Mino Martinazzoli, in epoca
non sospetta, argutamente osservò: « I socialisti sembrano ladri,
invece lo sono ».
I fatti gli hanno dato ragione. Il loro ex capo Bettino Craxi – finora
- ha collezionato 27 anni di carcere. Ed è in prigione? Macchè:
è latitante. Ciò non vuol dire che sia nascosto sulle montagne
dell’Aspromonte, tutt’altro: egli è "esule" – si fa per dire - in una
sontuosa villa di Hammamet, in Tunisia, circondato da uno stuolo di servitori,
da una folta guardia del corpo e afflitto dalle centinaia – forse migliaia -
di miliardi che, a suo tempo, è riuscito ad arraffare.
Ci si domanderà: perchè l’Italia non continua a chiedere
l’estradizione?
Buona domanda. Probabilmente non sarebbe concessa dalle autorità
tunisine che lo proteggono come fosse un capo di stato. Comunque l’Italia non
ci prova nemmeno più; anzi gli manda la pingue pensione che gli spetta
quale ex deputato, ex ministro, ex capo di governo, ex tutto, fino al suo attuale
domicilio.
E ha fatto di più: recentemente la RAI, televisione di stato al
servizio pubblico, le cui spese – perciò – ricadono sui contribuenti,
ha dislocato una troupe ed un inviato speciale, con trasporti, trasferte ed
ammennicoli vari, per intervistare il latitante Craxi nella sua villa regale
in Tunisia.
E Bettino ha parlato, rispondendo alla domande del giornalista, in presenza
dei nipotini, che ascoltavano ammirati il loro nonnino.
Ad un certo punto Craxi ha aperto un sacco che aveva sulla scrivania,
per domandare all’intervistatore: « Vede cosa c’è dentro?
».
E gli italiani, che seguivano la scena dinanzi al televisore, avranno
pensato: "Sta a vedere che tira fuori dei bigliettoni da centomila, quale
campionario di quanto ha accumulato".
Invece no. Con una faccia d’occasione di nostalgico inguaribile e irrecuperabile,
ma con espressione patetica, ha chiarito: « È terra; terra italiana!
».
Al che quegli stessi italiani hanno pensato: « Cacchio! Sapevamo
che si è fregato i miliardi… Invece anche la terra, si è portata
via!».
(1998)