Sandro Botticelli: vita e opere - a cura di Cataudella, Gremito, Villaschi

 

la Primavera

Sandro Botticelli nacque a Firenze nel 1445. Il suo vero nome era Filipepi, ma ben presto ereditò il nomignolo “Botticello” con cui era noto il fratello Giovanni, per via del suo fisico rotondeggiante, un soprannome che più tardi si srebbe trasformato nel meno canzonatorio Botticelli. Terminati gli studi, incominciò a frequentare la bottega orafa di un altro fratello, Antonio, dove però non rimase a lungo, visto che nel 1464 era già apprendista presso fra' Filippo Lippi, uno degli artisti più stravaganti dell'epoca. Figlio illegittimo Filippo era stato allevato dai frati Carmelitani e, come se fosse un obbligo, aveva preso i voti ma, non avendo alcuna reale vocazione religiosa la sua carriera ecclesiastica era finita subito: addirittura aveva allacciato una relazione con una novizia Lucrezia Buti, che rapì proprio il giorno della festa del convento e dalla quale in seguito ebbe due figli, Filippino e Alessandra. Non si hanno notizie sul periodo trascorso dal Botticeli presso Filippo Lippi, ma è presumibile che andassero d'accordo, visto che dopo qualche anno il figlio di Lippi diventò suo allievo. La collaborazione proseguì fino al 1467 quando l'artista aprì la sua prima bottega fiorentina. Ma la prima importate commissione arrivò soltanto nel 1470, quando ebbe l'incarico di dipingere la figura allegorica della “Fortezza” destinata all'aula del Tribunale del Palazzo dei Mercanti. A partire dalla fine dell'anno successivo, le commissioni si fecero più frequenti: Botticeli realizzò un dipinto raffigurante “San Sebastiano” per la chiesa di Santa Maria Maggiore e nel 1474 venne chiamato a Pisa dove iniziò a dipingere un affresco nella cappella della Madonna dell'incoronata del Duomo. Fu nella sua città, tuttavia, che egli riscosse i maggiori successi: intorno al 1475 dipinse “l'adorazione dei Magi “. Il committente, Gaspare di Zanobi, apparteneva alla corporazione dei cambia valuta ed era in stretti rapporti con i Medici, signori della città; fu probabilmente lui ad introdurre Botticelli presso la loro corte tante che alcune figure dell'Adorazione dei Magi sono considerati ritratti dei componenti della famiglia. Ai rapporti con i Medici è legato un episodio particolare: il 26 Aprile 1478 Lorenzo e Giuliano de' Medici furono oggetto di un attentato da parte della famiglia dei Pazzi che cercò di ucciderli all'interno del Duomo durante la Messa. Giuliano fu assassinato ma Lorenzo riuscì a salvarsi e, subito dopo, si vendicò catturando numerosi membri della famiglia dei Pazzi e impiccandoli alle finestre del Palazzo Vecchio. Il ruolo del Botticelli in questa vicenda fu alquanto inconsueto: venne chiamato a dipingere sulle pareti del palazzo le figure dei congiurati, come monito per altre possibili sedizioni. Dal quel momento il Botticelli godette della protezione dei Medici, che gli affidarono la decorazione della Villa di Castello. Botticelli operò nel più mirabile dei modi, realizzando la “Primavera” e “la nascita di Venere”. Ma l'attività di Botticelli non restò circoscritta ai confini di Firenze e della Toscana; nel 1481 ricevette dal Papa Sisto IV l'incarico più prestigioso, l'ornamento con alcuni imponenti affreschi, della Cappella Sistina a Roma. Qui dipinse tre opere superbe, “la tentazione di Cristo”, “Mosè nel deserto” e “la punizione dei ribelli”. Tra il 1480 e il 1490 la sua carriere raggiunse l'apice con alcune commissioni, la maggior parte religiose, quale “la Madonna con Bambino” realizzata con l'aiuto dei suoi allievi. All'inizio del decennio successivo tuttavia una serie di eventi ebbero riflessi negativi sulla carriera di Botticelli. A Lorenzo il Magnifico successe il figlio Piero che non possedeva alcuna delle doti politiche del padre. Il vuoto politico non venne colmato da un altro principe ma da un frate Dominicano, Gerolamo Savonarola, che con le sue infuocate prediche sembrò confermare tutte le sue catastrofiche predizioni di rovina dei Medici. Tali eventi drammatici corrisposero ad un periodo difficile della vita di Botticelli, segnato dalla morte del fratello Giovanni. Negli ultimi anni la sua carriera subì un inarrestabile declino. E' significativo il fatto che nel 1502 Isabella D'Este, ricercando un artista fiorentino, avesse scartato il Botticelli che per altro aveva dato la sua disponibilità. Il Vasari nel suo libro fece un quadro desolante del Botticelli descrivendolo come un uomo vecchio e inutile; questi morì nel maggio del 1510 all'età di 65 anni . Con lui scomparve anche la sua fama che rimase pressoché sconosciuta fino al tardo 800, quando la sua opera venne riscoperta dal critico inglese John Ruskin.

 

 

LA PRIMAVERA DI BOTTICELLI: L'opera va letta da destra verso sinistra descrivendo i personaggi in ordine di apparizione. E' uno dei dipinti più misteriosi della storia dell'arte per il significato che non è chiaro; i personaggi, infatti, non hanno alcun nesso tra di loro. L'opera prende il nome dal terzo personaggio leggendo da destra, cioè la donna vestita di fiori, personificazione della Primavera.Il primo personaggio è Zefiro, il vento caldo primaverile che sta per prendere Flora, riconoscibile dal fiore che porta in bocca; accanto a Flora c'è la Primavera, che può essere considerata la figlia di Zefiro e Flora o la stessa Flora che si trasforma in Primavera. Al centro della composizione, leggermente più arretrata rispetto agli altri personaggi, in una nicchia composta dai rami degli aranci si trova Venere, ( se si fa attenzione si può certamente notare è incinta: nonostante tutte le donne di Botticelli abbiano il ventre un po' arrotondato, questa lo ha in modo più marcato delle altre, cosa fortemente sottolineata dal panneggio della tunica e del manto) e Cupido sopra di lei intento nello scagliare una freccia sulle Tre Grazie che stanno danzando la carola dell'Amore; La dama in questione, secondo alcuni critici, sembrerebbe Giunone, non Venere. Infatti Iuno era sempre rappresentata con un aspetto dignitoso e calmo, proprio come la nostra dama. La dea è già incinta di Marte, dio non solo della guerra ma anche preposto alla tutela delle messi, cui era dedicato il mese di Marzo, primo mese della primavera e primo mese dell'anno secondo i latini. Giunone concepisce "dummodo casta": è per significare questo che Cupido, viene inserito da Botticelli nella composizione. Egli rivolge la sua freccia verso la Grazia Tallò quella vergine, che rappresenta appunto la Castità. Così Botticelli figura il desiderio di Giunone. Infatti la gravidanza non è la conseguenza di un desiderio sessuale. L'ultimo personaggio è Mercurio, colto nell'atto di dissipare le nuvole agitando il caduceo. Questi era considerato scorta e duce delle Grazie: Botticelli, introducendolo nella composizione, sfrutta dunque la compiacenza di un tópos letterario. Il dio porta un elmo: è l'elmo di Ade, che conferisce l'invisibilità a chi lo indossa, appunto uno degli attributi tipici di Mercurio.L'artista, con questo sottile artificio stilistico ci dice che ci sta facendo vedere qualcosa che ordinariamente non si vede, che ci sta mostrando l'invisibile. Tutti i personaggi possono essere legati concettualmente alla figura di Venere; Zefiro, Flora e la Primavera come frutto del loro amore, oppure le Tre Grazie, che nel Rinascimento e nel neoplatonismo in particolare rappresentano i tre livelli dell'amore (saper dare, saper ricevere e saper restituire). Mercurio, invece, che non può essere messo in relazione a Venere, potrebbe essere un riferimento ai Medici in quanto commercianti e banchieri. Secondo un'altra ipotesi, dato che Lorenzo il Magnifico tornando a Firenze riportò l'uso delle sfilate carnevalesche, il dipinto potrebbe rappresentare la primavera culturale ed artistica portata dai Medici a Firenze. Il dipinto potrebbe anche rappresentare la favola dell'Asino d'oro di Apollonio che contiene tutti i personaggi mitologici dell'opera. Tra le tante altre ipotesi una afferma che potrebbe non esserci un tema specifico e che i personaggi non debbano quindi avere un nesso tra di loro. Il dipinto non ha una struttura prospettica, e l'unica idea di distanza ci è data dalla Venere, leggermente arretrata rispetto agli altri personaggi. Tutti i personaggi sono chiari e trasparenti, e si staccano nettamente dai colori scuri del prati e degli aranci, inoltre sembrano non poggiare i piedi sul prato.

Ci sono infine molte discordanze riguardo alla commissione dell'opera, secondo alcuni l'opera sarebbe stata commissionata da Lorenzo il Magnifico nel 1478 per commemorare il fratello Giuliano, ucciso nella congiura dei Pazzi nell'aprile di quell'anno. Per altri critici, invece, la tela sarebbe stata eseguita per il matrimonio di Lorenzo di Pierfrancesco de' Medici, cugino di Lorenzo il Magnifico, con Semiramide Appiani (1482). Infine, un'ulteriore ipotesi interpretativa vuole che il dipinto fosse stato commissionato all'inizio del 1478 da Giuliano de' Medici per celebrare l'imminente nascita del figlio Giulio (futuro papa Clemente VII).

 

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