MITI ABORIGENI - a cura di Villaschi e Chiara

COMMENTO
La cultura degli Aborigeni Australiani, che è stata tramandata tramite leggende, canti e danze per più di 40.000 anni.
Dopo aver letto i due miti Aborigeni: "The mimics" e "The capture of fire", possiamo trarne  importanti informazioni e conoscenze sui loro modi di pensare e sulle loro  antiche credenze.
Il loro passato è fondato principalmente su antiche leggende riguardanti gli argomenti più vari dalla creazione dell'uomo alla "cattura" del fuoco.
Nel primo brano (The mimics) possiamo ritrovare un fatto conosciuto quale la nascita  del "male" presente anche nella Bibbia con Adamo ed Eva,(anche se nella cultura aborigena non esiste un mito equivalente all'espulsione dal mondo dell'Eden.) la cui parte è presa in questo caso dalla rana che accecata dall'orgoglio e dal potere, così come gli uomini, e compiaciuta dalle sue grandi capacità mimiche  provoca lotte e distruzioni tra gli animali, sconvolgendo l'importante equilibrio precedentemente creatosi, tra regno animale e regno umano.
L'uomo in questo mito non ha un ruolo importante al contrario di un particolare animale, l'uccello lira che, al contrario del rospo che incita alla battaglia, cerca di fermarla.
Compaiono qui delle presenze superiori, gli spiriti, di grande importanza nelle culture di queste antiche popolazioni tribali.
Un altro ricollegamento avviene a questo punto con un' altra importante leggenda, quella della torre di Babele in cui Dio aveva punito gli uomini a causa del loro orgoglio, allo stesso modo gli spiriti puniscono gli animali facendoli parlare tutti linguaggi differenti.
All'uccello lira che invece aveva cercato di interrompere la rissa, gli fu data la capacità di poter imitare tutti i versi.
Questo animale diventò per gli aborigeni, una figura sacra verso la quale si doveva portare devozione ed evitare di infastidirlo poiché la sua infelicità avrebbe provocato una seconda catastfofe.
Questo finale appare differente nella credenza religiosa cristiana in cui gli effetti del male sono destinati a schiacciare per sempre l'umanità, al contrario qui ritroviamo ottimismo e speranza. La differenza più radicale tra le credenze che sono alla base di questi miti e le basi materialistiche della scienza occidentale è costituita nella relazione tra l'osservatore e gli eventi naturali. All'interno della nostra cultura occidentale l'osservatore è considerato indipendente dagli eventi. Gli Aborigeni, invece, vedono sé stessi come parte integrale nel processo naturale, sia esso terrestre o celestiale. Essendo una delle pochissime culture che non ha un mito riguardante la creazione dell'uomo, questi popoli credono che, attraverso il loro Grande Antenato, siano loro stessi i creatori del mondo naturale. Da ciò nascono parallelismi tra gli eventi del cielo con quelli della Terra e con ciò che capita nella cultura umana.

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