Relazione del libro delle vacanze                 Serio Silvia

 

Il libro “Il giorno della civetta” di Leonardo Sciascia è un romanzo scritto per mettere in luce un fenomeno che si è sviluppato nel dopoguerra italiano per poi espandersi nel resto del mondo: “la mafia”. Il romanzo è stato pubblicato nel 1961, periodo in cui avveniva la radicale trasformazione che spostò la mafia dal mondo agrario a quello degli appalti.

La prima fase del testo è la scelta migliore per colpire e sorprendere il lettore, un assassinio; perciò già dalle prime pagine si capisce che non si tratterà del solito romanzo d’attualità. La scena iniziale è, infatti, l’omicidio, il silenzioso omicidio di un appaltatore edile detto Colasberna. A mio parere è molto bello il contrasto tra l’atmosfera che c’è prima e quella che segue lo sparo. Infatti, dalle parole di Sciascia il risveglio della città (non nominata, ma in provincia da Siracusa) pare ovattato e dolce, con i profumi tipici del mattino come l’aria fresca o il profumo delle “panelle” calde. I colori sono quelli della gran città, il cielo è plumbeo e anche l’alba è grigia; questo per me può rappresentare un ossimoro tra le righe poiché colori meravigliosi dell’alba sono da contrapporsi ad un colore così triste e che annuncia il tragico evento. Il silenzio e la paura, il terrore che quest’organizzazione utilizza come armi. Secondo me questo può essere uno dei campi semantici. L’altro che mi ha molto stupito è che l’ispettore Bellodi (arrivato da poco nella caserma sicula), non prende in considerazione il movente passionale. Poiché è facile nascondere il vero colpevole dietro la passionalità esagerata di una bella donna o la furia di un marito geloso. L’-onore-, questa è la parola usata nel brano, parola che ai giorno nostri sembra superata ma per la mentalità di questi personaggi, è ancora un preconcetto indelebile. Cambiando argomento dopo aver letto questo libro mi sono resa conto di quanto gli italiani (e mi scuso se sto generalizzando) sappiamo così poco su uno degli stereotipi che li ha resi famosi (o ridicoli) agli occhi del mondo intero. Sembra quasi che ne sappiano di più per esempio gli americani che non la nostra stessa polizia. A mio parere finché ci sarà così poca informazione sarà difficile debellare quest’organo che lo stesso scrittore definisce “un sistema”, lui v’irrompe come nominandola per la prima volta. Lui ha dovuto sottoporre il testo ad un lavoro di limatura durato circa un anno riducendolo ai tratti essenziali, fissando lo sguardo sempre e soltanto sul significato, anche di un solo gesto o dettaglio. Ritornando ai campi semantici il terzo può essere quello dell’uccisione del testimone che tradì i suoi “colleghi” e così facendo firma la sua condanna a morte. Qui l’atmosfera si fa più pesante e secondo me culmina con l’interrogatorio di due individui indicati da Nicolosi. Qui risalta il personaggio di Bellodi che riesce a farsi gioco dei due e a farli confessare a vicenda con un pizzico d’astuzia e acutezza, al fine di una buona risoluzione del caso. Alla fine il personaggio che per me è il principale cioè quello del colonnello, torna a Padova ma capisce che presto tornerà in Sicilia perché ama quella terra. Per quanto riguarda invece la stilistica di questo libro non è diviso in capitoli ma sul finire di una scena si hanno qualche riga bianca, spazio che rende ancora più semplice il passaggio del lettore alla scena successiva ma nel frattempo non ne fa perdere il senso. Ottimo romanzo che prende il titolo dal verso di Shakespeare”…come la civetta quando di giorno compare…”, versi semplici ma non chiari che cercano di spiegare come la mafia agisca di nascosto e nell’ombra e si spera che prima o poi il giorno accompagnato dalla luce della giustizia verrà.

 

 

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