SIDDHARTA Di Hermann Hesse - a cura di Simona Trebbi
SIDDHARTA Di Hermann Hesse
1) IL TITOLO
Il titolo si riferisce al nome del protagonista della storia. Siddharta, un personaggio molto profondo e meditativo, che cerca la felicità interiore.
2) IL RIASSUNTO
Il libro racconta la vita di Siddharta, figlio di un ricco Bramino che decide di abbandonare le ricchezze terrene per iniziare una ricerca interiore. Da giovane lascia suo padre per diventare un samana, una specie di eremita, insieme al suo amico Govinda. Venne accolto dai Samana dai quali apprese in tre anni tutto ciò che potevano insegnargli ma non si sentiva soddisfatto neanche di questa dottrina e allora abbandona questo stile di vita. Dopo esser giunta la notizia che in città era arrivato il venerabilissimo Gotama, Siddharta decise sotto proposta di Govinda di ascoltare questa nuova dottrina. La dottrina del Buddha risultò a Siddharta perfetta, ma non adatta a lui poiché essa non dava la spiegazione della liberazione interiore e pensò che da quel momento in poi non avrebbe più aderito a nessuna dottrina . Così lasciò l'amico Govinda che al contrario vi aderì e allontanandosi cominciò a riflettere sulla sua vita e capì che tutto quello che cercava lo avrebbe trovato conoscendo meglio se stesso e imparando dal suo Io dal quale, invece, aveva sempre cercato di liberarsi. Si sentiva felice e quindi partì per la città. Qui Siddharta incontra una splendida cortigiana dalla quale imparerà l'arte dell'amore. Sarà proprio lei che stravolgerà la vita del giovane,facendogli conoscere Kamaswami per diventare un commerciante. Accortosi, tramite un sogno, di aver abbandonato la sua strada, il motivo per cui aveva abbandonato il padre e aver perso la sua integrità dietro a piaceri materiali, decise di allontanarsi dalla città. Quella sera, presso il medesimo fiume che aveva attraversato vent'anni prima, aveva deciso che si sarebbe suicidato ma a un certo punto risentì quella voce dentro di sé che sussurrava il sacro Om. Siddharta si sentiva di nuovo intero interiormente e ancora felice. Rincontrò il barcaiolo Vasudeva e gli chiese di insegnargli l'arte di condurre una barca e di ascoltare. I due uomini passarono molti anni insieme come fratelli, alternandosi i compiti e ascoltando il fiume che ogni volta insegnava loro qualcosa di nuovo. Un giorno arrivò alla capanna una donna che si era convertita alla dottrina del Buddha, era Kamala. Il bambino che portava con se era suo figlio, suo e di Siddharta. Kamala morì la notte stessa poiché era stata morsa da un serpente. Siddharta e Vasudeva tennero il ragazzino con loro, ma questi non portava rispetto verso il padre e, nonostante fosse sempre stato trattato con amore, un giorno scappò in città. Invano il padre lo seguì ma alla fine Vasudeva gli fece capire che il figlio stava seguendo la propria strada. Un giorno Siddharta, mentre stava ascoltando il fiume insieme a Vesudeva, trova l'illuminazione e la risposta a tutti i suoi perché. Trova la pace interiore. Poco tempo dopo Siddharta rincontrò il suo amico Govinda che però nuovamente non lo riconobbe subito. Il monaco brillava di ammirazione per il suo amico che aveva veramente trovato la felicità, così gli chiese quale fosse il suo segreto. Allora Siddharta glielo svelò, avvertendolo però che ciò che diceva poteva sembrare qualcosa di insensato e bizzarro ma l'amico lo continuò a guardare come se fosse un santo.
3) ANALISI DEI LUOGHI
La vicenda si svolge in una lussureggiante India ricoperta di boschi e attraversata da fiumi cristallini. In particolare la storia di Siddharta ha luogo in foreste, luoghi di pace nei quali Siddharta vive felice, e in una città, dove vive assaporando i piaceri materiali e dimenticandosi di quelli interiori. Sembra quasi che l'autore abbia voluto creare questa contrapposizione tra la natura, che dona felicità, e le opere dell'uomo, luoghi nei quali l'uomo perde se stesso
Il giardino di Kamala: qui incontra per la prima volta Kamala e subito se ne innamora. Impara qui anche ad amare e l' arte dei commercianti. Stando in un luogo ricco, come è questo, e frequentando gente ricca, Siddharta diventa, però, anche un uomo senza dottrina e pieno di vizi. Il fiume: qui Siddharta capisce molte cose, che gli vengono dette direttamente dal fiume. Questo luogo ha un significato simbolico, che viene anche dichiarato esplicitamente nel libro. Questo, infatti, scorre continuamente, ma è sempre uguale; il fiume, in poche parole, è sempre lo stesso sia alla foce che alla fonte, ma è sempre diverso perché continua a scorrere.
4) TEMPO STORICO
La storia si svolge per tutta la vita di Siddharta : dalla sua nascita alla sua anzianità. La narrazione è in ordine cronologico con pochi flash-back.
5) LO STILE L'autore ha utilizzato un lessico specifico delle religioni orientali, colloquiale ma talvolta arcaico, accompagnato da uno stile incisivo, complicato e con grande uso di metafore.. Ho avuto molte difficoltà in certi passaggi che ho dovuto leggere numerose volte per capirli. Il linguaggio rispecchia la difficoltà e la complessità del tema espresso, che sarebbe stato più comprensibile se il linguaggio fosse stato più semplice.
6) COMMENTO PERSONALE
Il messaggio che l'autore vuole dare è molto utile, profondo e rivolto a tutti. Suggerisce che, per trovare la felicità, ognuno deve dapprima conoscere se stesso ed è lì che troverà tutte le risposte alle domande che si pone, o almeno saprà dove andarle a cercare. Inoltre l'autore ci dice che ogni persona deve cercare la propria strada e toccare con mano i vari aspetti della vita. Solo coloro che non hanno abbastanza forza d'animo si appoggiano a delle dottrine che in apparenza danno loro la sicurezza. Il mio primo impatto con questo libro non è stato dei più felici dal momento che sono stata tentata più volte di abbandonarne la lettura. Infatti non si apprezza subito il contenuto a causa della troppa staticità degli eventi raccontati. Solo in seguito ho apprezzato la crescita interiore di questo personaggio che rende il libro un romanzo di formazione. Ho riflettuto a lungo sulla storia di Siddharta e ho pensato al fatto che ognuno debba seguire la propria strada e il proprio istinto, apprezzando il mondo così com'è, o al massimo cercando di migliorarlo.
Di Hermann Hesse