UNA  STORIA  D’AMORE
                                     

  Lo chiamavano  "Le juge des putes";  il giudice delle puttane. Philippe Le Friant, in effetti, oltre che giudice, si sentiva ed era un missionario; uno di quelli – Mani Pulite insegna – che vogliono ripulire la società e cambiare il mondo. Egli non si limitava, indossando la toga, a giudicarle; ma, riponendola nell’armadio, usciva di sera a ricercarle. nei bar, nei bordelli, sui marciapiedi della sua Parigi.
  Per salvarle, per redimerle.
  Non può un essere sensibile, rimanere impassibile, cinicamente indifferente, dinanzi a situazioni di degrado e di sfruttamento che generano pietà; e di esse, nelle aule giudiziarie penali, ne scorrono a iosa, come i tanti fotogrammi di un lungometraggio. Non può non lasciarsi coinvolgere fino al punto di fare, di ogni fattispecie, un caso personale. « Il giudice deve stare là dove le libertà sono minacciate, la legalità violata » egli diceva.
  Ed è sui marciapiedi che le libertà sono minacciate, la legalità violata.
  Maria "la bionda" era una di quelle: sposata, risposata, era stata infine venduta ad un lenone che minacciava ora di ucciderla.
  Come poteva, Philippe Le Friant, sottrarla alla pallottola di quel magnaccia? La soluzione c’era: ospitarla a casa sua. Sicuramente il killer non avrebbe avuto l’ardire di ammazzarla, nella casa di un giudice.
  Ma, per il ministro della Giustizia, quest’ultimo episodio raggiungeva il colmo, la classica goccia d’acqua che fa traboccare il vaso: Philippe Le Friant, entrato in magistratura nel 1982, ne veniva espulso nel 1988 "per aver attentato all’onore della magistratura".
  Perchè il giudice ha un onore speciale da salvaguardare. Il giudice, secondo una concezione ormai datata, deve essere apolitico, insensibile, "asentimentale". Egli deve solo dispensare condanne, senza battere ciglia, in maniera asettica,. come se invece di decidere della sorte e dei destini di un essere umano, egli recitasse, senza inflessioni di voce ed espressioni di viso, una poesia ermetica.
  Dopo la radiazione, Philippe e Maria assumevano, per la Francia, il simbolo di un amore perseguitato. Maria partecipava a trasmissioni televisive e ad interviste sui giornali, chiedendo che il suo uomo fosse riammesso a fare il giudice.
  Stranezze della vita che fanno invertire i ruoli: ora era Maria a lottare per la riabilitazione di Philippe. Insieme facevano lo sciopero della fame, scrivevano un libro, manifesti, petizioni. Privato dello stipendio, Philippe si adattava ad esercitare ogni mestiere; ma l’unica cosa che sappia fare un giudice, si sa, è scrivere sentenze. Se faceva l’autista, andava a sbattere; se lavorava in fabbrica si scottava le mani.
  Maria, invece, si era messa a studiare. Diventata fisioterapista, guadagnava uno stipendio da servire anche per lui. Ma vedeva che tutto ciò non bastava: Philippe Le Friant non era il tipo da fare il mantenuto.
  Di qui la soluzione estrema di Maria: « L’unico ostacolo alla sua riammissione in magistratura, sono io – pensò Maria -. Perciò, per rimuovere tale ostacolo, devo togliermi di mezzo! ».
  E si suicidò.
  Ma nemmeno il sacrificio finale di Maria, che commosse il mondo intero, serviva a far ritrovare a Philippe "il suo onore di giudice". Il ministro della Giustizia di Francia, Elisabeth Guigon, ancora una volta rigettava la petizione di Philippe, con la motivazione che la radiazione non sarebbe dipesa dal suo amore per Maria, bensì dal suo dossier «carico delle cose delle quali non si può più parlare, perchè i fatti sono stati amnistiati».
  E così Philippe Le Friant, già privo della sua toga, è ora anche senza Maria, la donna che si era immolata per lui, diventando il simbolo dell’amore universale.
  Forse è per questo che sulla sua tomba ogni  giorno si affastellano i fiori di tutti gli innamorati di Francia, tra i quali, sicuramente, ci sarà anche una rosa di Philippe Le Friant, giudice sensibile, uomo sfortunato.
  Fabrizio De Andrè, diceva: «Dai diamanti non esce niente; è dal letame che nascono i fiori»
  Lei non trova, signora Guigon?
 

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