IL SIGNORE DEGLI ANELLI - di Elena Bergamaschi
1226. Era questo il numero di pagine che mi si presentavano da leggere: un attacco di panico mi colse nel vedere il libro, o meglio ancora il tomo, posato sul tavolo della sala. Un po' tremante lo presi e guardai la copertina: “Il signore degli anelli” scritto da Jhon Ronald Reuel Tolkien. Mi accorsi subito che solo per leggere il titolo e soprattutto il nome dell'autore, avevo impiegato molto più tempo del previsto. Cominciai a sfogliare le sottili pagine, e mi accorsi con orrore che il racconto iniziava dopo quindici pagine di introduzione, quattro pagine di notizie riguardanti la traduzione del testo dall'inglese all'italiano, e diciassette pagine di prologo. Si, lo ammetto, la prima impressione non fu delle migliori, tant'è che pensai di bruciarlo, ma onde evitare di carbonizzare l'appartamento, lo posai semplicemente sulla scrivania di camera mia. Fortunatamente, qualche tempo prima avevo visto al cinema la prima puntata della trilogia tratta appunto da “Il signore degli anelli”, e siccome mi era molto piaciuta, dopo due giorni decisi di riprendere in mano il libro, e dopo essermi seduta comodamente sul mio divano, iniziai a leggere. Saltai introduzione, informazioni e prologo, e puntai direttamente al primo capitolo. Lo lessi, quindi passai al secondo capitolo, poi al terzo, al quarto. Contro ogni aspettativa, le prime 140 pagine, erano volate, e forse c'era spazio per un altro mezzo centinaio. Il racconto era interessante e vivace, e la scrittura di Tolkien veloce e scorrevole. Il libro narrava l'avventura di uno strano essere completamente inventato dal genio di Tolkien: un hobbit. Questa razza ha sembianze umane, ma ha un caratteristica: tutti gli hobbit sono grandi la metà di un uomo, infatti vengono anche chiamati “mezzuomini”. Gli hobbit sono gente pacifica, che ama ridere, bere, oziare e soprattutto mangiare. Al contrario non amano viaggiare e andare a caccia di guai, ma, per Frodo, così si chiama il protagonista, il destino ha riservato una strana quanto inaspettata sorpresa. Frodo scopre infatti che l'anello lasciatogli in regalo da suo zio Bilbo, è dotato di incredibili poteri e che fu forgiato molte ere avanti da il signore del male Sauron, per sottomettere tutti i popoli al suo volere. Il compito dell'hobbit è quello di non far trovare l'anello ai seguaci del maligno e anzi di distruggerlo gettandolo nel cratere incandescente del Monte Fato. Un lungo viaggio lo attende, ma fortunatamente il vecchio mago Gandalf è sempre con lui e gli indica la strada. Lungo il suo cammino Frodo incontra molti nuovi amici che lo accompagneranno nella sua avventura: da Gimli il nano a Legolas l'elfo, ad Aragorn il guerriero. Ovviamente vi sono anche i nemici alleati di Sauron: il mago corrotto Saruman e gli immancabili orchi. Tutti questi personaggi sono descritti con incredibile maestria da Tolkien che non risparmia nulla nelle descrizioni. Ogni razza ha infatti la sua caratteristica che la contraddistingue dalle altre, per esempio gli elfi oltre ad essere immortali sono anche molto saggi e collaboreranno molto nella riuscita della missione. I nani sono la razza più robusta, laboriosa e fedele, amano la roccia e soprattutto amano scavarla per cercare gemme e pietre preziose. Gli uomini infine sono la solita razza: fedeli, ma bugiardi, saggi ma spericolati, belli ma mortali. Tutte questi diversi popoli vivono assieme in una terra che presenta miriadi di diversi paesaggi; alcuni di impossibile bellezza, come il reame degli Elfi, coronato da alberi dalla corteccia d'argento e le foglie d'oro, altri ricchi di imprevisti e di sorprese come le oscure e tetre grotte di Moria. La fervida immaginazione di Tolkien crea questi luoghi fin nei minimi particolari e li rende incredibilmente realistici. In questo libro Tolkien ripropone l'eterna lotta tra bene e male, mescolando leggenda, fiaba, favola e poema cavalleresco in un cocktail perfettamente riuscito.