Scheda tecnica

La frase (vedi prima pagina) dei Commentari di Cesare che mi ha particolarmente colpito e che, forse, pi� di tutto, mi ha spinto a creare un diorama che ritraesse il momento topico della battaglia avvenuta nella vallata sottostante Alesia nel 52 a.C..

Quella che accadde vicino la moderna e pacifica cittadina d�Alise-Sainte Reine, in Francia, � stato uno degli scontri pi� leggendari della storia. Da un lato il comandante degli Arverni, Vergingetorige, che guidava una confederazione di trib� galliche, per scacciare una volta per tutte i Romani dalle proprie terre. Dall�altro lato le legioni di Cesare, sovrastate in numero dai nemici di almeno sei volte. A parte la disparit� delle consistenze, cosa non infrequente nelle battaglie epiche della storia, quello che ha catturato la curiosit� degli studiosi e del sottoscritto, in qualit� di neofita nella costruzione di diorami, sono la serie di fortificazioni costruite intorno al pianoro isolato d�Alesia, considerate come un�opera militare mozzafiato.

Due grandi linee difensive: una contravvallazione, la prima, lunga 10 miglia romane, e una circonvallazione di pi� di 14 (rispettivamente 16 km e 24 km), costruite in modo tale che Cesare potesse combattere le forze combinate dei Galli in due direzioni nello stesso momento.

La vittoria di Cesare ad Alesia, e la resa successiva di Vergingetorige, fu l�episodio principe che permise a Roma di imporre il proprio dominio sulle Gallie.

Lo scenario

La storia di questa battaglia fu narrata dallo stesso vincitore, Caio Giulio Cesare, che fa riferimento a se stesso in terza persona, all�interno del settimo libro dei commentari di guerra denominati De bello gallico. La descrizione dello scenario, delle fortificazioni e della battaglia avviene tra i paragrafi 69 e 90.

Alesia, il villaggio gallo fortificato, situato sull�altopiano del monte Auxois, era il quartier generale dei Mandubi. Secondo il racconto di Cesare, le legioni e la cavalleria germanica alleata spinsero Vergingetorige a ritirare il proprio esercito (di circa 80.000 uomini) dentro Alesia.

Cesare velocemente pens� di isolare l�esercito di Vergingetorige dal resto dei suoi alleati: procedette a circonvallare l�intero pianoro su cui sorgeva Alesia, costruendo trincee, mura e tutte le strutture di difesa che avrebbero bloccato i Galli all�interno. Visto che Cesare si aspettava che i rinforzi celti arrivassero in aiuto dell�esercito assediato, costru� un�intera seconda linea di fortificazione, uguale e parallela alla prima ma rivolta verso l�esterno. Il risultato fu non solo quello di circondare Alesia, ma anche quello di racchiudere le proprie fanterie tra l�anello interno e quello esterno di fortificazioni. Dopo un primo mese, i rifornimenti cominciarono a scarseggiare ad Alesia e Vergingetorige fu costretto ad espellere dalla fortezza arroccata tutti quei cittadini che non potevano maneggiare armi. Nel mentre, qualcosa come un quarto di milione di Galli, secondo il racconto di Cesare, marciavano alla volta di Alesia.

Gli studiosi moderni sono portati a pensare che il numero dei guerrieri fosse in realt� pi� vicino agli 80-100.000. Dopo un po� il grande esercito confederato di Galli arriv� nella piana. Il comando supremo di questa forza era affidato a Commio degli Atrebati, ai due edui Viridomarus ed Eporedorix, oltre che all�arverno Vercassivellauno. I galli assediati fecero una sortita non appena videro la gigantesca armata, forte di cavalleria e fanteria, arrivare in loro soccorso e si posizionarono sul fronte del villaggio.

I primi due attacchi al vallo romano furono violenti.

Il primo avvenne con un�offensiva mista delle tribu� celtiche e fu respinto sanguinariamente, avendo Cesare sfruttato tutti i vantaggi: non doveva condurre l�attacco, che avrebbe reso i propri uomini facili obiettivi, e si poteva difendere comodamente da dietro le proprie fortificazioni.

Il secondo attacco arriv� di notte ed avrebbe probabilmente avuto successo nello snidare i Romani dalle loro protezioni, non fosse stato per le trappole disseminate in precedenza. I pali appuntiti impalarono e menomarono uomini e cavalli in numero sufficiente per rallentare le forze. Questo permise ai Romani di adattarsi alle diverse consistenze delle linee celtiche e di respingere, questa volta con molta difficolt�, il nuovo attacco.

Nell�ultimo, l�attacco rappresentato nel diorama, i Romani dovettero combattere in molti luoghi allo stesso tempo e subirono lo stesso l�irruzione all�interno delle due linee difensive. Erano ai ferri corti, cosi� come gli avversari, e alla fine riuscirono a resistere e a distruggere gran parte delle forze nemiche grazie a rinforzi tenuti in disparte fino a quel momento.

Dopo cinque lunghi giorni di combattimenti continui, il capo dei Galli decise di arrendersi.

 

 

Il sistema difensivo di Alesia

 

Nei seguenti tre paragrafi (il 72, 73 e 74) Cesare parla del suo sistema difensivo (conosciuto come il suo giadino) impiantato ad Alesia. Da questi passi ho tratto, dopo averle opportunamente convertite e messe in scala, le esatte misure e le fattezze delle opere difensive riportate sul diorama (in grassetto).

[7.72] Quibus rebus cognitis ex perfugis et captivis, Caesar haec genera munitionis instituit. Fossam pedum viginti directis lateribus duxit, ut eius fossae solum tantundem pateret quantum summae fossae labra distarent. Reliquas omnes munitiones ab ea fossa pedes quadringentos reduxit, [id] hoc consilio, quoniam tantum esset necessario spatium complexus, nec facile totum corpus corona militum cingeretur, ne de improviso aut noctu ad munitiones hostium multitudo advolaret aut interdiu tela in nostros operi destinatos conicere possent. Hoc intermisso spatio duas fossas quindecim pedes latas, eadem altitudine perduxit, quarum interiorem campestribus ac demissis locis aqua ex flumine derivata complevit. Post eas aggerem ac vallum duodecim pedum exstruxit. Huic loricam pinnasque adiecit grandibus cervis eminentibus ad commissuras pluteorum atque aggeris, qui ascensum hostium tardarent, et turres toto opere circumdedit, quae pedes LXXX inter se distarent.

[7.72] Cesare, appena ne fu informato dai fuggiaschi e dai prigionieri, appront� una linea di fortificazione come segue: scav� una fossa di venti piedi, con le pareti verticali, facendo s� che la larghezza del fondo corrispondesse alla distanza tra i bordi superiori; tutte le altre opere difensive le costru� pi� indietro, a quattrocento piedi dalla fossa: avendo dovuto abbracciare uno spazio cos� vasto e non essendo facile dislocare soldati lungo tutto il perimetro, voleva impedire che i nemici, all'improvviso o nel corso della notte, piombassero sulle nostre fortificazioni, oppure che durante il giorno potessero scagliare dardi sui nostri occupati nei lavori. A tale distanza, dunque, scav� due fosse della stessa profondit�, larghe quindici piedi. Delle due, la pi� interna, situata in zone pianeggianti e basse, venne riempita con acqua derivata da un fiume. Ancor pi� indietro innalz� un terrapieno e un vallo di dodici piedi, a cui aggiunse parapetto e merli, con grandi pali sporgenti dalle commessure tra i plutei e il terrapieno allo scopo di ritardare la scalata dei nemici. Lungo tutto il perimetro delle difese innalz� torrette distanti ottanta piedi l'una dall'altra.

[7.73] Erat eodem tempore et materiari et frumentari et tantas munitiones fieri necesse deminutis nostris copiis quae longius ab castris progrediebantur: ac non numquam opera nostra Galli temptare atque eruptionem ex oppido pluribus portis summa vi facere conabantur. Quare ad haec rursus opera addendum Caesar putavit, quo minore numero militum munitiones defendi possent. Itaque truncis arborum aut admodum firmis ramis abscisis atque horum delibratis ac praeacutis cacuminibus perpetuae fossae quinos pedes altae ducebantur. Huc illi stipites demissi et ab infimo revincti, ne revelli possent, ab ramis eminebant. Quini erant ordines coniuncti inter se atque implicati; quo qui intraverant, se ipsi acutissimis vallis induebant. Hos cippos appellabant. Ante quos obliquis ordinibus in quincuncem dispositis scrobes tres in altitudinem pedes fodiebantur paulatim angustiore ad infimum fastigio. Huc teretes stipites feminis crassitudine ab summo praeacuti et praeusti demittebantur, ita ut non amplius digitis quattuor ex terra eminerent; simul confirmandi et stabiliendi causa singuli ab infimo solo pedes terra exculcabantur, reliqua pars scrobis ad occultandas insidias viminibus ac virgultis integebatur. Huius generis octoni ordines ducti ternos inter se pedes distabant. Id ex similitudine floris lilium appellabant. Ante haec taleae pedem longae ferreis hamis infixis totae in terram infodiebantur mediocribusque intermissis spatiis omnibus locis disserebantur; quos stimulos nominabant.

[7.73] Bisognava contemporaneamente cercare legna e frumento e costruire fortificazioni cos� imponenti, mentre i nostri effettivi non facevano che diminuire, perch� i soldati si allontanavano sempre pi� dal campo. E alle volte i Galli assalivano le nostre difese e dalla citt� tentavano sortite da pi� porte, con grande slancio. Perci�, Cesare ritenne opportuno aggiungere altre opere alle fortificazioni gi� approntate, per poterle difendere con un numero minore di soldati. Allora tagli� tronchi d'albero con i rami molto robusti, li scortecci� e li rese molto aguzzi sulla punta; poi, scav� fosse continue per la profondit� di cinque piedi. Qui piant� i tronchi e, perch� non li potessero svellere, li leg� alla base, lasciando sporgere i rami. A cinque a cinque erano le file, collegate tra loro e raccordate: chi vi entrava, rimaneva trafitto sui pali acutissimi. Li chiamammo cippi. Davanti ai cippi scav� buche profonde tre piedi, leggermente pi� strette verso il fondo e disposte per linee oblique, come il cinque nei dadi. Vi conficc� tronchi lisci, spessi quanto una coscia, molto aguzzi e induriti col fuoco sulla punta, non lasciandoli sporgere dal terreno pi� di quattro dita. Inoltre, per renderli ben fermi e saldi, in basso aggiunse terra per un piede d'altezza e la press�; il resto del tronco venne ricoperto di vimini e arbusti per nascondere l'insidia. Ne alline� otto file, distanti tre piedi l'una dall'altra. Le denominammo, per la somiglianza con il fiore, gigli. Davanti a esse vennero interrati pioli lunghi un piede, forniti di un artiglio di ferro: ne disseminammo un po' ovunque, a breve distanza. Presero il nome di stimoli.

 

 

[7.74] His rebus perfectis regiones secutus quam potuit aequissimas pro loci natura quattuordecim milia passuum complexus pares eiusdem generis munitiones, diversas ab his, contra exteriorem hostem perfecit, ut ne magna quidem multitudine, si ita accidat, munitionum praesidia circumfundi possent; ac ne cum periculo ex castris egredi cogatur, dierum triginta pabulum frumentumque habere omnes convectum iubet.

[7.74] Terminate tali opere, seguendo i terreni pi� favorevoli per conformazione naturale, costru� una linea difensiva dello stesso genere, lunga quattordici miglia, ma opposta alla prima, contro un nemico proveniente dalle spalle: cos�, anche nel caso di un attacco in massa dopo la sua partenza, gli avversari non avrebbero potuto circondare i presidi delle fortificazioni, n� i nostri si sarebbero trovati costretti a sortite rischiose. Ordina a tutti di portare con s� foraggio e grano per trenta giorni.

 

Realizzazione del diorama

Il diorama rappresenta, in scala 1:72, una porzione della linea difensiva esterna di circa 36 metri ed una profondit� del campo di battaglia di circa 43 m. Di seguito una tabella di conversione tra le misure in passi romani e sistema decimale.

Piedi romani

Decimale

1

29,56 cm

3,37

1 m

1,03

30,5 cm

 

Riassumendo, secondo le descrizioni di Cesare, gli ostacoli messi in opera dai suoi legionari erano (in corsivo il materiale usato per realizzare quelle che compaiono nel diorama):

  1. Una prima serie di fortificazioni che si allungava per un percorso totale di 10 miglia (16 km).
  1. Un bastione ed una piattaforma alti 13 piedi (4 metri), con torri erette ad intervalli di circa 80 piedi (27 metri) lungo l�intero circuito di fortificazione.
  1. Sulla piattaforma un parapetto merlato e sotto una lunga fila di rami appuntiti a larghe aperture, li dove il bastione si unisce alla piattaforma soprastante
  1. Due trincee scavate, di uguale profondit� e larghe ognuna 16 piedi (5 metri). La trincea pi� interna, che correva tra la piana ed il terreno pi� in basso, era stata riempita d�acqua proveniente da un fiume.
  2. - l�acqua nella trincea � fatta con gel trasparente per candele

  3. Cippi: cinque file di arbusti, piantati alcuni piedi nel terreno, che formavano con i loro rami appuntiti, un campo difensivo di rovi, uniti insieme ed interlacciati.
  4. - le file di rami appuntiti sono costituiti da fili elettrici di rame verniciati

  5. Lilia: fosse, chiamate "gigli", messi per file diagonali a quinconce. Erano profonde un metro, e coniche verso il fondo. Dei pali, appuntiti, induriti al fuoco, e larghi quanto la coscia di un uomo, erano stati sistemati in queste fosse in modo che uscissero dal terreno non pi� di dieci centimetri. Le fosse erano state costruite a gruppi, ognuno con otto file, e ognuna distante tre piedi (meno di un metro) dall�altra.
  6. - le fosse con pali (gigli) sono costituite da stecchini

  7. Stimuli: un campo di punte di ferro, alcune uncinate, conficcate nel terreno e fuoriuscenti per circa 50 cm dalla superficie.
  8. fossa di venti piedi (circa 6 m), con pareti verticali, a quattrocento piedi (circa 120 m) dagli altri ostacoli

 

  1. Una seconda linea di fortificazione dello stesso tipo, ma differente per essere orientata contro il nemico proveniente dall�esterno. Questa seconda linea formava un circuito di 14 miglia (22 km) e seguiva il terreno laddove era pi� pianeggiante.

 

Modelli presi ad esempio

Diverse sono state le rappresentazioni dell�assedio di Alesia. Quelle che ho preso io ad esempio sono principalmente due:

  1. la ricostruzione a grandezza reale di una delle due linee di fortificazione, per una lunghezza di circa 100 metri, all�interno del parco "a tema" chiamato Arch�odrome de Bourgogne. Si trova nei pressi della stessa Alise-Sainte Reine, luogo dove si crede sia avvenuta la famosa battaglia. Infatti, sebbene le testimonianze siano alquanto precise, l�opera di Cesare permette differenti interpretazioni dei luoghi della battaglia, e cosi� altre cittadine (Alaise, Salins-les-Bains e Guillon) contestano l�accredito di luogo ufficiale.
  2.  

  3. ricostruzione in scala, presso il Museo della Civilt� Romana all�EUR di Roma, che ho visitato in un paio d�occasioni a tale scopo. Il museo fornisce diversi plastici ricostruttivi del sistema difensivo (in foto), delle zone circostanti la cittadella e delle principali armi usate in quella e in altri assedi dell�esercito romano.

 

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