ZEUS (C1) tratto da: http://www.miti3000.org/index.htm?http://www.miti3000.org/vedismo.htm
In
tutta la tradizione letteraria greca, e successivamente nel mondo latino
dove assunse il nome di Giove, Zeus appare come il più importante e potente
tra gli immortali, colui al quale tutti devono obbedienza. Per sua volontà
il bene e il male era distribuito tra gli uomini che Prometeo aveva creato
col fango, ma anche Zeus era sottoposto al Fato. La sua sede naturale era la
vetta del monte Olimpo; armato del tuono e del fulmine il Tuonante o
il Saettatore, Zeus poteva scatenare la tempesta scuotendo il proprio
scudo, e al suo intervento diretto furono attribuiti, almeno fino all'età
classica, molti fenomeni naturali. Gli era sacra la quercia e attraverso lo
stormire delle sue fronde egli si manifestava nel santuario oracolare di
Dodona. Altro suo oracolo era il boschetto di Olimpia chiamato Altis.
Figlio del titano Crono e di Rea, Zeus apparteneva alla seconda generazione
divina. Crono, messo in guardia da un oracolo che uno dei suoi figli lo avrebbe
spodestato, divorava la sua prole man mano che veniva al mondo, ma Rea, dopo
avergli dato in pasto Poseidone, Ade, Estia, Demetra ed Era, quando doveva
mettere alla luce Zeus, si rivolse a Urano e Gea perché lo aiutassero a salvare
la vita del nascituro. Gli antichi dei trasferirono perciò Rea a Lictos,
nell'isola di Creta, dove la madre partorì il bambino divino nel segreto di una
grotta del monte Ida; Secondo Esiodo (Teogonia
484) Zeus nacque a Creta in una grotta del monte Egeo, "il monte delle
capre", peraltro di difficile identificazione; la tradizione posteriore si
divide nell'individuare tale luogo sul monte Ida o sul Ditte, come sostiene
Apollodoro. Dopo la nascita di Zeus, Rea trasse in inganno Crono
presentandogli una grossa pietra avvolta in un panno, che egli inghiottì
convinto di essersi liberato di un altro possibile rivale. I sacerdoti di Rea
chiamati Cureti, eseguivano una rumorosa danza con le armi chiamata prylis (in
ricordo appunto della loro "azione di disturbo" a favore del piccolo
Zeus) per non fare sentire a Crono le strilla del piccolo dio. La ninfa (o
la capra) Amaltea allevò il futuro re degli dei col latte, mentre la ninfa
Melissa lo nutriva col miele. In ottemperanza allo oracolo, raggiunta l'età
adulta, Zeus volle impadronirsi del potere detenuto da Crono. Su consiglio di
Gea o di Metide, fece ingerire al padre una droga che lo obbligò a vomitare i
figli che aveva inghiottito, e primo fra tutti il sasso che gli era stato
presentato al suo posto. Tale macigno venne successivamente posto dallo stesso
Zeus a Delfi dove divenne oggetto di venerazione come omphalos, ombelico o
centro della terra e del mondo. Appoggiato dai fratelli e dalle sorelle
riportati in vita, Zeus spodestò Crono, quindi combatté i Titani; dopo la
vittoria ebbe in sorte il cielo, mentre ai fratelli Poseidone e Ade andarono
rispettivamente il mare e il regno dei morti; la terra rimase dominio comune.
Dopo aver domato la rivolta dei Giganti che avevano attaccato il cielo, come
ultima prova e per ottenere il dominio assoluto sul mondo, Zeus affrontò in una
lotta grandiosa il mostro Tifone. Dio provvidenziale, cosciente della propria
responsabilità, Zeus non si lasciava trasportare dai propri capricci come gli
altri dei dell'Olimpo, a meno che non si trattasse di capricci amorosi (vuoi
vedere il lungo elenco?). Dalle sue unioni divine nacquero dei e dee che
sedettero nel gran consesso degli Olimpi; i suoi amori con donne mortali
generarono altri dei o stirpi di eroi. La prima delle spose di Zeus in ordine di
tempo fu Metide, quindi venne Temi. Quest'ultimo matrimonio ha un evidente
valore simbolico perché generò l'Ordine eterno e la Legge. Una tradizione
vuole Zeus unito a Dione che gli avrebbe partorito Afrodite. Le unioni divine
continuano con Ermione, Demetra, Mnemosine e Latona. Soltanto a questo
punto si pose il matrimonio sacro di Zeus con la sorella Era, la
sposa ufficiale. Anche le passeggere unioni di Zeus con donne mortali furono
innumerevoli. Tra i figli avuti, i più famosi, a parte Eracle e Dioniso che
vennero accolti tra gli Olimpi, furono gli eroi Tantalo e Perseo. Non vi era
regione del mondo ellenico che non si vantasse di avere come eponimo un figlio
nato dagli amori di Zeus: i Lacedemoni si dicevano discendenti del dio e della
ninfa Taigete; gli Argivi si riconoscevano in Argo, i Cretesi vantavano la loro
origine dai figli di Europa. Allo stesso modo i grandi protagonisti delle
leggende e molti degli eroi si ricollegavano a lui: è il caso di Menelao che
discendeva da Tantalo, o di Achille discendente di Eaco. Il padrone del mondo
spesso sceglieva a capriccio le sue amanti e le prendeva con grande malizia e
furbizia, cambiando aspetto o forma, lasciando poi le sue vittime esposte alla
vendetta della gelosa e oltraggiata moglie Era. E' quanto accadde alla tenera
Io, a Callisto, o a Europa; accadde anche a Semele che pure gli concepì il
divino Dioniso. Altre volte, nella volontà di Zeus di dare figli a donne
mortali, i poeti e i mitografi hanno voluto ricercare un atto provvidenziale:
Leda che egli fecondò sotto forma di cigno, doveva partorire Elena affinché
provocasse un conflitto sanguinoso che facesse diminuire la popolazione troppo
numerosa della Grecia e dell'Asia; dall'inganno perpetrato nei riguardi di
Alcmena nascerà Eracle, l'eroe destinato a liberare il mondo dai mostri.
L'iconografia ci presenta il dio in vari atteggiamenti: nudo mentre scaglia la
folgore; tranquillo mentre impugna la folgore e si appoggia allo scettro; eretto
col corpo parzialmente avvolto nelle vesti; seduto, impugnante con la destra lo
scettro sormontato da un'aquila e recante con la sinistra protesa una Nike.