Processo storico o farsa?
È questo l’interrogativo che ci si pone durante il procedimento per la
destituzione del presidente Clinton, dinanzi al Senato degli Stati Uniti. I
cento senatori che siedono in Senato, saranno i giudici; cento giudici per giudicare
l’uomo più potente del mondo.
Per cosa?
Perchè, nella Casa Bianca, il presidente aveva trasformato il
Salone Ovale nel? Salone “Orale”! Ma, vivaddio, chi non ha peccato scagli la
prima pietra.
Il senatore repubblicano dell’Illinois, Henry Hyde, presidente della
Commissione giudiziaria della Camera dei rappresentanti e capo dei senatori
addetti all’accusa, all’apertura del processo, iniziava la sua relazione sentenziando
che « Bill Clinton ha agito in maniera criminale, tentando di nascondere
la sua relazione con Monica Lewinsky e mentendo, sotto giuramento, al gran jury
federale. Se non sarà punito con la destituzione – egli diceva – un cancro
roderà la nostra società, durante le future generazioni ».
Dunque Bill Clinton sarebbe un criminale perchè non avrebbe confessato
di aver avuto una relazione con Monica Lewinsky e avrebbe mentito sotto giuramento.
A questo punto sarebbe interessante sapere: 1) se e quanti dei cento
senatori-giudici abbiano fatte – diciamo così – delle “scappatelle” extraconiugali;
nonchè, soprattutto, 2) quanti di essi lo abbiano rivelato alle proprie
mogli.
Probabilmente al primo quesito la risposta sarebbe: “tutti”; al secondo:
“nessuno”.
Orbene se essi non hanno mai confessato la propria colpa nemmeno alla
propria moglie, come possono pretendere che il presidente Clinton - dicendo
il vero e non giurando il falso – fosse obbligato ad informare dello “sfizietto”
concessosi, sua moglie, sua figlia, il popolo americano e, per di più,
il mondo intero?
Perchè avrebbe dovuto dire la verità.
Quale verità? I filosofi sofisti dicevano che l’unica verità
è la non esistenza della verità. E Woody Allen, più sottilmente,
ha osservato: « Nessuno ha detto niente quando Nixon ha bombardato illegalmente
la Cambogia; ma se lo avessero sorpreso in una camera d’albergo con una minorenne,
lo avrebbero cacciato in due giorni ».
Ma, diciamocelo francamente: è proprio colpevole, Clinton?
Monica Lewinsky ha ammesso pubblicamente che non aveva alcun interesse
a fare la stagista e che il suo ingresso alla Casa Bianca aveva il solo scopo
di incontrare qualche “pezzo grosso” e di intrappolarlo. Se poi questo “pezzo
grosso” fosse stato addirittura il Presidente, tanto meglio.
Ebbene fu fortunata: lo incontrò, lo provocò, ed egli –
come direbbe Karl Kraus – « la costrinse a fare quello che voleva lei
».
Insomma è evidente che il processo Clinton è di natura
esclusivamente politica e niente affatto giudiziaria. È un processo del
quale i repubblicani vorrebbero servrsi per abbattere un presidente – il migliore
che gli Stati Uniti abbiano mai avuto – che li avrebbe relegati all’opposizione
ancora a lungo.
Essi, però, non tengono conto del fatto che gli americani, in
maggioranza, non sono d’accordo. Il popolo americano se ne frega se Clinton
abbia trascorso qualche bel momento con la stagista e se poi abbia negato; poichè
sull’altro piatto della bilancia, pone il suo operato.
Probabilmente, perciò, l’azione devastante dei repubblicani, si
ritorcerà contro di loro come un boomerang; per cui, ammesso che riuscissero
a destituire il presidente – il che non sembra ipotizzabile – non ne ricaverebbero
un risultato premiale da parte dell’elettorato. Anzi, se Clinton ripresentasse
la sua candidatura, ci sarebbe da scommettere che sarebbe rieletto nuovamente.
D’altronde Bill Clinton, da parte sua, ha chiesto più volte scusa
a sua moglie, a sua figlia, a tutto il popolo americano; e lo si è visto
anche, in chiesa, pregare.
Sul tipo di preghiera, però, non giurerei. Non fu Sant’Agostino
a implorare: «Mio Dio, rendimi immune da ogni tentazione; ma, per favore,
non adesso»?