Argomenti
* S.P.Q.R. * numero sette * sette colli
* 21 Aprile del 753 a.C. * re di Roma * lupa * vie
* isola Tiberina * gladiatori *cortile del Belvedere
* Basilica Iulia * Basilica Emilia * Vespasiani * regiones * Miliarum Aureum * Foro Romano * Giano *
Fori Imperiali * S.Maria d’Aracoeli
* Cloaca Massima * Forma Urbis * ponte Neroniano * Pantheon *
La sigla latina S.P.Q.R., che ritroviamo un po’ dappertutto in città, sta per Senatus PopolusQue Romanus (letteralmente "il Senato e il Popolo di Roma"). La trovavamo sulle insegne delle legioni e su tutto ciò che aveva a che fare con lo Stato (come può essere oggi usata la sigla U.S. negli Stati Uniti), e nel corso dei secoli, fino ad oggi, legata a tutto ciò che appartiene al Comune di Roma.
Il numero sette è senz'altro il numero più ricorrente nella storia di Roma: i colli su
cui si espanse la città, i re che si susseguirono durante la monarchia, le
sette cose
fatali (che resero, secondo la leggenda, la città eterna) e i sette colossi; si ricordi inoltre che Roma è stata fondata il 21 aprile 753 a.C. con 21 multiplo di sette.
Contrariamente a quella che è la credenza comune, i sette colli di Roma erano,
almeno inizialmente altri; al posto dell’Aventino, Esquilino, Palatino, Celio,
Quirinale, Viminale e Campidoglio, a formare il cosiddetto Septimontium erano le tre cime del Palatino (Palatium, Cermalus e Velia), le tre dell'Esquilino (Oppio, Cispius e Fagutal) ed il Celio.
Roma fu fondata, secondo la leggenda, il 21 Aprile del 753 a.C. da Romolo, figlio con Remo del Dio Marte e della vestale Rea Silvia; ella era discendente diretta di Ascanio, primo re di Alba
Longa, figlio di Enea (che aveva a sua volta fondato la città di Lavino una volta arrivato nel Lazio) e quindi, secondo l’epopea omerica e
virgiliana, figlio della dea Venere e del troiano Anchise.
Sette furono i re di Roma che si succedettero dal 753
a.C.. Dopo il fondatore Romolo seguì un re di origine sabina (Numa Pompilio), sembra per un accordo preso tra le due popolazioni per risolvere la disputa che si accese dopo il famoso ratto delle Sabine, messo in atto dai romani per garantirsi la prosecuzione della propria stirpe. A Numa segui’ una nuova alternanza con Anco Marzio, romano, e Tullo Ostilio, Sabino. Gli ultimi tre re furono tutti di origine etrusca: Tarquinio Prisco, Servio Tullio e il tiranno Tarquinio il Superbo. La durata della monarchia è stata stimata di 245 anni, 35 per ogni re succedutosi.
La lupa di Roma è il simbolo stesso della città; ricorda la sua fondazione quando i due gemelli Romolo e Remo furono raccolti e allattati da questo animale prima che a prenderseli in cura fosse il pastore Faustolo. In Campidoglio, nei musei capitolini, c’è una statua di bronzo della lupa di circa 2500 anni fa costruita dai maestri etruschi, cui solo in seguito furono aggiunti i due gemelli. Nella piazza del Campidoglio, su di una colonna, c’è invece una copia più piccola.
Nell’antica Roma, le uniche vie che nella città avevano tale nome, erano la Sacra via e la Nova via, entrambe in foro, nonché le vie consolari in uscita dalle mura. Le altre prendevano il nome di Vicus oppure di Clivus se erano in pendenza
L'isola Tiberina è la più piccola isola abitata del mondo con le sue dimensioni di 300 m di lunghezza per 80 di larghezza. Secondo la legenda venne creata dal grano trasportato da una nave carica affondata mentre risaliva il Tevere.
Com’è noto, la folla che gremiva il Colosseo durante i giochi gladiatori esprimeva la volontà di decretare la morte o di rendere la grazia ad un combattente sconfitto; nel primo caso la gente volgeva il pollice verso il basso gridando Jugula; nel secondo caso (malgrado normalmente si pensi al verso del pollice rivolto in alto) era l’indice ad essere alzato, oppure veniva agitato un pezzo di stoffa gridando Mitte. Entrambi i giudizi in ogni modo erano sottoposti alla decisione dell’imperatore o dell’editor dei ludi, l’organizzatore dei giochi.
La pigna che orna attualmente il cortile del Belvedere del Vaticano sembra essere
quella stessa che ornava il tempo di Cibele, dea della fecondità, a cui era
sacra appunto la pigna.
Il tempio di Cibele, fatto
innalzare da Claudio, venne distrutto a seguito dell'editto di Teodosio nel 389
d.C..
Sui pavimenti della Basilica Julia in foro, ci sono ancora sul pavimento delle Tavole Lusorie ovvero giochi corrispondenti al nostro filetto. Erano state li' incise per i nulla facenti che si aggiravano nel foro e che passavano cosi' ore di divertimento nel centro cittadino.
Sul pavimento della Basilica Emilia nel foro romano sono ancora visibili le impronte delle monete che si fusero durante l’incendio del 410 d.C. durante l’invasione dei barbari di Alarico.
I gabinetti pubblici che si trovano in giro per il centro e che sono comunemente
chiamati "Vespasiani" prendono il loro nome da quelli fatti installare qua e là dall’imperatore Vespasiano appunto. Egli stabili’ una tassa per coloro che li usavano e una contravvenzione per quelli che invece non li usavano; al figlio Tito che lo riprese per quel modo poco conveniente di fare soldi rispose agitandogli sotto il naso un sesterzio: "Senti! Puzzano di qualcosa? ".
Il centro storico di Roma, delimitato dalla cinta delle mura Aureliane e dal Tevere, è diviso in 22 rioni disegnati in buona parte sui confini delle 14 regiones (da cui deriva il nome di "rione") fissati da Augusto. Lungo i limiti delle varie zone è possibile vedere le piccole lapidi con il rispettivo stemma rionale, poste nel 1743 dal papa Benedetto
XIV.
Il Miliarum Aureum era una colonna marmorea rivestita di bronzo, eretta da
Augusto nel foro romano. Su di essa erano incise a lettere dorate le distanze da Roma delle principali città dell'impero; da qui partivano le grandi strade consolari.
Il Foro Romano era senz’altro il centro politico e culturale dell’antica Roma; qui venivano erette statue ad onore di questo o quello, tant’è che nel 156 a.C. il numero delle statue era diventato talmente elevato da intasare il passaggio del normale traffico di persone, cosicché fu deciso di rimuoverle la maggior parte. Tra le rimaste quella di un certo Servio Sulpicio che aveva acquisito il diritto per se e suoi discendenti di occupare, in occasione di manifestazioni, lo spazio di un metro e mezzo quadrati.
Nel Foro Romano c'era il tempio del dio bifronte Giano; le porte di detto tempio
venivano sempre lasciate aperte quando si era in tempo di guerra e chiuse quando
Roma era in pace con il mondo.
Quando Mussolini fece costruire la via dell’Impero, oggi via dei
Fori Imperiali,venne rinvenuta gran parte del complesso dei fori romano,
Traiano, di Cesare,
di Augusto e di Nerva che era situato in quella zona. In ogni modo il progetto
fascista non si arrestò e l'area fu ricoperta con la pavimentazione stradale tuttora
esistente.
La terza colonna a sinistra nella navata della chiesa di
S.Maria d’Aracoeli è
attraversata da un foro che inclina leggermente verso l’alto e sembra proprio un
telescopio. La scritta sulla colonna stessa "a cubiculo Augustorum" ovvero "dalla
stanza degli imperatori" può lasciare intuire che servisse agli imperatori stessi per
mirare la volta celeste.
La Cloaca Massima, tuttora in uso, è stata attribuita a Tarquinio Prisco per il suo
stile prettamente etrusco. Per lungo tempo scorse scoperta quindi la volta che la ricopre è posteriore. Aveva origine nella Suburra , il popolare quartiere che si trovava alle pendici del
Quirinale, passava per il foro e concludeva la sua corsa nel Tevere nei pressi di ponte Emilio.
Su di una parete del foro della pace, costruito da Vespasiano nel 71 d.C., che corrisponde per posizione ad una delle pareti della chiesa di San Cosma e Damiano,
c'era la rappresentazione della Roma antica dei tempi di Settimio Severo (incirca 205 d.C.) chiamata
Forma Urbis di 18 metri di lato per 13. Particolarità di questa "mappa", e di tutte quelle greche e romane, è quella di essere orientata a Sud. La
Forma Urbis è attualmente conservata in un giardino dei musei Capitolini ma ne rimane solo un decimo della superficie originale.
In estate quando il Tevere è in secca si possono vedere affiorare i resti di un altro
ponte, il cosiddetto ponte Neroniano, eretto dall’imperatore intorno al 60 d.C., e crollato non si sa bene quando (forse per impedire ai Goti l’invasione di Roma nel VI secolo); su di esso passava la via Trionfale che diveniva in quel punto via Recta.
I due obelischi situati nella piazza antistante il Pantheon e nella vicina piazza della Minerva provengono entrambi dal tempio di Iside e Serapide in Campo marzio.