LE  DUE  GIUSTIZIE

  Il giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, Antonino Scalia, ha recentemente dichiarato: « In America un sistema giudiziario come quello italiano, sarebbe assolutamente inaccettabile. Io sarei molto preoccupato se dovessi essere processato da un sistema giudiziario come quello ».
  Questione di punti di vista. Io, ad esempio sarei preoccupato molto più di lui, se dovessi essere processato in un sistema giudiziario come quello americano che, in molti stati della confederazione, prevede ancora, come condanna, l’arcaica, arretrata, selvaggia pena di morte.
  Ma non è principalmente sul tipo di pena, che si basano le divergenze tra le mie convinzioni e quelle del giudice Scalia.
  « Nel nostro Paese – egli precisa – una lunga, radicata tradizione impone la separazione completa tra il ruolo del pubblico ministero e quello del giudice. Il pubblico ministero rappresenta l’esecutivo. Il giudice, in genere, è un avvocato che, per gran parte della sua vita, ha sostenuto le ragioni dei privati contro lo stato, per esempio nei processi penali e nelle vertenze fiscali ».
  Ecco: in America ciò che conta sono la tradizione, i precedenti. Una giustizia che, in mancanza di norme precise e codificate, va a tentoni barcamendosi tra i precedenti già esistenti che, ovviamente, sono mutevoli con i tempi, nonchè con gli umori e le capacità dei giudicanti.
  Ma a prescindere dal fatto che la carriera del pubblico ministero vada o meno separata da quella del giudice – tesi opinabile e, per varie ragioni, altrettanto valida che quella contraria – è opportuno fare un raffronto tra le figure del pubblico ministero e del giudice, nei due sistempi giudiziari.
  Nel sistema americano il pubblico ministero rappresenta l’esecutivo. Esso ha la funzione di "pubblico-accusatore" per il quale l’assoluzione dell’imputato rappresenta una sconfitta, così come la sua condanna una vittoria personale. Pertanto egli ha tutto l’interesse ad ottenere – a qualsiasi costo – una sentenza di condanna. Una serie di "vittorie", per lui, può trasformarsi in un trampolino di lancio per carriere politiche. Magari per ottenere un posto di governatore. È in sua facoltà di promuovere l’azione penale  e di ritirarla; e già questo fatto è una stortura giuridica che gli confericse il potere di prestarsi a qualsiasi compromesso.
  Nel sistema italiano il pubblico ministero (magistrato requirente) rappresenta lo stato. La sua funzione non è necessariamente ed esclusivamente quella dell’"accusatore"; tant’è che spesso chiede l’assoluzione dell’imputato. Egli, a differenza del suo collega americano, ha l’obbligo di esercitare l’azione penale, che deve promuovere ogni volta che venga a conoscenza di una "notitia criminis": glielo impone l’art.112 della Costituzione della repubblica italiana. La condanna o l’assoluzione degli imputati, nei processi a lui affidati, non influiranno sulle sue possibilità di affermarsi, eventualmente, in politica.
  Parimenti, in Italia, il giudice (magistrato giudicante), come il pubblico ministero, ha accesso all’ordinamento giudiziario, dopo aver superato un difficile, apposito, concorso. Le sue prime funzioni saranno quelle di "uditore" per un periodo di sei mesi, durante i quali è assegnato ad un magistrato anziano, per far pratica ed acquisire esperienza.
  Calamandrei, sommo giurista, diceva argutamente in proposito: « Il destino dei magistrati sta nella loro stessa carriera: cominciano che sono "uditori" e finiscono che sono "sordi" ».
  Probabilmente è così. Resta il fatto, però, che essi – giudici e pubblici ministeri – hanno subito una severa selezione, ed hanno dimostrato di avere una solida preparazione giuridica.
  In America, invece, è l’avvocato che diventa giudice, per nomina del ministro della giustizia. Non per meriti, o non solo per meriti. Ciò vuol dire che quella del giudice, è una carica squisitamente politica e che, in quanto tale, si può ottenerla in vari modi: per amicizia con il ministro della giustizia, ad esempio. O magari si tratta di un politico che venga nominato giudice perchè lasci la sua poltrona ad altri. In nessun caso di nomina, insomma, si ha la certezza della idoneità del giudice a "fare il giudice"; che, nel migliore dei casi, può vantare soltanto un decoroso passato di avvocato. Il che non è molto, poichè l’avvocato difende partigianamente, il giudice decide obiettivamente.
  Quale dei due sistemi giudiziari è preferibile: quello americano, che tanto piace al giudice Scalia, o quello italiano?
  Sta al lettore, questa volta, "giudicare".
  A meno che non si voglia fare di tutt’erba un fascio e convenire, con un celebre avvocato di Napoli, il quale, in una gremita aula della Corte di Assise, nella foga di una sua arringa, si lasciò sfuggire: «… perchè, signori della Corte, la giustizia umana, è una gran puttana ».
  Ma questo è un altro discorso.
                                                                                         Michele Pirone
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