Richard Harwood è
l’autore di un libro nel quale, arrampicandosi sugli specchi, si assume l’impossibile
compito di dimostrare che l’olocausto degli ebrei e i campi di sterminio nazisti,
sarebbero frutto di una grossolana menzogna.
Quali campi di sterminio? Per Harwood, nei lager dove erano internati
ebrei ed altri prigionieri, sorgevano grandi impianti industriali: una fabbrica
di caucciù Buna a Bergen-Belsen; la Buna I.G. Farben-industrie ad Auschwitz;
La Siemens a Ravensbruck.
In realtà i lager nazisti erano oltre duemila, contrassegnati
dalla sigla KZ che significava campi di sterminio, e fabbricavano un solo prodotto:
cadaveri, specialmente ebrei !
Se Harwood invece di sedere al suo scrittoio a buttar giù
stupidaggini, si recasse ad Auschwitz-Birkenau ad esempio, vedrebbe che i quattro
grossi forni crematori, capaci di bruciare quattromila corpi al giorno, sono
ancora lì, quasi attendessero di essere rimessi in funzione. E così
a Dachau, a Treblinska, a Mathausen: starà a lui dopo, spiegarci, come
quei forni servissero – invece che a cremare cadaveri - a cuocere
pane e pizze napoletane.
Ma la sfrontatezza di Harwood va oltre: « Il lavoro degli
internati – egli dice – veniva anche retribuito con biglietti di banca, spendibili
negli appositi spacci dei lager ».
Evidentemente la retribuzione era scarsa o gli spacci erano chiusi;
poichè gli internati, i cosiddetti "mussulmani", pesando appena una trentina
di chili, erano ridotti pelle e ossa. La verità è che erano sottoposti
alle torture più inumane, prima di essere soffocati dal Cyclon B, che
fuoriusciva dalle "docce", e bruciati nei forni. Quindi niente spacci: spacciati
!
Erano sei milioni? Harwood ritiene questa cifra, la più
grossa fandonia che sia mai stata detta.
Eppure a parlare di milioni è una fonte insospettabile:
Adolf Eichman; il quale, dopo aver organizzato lo sterminio degli ebrei, liquidò
il suo operato nefasto con questa battuta: «Cento morti sono una catastrofe,
cinque milioni una statistica». Evidentemente a quel momento i morti non
avevano ancora raggiunta la quota di sei milioni.
Adolf Eichman, che poi sarà impiccato nello stato di Israele,
era l’ideatore e il programmatore della "soluzione finale del problema ebraico".
Eppure anche per questo folle progetto, Harwood ha la sua versione:
i nazisti prima delle guerra ed anche a guerra inoltrata, furono favorevoli
ad una politica di emigrazione degli ebrei verso il Madagascar, dove essi avrebbero
potuto fondare il loro stato. "Soluzione finale", quindi, altro non indicava
che l’emigrazione degli ebrei.
Ma far emigrare, non vuol dire mandar fuori dal paese? I tedeschi,
invece, razziavano gli ebrei e li trasportavano in Germania, per una emigrazione
a ritroso; una emigrazione "finale" verso l’al di là, senza ritorno.
« Già durante la prima guerra mondiale – racconta
Harwood – si arrivò falsamente ad accusare i tedeschi di aver creato
una fabbrica per lo sfruttamento dei cadaveri, dove facevano bollire i corpi
per ricavarne glicerine ed altre sostanze».
Evidentemente con il tempo si erano perfezionati: durante la seconda
guerra mondiale con la pelle umana, conciata, fabbricavano paralumi. Quando
i russi arrivarono nei campi KZ, trovarono quintali di capelli di donna, da
utilizzare per la fabbrica di bambole; e ancora oggi, se Harwood va in Germania,
potrà acquistare – a prezzo di affezione – saponette confezionate con
il corpo degli ebrei ammazzati nei lager e vendute, quali souvenirs, a necrofili
pervertiti.
Ma là dove maggiormente Harwood rivela il suo temperamento
visceralmente filonazista, è allorchè vuol giustificare il razzismo
hitleriano, confrontandolo con il "lassismo" dei paesi democratici.
Seguiamolo nei suoi deliri: « Se in Gran Bretagna non si
farà niente per arrestare l’immigrazione e l’assimilazione degli Africani
e degli Asiatici nel nostro paese, noi dovremo subire in un futuro prossimo
non solo un sanguinoso conflitto razziale, ma anche l’imbastardimento e la distruzione
biologica del popolo britannico, così come esso si presenta dalla venuta
dei Sassoni. In una parola, noi rischiamo la perdita irreparabile della nostra
cultura europea e della nostra eredità razziale ».
Ecco: Richard Harwood sarebbe dovuto nascere in Germania, all’epoca
di Hitler: avrebbe fatto certamente carriera.
Richard Harwood razzista? Macchè: sono essi che sono
Asiatici o Africani, gialli o neri.
Ed allora, per eliminare ogni distinzione razziale ed evitare le
relative violenze, non resterà che seguire il consiglio che ci viene
dal film "Bullworth": «Continuare a scoparci tutti quanti, fino a che
saremo tutti dello stesso colore ».
La verità è che Harvood vorrebbe rimuovere dalla
coscienza e dalla memoria dei popoli, il genocidio perpetrato dai nazisti, il
più grande crimine contro l’umanità; laddove, invece, l’uomo dovrebbe
trarne insegnamento ed avere in mente quel "je me souviens" – inutilmente sprecato
sulle targhe automobilistiche del Québec – perchè delittacci
come quello, non abbiano mai più a verificarsi.