Un Giorno Qualunque
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“Acqua. Acqua dappertutto. Piove. Piove a dirotto. Mi sento solo…piacevolmente solo. Quella sensazione di solitudine che ti dà pace. La solitudine di chi è stato troppo in mezzo alla gente. Mi piace vedere la pioggia che scende…solo se sotto la pioggia non ci sono io. Sono in casa, una buona tazza di cioccolata calda (la cioccolata è buona…la tazza, sinceramente, è un po’ duretta…) tra le mani. Sui vetri della finestra, i rivoli delle gocce che cascano, troppo grosse per rimanere su. Il mio riflesso sul vetro. Sorrido…sì…da solo, in questa pace, in questo silenzio riposante, rotto solo dal ticchettare delle gocce sul vetro. Il gatto mi salta sulle ginocchia, accoccolandosi pacioso. E comincia a fare le fusa. Poggio la tazza sul davanzale della finestra e comincio ad accarezzarlo. Si chiama Hypnos, perché s’addormenta subito, appena s’acciambella. È bellissimo. Passano le ore.
Sirius non è ancora rientrato…non dovrebbe mancare molto, ormai, era andato solo a controllare la posta in paese. Infatti sento il suo passo alla porta. Mi alzo, in fretta, e il povero Hypnos finisce in terra, tutto scombussolato…oops…scusa micio…apro la porta prima che lui riesca a mettere la mano sulla maniglia.”
“Sto per aprire la porta, ma si apre da sola. Remus…come ha fatto a sentire che stavo arrivando? Lo bacio…come ho fatto 12 anni senza Remus? Continuo a chiedermelo tutte le volte che lo vedo accanto a me. Riempie la mia mano con la sua. E ci andiamo a sedere sul divano. Sopra Hypnos…GATTO!! MA SPOSTATI! Niente, se ne va lemme lemme con tutta calma…mah…ci mettiamo seduti…mi perdo, come sempre, nei suoi occhi d’ambra…ci appoggiamo alla spalliera del divano, vicini, fronte a fronte. Piccoli baci, sfiorati sulle labbra. Ci guardiamo negli occhi…calamite…per me i suoi occhi sono calamite. Profondi, ambrati, limpidi. Ora sereni. Anche se intorno ci sono tante piccole rughe di preoccupazione. E di sofferenza. Come devi aver sofferto, Lunastorta, credendo che avessi tradito i nostri amici. Pure se io ho avuto colpa, in parte. Lunastorta…e come devi esser stato male in questi anni, a trasformarti da solo, a graffiarti e a morderti. Lo abbraccio stretto, all’improvviso, e lui mi si aggrappa, io m’aggrappo a lui. “
“Felpato, che c’è? Cosa ti è tornato alla mente, per stringermi così? Ho visto il tuo sguardo rattristarsi…sono qui…siamo qui…Sirius, il mio Sirius. Abbracciati, così, sul divano, stretti l’uno all’altro. Così. Accarezzo i tuoi capelli, lunghi, corvini, morbidi, che profumano di foresta. Sento il tuo profumo, quanto mi è mancato. E i tuoi occhi neri, in cui mi son perso sin dal primo giorno, occhi d’onice, occhi di tempesta. Calmi un momento, infuriati quello dopo. Sei passionario, tu, lo so. Compensi quel che non sono io, compensi i miei dubbi, le mie incertezze con la tua forza. Dodici anni senza di te…come ho fatto…come ho fatto…e poi, crederti colpevole…come ho potuto…”
“È bello stare qui, con te, stretti sul divano. Tu, sempre calmo…se ti arrabbi, ed è raro, cominci ad alzare le braccia. Hai la forza dell’acqua…calmo finché rimani controllato, violento e travolgente quando straripi. Occhi d’ambra, miele…la delicatezza che non ho. Diversi e complementari, acqua e fuoco, buio e luce, Yin e Yang. Pace, piena pace…gioia profonda. Con tutto quello che è successo è anche più grande, perché abbiamo sofferto tanto…troppo…James e Lily…loro hanno pagato…e Harry…
Io e te, Remus. Lunastorta e Felpato, ecco cos’è rimasto dei 4 malandrini. Ma nessuno, nemmeno Voldemort ci potrà dividere. Nessuno. Non voglio più stare senza di te. “
Sirius e Remus non avevano proferito parola da quando Sirius era rientrato. Si erano solo salutati con un bacio e poi, silenziosi, messi sul divano. Non c’era bisogno di parole fra loro, nessun bisogno di dire cose note ad entrambi. Lunastorta e Felpato, Black e Lupin, Sirius e Remus…nient’altro esisteva. Non si erano nemmeno accorti che Hypnos, il gatto, si era messo sopra di loro e ronfava tranquillo, tanto erano sereni e tranquilli in quel momento.
Rimasero così fino all’ora di cena, quando decisero con un’occhiata di alzarsi e mangiare qualcosa…con un’occhiata…più che altro perché lo stomaco di entrambi aveva fatto una sinfonia…si alzarono, e il gatto finì di nuovo per terra (GATTO, spiegami perché non ti alzi prima!). Fuori pioveva ancora. A dirotto. Ma loro erano all’asciutto, al caldo, insieme, sopra ogni altra cosa, insieme. Una qualunque giornata di pioggia, qualunque…non per loro. Ogni giorno insieme un dono, ogni giorno una gioia. Ogni giorno.
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