MAROIS COME ROCHON
di Michele Pirone
Quando la spesa sembra eccessiva e si voglia risparmiare, non c’è
altra possibilità che effettuare dei tagli. Là dove sia possibile,
ovviamente, poiché ci sono dei beni essenziali intangibili.
Uno di questi, sicuramente è la sanità. Si può
risparmiare, o cercare di farlo, su tutto o quasi; ma non sulla sanità,
senza ridurre pericolosamente l’accessibilità alle terapie e, quindi,
senza attentare alla vita stessa dei cittadini. L’ospedale è un
luogo di cura con personale sanitario specializzato, con attrezzature e
medicinali, che hanno dei costi precisi; per cui non si può impunemente
diminuirli, senza mettere in pericolo l’incolumità e la salute,
che sono dei beni più preziosi del danaro.
Ma il ministro della Sanità Pauline Marois, non sembra
che sia di questo avviso. Non contento di aver massacrato il sistema sanitario
– un tempo uno dei migliori del Nord America – chiudendo ospedali (abbiamo
visto pronti-soccorso intasati e malati nei corridoi su barelle), prepensionando
a caro prezzo medici espertissimi (le sale operatorie non hanno potuto
funzionare per mancanza di anestesisti o di chirurghi), licenziando una
parte del personale ausiliario (le infermiere rimaste in servizio non sono
in grado di assistere nel migliore dei modi i tanti pazienti affidati alle
loro cure), istituendo un ticket sui medicinali per gli ultrasessantacinquenni
(una volta essi erano completamente gratuiti), il tutto in funzione di
un ridicolo debito pubblico da azzerare, il governo provinciale, in persona
del ministro Marois, appunto, ha fatto intravedere ai residui ospedali
operanti, la possibilità del commissariamento, nel caso in cui essi
persistano a contrarre debiti e a presentare un bilancio in rosso. Come
dire: « Arrangiatevi; fate ciò che volete o ciò che
potete, ma non ci fate sborsare danaro! ».
Quindi gli ospedali che sono scampati alla mannaia di Rochon,
sono ora sotto il mirino di Marois. Eppure in questo momento non c’è
più nemmeno il pretesto di un debito da azzerare, visto che il ministro
delle Finanze, Bernard Landry, si è vantato a piena gola di esservi
riuscito in pieno e in tempi più brevi del previsto. Ed è
da credergli, dal momento che ha lasciato in giacenza ottocento e passa
milioni di dollari, su una banca di Toronto, versati dal governo federale
e destinati al regime sanitario; mentre nel frattempo gli ospedali erano
costretti ad indebitarsi, per somministrare le cure agli utenti che ne
avevano bisogno.
A giustificazione delle sue minacce, Pauline Marois pone
il fatto che il suo governo ha aggiunto altri 2.7 miliardi di dollari,
alla spesa sanitaria. Ma se tale somma non basta – e che non sia sufficiente
lo ha segnalato con cognizione di causa il direttore generale del Centro
sanitario della Università McGill, Hugues Scott - vuol dire che
per risanare i duri colpi assestati da esso governo al sistema sanitario,
occorrono ulteriori e più sostanziosi stanziamenti.
D’altronde, quanti di questi milioni sono stati buttati al vento
per prepensionare i sanitari, nel quadro di una operazione sbagliata che
– oltre tutto – ha impoverito il settore terapeutico, riducendolo al lumicino?
E che dire del miliardo di dollari che essa Marois si accinge a sperperare,
per realizzare quel progetto del tutto inutile, quella cattedrale
nel deserto che è la creazione di un centro ospedaliero, che dovrebbe
sostituire tre ospedali ora esistenti ed efficacemente funzionanti,
dei quali non si saprebbe più cosa fare ?
E mentre si pongono sotto pressione gli ospedali, perché
operino entro i limiti delle loro disponibilità finanziarie e non
contraggano debiti, per altro verso si tartassano i contribuenti
- i più tassati del Nord America – raddoppiando il premio dell’assicurazione
malattia, che salirà da 175 a 350 dollari.
E pensare che oggi il Québec fa ancora parte del Canada,
Paese al primo posto nel mondo per qualità di vita. Figuriamoci
cosa accadrebbe, ad esso Québec, il giorno in cui riuscisse a staccarsene
!