Cosa si prova ad entrare di notte nel Colosseo e ritrovarsi immediatamente in un altro mondo... fuori il frastuono delle auto che ancora sfrecciano sulle vie circostanti e dentro il silenzio pi� assoluto, il buio pi� cupo. Ma capita che una luna lass� rischiari i consumati gradoni dell'anfiteatro dando vita a centinaia di ombre di una folla immensa... e che il vento che passa per quegli archi ti faccia sentire lo strepitio delle urla della gente che incita i propri eroi. La magia di Roma che ritrovi in cento altri posti, la magia di sentirsi parte, anche se per una piccolo tratto, della sua storia, di qualcosa di grande, di universale, di qualcosa che c'� stato e che ci sar�...
Nel Foro Romano si apr� una voragine ancora oggi visibile ( il Lacus Curtius) e che l'oracolo interpret� come una disgrazia che si sarebbe abbattuta sulla citt� se questa non avesse sacrificato quanto aveva di pi� caro; Marco Curzio, considerato a furor di popolo l'eroe di Roma, si gett� di propria volont� con il suo cavallo nella voragine.
I gabinetti pubblici che si trovano in giro per il centro e che sono comunemente chiamati Vespasiani prendono il loro nome da quelli fatti installare qua e l� dall'imperatore Vespasiano appunto. Egli stabil� una tassa per coloro che li usavano e una contravvenzione per quelli che invece non li usavano; al figlio Tito che lo riprese per quel modo poco conveniente di fare soldi rispose agitandogli sotto il naso un sesterzio: Pecunia non olet ( I soldi non puzzano).
La cima meridionale del Campidoglio fu chiamata Rupe Tarpea dal nome della figlia di Spurio Tarpeo, difensore del colle durante la guerra con i Sabini del VII sec. a.C. Ella si rese colpevole di tradimento e fu giustiziata facendola cadere da questa rupe ; da allora tutti i traditori subirono lo stesso trattamento nello stesso luogo.
Com'� noto, la folla che gremiva il Colosseo durante i giochi gladiatori esprimeva la volont� di decretare la morte o di rendere la grazia ad un combattente sconfitto; nel primo caso la gente volgeva il pollice verso il basso gridando "Jugula"; nel secondo caso (malgrado normalmente si pensi al verso del pollice rivolto in alto) era l'indice ad essere alzato, oppure veniva agitato un pezzo di stoffa gridando "Mitte". Entrambi i giudizi comunque erano sottoposti alla decisione dell'imperatore o dell'editor dei ludi, l'organizzatore dei giochi.
Nel portico di Santa Maria in Cosmedin c'� un mascherone comunemente conosciuto come bocca della verit�, che nel medioevo era usato come oracolo che tagliava (o meglio il boia che gli stava dietro) la mano ai colpevoli che non dicevano la verit�.
Sui pavimenti della Basilica Julia in foro, ci sono ancora delle Tavole Lusorie ovvero giochi corrispondenti al nostro filetto. Erano state l� incise per i nullafacenti che si aggiravano nel foro e che passavano cos� ore di divertimento nel centro cittadino.
La rivalit� esistente tra il Bernini e il Borromini volle che la statua del Rio della Plata del gruppo della fontana dei quattro fiumi a piazza Navona , costruita dal Bernini, avesse la mano protesa come per ripararsi dalla prospiciente facciata della chiesa di S.Agnese (del Borromini appunto); allo stesso modo la statua del Nilo si copre la faccia per non dover guardare la sua bruttezza. In effetti il Bernini volle manifestare con questo velo il fatto che del Nilo non si conoscesse l'ubicazione della sorgente; la fontana comunque � di costruzione anteriore la chiesa.
Simile all'episodio della fontana dei quattro fiumi � quella relativa alla statua a forma di elefante situata in Piazza della Minerva ad opera sempre del Bernini: esasperato da diverse riprogettazioni del disegno che non andavano a genio al papa Sisto V, quando questi accett� il disegno finale dell'elefante, un prelato domenicano del convento, sito in Piazza della Minerva appunto, espresse seri dubbi sulla stabilit� dell'opera. Di tutto punto Bernini cambi� ancora il progetto mutando la direzione dell' "animale" cosi' che si trov� con il di dietro verso l'ingresso del convento. L'epigrafe riportata sulla base recita: "occorre una mente robusta per sostenere una solida intelligenza".
Alcune statue situate in vari luoghi, tra cui famosissima quella di Pasquino, si sono rivelate nei secoli scorsi "parlanti"; in effetti nei loro pressi comparivano messaggi scritti da ignoti destinati agli uomini che man mano si sono succeduti nel governo di Roma . Le statue parlanti sono, oltre alla gi� citata , quella di Marforio nel cortile dei musei Capitolini, di Madama Lucrezia nella piazzetta di San Marco, del Babbuino, dell'abate Luigi e del facchino. Tra le pi� famose pasquinate: "Quello che non fecero i barbari lo fecero i Barberini" (Urbano VII Barberini rubo' il bronzo del portico del Pantheon per fare il baldacchino di S.Pietro), "Perch� cosi' triste Pietro (N.D.R. San Pietro) giaci? Hai bisogno di un medico? Ahim� son propri i Medici la causa del mio male " (Leone X Medici eletto papa a S.Pietro), "Povera Roma mia de' travertino, t'hanno vestita tutta de cartone, pe' fatte rimira' da n'imbianchino" ( i festeggiamenti organizzati nel'38 dal regime fascista per la visita di Hitler)."Settimo: non rubare." (elezione del cardinale Chiaromonti a Papa col nome di Pio VII).
Delle "particolari" scritte si trovano su di un affresco raffigurante la leggenda di Sinsinnio nella basilica di San Clemente al Celio: "Fili de le pute, traite" e "Falite dereto co lo palo" sono pittoreschi esempi del primo volgare italiano.