Si chiamava Friedrich - Hans Peter Richter
 
Una volta erano gli ebrei

oggi sono i negri,

oppure gli studenti…

domani, forse, saranno i bianchi,

i cristiani o gli impiegati…

Con questi versi brevi, ma intensi, Hans Peter Richter, autore di “Si chiamava Friedrich”, cerca, forse, di dare un senso ad un evento che fa parte della storia recente, che alcuni si chiedono ancora come sia potuto accadere e che altri si sforzano di credere che non sia accaduto. In questo modo, lo scrittore decide di cominciare a descrivere gli eventi che hanno contrassegnato la Seconda Guerra Mondiale, raccontando le vicende di Friedrich Schneider. Friedrich è un ragazzo ebreo, dalle mille risorse, che vede la vita come la fonte del sapere; la sua gioia di vivere è superiore a quella di un qualsiasi essere umano. Tuttavia alla sua storia, si intreccia quella della persecuzione nazista, dalle piccole angherie quotidiane alla più insensata discriminazione, sino al crudele epilogo. Storie così le abbiamo sentite raccontare soprattutto dalle vittime: invece questa volta il narratore è un qualunque ragazzo tedesco che marcia con la Gioventù Hitleriana ed è figlio di un uomo iscritto al Partito Nazionalsocialista.

IL TITOLO

Secondo il mio parere, l'utilizzo di un tempo passato (l'imperfetto, in questo caso) lascia a varie interpretazioni. Quella più credibile, tuttavia, è proprio quella che nel libro il protagonista vada incontro ad un tragico epilogo. In questo caso il titolo non è altro che una specie di brevissimo riassunto di ciò che si trova all'interno del testo.

EPOCA E LUOGO

La storia è ambientata tra gli anni venti e gli anni quaranta, in Germania. Nei primi capitoli (quelli inerenti agli anni venti) l'autore si dedica alla descrizione di tutti i personaggi del libro, narrandone i lati positivi e quelli negativi. Dagli anni trenta in poi, la descrizione si sposta sulle vicende del povero Friedrich, sulle disavventure dei suoi genitori ed, inevitabilmente, anche sulla guerra.

NARRAZIONE

1925. Nel condominio di cui è proprietario il paffuto ed arrogante signor Resch, vivono due famiglie, una tedesca ed una ebrea, dalle tradizioni molto differenti. Entrambe attraversano un momento non facile. In quel periodo, infatti, la maggior parte dei tedeschi non ha più un soldo: la grande svalutazione si è appena conclusa e le speranze di trovare lavoro sono pochissime, mentre miseria e disoccupazione non fanno altro che crescere. L'improvviso arrivo, per entrambe le coppie, di uno figlio desta non poche preoccupazioni dal punto di vista economico: bisognerà, ovviamente, nutrirlo, vestirlo e dargli tutto il necessario per farlo crescere dignitosamente in un mondo che peggiora, giorno dopo giorno. Gli Schenider, per lo meno, possono contare su un buon stipendio mensile; i coniugi tedeschi nemmeno su quello. Una volta cresciuti, Friedrich ed il suo coetaneo tedesco fanno amicizia; questo legame contribuisce anche alla nascita di un solido rapporto fra i genitori dei due ragazzi e la differenza delle loro tradizioni non è certo un buon motivo per sciogliere questo legame; lo è, purtroppo, per il signor Resch che, per non sfigurare tra i suoi compagni politici, comincia a creare molti grattacapi agli Schneider. In particolar modo Friedrich verrà umiliato in diverse circostanze. La sua voglia di intraprendere nuove esperienze con il suo amico tedesco lo trascinerà addirittura a far parte della “Gioventù Hitleriana” a soli otto anni. Paradossalmente è proprio grazie al concetto di “superiorità degli ariani rispetto agli ebrei” espresso dall'inviato del comando di distretto che Friedrich, anche se ancora molto giovane, apre gli occhi e capisce quanto gli ebrei come lui siano detestati in quella nazione. Questo condizionerà non poco anche il rapporto tra lo stesso Friedrich ed il suo amico. Intanto gli ebrei cominciano ad essere perseguitati e gli Schneider, sfrattati dal signor Resch, non hanno più niente: niente soldi, niente cibo e nemmeno un tetto sotto cui stare. La signora Schenider muore d'infarto ed è così che la famiglia tedesca decide di ospitare Friedrich ed il padre. Purtroppo i due verranno scoperti ben presto: il signor Schneider viene arrestato per aver avuto contatti con un rabbino ricercato dalla polizia, mentre a Friedrich, al povero ed innocente Friedrich, viene riservato il trattamento più duro: morire, stremato, sotto gli incessanti bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, “inseguito” dallo sguardo addolorato del suo amico tedesco che non lo ha abbandonato mai.

RICERCA DEI CAMPI SEMANTICI

Vista: sono indicati diversi colori ed in modo frequente nel racconto; predominano tonalità chiare (come giallo, rosso, azzurro…) nei primi capitoli del libro, ovvero quando Friedrich ed il suo amico, ancora piccoli, sono soliti giocare al trenino variopinto del bambino ebreo; in seguito, quando il libro comincia a trattare l'argomento della guerra, i colori si fanno più scuri (sono presenti tonalità grigie, nere e marroni). Anche gli ambienti descritti sono, in principio, illuminati; tuttavia, quando il signor Resch decide di tagliare definitivamente i fili della luce agli Schenider, essi si ritrovano ad abitare in una casa illuminata solamente dalla luce di una candela. In quelle righe l'autore paragona l'oscurità della loro casa a quella della loro vita.

Odorato: il secondo capitolo del libro parla di frittelle… Friedrich ed il suo amico si sono conosciuti quando avevano quattro anni, proprio grazie a delle frittelle di patate preparate dalla madre del ragazzo tedesco; ecco come vengono descritte: “ben dorate sui bordi, più chiare al centro… e che profumo!”.

Udito: essendo un libro che fa riferimento ad una guerra, i rumori sono quelli dei cannoni, dei fucili e delle bombe; sono rumori forti e fastidiosi che suscitano in Friedrich sentimenti di timore e di grande preoccupazione.

Gusto: oltre alle frittelle, gli unici cibi citati nel libro sono dei dolciumi acquistati dai genitori dei due ragazzi durante una visita al luna park; zucchero filato, liquirizie, panini wurstel e senape… l'amico tedesco di Friedrich, nonché narratore del libro, descrive ogni vivanda con l'acquolina in bocca.

Tempi verbali: il tempo verbale più ricorrente è il passato remoto; l'amico di Friedrich, infatti, racconta la storia del ragazzo ebreo dopo che i fatti sono successi.

LO STILE

Richter si basa su un aspetto molto importante: la DESCRIZIONE. In ogni capitolo del libro, il lettore può contare su un'analisi accurata ed approfondita di ogni personaggio e di ogni ambiente. In questo modo il libro risulta di facile lettura anche ad una persona non adulta. Non dimentichiamo che lo scrittore aveva anche il compito d'immedesimarsi nell'amico di Friedrich, ovvero il narratore della storia. Egli doveva, pertanto, immaginare lo stato d'animo di un ragazzo che vede il suo miglior amico morire tragicamente.

COMMENTI PERSONALI

“Si chiamava Friedrich” è un libro che parla di guerra in un modo abbastanza insolito. Il punto di vista è quello di un ragazzo tedesco, amico di un ebreo perseguitato dai nazisti. Ai giorni nostri è difficile pensare ad una situazione simile; risulta complicato soprattutto a coloro che, come me, hanno sentito parlare di guerra solamente tramite filmati o attraverso storie raccontate dai nonni. E' proprio grazie a questi documenti che, in certi momenti, rifletto e capisco quanto i ragazzi della mia generazione siano fortunati a vivere in un mondo diverso da quello di allora, in tutto e per tutto. Spero che, ben presto, anche i cittadini di tutte quelle nazioni impegnate in una guerra possano, in un certo senso, “godere dei miei stessi privilegi

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