Ieri sera non sono uscito dalla corsia, per cui non ho potuto notare la barella, parcheggiata dinanzi alla n.2. Ma questa mattina, quando ancora non albeggiava, è venuto da me il barman dalla "cento lire".
« È il mio turno » mi ha detto.
« Bene – gli rispondo - auguri! Vuol dire che il tuo cuore è finalmente a posto e che puoi entrare in sala operatoria. Oggi finiranno le tue preoccupazioni ».
« Probabilmente sì – continua -. Il mio grande cruccio, però, è quello di non poter salutare mia moglie. Lei sa che sarò operato oggi; ma sa anche che puo’ vedermi soltanto durante l’ora delle visite. Ma è un ospedale, questo, o un lager nazista? ».
« Non ci far caso – gli dico per rincuorarlo -. Avrai tutto il tempo di vedere tua moglie e di vivere con lei, dopo che sarai uscito dalla sala di rianimazione, completamente guarito ».
« Grazie, mi sei stato veramente amico » conclude e mi abbraccia.
Poco dopo giungono due infermieri, gli iniettano nella vena un tranquillante, lo adagiano sulla barella e lo conducono via.
Giunto sul pianerottolo, egli vede sua moglie, rannicchiata all’ingresso della sala operatoria, in attesa da ore: è giunta con il primo treno, per essergli vicina. Appena lo vede, gli corre incontro, lo abbraccia e lo bacia sulla fronte.
L’uomo scoppia in singhiozzi.
Dopo tre ore, uno degli infermieri torna nel reparto, spingendo una barella vuota. Eppure la sala di rianimazione è qui, nel corridoio…
« Cosa è accaduto?» gli dico; ma so bene che la mia è solo una domanda retorica. Conosco già la risposta, la frase fatta, ad uso e consumo di tutti gli ospedali del mondo.
«È andata male – risponde -. Sono sopraggiunti ben due infarti, durante l’ intervento, ed egli non ce l’ha fatta! ».
Quanti "colpevoli" nelle sale operatorie: "non ce la fanno" e muoiono, quasi per far dispetto al chirurgo.
Ma questo non è il reparto nel quale se non si è sicuri che il cuore resista, non ti sottopongono ad intervento?
Il CHIRURGO non è colui che opera soltanto quando sia sicuro dell’esito?
L’amico preside è terrorizzato: anch’egli ha una "cento lire" sul lobo del polmone sinistro e pensa che anch’egli potrebbe rendersi "colpevole" di far rientrare in corsia la sua barella vuota.
Intanto irrompe presso di noi la moglie del barman, ed urla piangendo a dirotto: « Avvocato, mio marito è morto, me l’hanno ammazzato!».
« Ma no, signora, si calmi. Suo marito è in sala di rianimazione » mento.
« No, no; me l’ hanno ammazzato! ».
Ha ragione lei: suo marito, coperto da un lenzuolo con la scritta "ospedale Martorelli", è già stato trasportato all’obitorio.
Un’altra salma. Ancora un prodotto marca «Martorelli». Un uomo vittima – pur non avendo mai fumata una sigaretta – del cardinale Tornabuoni.
E del chirurgo più bravo d’Europa.