We must remember- di Christian Pradelli

Sono passati un anno e tre giorni da quel fatidico 11 Settembre 2001 che ha messo in ginocchio l'America. E' già passato così tanto tempo, eppure mi sembra ieri d'aver acceso la TV e di aver osservato quelle immagini surreali. Il giorno dopo, giornali di tutto il mondo hanno dedicato molte pagine a quest'avvenimento. Autori ed autrici famosi hanno scritto libri per non dimenticare la sciagura. A 365 giorni di distanza il Corriere della Sera ha deciso di occupare le sue prime 10 pagine con articoli che ricordano la disgrazia, con interviste esclusive e con altri racconti interessanti. Fra i tanti testi presenti ne spiccano due, diversi come struttura e come tipo di brano, ma che trattano gli stessi argomenti. Il primo consiste in un'intervista, realizzata da Goffredo Buccini, all'ex sindaco di New York Rudolph Giuliani. Il secondo, invece, non è altro che uno stralcio del libro “La Rabbia e l'Orgoglio” scritto da Orianna Fallaci, dove la stessa Fallaci, oltre a raccontare diversi aneddoti, spiega ai lettori come ha vissuto quel tremendo 11 Settembre 2001. L'intervista a Giuliani offre molti spunti interessanti; l'ex sindaco di New York esprime tutto il suo patriottismo quando parla della sua città e della sua nazione. Inizia ogni discorso utilizzando la prima persona plurale, dimostrando un forte attaccamento ai suoi concittadini; parla delle Torri Gemelle a malincuore, ricordandone la bellezza, l'imponenza e l'affetto che per loro provava; confessa che, prima dell'attentato, gli americani si sentivano protetti dall'Oceano e per questo inattaccabili. Si sente emozionato perché sa che, poche ore più tardi, avrebbe dovuto presiedere la cerimonia in ricordo delle 2.801 vittime del World Trade Center ed avrebbe dovuto leggere i nomi delle prime 43. Il giornalista pone all'intervistato anche domande che vanno oltre la strage dell'11 Settembre. Chiede, ad esempio, a Giuliani quali sono i suoi piani per il futuro. L'ex sindaco risponde di non aver avuto tempo per pensarci. L'avvicinarsi dell'anniversario dell'attacco e, soprattutto, la morte della madre Helen, avvenuta pochi giorni prima, lo hanno scosso e non poco. E nonostante questo grave lutto, continua a pensare alla sua gente e a quelli che, rimasti coinvolti nell'attacco alle Twin Towers, non potranno raggiungere l'età di sua madre (deceduta a 93 anni). Per il resto dell'intervista, l'ex sindaco newyorkese evoca ricordi, parla del suo successore Mike Bloomberg, smentendo quelle notizie che dicono che i due siano in conflitto ed, infine, racconta di aver detto ai leader delle altre nazioni, presenti a Ground Zero, la frase “poteva succedere anche a voi”. La sua benedizione, con cui si chiude l'articolo, è accolta più come un avvertimento: “state all'erta per non ripetere un altro 11 Settembre”. Una bandiera americana a brandelli: questo è ciò che i lettori del Corriere possono osservare alla pagina 11 dell'11 Settembre. Attorno a questo simbolo, sono racchiusi i pensieri di Oriana Fallaci e del suo libro “La Rabbia e l'Orgoglio”. In questa pagina sono presenti esattamente 3 brani del libro. Nel primo la scrittrice racconta le sue reazioni dopo esser venuta a conoscenza di ciò che stava avvenendo poco lontano dalla sua casa; nel secondo trafiletto vengono messe a confronto la Rivoluzione Americana e quella Francese; nel terzo, invece, si assiste ad un intreccio di pensieri: la scrittrice apre il discorso con un paragone tra i sui libri e quelli di un certo Salvemini, famoso soprattutto negli anni '30 e '40, per poi addentrarsi in un discorso dove protagonista è il famigerato Bin Laden; il tutto è completato da canonici concetti di Libertà, Democrazia e Giustizia. Tra i versi del primo racconto, traspare la paura di una donna che ne ha visti fin troppi di conflitti armati e non ha più voglia di soffrire. C'è una frase chiave che spiega tutto questo dolore: ”…e l'aereo s'infilò nella torre come un coltello dentro un panetto di burro…”. E' una similitudine che la Fallaci ripeterà più di una volta, come se dovesse convincersi che quello non fosse stato solo un brutto sogno. Nella seconda parte, la scrittrice descrive le differenze esistenti tra la Rivoluzione Americana e quella Francese. La differenza più importante è quella che riguarda le vittime delle due guerre civili. Il secondo capoverso comincia proprio dicendo: “La fecero (intendendosi alla Rivoluzione Americana), nonostante i fucili e le polveri da sparo, nonostante i morti che ogni guerra costa, senza i fiumi di sangue della futura Rivoluzione Francese”. Vengono citati anche i Padri Fondatori americani e gli “avvocaticchi” francesi. Franklin, Jefferson, Paine, “gente che conosceva l'italiano ed il latino come gli stessi professori non avrebbero mai potuto conoscere”- dice la Fallaci – non potevano essere paragonati ai vari Robespierre, Marat, Danton, i cosiddetti “boia del Terrore”. E' proprio qui che viene fuori l'orgoglio americano della scrittrice: per lei l'America è un paese speciale nato da un bisogno dell'anima, da un bisogno della patria. Nel terzo ed ultimo capitolo il tema centrale è rappresentato da una montagna, anzi da Quella Montagna. Quella Montagna è il fulcro del terrorismo. Bin Laden è e rimane un eroe per i musulmani, ma è soltanto la “punta” di Quella Montagna, è solamente un personaggio di passaggio, come di passaggio è “il paese che via via lo partorisce e lo ospita”. Dietro alle parole di Oriana Fallaci si cela una triste realtà. Cosa serve eliminare Bin Laden? Servirà forse a scongiurare qualche altro atto terroristico? Se non è Bin Laden potrà essere Tizio o Caio; è come un'addizione: cambiando l'ordine degli addendi (in questo caso cambiando l'addendo e basta), il risultato non cambia. Quello musulmano è una specie d'impero che parte dall'Afghanistan e si spinge fino all'Egitto, nella parte nord-occidentale del continente africano. Da questi due testi si possono trarre delle conclusioni: gli americani, dopo l'11 Settembre 2001 hanno seriamente paura. L'America non è più invincibile come sembrava qualche tempo fa e l'unico desiderio è quello di pace e serenità. Purtroppo il terrorismo è una macchia in continua espansione. Come ho già detto precedentemente, oggi è Bin Laden… domani ci sarà qualcun altro al timone del terrorismo. E come recitava il testo di una famosa canzone…”Lo scopriremo solo vivendo”.

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