Lupi Solitari

La Storia della Famiglia Lupin

capitolo I

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Chi può dire dove arriverà la strada
Dove scorre il giorno
Solo il Tempo...*

I - LA TERRA NATIA

Bayeux, Normandia, Francia, una notte del Febbraio 1614

Il buio che li circondava quasi faceva male agli occhi dei due giovani. Louvel stringeva forte a se la sua amata Galatee, il respiro affannato, il sudore che scendeva sulla fronte, le orecchie sempre pronte a captare un qualsiasi piccolo rumore. Pesanti passi si sentivano sul pavimento sotto il quale i due amanti si erano rifugiati. Voci lontane, crudeli "Dove sono? Parlate, dove sono?"

"Noi non lo sappiamo, non lo sappiamo, ve lo giuriamo" urlò una possente voce maschile.

"Frottole! Parlate, se non volete..."

"Mai, non ve lo diremo mai, MOSTRI!" urlò una donna, la voce rotta dalle lacrime.

Urla, pianti, il tintinnare di spade, l'affondo di una lama nella carne di un'innocente vittima, le risate di uomini senza alcuno scrupolo, l'agghiacciante richiesta di aiuto di una voce femminile, e poi neanche più quella. Si sentirono mobili fracassarsi, tende strappate, cassetti frugati, nuovamente passi pesanti che uscivano dalla casa. Ed infine, nella stanza sopra la botola in cui i due avevano trovato rifugio calò il silenzio totale.

Louvel accarezzo con una mano la guancia candida della ragazza. Poteva avvertire il calore di copiose lacrime che scendevano dagli occhi ambrati della fanciulla, poteva sentirne i singhiozzi soffocati, il pianto disperato ma silenzioso. In un solo istante la sua amata aveva perso gli affetti più cari, in un solo, tragico momento lui era diventato tutto ciò che le rimaneva.

"Amore.." sussurrò piano, in direzione della ragazza. Non ci fu risposta, solo un sospiro perso nel vuoto.

"Amore.." ripeté il ragazzo "...presto, dobbiamo andare, ci stanno aspettando..."

Galatee era immobile, una statua di ghiaccio, lo sguardo fisso sul pavimento di nuda roccia.

"Galatee...dobbiamo andare..ormai...ormai non possiamo fare più niente..." disse Louvel, soffocando una lacrima. "Si sono sacrificati per noi..per darci un futuro, un futuro migliore, per non farci vivere più da fuggiaschi...non vorrai che la loro morte sia stata inutile?" chiese il ragazzo, alzandosi, offrendole la sua mano.

La ragazza lo guardò profondamente. Poi, finalmente, strinse la mano, si alzò. Tentò di asciugarsi le lacrime, e rispose con un mesto "Andiamo..."

I due risalirono le scale che portavano alla stanza superiore. Arrivati, con le bacchette pronte e sguainate, si fecero largo tra mobili scaraventati ovunque, lembi di stoffa sparsi disordinatamente.

Per terra videro l'orribile spettacolo di cui erano stati ciechi spettatori solo pochi minuti prima. Il corpo di una donna, i capelli neri legati, una macchia di sangue rosso fiamma che le fuoriusciva dalla veste lunga. Accanto a lei, il corpo senza vita di un uomo, il volto storpiato, due ferite sul petto.

"MAMAN!" urlò Galatee, scoppiando nuovamente in uno straziante pianto, ed andandosi a gettare sui corpi dei genitori. I capelli biondi le scendevano scompigliati sulla nuca, mentre abbracciava i cadaveri ancora caldi "Maman..." continuava a sospirare, mentre le lacrime perlate andavano a bagnare il corpo della donna.

"Galatee...presto, ti prego.." disse Louvel guardandosi intorno, la bacchetta ancora in pugno. Strinse le spalle della ragazza, cercando di farla alzare, ma lei era come inchiodata al pavimento.

Si sentirono dei passi e delle voci fuori della casa. "Presto, Galatee..." disse il ragazzo strappando l'amata dall'ultimo abbraccio ai suoi genitori.

"No, ti prego..." singhiozzo la ragazza "Ti prego, lasciami qui...lasciami con loro..." piangeva disperata.

Louvel non la stette neanche a sentire, la trascinò fuori della stanza deciso, e poi via, per la porta laterale, evitando le guardie babbane che stavano tornando nella casa distrutta. In un momento le due figure si persero nel blu profondo della notte, nelle strade del piccolo paese.

Arrivarono alla casetta ai margini della campagna affannati, stremati, per la corsa e per il dolore che avevano appena provato. Louvel bussò fortemente alla porta di legno.

"Chi é?" chiese una vocina aggraziata dall'interno.

"Sono io, Louvel, apri Fantine" rispose il ragazzo, sorridendo.

La porta si spalancò ed una ragazzina di cinque o sei anni dai capelli rosso rame andò a gettarsi tra le braccia del ragazzo, abbracciandolo forte.

"Louvel, sei tornato! La nonna era così preoccupata!" disse la bambina, facendo entrare i due in casa.

"Chi é Fantine?" chiese una voce anziana da una delle camere.

"Grand maman, grand maman, sono Louvel e Galatee!! Sono tornati!!" urlò con gioia Fantine, andando verso il salotto, dal quale spuntò la figura arcuata e lenta di una vecchia signora, avvolta in una calda mantella di lana marrone, i capelli bianchi raccolti sulla testa.

"LOUVEL!" sospirò la vecchia spalancando le braccia, ed andando con fare stanco verso l'amato nipote, con le lacrime agli occhi.

"Grand maman" sussurrò il ragazzo, stringendo la nonna.

"Sedetevi, figli miei, sedetevi..." continuò la signora staccandosi dal ragazzo "Cosa é accaduto?" chiese, in direzione di Galatee, visibilmente scossa.

"Ora ti raccontiamo tutto...Fantine, vai a preparare del tè..." disse Louvel in direzione della bambina sorridente.

"Ma voglio sentire anche io!" rispose la ragazzina indispettita.

Galatee sorrise. Louvel la guardò con affetto. Non era mai stato tanto grato alla sua sorellina come in quel momento. Con la sua spontaneità aveva fatto tornare un barlume di sorriso negli occhi dolcissimi della sua amata.

"Fantine..." disse la nonna con fare di rimprovero.

"E va bene, e va bene" rispose la bimba sconsolata, recandosi in cucina.

"Allora, cosa é accaduto? Siete riusciti a trovare i documenti anche per Marius e Larelle?" chiese la vecchia con la sua voce calda e rauca.

Galatee ebbe un sussulto. La vecchia strega la guardò preoccupata.

"Marius e Larelle sono...sono stati uccisi dalle guardie babbane..." rispose Louvel fissando la nonna.

"Oh no...bambina..." disse compassionevole stringendo il bianco braccio di Galatee.

"Ci hanno inseguiti, i genitori di Galatee ci hanno fatto nascondere...ma poi sono arrivate le guardie e...e lo sai quale é la pena per i babbani che nascondono una strega ed un mago.." continuò Louvel con la voce affannata. Guardò fuori della finestra, fissando il cerchio argentato che illuminava il sentiero verso il mare. "Dobbiamo andare...la Jeanne d'Arc non aspetterà certo noi..." disse concitato "Galatee, grand maman, preparate le vostre cose..." ed uscì dalla stanza, andando in cucina.

Le due donne rimasero sole. Gli occhi azzurri della vecchia erano velati mentre guardava la bella ragazza bionda davanti a lei.

"É tutta colpa mia" sussurrò d'improvviso Galatee "Perché, perché dovevo nascere strega...perché dovevo nascere strega in un mondo, in un tempo che ha paura di ciò che non capisce...e i miei genitori, normali, con una figlia che non é altro che...che un mostro..." continuò.

"Galatee, non parlare così, non é colpa tua...é solo colpa della barbaria di certa gente, di bigotti timorati di Dio che non lasciano vivere in pace la nostra gente.." disse la vecchia strega dolcemente "Ora davanti a te si apre un futuro nuovo, un futuro che dovrai costruirti insieme a Louvel...bambina mia, non guardare più indietro, non permettere al passato di rovinarti la vita..."

Galatee sospirò, e poi sorrise "Grazie, grazie di tutto...io non avrei mai saputo cosa fare senza di voi, senza Louvel e la piccola Fantine..."

"Grazie a te, cara....grazie da parte di tutti noi...il tuo volto e la tua risata hanno riportato la gioia in questa casa, dopo la morte dei genitori dei ragazzi...non permettere a nessuno di spegnere quella risata, mai"

Louvel e Fantine rientrarono nella camera, entrambi con una sacca in spalla.

"Grand maman, perché non hai preparato le tue cose?" chiese il ragazzo.

"Louvel, Fantine...io...io non vengo con voi..." sussurrò la vecchia. Galatee la guardò con sospetto.

"Come?? Non se ne parla, tu vieni con noi!" sbraitò Louvel.

"Ragazzi...io sono troppo vecchia, troppo stanca...ormai non ho più le forze per iniziare una nuova vita, in un nuovo paese..." rispose la nonna lentamente.

"Ma, le persecuzioni....non puoi rimanere qui..." disse Louvel mentre una lacrima gli attraversava il volto.

"Non preoccuparti, ragazzo...ho ancora abbastanza magia in queste vecchie mani raggrinzite per sfuggire a qualche babbano minaccioso, per quel poco che mi rimane..."

Non ci fu risposta da parte del ragazzo. Louvel lasciò semplicemente la mano della sorella, ed andò ad abbracciare forte la nonna, sussurrandole "Addio" in un orecchio. Cercando di nascondere le lacrime, intimò a Galatee di andare.

"Ciao grand maman!" salutò gioiosa Fantine mentre uscivano dalla casa, ignara del fatto che non avrebbe mai più rivisto la nonna.

Erano già sul sentiero quando Galatee si fermò "Ho...dimenticato una cosa" mentì, e corse nuovamente nella casa. Si precipitò tra le braccia della vecchia. Non poteva andarsene senza averla salutata.

"Addio, grand maman Lupin" disse tra le lacrime.

"Addio bambina, e buona fortuna..."

Erano finalmente arrivati al porto, senza che nessuno fortunatamente li avesse visti. Decine di maghi e streghe erano in fila per salire sul grande vascello scuro, su cui campeggiava la scritta in oro "Jeanne d'Arc".

All'entrata dell'imbarcazione un mago tozzo ed incappucciato faceva passare le persone. Quando fu il turno dei tre ragazzi, il mago chiese aspramente "Nome", senza neanche guardarli in faccia.

"Louvel Lupin, Fantine Lupin e Galatee Autrec" rispose fermo Louvel, stringendo la mano della sorellina e guardando con amore verso la ragazza.

"Salite" disse il mago in un grugnito, dopo aver controllato un pezzo di pergamena contenente svariati nomi.

Mentre salivano sulla nave, Fantine chiese ridendo "Quando torniamo dalla nonna, Louvel?"

I volti del ragazzo e della sua innamorata si incupirono "P-presto Fantine, presto...ora però dobbiamo andare in un posto su questa bella nave..." rispose Louvel forzando un sorriso.

I tre trovarono un posto a sedere. Fantine si stese, e si addormentò quasi subito, stanchissima. Galatee la coprì con il suo mantello per proteggerla dal gelo della notte. Guardò al porto che piano piano si allontanava, mentre la Jeanne d'Arc prendeva velocità.

Louvel la guardò con gli occhi bruni, scostandosi i capelli ramati dalla fronte, e le strinse la mano "Vedrai Galatee...in Scozia sarà tutto più bello, potremo vivere felici e senza nasconderci, in comunità di soli maghi...ci sposeremo, avremo dei figli...Fantine potrà frequentare Hogwarts, pensaci! Ci dimenticheremo della Francia, dei babbani, di tutte le cose brutte che abbiamo passato..." cercò di rincuorare la ragazza.

"Si..." rispose Galatee, chinando il viso, anche se nel suo cuore sapeva benissimo che non avrebbe mai dimenticato, non ci sarebbe mai riuscita. Volse di nuovo lo sguardo al porto, al suo villaggio, dove era cresciuta, dove era stata felice, con i suoi amici, fino al giorno in cui scoprì di essere una strega. Ed anche oltre, durante gli anni della scuola, a Beauxbatons, dove aveva conosciuto Louvel. Senza dire una parola, gli occhi d'ambra ancora puntati verso le coste francesi, disse addio nella sua mente ai suoi genitori, a grand maman Lupin, al paese in cui era nata, e che non avrebbe mai più rivisto.

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* "Only Time", musica e testo di Enya, interpretata da Enya.

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