[3]² (TriQuadro) - California - Joshua era seduto nel grande soggiorno della sua casa immersa in un caldo sole estivo,in mano aveva il suo piccolo cellulare e parlava con una faccia seria,ogni tanto prendeva appunti,scrivendo tutto su un foglio lì vicino. " No,non ho nessun motivo per rifiutare,mi ci vorrà un pò di esercizio extra,ma niente di speciale. " " Parliamo del compenso............Va bene. " " Discuteremo dei dettagli in seguito più approfonditamente. " " Partirò stanotte con il volo speciale. " Chiuse lo sportellino del cellulare e si massaggiò le tempie,stendendosi sul parquet Il suo corpo era totalmente illuminato dal sole di mezzogiorno che batteva forte filtrando dalla grande vetrata posta sul soffitto. Joshua si sfilò i vestiti e chiuse gli occhi,come per assaporare quel tepore con tutto il suo corpo. " Un altro lavoro... " Sospirò,sgranchendosi le membra intorpidite e alzandosi piano. Si levò anche il costume da bagno rimanendo completamente nudo e di diresse verso il bagno. Sotto la doccia fece la lista di tutto quello che poteva servirgli e iniziò a calcolare l'importo del suo futuro compenso *** La sera l'aria era fresca e il sole iniziava a calare dietro la linea di confine dell'orizzonte,Joshua stava in piedi nel punto prestabilito con un sacco parzialmente riempito di vestiti e qualche altro effetto personale. Un grande elicottero militare scese sopra di lui,scompigliando i suoi capelli castano scuro ,deformando le ciocche tenute insieme dal gel. " Lei è Joshua Corradine? " " Si " Frugò nella tasca della sua camicia dai colori vivaci estraendo una lunga carta plastificata di colore verde scuro e la porse all'uomo " Joshua Corradine. Bene,salga a bordo.Non penso che ci sia bisogno di grandi presentazioni,ma comunque nel suo posto troverà un fascicolo con i dettagli più importanti. " detto questo gli rese la carta. Joshua salì con disinvoltura sul grande mostro di metallo e prese tra le mani il file rosso dopo aver poggiato la borsa. " Ora la porterò all'aereoporto designato. " " Roger. " *** Joshua era talmente immerso nella lettura del grosso file che non si era minimamente accorto del fatto che l'elicottero fosse fermo da ormai due minuti. " Signor Corradine,siamo arrivati a destinazione " " Hmh. Mi scusi " Prese la borsa e ci mise dentro il fascicolo e dopo essere sceso dall'abitacolo,inforcò degli occhiali da sole e si diresse verso la pista dell'aereoporto. * La cosa bella è che posso evitare tutte le file. * Sghignazzò tra sè e sè e una volta arrivato ai piedi dell'unico aereo visibile nel raggio di cento metri estrasse di nuovo la tessera dalla camicia. " Joshua Corradine. Sono stato convocato dalla EDHERA Incorporation per svolgere un lavoro. " La porta si aprì e la scaletta si abbassò sino ad arrivare ai suoi piedi,mentre dall'aereo uscirono fuori due ufficiali che verificarono la sua identità e presero il suo bagaglio. " Buonasera, signor Corradine.La stavamo aspettando. " Joshua si sistemò comodamente nel suo posto, sull'ampio sedile dello speciale jet militare. " Come le è già stato riferito, i dettagli sono sul fascicolo che ha già ricevuto. Ora stia comodo e lasci tutto il lavoro a noi. " Dopo pochi minuti di lettura,la sua mente era già scivolata in un tiepido torpore disturbato di tanto in tanto da qualche turbolenza. *** - Vienna - L'enorme e lucido ingresso della EDHERA Inc. si era aperto per l'ennesima volta per Joshua che ,nonostante tutto, non era ancora riuscito ad abituarsi al freddo della città nordica. Stette seduto nella grande sala d'aspetto per qualche minuto,giusto il tempo necessario per accendere una sigaretta. " Joshua...è possibile che ogni volta ti devo sgridare? Qui non si può fumare. " La voce apparteneva ad un bellissimo uomo dall'aspetto orientale,la sua pelle scura emanava un intenso profumo di sandalo, e faceva viaggiare la mente verso la sua terra natale:la calda e assolata India,terra di spiriti e di serenità.Gli occhi neri con lunghe ciglia assunsero un'espressione dolce alla vista del 'teppista fumatore' lì accanto. " Ah,Nash! Eddai,che ti importa? Tanto qui non ci viene mai nessuno!! " " Non è un buon motivo per avvelenare te stesso. " " Ahahaha!Questa è buona!!! Il lavoro che faccio è già abbastanza nocivo,non mi sembra il caso di ironizzare! " " Un giorno,quando non riuscirai più a usare il tuo 'amico',tornerai da me piangendo a dirmi che avevo ragione! " Nash puntò il dito sull'altro e iniziò a stuzzicarlo " AAAh! Come osi dirmi una cosa del genere! Te lo faccio vedere io l'amico!! " disse,toccandosi con fare scaramantico " Ehehe...Beh,per cosa sei qui,questa volta? " " MISSION IMPOSSIBLE! " " Per il Sergente sei un ossessione,quindi.Quand'è che ti levi dalle scatole?E' già la terza volta in due anni. " " Che ci vuoi fare,i soldi mi servono per mangiare...e poi lo sai che il Sergente non può vivere senza di me! " joshua si portò le mani sulle guance,socchiudendo gli occhi e sospirando,mentre Nash iniziò a ridere incrociando le braccia. " Ehm... " I due si girarono di scatto e notarono che il famoso sergente si era come materializzato alle loro spalle...ognuno cercò una buona scusa e mentre Nash inventò un impegno e si diede alla fuga,il ragazzo non potè fare altro ke restare lì,con la sua sigaretta sulle labbra e con il sudore freddo che gli scorreva su tutto il corpo.A completare il quadro contribuiva un espressione ebete e lievemente preoccupata stampata sulla sua bella faccia. " Signor Corradine,la prego per l'ennesima volta di non fumare. " " M-Mi scusi Sergente. " " D'ora in poi esigo serietà: mi segua nella SalaConferenze per ricevere tutte le informazioni di cui ha bisogno. " Il ragazzo abbozzò un buffo saluto militare " Certo. " " Non c'è bisogno di queste cerimonie,lei non è ancora un mio sottoposto e tra l'altro non è un ufficiale. " *** La sala non era molto grande,cosa abbastanza strana vista la sua importanza,ma avevo l'impressione che almeno un buon sessanta per cento del budget per gli arredi fosse stato speso per questo locale. Il lungo tavolo era fatto di un legno che sembrava molto pregiato ed era anche molto lucido,ci si poteva quasi specchiare. Le sedie erano molto sobrie,longilinee ed essenziali,mentre le pareti e il soffitto erano ornati da ricchi paramenti. E questo contrasto si notava davvero tanto se la mettevi a confronto con gli altri ambienti. Mi stupivo di questo fatto ogni volta. Il discorso del sergente fu diretto,ma non mi diede tante informazioni. Continuò a ripetermi che avrei fatto meglio a riposarmi e che l'indomani sarebbero iniziati gli addestramenti speciali. Incredibile...la missione era progettata praticamente al 100%,ma i mercenari dovevano sottoporsi ad un addestramento 'speciale' per il semplice fatto che non erano stati convocati prima... Di solito questa baracca non funzionava così,ma decisi di soprassedere,ero stanco,in più la missione aveva come obiettivo una landa desolata con tanto di neve e temperature sotto lo zero e ciò non mi rendeva affatto felice. Uscii dalla stanza e mi diressi verso la stanza che mi era stata assegnata. Lo speaker interno ronzava mentre fuori dalle finestre i fiocchi di neve sfilavano davanti ai grandi fari,posandosi sugli alberi del giardino interno. La stanza era molto migliore rispetto a quelle che mi assegnavano di solito. Prima di tutto era più grande,in più mi sembrava più 'accessoriata',non trovo altre parole per descriverla. In ogni caso...si notava sempre l'assenza di grazia...si vedeva che le camere erano progettate da uomini per uomini. Certo,non mi aspettavo tende di pizzo rosa e una vasca idromassaggio,ma tutto era un pò freddino. Senza contare che l'lluminazione faceva largo uso di colori tutt'altro che solari. Svuotai la borsa e mi buttai sul letto,non avevo nè voglia nè forza di criticare anymore...mi sarebbero servite le solite sei ore di sonno. Nient'altro. ***______________________________________________________________________________________ - 4:19 a.m. - I led rossi perforavano quasi la retina. "..." In effetti era un pò presto per alzarsi,ma il mio organismo aveva deciso di infischiarsene del jet-lag e di tutti quei vari piccoli fastidi,lasciadomi completamente alla mercè di una fastidiosa insonnia. Decisi di iniziare il mio addestramento speciale in anticipo e frugai nell'armadio per cercare qualcosa da mettermi. Optai per un completo mimetico...i soliti pantaloni larghi e la maglietta strettissima...Però le alte sfere della EDHERA si sono ricordati del mio appunto e mi avevano fatto trovare la mimetica color sabbia che tanto avevo richiesto. Mi sentii un pò come un bambino che trova sotto l'albero il regalo che aveva desiderato. Il pensiero mi lasciò pensare ai miei passati giorni di Natale...nevermind...... I corridoi erano deserti...bè,non penso che nessun altro avrebbe la malaugurata idea di girare a quest'ora. In ogni caso,solo qualche addetto alle pulizie troppo zelante o qualche reponsabile dei macchinari sta di fatto lavorando. La carta plastificata mi permise di entrare nella sala di esercitazione. Tutto era buio,tranne per la luce fioca che entrava dal corridoio e le piccole luci di sicurezza. Mossi un passo e fui fermato da un rumore secco e sordo,seguito dall'inconfondibile tintinnio di un bossolo che cadeva per terra. " Chi c'è? " Il neon dell'ultima postazione si accese con uno sfarfallio e una figura alta e grossa vi si posizionò sotto L'uomo si mise sull'attenti " Mi dispiace di averla turbata. " " eh? No,no!!Smettila,non sono mica un tuo superiore!!! " Non ci fu nessun cambiamento nel suo fare severo e professionale. " In tal caso...Con permesso,desidererei continuare il mio addestramento.Mi perdoni." " ah..si si,fai pure. " Dopo aver ascoltato con attenzione la mia risposta come se fosse un segreto di stato,si girò con eleganza e tornò nel suo posto. La luce si spense di nuovo. Tornai in camera e mi stesi sul letto. Non c'era verso...contrariamente a quanto voleva la mia mente,il mio corpo aveva preso la sua decisione e sembrava voler farla valere con tutte le sue forze. Capitava spesso che il mio corpo decidesse autonomamente cosa era giusto per me. " Ahh...potere della caffeina. " Pensai al caffè...certo,non sarebbe stato lo stesso di casa,ma iniziava a stimolare qualche fantasia perversa in me,così mi avvicinai con spirito peccatore a quello che poteva essere grosso modo un distributore automatico (con la sola differenza che era in camera mia ed era GRATIS).Decisi di non fare il pidocchioso con i soldi degli altri e ne presi due... Se non dovevo dormire,il tizio della sala esercitazioni sarebbe stato un prezioso alleato,volente o nolente. Aprii di nuovo la porta,stessa scena di prima. " Ehi scusa... " " Desideri? " Questa volta non accese la luce. " Visto che oltre ad essere un rompipalle insonne e pure maleducato...ecco,pensavo che potevi farmi compagnia,anche solo per qualche minuto. " Le luci alogene riscaldarono l'ambiente e il tizio si avvicinò. " Il caffè non fa bene se soffri d'insonnia. " "Il settanta per cento del mio corpo è ormai composto da caffeina..." " Beh,allora suppongo che una lattina in più non faccia poi questa differenza." " Già. " Aprii la lattina e gliela porsi,annuì con un gesto gentile e la portò alle labbra solo quando lo feci io,quasi con imbarazzo. Si rivolse verso di me " Se ha bisogno di stare un pò in pace,conosco un posto che è un pò migliore di questo.Vuoi accompagnarmici? " Mi stupii ancora la sua gentilezza e il suo parlare a voce bassa,come se avesse paura di svegliare qualcuno. Camminammo in silenzio nei corridoi semibui,sino ad arrivare a degli alloggi che sembravano promettere una qualità superiore a quelli che di solito mi venivano assegnati. " Aspetta un attimo. " Entrò dentro la sua camera e ne uscii poco dopo con un lunghissimo impermeabile nero con tanto di pelliccia sul colletto Lo guardai con aria interrogativa e per qualche secondo mi squadrò da capo a piedi,mentre all'infuori di noi c'era solo il ronzio delle basse luci di sicurezza e il vento leggero che soffiava sulle finestre... Notando la mia strana espressione a proposito del cappotto,mi guardò quasi impaurito e disse come per giustificarsi " Questa pelliccia è finta..." Mi misi a ridere e lui mi implorò di fare silenzio Aprì una grande finestra e saltò giù.Lipperlì mi sembrò matto e iniziai a pensare che si volesse suicidare in coppia con me,in quanto non eravamo mica al piano terra. " Ehi. " La sua voce calma mi fece cambiare idea e così mi affacciai. Ci misi un pò a capire dove diavolo si era cacciato:era sotto di me,in una sorta di rientranza. Mi disse di appendermi agli infissi e di slanciarmi all'indietro. Mi sembrò una cosa da pazzi,giacchè nel peggiore dei casi sarebbe stato un brutto volo,ma se c'era riuscito lui che era più grosso di me - con un cappotto sottobraccio,per giunta - non vedo perchè non dovessi riuscirci pure io. Feci come mi disse lui,non senza un pò di apprensione e mi ritrovai magicamente nel suo stesso punto,ringraziai la mia buona stella e mi ripromisi di non fare più una cosa del genere. Mi prese per mano e iniziò a camminare velocemente piegandosi in avanti "Il posto dove stiamo per andare in teoria è un luogo off-limits quindi siamo formalmente degli infiltrati. " Non so se mi stupì di più il suo accento russo o il fatto che mi aveva preso per mano senza nemmeno muovere un muscolo del viso. Il cielo era totalmente invaso dalle stelle e la luna dava una tonalità grigio perla a tutto ciò che stava sotto di lei... Il posto in cui mi trovavo era quel giardino interno che avevo appena scorto poche ore fà,ma da questa prospettiva era mille volte più bello. Io e questo strano tizio eravamo seduti su un grande ramo,tutto intorno era pieno di neve e iniziai a tremare senza accorgermene. " Mi chiamo Nicolaj. " Mi poggiò il cappotto sulle spalle dopo averne estratto due lattine di caffè bollente identiche a quelle che gli avevo portato quella notte. Accettai di buon grado tutti e due i favori e mi ritrovai vestito come un veterano di guerra,rannicchiato all'interno di un cappotto enorme con la pelliccia bianca a sorseggiare un caffè bollente,seduto su un albero con un soldato sconosciuto che si chiamava Nicolaj...Se non era una notte strana,vorrei sapere allora quale è il normale concetto che si ha della parola 'strano'. " Ah,io mi chiamo Joshua.Vengo dalla California. " " Per questo motivo ti ho preso il cappotto. " " Già,non so come ringraziarti. " " Non preoccuparti. " Stetti a guardare gli alberi scheletrici che giocavano con la neve,mentre il caldo amaro del caffè si mischiava al profumo della giacca di Nicolaj. Era un profumo strano,indefinibile. Poteva essere tutto e niente. Io ci sentivo il tipico odore del tabacco e un profumo forte... ...inclassificabile... " Che profumo usi? " Le mie parole pronunciate sottovoce non raggiunsero le orecchie di Nicolaj che era preso nella contemplazione del cielo stellato. Il riflesso del grigiore lunare e il contrasto tra la sua pelle lievemente abbronzata e i suoi capelli quasi bianchi lo rendevano uno spettacolo unico. Mi accorsi di essermi fermato a guardarlo più del dovuto quando,come risvegliato da chissà quale sogno, si voltò verso di me. "Come scusa?Mi sono distratto un attimo." " No,niente.Mi chiedevo che profumo usassi..." " Ah...io non uso profumo " Lo disse quasi con una sorta di vergogna,abbozzando un leggero sorriso:il primo della serata. " Ehi,sai che ore sono? " " No,dimmi " " Sono quasi le sei. " " Infatti... " " Infatti cosa? " " Il cielo va shiarendosi. " Guardai anche io...è strano come guardando il cielo minuto per minuto non ti accorgi delle sfumature che a poco a poco cambiano impercettibilmente,a meno che non te lo facciano notare. " Penso di averti impegnato abbastanza per stanotte. " " Si,la mia agenda non prevedeva nulla di tutto ciò. " Mi guardò come se ci avesse creduto,dopodichè si alzò lentamente,saltò dal ramo su cui eravamo seduti e raggiunse una sorta di balconcino " Io torno indietro...se vuoi restare ti spiego come risalire,così torni quando vuoi tu " Per un attimo pensai al fatto che non avevo minimamente tenuto in conto il fatto di dover tornare in camera. " No,no! Vengo con te!! Se mi lasci andare da solo come minimo rimango qui sinchè non chiamo i soccorsi " Tese la mano e lo raggiunsi. Dopo un percorso forse più pericoloso di quello che avevamo fatto per arrivare nel giardino,ci ritrovammo tutti e due nel corridoio E' buffo,ma mi venne quasi da chiedergli 'possiamo rivederci anche domani?' come un bambino che si è divertito con il compagno di giochi e non vede l'ora di godere ancora della sua compagnia. Mi salutò sulla porta della sua camera e mi chiese se potevo tenergli il cappotto,glielo avrei dovuto rendere il giorno dopo. Mi ritrovai nel letto della mia stanza,con addosso una sensazione di tristezza e di gioia miste assieme. Strinsi a me il cappotto e appoggiai la testa sulla pelliccia...lentamente iniziai a scivolare in un tiepido e piacevole sonno. *** La luce del primo mattino entrava prepotentemente dentro la stanza attraverso le grandi vetrate che davano su una bella distesa innevata. Ammiccai per qualche minuto,rapito dagli ultimi scorci di quel lussureggiante bosco di menzogne che è il sonno. Mi misi a sedere sul letto e solo in quel momento mi accorsi del cappotto nero che copriva le gambe,come una sorta di animale dal pelo lucido,accoccolato alla ricerca di calore. Continuai a fissarlo per un tempo indefinito,sentendomi tutto intorno l'inconfondibile e sfuggevole profumo che emanava. Dopo averlo piegato con cura,mi spogliai e mi diressi dritto verso il bagno interno,sperando che quella sorta di torpore se ne andasse dopo una lunga doccia. Restai sotto il getto caldo,sentendo i muscoli che si rilassavano e si tendevano a seconda dei miei movimenti. Ancora bagnato mi affacciai allo specchio...per quanto tempo ancora sarei vissuto? Questa volta mi sarebbe andata bene come tutte le altre? Sarei riuscito a tornare indietro solo con qualche minuscola cicatrice? Cercai di scacciare quei pensieri con schiuma da barba e rasoio,stando bene attento a non entrare in conflitto con quest'ultimo. Dopo che il mio corpo fu pulito,asciugato e finalmente in ordine,tornai nella camera da letto per mettermi almeno qualcosa che coprisse la mia nudità,prima di vestirmi per la riunione e,in seguito,l'addestramento. Una volta uscito dal mio alloggio mi avventurai per i corridoi del complesso e raggiunsi la piccola sala di pianificazione tattica. Venni accolto dal Sergente che mi fece accomodare ad un tavolo esagonale. Altre due persone erano sedute ai miei lati,una era Nicolaj che mi fissò per un attimo con i suoi occhi inespressivi,l'altro era un ragazzo dall'aspetto simpatico. Era un bel ragazzo,con la pelle scura e i capelli neri ripartiti in lunghe treccine,mi accolse con un bel sorriso e un gesto con la mano Il suo nome era Jaivin,spagnolo,24 anni,esperto di hacking e di sistemi elettronici.Era una delle prime missioni e di sicuro le sue capacità di hacker erano molto importanti ai fini della missione.Era una scelta azzardate...un novellino in una missione importante cambia sempre tutte le carte in tavola. Il sergente disse qualcosa di Nicolaj,ma nessun dato anagrafico se non il nome.Lui era un cecchino di nazionalità russa,aveva molta esperienza e all'occorrenza sapeva dimostrare una bravura eccezionale nelle missioni di infiltrazione e spionaggio. A quel punto fu il mio turno,così diedi delle informazioni essenziali e sintetiche su chi ero e cosa facevo. Tutti ascoltarono con attenzione - o almeno così sembrava - e quando tutto fu finito il sergente ci disse cosa dovevamo fare. A me spettava una sessione di allenamento di tiro nelle postazioni esterne,ciò voleva dire che avrei dovuto distruggere a colpi di arma da fuoco dei manichini di cartone mentre il freddo mi scorticava la pelle... Quando la piccola riunione finì,sia Nicolaj che Jaivin mi salutarono con un cenno del capo e si avviarono in direzioni opposte lasciandomi solo e annoiato in mezzo al corridoio spoglio. Seguii le indicazioni sulle pareti e ,una volta raggiunto il perimetro esterno,su dei cartelli fissati a dei pali sinchè non raggiunsi il tanto cercato poligono di tiro esterno,che non era altro che una fila di manichini ad una distanza di circa 50 metri da dei tavoli sopra i quali torreggiavano delle coperture di tela e metallo, fatte per resistere alla pioggia e alla temperatura rigida. Una cosa curiosa era una fila di manichini posti a circa 200 metri dai tavoli,che in teoria non potevano essere colpiti con facilità da quella posizione. Sui piani erano posate tantissime armi di diversi generi e tanti tipi di pallottole. C'erano Desert Eagle,SoCom,vari tipi di shotgun - anche a canne mozze -,fucili mitragliatori e mitragliette M16 e perfino coltelli da lancio et similia,fino ad arrivare a vari silenziatori e mirini laser con cui equipaggiare le armi scelte. In un punto un pò più isolato,poi,torreggiava fiero e solitario un enorme GatlingGun,fissato al terreno con lastre di ferro e protetto dalle intemperie con delle pareti di metallo. C'erano così tante armi di così alta qualità che non sapevo minimamente da dove cominciare. Decisi di partire dalle armi meno efficaci, scalando via via verso quelle con maggiore potenza di fuoco. Presi una SoCom in mano e la soppesai:un arma molto valida,spesso bistrattata per la sua pesantezza e per il metodo di mira poco intuitivo... Cercando di combattere il tremore causato dal freddo,mirai alla testa del manichino e sparai più e più volte,centrando nove colpi su dieci. Non male come inizio! Continuai a sparare contro i fantocci avvicinandomi sempre di più ai centri che erano stati disegnati sui loro corpi fittizi, un colpo dopo l'altro e un anltro ancora, la testa si svuotava e rimaneva solo quello spirito feroce che guidava le mie mani e affinava i miei sensi. Rimasi per intere ore sotto quel cielo che iniziava a scurirsi,percependo attutito qualche stimolo che si faceva lentamente strada nel mio stomaco,ma le mani non lasciavano l'arma e continuavano a sparare a raffica,a buttare il caricatore ormai vuoto e a sostituirlo in velocità. L'aria intorno a me era ormai satura di una specie di spirito violento che strappava la ragione e la riduceva in sottili fili simili a seta che venivano legati all'obiettivo per poi accarezzarlo in modo sempre più insistente. Era questo il precario equilibrio dell'esercitazione,era questo il terribile senso di perdita della propria umanità. Un rumore spezzò in pochi decimi di secondo quei fili di seta e dei proiettili iniziarono a trapassare la neve attorno a me e quella sotto i miei piedi,presero a fendere l'aria avvicinandosi sempre di più. Mi gettai a terra e istintivamente cercai un nascondiglio,mentre i colpi disegnavano quasi la mia figura nello spazio e nel tempo,seguendo i miei movimenti e anticipando i miei pensieri. L'anima esasperata e caotica si espanse in tutta l'area circonstante per percepire il minimo segnale che potesse tradire il fantomatico killer nascosto. L'aria fischiava e il rumore sordo di un silenziatore rieccheggiava leggero nelle mie orecchie. I miei sensi si diressero tutti verso un unico punto lontano nello spazio,un punto preciso da cui sicuramente arrivavano le pallottole e decisi di buttarmici a testa bassa,zigzagando per confondere e mettere in difficoltà il sicario oscuro. Ad un tratto i rumori svanirono tutti insieme e mi ritrovai a correre verso più direzioni sotto la neve che aveva iniziato a scendere lieve.Mi girai attorno più e più volte,ma non notai nessun segnale di vita.Sembrava che se ne fosse andato. Con la pistola in mano,mi accucciai e aspettai qualche minuto per essere finalmente sicuro e lasciare che il cuore riprendesse a battere regolarmente. Un altro sparo...poi un altro in rapida successione...vidi i manichini,quelli lontanissimi,cadere ad uno ad uno spezzati a metà all'altezza del collo. *** Passai una decina di minuti stando fermo,per ascoltare ulteriori rumori che però non si fecero sentire.Quando capii finalmente che il giocatore aveva sapientemente rinviato la partita,pensai che avrebbe voluto anche lui che la marionetta tornasse dentro e così feci. La porta automatica si richiuse dietro di me e sigillò per un attimo dentro la mia mente i brevi miinuti di ansia provati fuori nel nevaio. A causa della confusione mi ero dimenticato di rimettere a posto la pistola,così cercai di nasconderla per non rischiare di essere ripreso o ,ancora peggio,di essere interrogato.Per mia fortuna,in quella zona girava davvero poca gente e così non mi fu difficile passare inosservato.Camminai nei lunghi corridoi illuminati da neon e mi infilai nel primo bagno che vidi per togliermi il pesante giubbotto.Lenii la pelle seccata dal freddo con l'acqua calda e il mio viso arrossì di colpo.Chiusi gli occhi e mi appoggiai al lavabo di marmo che trovai piacevolmente tiepido. Puntai la pistola davanti a me ancora prima di aprire gli occhi e scrutai nella penombra del bagno " Vieni fuori. " parlai piano in modo da convincere l'ombra che si stava avvicinando sinuosa e mortale davanti a me. " Non è permesso portare armi all'interno del complesso. " L'accento russo delle parole mi fece sussultare e abbassai l'arma in modo poco convinto dopo aver riconosciuto la sagoma alta e dura di Nicolaj. " Eri tu? " Mi fissò con aria interrogativa " Nicolaj,eri nel nevaio prima? " Sembrò capire e si avvicinò ancora di più a me,mentre mi puntava gli occhi contro come se fossero stati l'arma definitiva a sua disposizione " Mi sono preso la libertà di avvertirti che era ora di cena. " Strinsi la pistola e respirai piano " Cosa vuoi da me? " Mi fissò tanto intensamente che pareva volesse bruciarmi i vestiti con il solo sguardo " Volevo dimostrarti le mie doti da cecchino.Vedrai,le troverai utili. " Il suo profumo iniziava a farsi sentire,ora che era così vicino.Lo stesso profumo del suo cappotto.Lo stesso amalgama di atmosfere dolci e atroci che i suoi occhi lasciavano intravedere per rari,insignificanti periodi di tempo. " ... " Iniziò a fissarmi in una maniera indescrivibile e notò che iniziavo ad indietreggiare.Si avvicinò con prepotenza e la sensazione di ansia cresceva a dismisura dentro di me.Brandii la pistola davanti a me per cercare di recuperare la calma,ma lui non si scompose.Si limitò ad alzare il mento quando glielo puntellai con la canna della pistola,ma i suoi occhi erano sempe fissi su di me. " Nicolaj,non sto più scherzando.Dimmi cosa vuoi e vattene. " " Hai paura? " " Di cosa? " " Hai paura di me? " " Cosa? " " Hai paura se ti sto vicino? " " Di cosa stai parlando? " Con un colpo secco fece volare la pistola,poi si chinò a raccoglierla e me la restituì con un lieve rossore sul volto.Dopodichè,si girò e chiuse in silenzio la porta del bagno dietro di se. Rimasi stordito per alcuni secondi,ancora incapace di ricollegare gli avvenimenti che si erano consumati in rapida successione sotto i miei occhi. Quando finalmente lo seguii,Nicolaj si era dileguato. *** Per tutto il resto della serata non vidi Nicolaj,aspettai anche per qualche tempo di fronte alla sua stanza,sperando che si facesse vivo,ma l'attesa fu vana. Avevo bisogno di parlargli,perchè la situazione che si era creata era strana e non mi lasciava in pace. Gli avrei chiesto cosa aveva voluto dire prima in bagno.Ma prima di tutto gli avrei domandato il motivo della sparatoria.Quello si che era importante...mi fermai un attimo a pensare...No,gli avrei chiesto prima di tutto il significato di quel monologo confuso,nel bagno. Era quello che mi interessava.Era quello che mi stupiva. Nicolaj era una persona ambigua. La prima notte siamo andati a guardare le stelle come due bambini:la mattina dopo mi ha ignorato e la sera mi ha quasi ucciso per dimostrarmi che era un ottimo cecchino.Poi...poi lo aveva spinto in un angolo buio e aveva iniziato a violentarlo in maniera silenziosa.Aveva abusato dei suoi pensieri con un solo sguardo per poi lasciarlo confuso sul freddo pavimento delle parole sconclusionate,cosparso di acuminate domande frammentarie e prive di risposta. Il complesso era grande e cercare Nicolaj era una partita già persa in partenza. Ogni luogo in cui aveva impresso la sua immagine mi sembrava troppo elementare come indizio ed ogni angolo sconosciuto era di sicuro troppo insignificante. Decisi di tornare nel nevaio perchè non mi potevo permettere il lusso di continuare a rimuginare su mezze frasi. Avevo l'assoluta certezza che non l'avrei rivisto quella sera. L'aria era dannatamente fredda ora che le lancette segnavano le ore notturne e la neve era un piano grigio chiazzato di bianco dai riflessi blu in prossimità delle forti luci dirette e squadrate dei riflettori. Tutto era come Nicolaj ed io l'avevamo lasciato. Le impronte erano state coperte dalla nevicata e le sagome erano corpi spezzati ormai inservibili. Insignificante cartone e fibra di vetro tagliente segnati da vernice rossa concentrica. Sentii l'irrefrenabile impulso e la naturale curiosità di vedere il posto da cui Nicolaj mi aveva sparato. Studiai l'area con tranquillità e precisione e mi avviai verso una collinetta a poche centinaia di metri dall'entrata del nevaio.Era il posto perfetto per tenere sotto tiro ogni singolo punto di quella distesa fredda. Nicolaj stesso sembrava non avere punti ciechi;una macchina fatta per resistere ad ogni stimolo,attaccare e difendere il corpo da ogni minaccia,uccidere e spegnere ogni nemico che si oppone. Camminare nella neve per interi minuti di silenzio ipregnava tutto di un atmosfera surreale. Come un sogno che fai pochi secondi prima di addormentarti che viene influenzato da rumori e odori. La collina era ripida e coperta di neve fresca che rallentava la salita e la rendeva incerta. Era un sentiero privo di appigli e difficile da terminare. Mi immaginai Nicolaj:privo di appigli,in salita e difficile da raggiungere. Riprovai più e più volte prima di capire il modo giusto per procedere. I miei stivali non erano di sicuro adatti a quell'impresa,visto che la suola era troppo liscia per far presa su quella neve. Trovai un appiglio e mi ci aggrappai con tutta la mia forza,era una piccola sporgenza di metallo ricurvo utile per tenere l'equilibrio....pensai che non fosse mai stata utilizzata da Nicolaj ma da un altro cecchino prima di lui....o dopo di lui. Bisognava essere previdenti. Scrollai le spalle e mi tirai su,raggiungendo una sorta di capannino coperto e squadrato. Il vento era forta a quell'altezza e il luogo dava un forte senso di impersonalità. Tuttavia pensare che Nicolaj passava il suo tempo in quello spazio mi fece sentire bene. Ero riuscito a rubare una piccola bandiera del suo regno e non gliel'avrei resa senza combattere. Mi guardai intorno,aspettando di essere rapito da chissà quale sensazione o di essere colpito da qualche indizio,da qualche segno di vita. Nicolaj doveva essere un tipo molto ordinato. Proprio mentre pensavo al suo ordine mi accorsi di una scatola,nascosta sotto il piano di tiro su cui si appoggiava in fucile. Spolverai la superficie e aprii il coperchio pregustando la vista di tesori di valore misero e di significati speciali. Dentro la scatola torreggiava un zippo d'argento e una foto sbiadita di un lupo bianco,protetta dentro una busta plastificata trasparente. Passarono decine di secondi in cui valutai attentamente le mie azioni. Alla fine intascai lo zippo d'argento e richiusi la scatola,riposizionandola con cura sotto il piano di tiro. Sopra il piano misi un bossolo del caricatore e saltai giù dal capanno. Il salto sembrò scindere lo spazio attorno a me,allargando il minuscolo filo del tempo corrente,trasformandolo in larghe fasce coperte di chiazze di sangue liquido che volavano nell'aria coperta di neve e fiato condensato. Mentre le gambe cercavano appoggi durante la caduta,tutto veniva avvolto e filtrato,abbracciato e intrappolato dal tempo maledetto che derideva le spoglie mortali,battendo regolarmente il suo ritmo. Scappai a perdifiato e mi chiusi in camera mia. La giornata era finita e avevo conquistato un pezzo del territorio nemico. Avevo un ostaggio. L'ostaggio meno prezioso...la foto non me l'ero sentita di prenderla...doveva essere troppo importante per lui. ***