Ogni tanto qualche Cristoforo
Colombo canadese, va ascoprire l’Italia; e grand’è la sua meraviglia
allorchè, in luogo di un villaggio di tucul da giungla di foresta vergine,egli
si ritrova in un paese al cui cospetto la Florida e le altre meraviglie del
Nord America, fanno la stessa figura delle sponde fangose del San Lorenzo, rispetto
alle spiagge favolose dei Caraibi.
È capitato, uno di questi esploratori, accanto al nostro Gianni
Anelli, nel viaggio di ritorno; e, per tutto il tempo, non ha fatto che parlare
dell’Italia.
« L’Italia – diceva – è indescrivibile. Un paese bellissimo,
civilissimo, modernissimo. Il sole è caldo, il mare è bello. E
la gente…».
E continuava eccitatissimo: « A Roma mi è accaduto un fatto
divertente. Ho parlato in francese con un tizio e costui mi ha risposto in francese.
Gli ho parlato in inglese, ed egli mi ha risposto in inglese. Dopo di che mi
ha detto: « Lei è canadese ».
« Certo – ho ammesso con sorpresa -. Ma come ha fatto a capirlo?
».
« Perchè lei – ha concluso – non sa parlare nè francese,
nè inglese! ».
Sembrerebbe una barzelletta, invece è un fatto di cronaca vera.
Un fatto dal quale si ricava che il bilinguismo, il multiculturalismo, le sovranità
culturali, la legge 22, la legge n.1°, i libri bianchi o di altri colori,
le normative coercitive, non servono a niente.
Per risolvere il problema delle lingue, è ovvio, basta conoscere
bene più lingue.
(1977)