"SERA DI LIGURIA" e "GABBIANI" di V. CARDARELLI
CARDARELLI: LA VITA E IL PENSIERO
SERA DI LIGURIA
Lenta e rosata sale su dal mare
la sera di Liguria, perdizione
la sera di Liguria, perdizione
di cuori amanti e di cose lontane.
Indugiano le coppie nei giardini,
s’accendono le finestre ad una ad una
come tanti teatri.
Sepolto nella bruma il mare odora.
Le chiese sulla riva paion navi
che stanno per salpare.
GABBIANI
Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro,
in perpetuo volo.
La vita la sfioro com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch'essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.
Commento alla poesia Sera di Liguria di Cardarelli - a cura di Pradelli
Assonanze e consonanze dal punto di vista grammaticale, nostalgia da quello sentimentale, fascino da quello visivo: con queste quattro parole può essere tranquillamente riassunto il contenuto di “Sera di Liguria”, lirica scritta da Vincenzo Cardarelli, che, in pochi versi, riesce a narrare il panorama “al calar del sole” di un paesino ligure. La poesia ha subito inizio con due aggettivi, “lenta“ e “rosata”, riferiti al tema principale, la “Sera di Liguria”, ed indicanti due diversi aspetti: il primo vuole marcare il tempo impiegato per passare dal tramonto alla sera; il secondo, invece, indica un tipico colore del crepuscolo. Due enjambement fanno il loro ingresso tra il primo ed il secondo verso e tra il secondo ed il terzo. Il secondo, in particolare, accentua di molto il significato della parola “perdizione”: infatti, sembra quasi che la rovina di questi “cuori amanti” e delle “cose lontane” care all’autore, mettano a disagio l’autore stesso. Troviamo, intanto, il primo simbolo della malinconia “cardelliana”: sono proprio le “cose lontane” appena citate. Non si capisce a che cosa il poeta si riferisca con questa espressione, ma è molto evidente che ne sia attaccato in modo morboso. Il discorso dei “cuori amanti” non termina qui e viene prolungato anche nel quarto verso, dove si narra di coppie che tentennano, indugiano: non sanno come comportarsi nei confronti di questo “nemico ostile” che è la sera. Sparita ormai la luce solare, si provvede ad illuminare le case con lampade (ad olio, si suppone, visto il periodo in cui il poeta è vissuto). Ecco una prima figura retorica: si tratta di una similitudine, che paragona l’accendersi delle finestre delle case di cui si è già accennato, a tanti teatri. La ripetizione dell’espressione “ad una” per due volte indica, probabilmente, la lentezza con cui le finestre s’illuminano. Lentezza che fa riportare la mente al primo verso dove, in quel caso, la lentezza era scaturita dal passaggio tramonto-notte. Terminata la prima parte della lirica, dove Cardarelli ha descritto l’arrivo del buio, ha inizio una seconda parte, costituita da tre versi, dove vengono descritti due “elementi” importanti nel paese: il mare e le chiese. Il mare risulta addirittura sepolto sotto la fitta nebbia; c’è la sensazione da parte del sottoscritto che questa “sepoltura” del mare stia forse ad indicare la dimenticanza del mare stesso e di conseguenza la solitudine che Cardarelli prova al “far della notte”. La composizione viene conclusa da una metafora: le chiese, infatti, rassomigliano a navi in procinto di salpare. Probabilmente è ancora a causa della bruma che la visione della chiesa risulta talmente offuscata al poeta da poter sembrare una nave. Dal punto di vista metrico, la poesia risulta composta da versi endecasillabi, ad eccezione del sesto e dell’ultimo, che sono settenari. Inoltre, la scelta di porre il sesto verso di sette sillabe conferma la mia ipotesi di suddivisione della poesia in due parti: la prima formata dai primi sei versi, la seconda costituita dagli ultimi tre. Tra i primi quattro versi, infine, sono presenti sia una consonanza che un’assonanza. La consonanza comprende i versi due e quattro (le parole sono “perdizione” e “giardini”); l’assonanza i versi uno e tre (le parole sono “mare” e “lontane”). Per concludere, si può dire che la sera non è sicuramente il periodo della giornata più amato da Vincenzo Cardarelli. Ciò è ipotizzabile attraverso una serie di espressioni utilizzate dal poeta dove traspare questa avversione. Due espressioni su tutte: “perdizione di cuori amanti e di cose lontane” dove, come ho già specificato precedentemente secondo un mio ragionamento, l’autore è pienamente coinvolto e “Sepolto nella bruna il mare odora” dietro a cui, sempre secondo il mio parere, si cela la parola “solitudine”.
SERA DI LIGURIA di Cardarelli - a cura di Anna Modanesi
La poesia di Cardarelli è composta da nove versi dei quali il primo, il
secondo, il terzo, il quarto, il quinto, il settimo e l'ottavo sono
endecasillabi, mentre il sesto e il nono verso sono settenari. Nella poesia vi
sono delle figure come l'assonanza tra il primo e il terzo verso: mare, lontane;
tra il settimo e il nono verso vi è presente la consonanza: odora, pare. In
tutta la poesia compare anche un suono ripetuto in -r chiamato allitterazione
che è più forte nel secondo verso: la sera di Liguria, perdizione; e nel
settimo: sepolto nella bruma il mare odora. Tutte queste figure attraverso, il
suono, riescono a trasformare la poesia in qualcosa di piacevole all'orecchio.
Guardando, inoltre il secondo e il terzo verso si può notare un legame e questo
è dato da un'altra figura, che si chiama enjambement.
La poesia parla della sera che sta prendendo il posto del giorno. Si descrivono
i cambiamenti che ha il paesaggio, come il cielo che da azzurro diventa rosato,
e il mare che diventa silenzioso e, infine, le chiese si confondono sulla riva,
tanto da sembrare navi che stanno per partire. Secondo me l'immagine più bella
di tutta la poesia riguarda le luci delle finestre che Cardarelli descrive come
tanti teatri, perché accendendole tutto diventa più allegro e più sicuro.
Gabbiani - di Cardarelli - a cura di Di Paola
Analisi:
La poesia "Gabbiani" di Cardarelli è destinata a suscitare un
particolare coinvolgimento del lettore. Esso infatti è coinvolto nell'
immaginare in modo personale l'ambiente circostante, ove il poeta sembra quasi
volare in compagnia dei gabbiani; anche se subito traspare la sua solitudine, già
nel primo verso della poesia.
Questa poesia infatti pare un' invocazione o un canto di speranza.
Nei primi due versi il poeta si pone indirettamente una domanda, che è anche la
sua ragione di tristezza e dalla quale si comprende la ricerca di pace, casa e
affetto. Subito dopo si definisce anche in perpetuo volo e sembra quasi non
riesca a vivere nulla di coinvolgente ed interessante, cosa che lo costringe a
continuare a volare via in cerca di altro; una serie di precisazioni ci viene
offerta subito dopo dal poeta stesso che dice di sfiorar la vita come i gabbiani
l'acqua alla ricerca di cibo, sembra così che anche lui non si immerga nella
vita, ma ne tragga solo l'essenziale.
Il poeta si definisce amante della quiete, altra cosa che cerca, sempre senza
osare chiedere. Dice di amare la quiete marina ed è proprio il mare che anche
poco dopo distrugge tutte le sue speranze; infatti egli si arrende al suo
destino, che prevede burrascoso.
La poesia non ha uno schema definito, i versi sono di lunghezze differenti le
une dalle altre.
Nel primo verso sono presenti due allitterazioni una in B e una in N; tra il
terzo e quarto verso vi si scorge una assonanza, e così anche tra il sesto e
l'ottavo. L'ultimo verso è il più allegorico e particolare, nel quale sono
presenti due figure retoriche: un'allitterazione in B e una paronomasia.
Analisi:
Questa poesia è anch'essa di Cardarelli. "Sera di Liguria" è molto
differente come composizione rispetto alla prima, ma sempre denota la ricerca
del poeta dell'amore e della pace.
Altro elemento presente in entrambe le poesie è il mare; anche qui egli si
presenta al lettore come un gabbiano, ma senza dirlo, si capisce solo
seguendolo nella descrizione della riviera Ligure, una descrizione aerea e
appassionata.
Nel secondo verso specifica il luogo in cui sorge quella splendida sera dicendo
che è ligure e cerca quasi di renderla unica e inimitabile.
Il quarto verso inizia con un verbo quasi a voler attirare l'attenzione del
lettore. Tutta la poesia sembra essere ciò che il poeta tanto desidera vivere e
continuare a vedere. Cardarelli sempre volteggiando sopra i tetti vede le
finestre accendersi come teatri, simbolo che anche nella notte la vita continua,
in un posto di divertimento come il teatro.
Lontano dalla vita mondana, "il nostro gabbiano" vede avanzare la bruma, che seppellisce il mare, ma che nonostante ciò rimane un suo punto di
riferimento. Altra realtà che trova tra la bruma sono le chiese più vicine
alla riva, che vede quasi come navi che tra poco salperanno. Anche questa è una
metafora che vuole definire la speranza riposta nella fede che salpa per chissà
quali altre sponde.
La poesia è un alternarsi continuo di velocità differenti; infatti primi tre
versi sono scanditi dalla tranquillità e dalla malinconia, interrotti poi dal
verbo d'inizio del quarto verso. Quinto e sesto verso continuano a scandire un
ritmo sostenuto, caratterizzante della vitalità del teatro. Il settimo invece
è introdotto da un altro verbo ma questa volta è lugubre e ricorda in modo
diretto il freddo e la solitudine della morte.
La poesia termina con un ritmo calmo, come il salpare di un veliero sospeso
sull'acqua.
Tra le figure retoriche sono presenti un 'assonanza e una consonanza,
rispettivamente: nel 1 e 3 verso, e nel 2 e 4 verso. Il secondo verso termina
con un evidente enjambement e nel quinto è presente un'allitterazione in
D; altra consonanza c'è nei versi settimo e nono.
Due similitudini accompagnano il discorrere della poesia; sono entrambi di tipo
materiale anche se il loro significato va ben oltre, sono: le finestre
paragonate a teatri e le chiese a navi.
Cardarelli anche se vive nel periodo ermetista conserva ed espone, in entrambe
le poesie, vecchi temi e vecchi metodi anche se non si presenta mai troppo
rigoroso nel rispetto del ritmo e degli accenti.
Commento poesia "Gabbiani" di Cardarelli - a cura di Alessia Dayan
Gabbiani
Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro,
in perpetuo volo.
La vita la sfioro com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch'essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.
La poesia “Gabbiani” di V. Cardarelli esprime il desiderio del poeta di vivere come un uccello. Egli, infatti, utilizza numerose similitudini tra la sua e la loro vita, come possiamo notare nel terzo e quinto verso dove le similitudini sono introdotte dalla congiunzione “come”. La poesia inizia con un riferimento alla casa, “il nido”, che simboleggia la sicurezza e la pace, sentimenti che chiunque prova nei confronti della propria abitazione. In questo verso,inoltre, è presente un'allitterazione in “n” e “b”. Nel terzo rigo, l'espressione “io son come loro” rafforza l'identificazione del poeta con i gabbiani “in perpetuo volo”. Con “la vita la sfioro” Cardarelli rappresenta un sentimento tipico delle sue poesie: la tristezza e il rimpianto. Questi, nascono a causa del continuo movimento ed egli non ha modo di godersi la sua vita fino in fondo. In questa frase, inoltre il poeta utilizza delle allitterazioni in “c” e in “f” che rafforzano il significato delle parole “sfioro” e “acciuffare”. Continuando l'analisi, troviamo un'assonanza nel sesto e ottavo rigo, tra le parole “quiete” e “vivere”. In questi versi si contrappone lo stato di quiete nel guardare il mare al “balenando in burrasca”, che rende l'idea della velocità, del movimento. Quest'opposizione è rafforzata dalla presenza della congiunzione “ma” all'inizio del settimo verso. Per quanto riguarda la struttura del testo, sono utilizzati versi con un diverso numero di sillabe. Troviamo, infatti, sia senari, sia un verso composto da diciassette sillabe. In tutta la poesia sono presenti numerose allitterazioni che servono ora ad accelerare, ora a rallentare il ritmo, per ricreare i movimenti del volo dei gabbiani. Si notano, infine, diverse assonanze come quella tra il terzo e quarto rigo.
Analisi poesia "Gabbiani" di Cardarelli - a cura di Serio
Questa poesia è il paragone della vita di Vincenzo Cardarelli con quella dei gabbiani.Il poeta non ha avuto un'infanzia facile e per lui il nido e un topos, il quale indica la famiglia, quel nucleo che secondo lui è fonte di gioia e pace, in grado di infondere sicurezza. Lui si sente come un gabbiano poiché evidentemente questa specie non ha un nido e quindi nella loro vita non hanno un posto dove rifugiarsi e anche lui si sente in continuo volo. Non sono presenti rime, ma tra il terzo e il quarto verso e poi tra "quiete" e "vivere" ci sono delle assonanze. Nelle similitudini successive c'è però una sottile consapevolezza del poeta che in fondo lo rende cosciente di non avere la tranquillità di cui questi uccelli sono dotati. Infatti lui dice di sfiorare appena la vita come i gabbiani sfiorano l'acqua, il loro intento è quello di cogliere il cibo quindi per loro è un gesto per la sopravvivenza, quindi essenziale, mentre Cardarelli in questo verso così delicato e profondo, ci fa capire come per lui sia difficile cogliere appieno il senso della vita. Lui dice di amare la quiete e per far capire di che tipo di quiete utilizza l'aggettivo "marina", che mi fa pensare a quel silenzio che popola gli abissi, quel senso di leggerezza che in acqua si prova e quel sentire tutto ovattato che quindi non gli permette di rendersi del tutto conto di ciò che gli accade intorno e poi del fatto che non si possa parlare e quindi non c'è la possibilità di esprimere il proprio senso di solitudine che può averlo colpito. Cardarelli prosegue dicendo che il suo destino è vivere quasi come se si fosse abbandonato a questo suo pensiero e lo riconferma aggiungendo "balenando in burrasca", dicendo che lui non può far altro che farsi trasportare da questa burrasca, cioè quell'insieme di vicissitudini che ci accompagnano e che rendono la nostra vita più ricca di sfaccettature e anche in modo più maturo.
ANALISI DELLA POESIA “SERA DI LIGURIA”- a cura di Capitani
SERA DI LIGURIA
Lenta e rosata sale su dal mare
la sera di Liguria, perdizione
di cuori amanti e di cose lontane.
Indugiano le coppie nei giardini,
s’accendono le finestre ad una ad una
come tanti teatri.
Sepolto nella bruma il mare odora.
Le chiese sulla riva paion navi
che stanno per salpare.
La breve poesia di Cardarelli descrive l'arrivo della sera sulla Liguria. Il primo e il terzo verso presentano un'assonanza delle parole “ mare” e “ lontane”, mentre nel settimo e nel nono verso accade l'inverso: è presente un'assonanza delle parole “odora” e “salpare”, dove questa volta le vocali sono diverse. Nella poesia Cardarelli ricorre anche all'uso di similitudini che rendono più magica l'atmosfera della poesia: nella prima similitudine il poeta paragona l'accendersi delle finestre ai teatri, invece nella seconda similitudine ,presente all'ottavo verso, le chiese assomigliano a tante navi pronte a salpare. Nel secondo verso è presente un enjambement , che in questo caso interrompe il ritmo già lento di questa poesia. “Sera di Liguria” è una poesia molto bella e Cardarelli riesce perfettamente a descrivere l' imminente arrivo della sera : un momento magico dove le coppie indugiano per cercare l'intimità, e le famiglie accendono la luce per cercare di illuminare la propria casa avvolta dal buio. L'atmosfera oltre a essere magica è anche malinconica , in quanto la giornata è ormai finita e tutti possono godersi un meritato riposo.
COMMENTO POESIA “GABBIANI”- di Orsini
I primi due versi della poesia sembrano quasi richiamare l'infanzia del poeta con un topos; infatti il nido dei volatili viene quasi paragonato alla casa familiare, ambiente che infonde calore e sicurezza. Questo fatto è confermato dal paragone presente nel terzo verso dove il poeta dice di essere come loro; un paragone semplice, ma pieno di significato, dato che paragona l'intera vita del poeta a questi animali. Un altro paragone dal significato simile è presente anche nel quarto verso: affianca il suo “sfiorare la vita“alla loro continua ricerca di cibo per la sopravvivenza.Nei due versi successivi l'autore trasmette un senso di calma e serenità soprattutto grazie alla parola “marina”, la quale, accompagnata da “gran quiete” infonde un senso di pace tipico dell'ambiente marino che quasi lo fa distaccare dall'ambiente che lo circonda, bello o brutto che sia.Gli ultimi due versi però fanno irrompere improvvisamente il quotidiano, il cui destino è “vivere balenando in burrasca”, come se la vita fosse un continuo tumulto. Mi sembra infine che questa poesia sia come un messaggio che l'autore lascia, nel quale spiega di non avere avuto un'infanzia felice perché senza una famiglia che gli comunicasse calore e affetto; una poesia direi quasi nostalgica
COMMENTO "Gabbiani" di MOdanesi
La poesia di Vincenzo Cardarelli non ha uno schema metrico ben preciso,
infatti i versi sono di lunghezze differenti. Si può notare, comunque, che nel
primo verso ci sono due allitterazioni in B e in N e vi è un'assonanza tra il
sesto e l'ottavo verso: quiete, vivere. Questa poesia dà al lettore
un senso di calma anteriore, ma soprattutto, il desiderio di scappare dal
quotidiano. Il protagonista della poesia si paragona a dei gabbiani che, come
loro è sempre in volo, con la differenza che, essi hanno trovato la pace,
mentre egli ne è ancora alla ricerca. Nell'ultima parte si nota un gran
senso di solitudine che Cardarelli, alla fine, riesce ad accettare ( "ma il
mio destino è vivere" ). La cosa più bella di questa poesia è che ti
invita ad immaginare il volo dei gabbiani che planano sull'acqua per procurarsi
il cibo e tutto questo con una grande eleganza, senza far rumore.
Nella poesia ci sono anche due similitudini, che accentuano ancora di più il
paragone tra i gabbiani e il protagonista: "la vita la sfiorò com'essi
l'acqua..." e " e come forse anch'essi amo...". Si tratta
sicuramente di un componimento autobiografico, perché la carica di sofferenza e
di solitudine che le espressioni contengono è troppo vera e sentita per non
appartenere al poeta. Anche se la poesia parla della solitudine, c'è un
grande senso di speranza fatto nascere proprio dal volo dei gabbiani e dagli
ultimi versi, dove si dice che comunque il nostro destino, e non solo il suo, è
vivere anche se non abbiamo tuttto a favore, come una grande burrasca.
Commento "Gabbiani" - di Miliano e Pradelli
La vita di Vincenzo Cardarelli non è stata di certo una delle più felici. Nato a Tarquinia nel 1887 e cresciuto unicamente dal padre, visse un'infanzia difficile e tormentata, caratterizzata dalla mancanza della madre che abbandonò la famiglia poco tempo dopo averlo dato alla luce. Fuggito di casa nel 1905, si trasferì a Roma, dove diede inizio alla sua produzione giornalistica che successivamente lo porterà alla redazione dell'Avanti, noto quotidiano di stampo socialista. Non meno travagliata fu la sua vita amorosa, la quale si rivelò, ahimè, un totale fallimento. Non bisogna quindi stupirsi se le sue opere si rivelino caratterizzate da sentimenti come tristezza e malinconia e se racchiudano in sé una spiccata concezione pessimistica del mondo: questo malessere interiore si riflette in maniera particolarmente accentuata nella poesia “Gabbiani”, la quale si compone di nove versi sciolti dall'incostante numero di sillabe. Questa composizione si apre con i versi “Non so dove i gabbiani abbiano il nido, (endecasillabo) / ove trovino pace (senario) ”, i quali ci fanno subito pervenire la visione dei gabbiani che sfrecciano nel cielo senza mai posarsi al suolo: l'allitterazione in enne presente al primo verso non fa altro che rafforzare l'iniziale sensazione di pace trasmessa dal paesaggio marino che ci sovviene alla lettura, creando un forte contrasto con l'allitterazione in b. La poesia procede con i versi senari “Io son come loro, / in perpetuo volo”, i quali vengono caratterizzati dall'assonanza –oro, -olo. Si noti come l'autore cominci, in questi versi, a paragonare la propria vita al volo di un gabbiano irrequieto: gli elementi sui quali s'incentra il paragone sono diversi e tra questi annoveriamo l'impossibilità di tranquillizzarsi e la condanna ad un'esistenza tormentata e senza pace. Tuttavia il verso più significativo dell'intera opera lo riscontriamo al V rigo alla frase “La vita la sfioro com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo (17 sillabe) ”, la quale ci fa comprendere il suo rapporto con la società odierna: come già detto, la poesia cardarelliana risulta essere parecchio influenzata dal clima d'infelicità in cui questo ha vissuto, e la sua emarginazione dal mondo attuale non fa altro che aumentare la visione pessimistica del poeta. Ricordiamo che Cardarelli, tipo solitario ed individualista, non prende parte al movimento ermetico che dilagava al tempo, ma anzi tende a prediligere il culto per lo stile, sviluppando una poesia che riprende quella leopardiana, condividendone anche i contenuti. Tornando al V verso, l'allitterazione in f e in c ci dà addirittura l'impressione di assistere alla scena di un gabbiano che plani sul mare afferrando un pesce. Negli ultimi quattro versi “E come forse anch'essi amo la quiete (endecasillabo), / la gran quiete marina, (settenario), / ma il mio destino è vivere (ottonario) / balenando in burrasca (settenario) ” non si riscontra alcuna figura retorica, tuttavia è proprio qui che si concentra la parte più espressiva della poesia, dove ancora una volta viene posto l'accento sull'impossibilità di trovare pace e tranquillità da parte del poeta. Il VII verso raccoglie in sé il nodo principale del componimento ed esprime una certa quantità di dubbi e di incertezza: infatti, Cardarelli, sebbene alla perenne ricerca della quiete, non riesce a non essere attratto dalla frenetica vita di tutti i giorni, fatto che si riflette negli ultimi due versi della poesia che rivelano ancora una volta tutto il pessimismo cardarelliano: si noti in particolare come l'espressione “balenando in burrasca”, renda efficacemente l'idea di come l'autore attraversi la vita senza esserne tuttavia coinvolto direttamente, proprio come un lampo che in una tempesta attraversa il cielo.
By Simone Miliano e Christian Pradelli