'aria pungente della sera si fece sentire sui volti dei due giovani mentre camminavano sul sentiero, costeggiando attentamente i bordi per cercare tracce di gnomi o della loro tana.

La luna era bianchissima e si stagliava in tutta la sua lucentezza e pienezza in un cielo terso, vellutato di blu e senza stelle.

"Ehi Collean, guarda lì, eccone uno!!" urlò Remus puntando un dito in direzione di uno gnomo solitario che correva dietro un albero.

Collean gli corse dietro, si scaraventò per terra per afferrarlo, ma non lo raggiunse in tempo, lo gnomo era riuscito a trovare rifugio in una buca del terreno.

"Creaturaccie!" sbraitò Collean sbattendo un pugno sul terriccio morbido ed umido sotto di lui. Si alzò completamente coperto di terreno.

"Guarda come sei sporco" disse Remus ridendo a crepa pelle.

"Io non riderei tanto se fossi in te scricciolo", disse il ragazzo sorridendo maliziosamente e raccogliendo una manciata di terra, che gettò addosso al ragazzino.

"No!" urlò Remus ancora ridendo, guardando il mantello tutto sporco.

"Te la sei voluta" rispose Collean con aria ironicamente superiore.

"Ah é così..." disse minaccioso Remus, raccogliendo altro terreno "Inizia a scappare" intimò sorridendo al fratello.

I due ben presto si ritrovarono a rincorrersi per il bosco, a giocare sul fogliame sotto gli alberi, coprendosi di terra a vicenda.

"Oh mio dio..." sussurrò Collean con il fiatone, mentre si gettava sfinito appoggiato al tronco di un albero, ancora ridendo di cuore "La mamma mi ucciderà..." aggiunse mentre il fratellino si andava a sedere accanto a lui, anche egli sfinito per il gioco improvvisato.

"Guardati, sembri un cioccolatino" disse il ragazzo guardando Remus e passandogli una mano tra i capelli, ed entrambi scoppiarono a ridere più di prima.

Ma d'improvviso le felici e spensierate risate furono interrotte da un rumore che fece gelare il sangue nelle vene di Collean.

Un ululato fortissimo, assordante e temibilmente vicino venne dal folto del bosco. D'un tratto gli occhi del ragazzo si fecero seri "Zitto Remus" disse al fratellino, estraendo la bacchetta magica dalla cintura.

Collean tese le orecchie pronto a captare ogni minimo rumore, ma per alcuni minuti non si sentì nulla tranne il loro respiro affannato.

"É meglio tornare a casa..." intimò Collean prendendo per mano il fratellino e riponendo la bacchetta.

Avevano fatto pochi passi quando improvvisamente, dal buio della foresta uscì allo scoperto il profilo enorme, minaccioso e terrificante di una belva dagli occhi di ghiaccio, mastodontica e con le zanne affilate.

"CORRI REMUS!!!!!!!!" urlò a squarcia gola Collean, mentre la creatura avanzava velocemente.

Il mostro si scaraventò sul ragazzino, piangente ed urlante "NOOOOOO" prima che potesse anche solo sfiorarlo con le sue sanguinarie mascelle, Collean si intromise tra i due, fece da scudo al fratellino, e tentò disperatamente di estrarre la bacchetta, ma era troppo tardi, era incastrata e l'animale già era pronto all'attacco. Remus si allontanò ed assistete all'orrendo spettacolo, il mostro saltò al collo del fratello e lo azzannò con tutta la sua forza alla giugulare, stringendo i denti affilati il più possibile sulla carne bianca del ragazzo.

"SCAPPA REMUS, SCAPPA!!" urlava Collean con l'ultimo soffio vitale che gli rimaneva.

Remus guardava e piangeva, era confuso, impaurito, disperato, impietrito davanti alla scena. Apriva la bocca, cercava di chiamare aiuto, ma dalle sue corde vocali uscivano solo sordi sibili, mentre il fratello veniva ancora dilaniato dalle zanne della bestia, in un orribile miscuglio di sangue, terra, vestiti strappati, carne graffiata.

Il mostro lasciò la presa quando ormai di Collean rimaneva solo un cadavere distrutto e sporco di rosso dal capo ai piedi, e si diresse verso Remus, con gli occhi fiammeggianti di odio e di ferocia.

Il ragazzino non fece in tempo neanche a muoversi, immobile davanti al corpo senza vita del fratello, quando l'animale affondò le sue sciabole nella tenera carne del braccio del bambino.

Il dolore lancinante ed estremo riportò Remus alla realtà, cercò di scrollarsi di dosso la belva, ma era impossibile, l'animale era gigantesco e la morsa dei suoi denti era saldissima. Ormai col braccio sanguinante e distrutto, Remus chiuse gli occhi, aspettando il peggio, mentre un mare di lacrime gli cadeva sulle guance sporche di sangue.

"COLLEAN!!!!" Remus udí nelle orecchie confuse e frastornate l'urlo disperato di sua madre. Aprì appena gli occhi, e vide la figura esile della donna che si gettava sul corpo esanime del fratello, che estraeva con tutta la forza possibile la bacchetta dalla cintura, che correva verso di lui.

Un lampo accecante di luce proveniente dalla signora Lupin andò a colpire la bestia, che finalmente lasciò la presa, ed abbandonò Remus nel sangue e nel terribile dolore che provava al braccio. L'animale corse via abbaiando impaurito, di nuovo nel folto della foresta.

Remus si gettò a terra, esausto, sconvolto. Sentì il dolore di sua madre mentre si accovacciava vicino al corpo senza vita del figlio, il suo pianto straziante.

Aprì gli occhi, e con le pupille ambrate fisso sopra di lui la luna piena, luminosa e bellissima. Le palpebre si chiusero contro la sua voltá, svenne, ancora avvolto dal dolore del braccio e dalle urla di sua madre.

Quella fu l'ultima volta in cui sarebbe riuscito a vedere il plenilunio.

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