L’ITALIA,
PAESE RICCO
Lo scrittore inglese William Somerset Maugham, scriveva: « Gli
uomini si possono dividere in due grandi categorie: gli ottimisti i quali affermano
che, tra qualche anno, saremo ridotti a mangiare sassi; e i pessimisti, i quali
pensano che non ce ne saranno abbastanza per tutti».
C’è, invece, chi – come Luciano De Crescenzo – ritiene che non
occora qualche anno per giungere ad una "anoressia" universale: « Oggi
il 70% dell’umanità muore di fame, e il restante 30% fa la dieta ».
Questa paurosa crisi di risorse economiche, non sembra riguardi l’Italia,
dove non si indossano che abiti firmati, si va in vacanza alle Maldive, e non
si parla più di milioni, bensì di miliardi. Miliardarie le lotterie
che spuntano sempre più come funghi, miliardario l’uomo della strada,
quello della porta accanto, colui che meno te l’aspetti. Sembra che gli italiani
siano diventati tutti Gianni Agnelli e Silvio Berlusconi. Altro che America:
è l’Italia il paese più ricco.
Lo ha detto anche il primo ministro
Massimo D’Alema, in un soprassalto di esterofilia: « L’Italia è
un paese ricco, e come tale, è tenuto ad assistere i profughi del Kosovo
».
Certo: solidarité oblige. E l’Italia li assiste i profughi del
Kosovo, più che gli Stati Uniti d’America, più che ogni altro
Paese, coinvolto in questa guerra insensata.
Ma l’Italia è veramente più ricca di quei Paesi?
A noi sembra di no; e, come direbbe Dino Basili in proposito: «
Perfino i ciechi sentono il bisogno di guardarsi intorno ».
« L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro
» recita l’art. 1 della Costituzione. Ma è anche una repubblica
che naviga sui debiti.
Due milioni e quattrocentomila miliardi di debito pubblico, sono una
catasta di danaro, alta quasi quanto un grattacielo. E non è tutto: quel
debito è solo la punta dell’iceberg, quello del governo centrale. Se
si assommano i debiti delle regioni, delle province e dei comuni – per non parlare
dell’Inps – si otterranno numeri ad infinite cifre, difficili anche a scriversi.
Ed ora si aggiunge anche la guerra, con i suoi costi e le sue perdite.
L’Italia ha dislocato migliaia di soldati nei territori interessati, fornito
tende e alimenti, mezzi di trasporto, ospedali da campo e assistenza. Nello
stesso tempo ha registrato una riduzione massiccia del flusso turistico che,
finora, ha prodotto la cancellazione di oltre cinque milioni di prenotazioni.
E’ dell’ultima ora, infine, la protesta dei pescatori dell’Adriatico i quali
nelle loro reti, insieme alle orate e ai cefali, ramazzano bombe a grappolo
della Nato, di cui gli aerei in difficoltà si disfanno. E qualcuna è
anche scoppiata, ferendo gravemente un pescatore.
Sono le conseguenze degli "effetti collaterali": l’Italia fa parte
della Nato e deve subirli. E quando D’Alema sostiene che l’Italia non partecipa
ad azioni belliche, se non in termini di difesa, fa delle affermazioni contrarie
al vero. Egli lo sa bene; e, malgrado i Cossutta e i Bertinotti, che biascicano
richieste e minacce senza senso, prosegue per la sua strada. Altra situazione
sarebbe se al governo ci fosse il Polo: in tal caso anch’egli e il Pds,
insieme con Cossutta e Bertinotti, sarebbero alla testa di manifestazioni e
cortei contro la guerra e contro la Nato.
L’Italia è un paese ricco? Ci fa piacere saperlo.
Ma allora ci si deve anche spiegare perchè in Italia si chiudono
gli ospedali e il sistema sanitario fa acqua da tutte le parti. Perchè
il fisco spreme i contribuenti come limoni. Perchè le sale d’attesa nelle
stazioni ferroviarie, sono piene di barboni senza tetto. Perchè perfino
sotto le gallerie della metropolitana, nelle pareti fatiscenti, c’è chi
si scava una tana e vi si rifugia come una talpa.
La solidarietà è necessaria; ma deve cominciare in casa
propria.
È vero: nel Kosovo c’è un’emergenza. Ci sono i serbi, c’è
Alcan con le sue "tigri" sanguinarie, e c’è Milosevic, dittatore impazzito.
E ci sono, soprattutto, i profughi, tanti profughi; centinaia e centinaia di
migliaia.
Ed è ad essi che mi rivolgo per dire: resistete, la vostra tragedia
finirà. C’è la Nato, c’è l’ONU, ci sono gli Stati Uniti
e c’è anche l’Italia, che vogliono il vostro bene.
Ma state attenti; perchè, come direbbe Stanislav Lec: «
Tutti vogliono il vostro bene. Non fatevelo portar via! ».