Letteratura latina: Amore e psiche I brani seguenti sono testi in prosa di due autori latini,quali Apuleio e Catullo. Ne abbiamo analizzato Amore e Psiche e una poesia di Catullo, dedicata alla sua Lesbia. (Cataudella, Gremito)

Nel II sec. d.C. Apuleio scrisse “La Metamorfosi”, nella quale ritroviamo la novella di Amore e Psiche, una delle tipiche fiabe di magia in cui una bellissima ragazza di nome Psiche, che significa “anima”, di cui si innamora perdutamente il dio Cupido, figlio di Venere, il quale trasporta Psiche in uno splendido palazzo e la fa sua sposa, imponendole tuttavia di non cercare mai di conoscere la sua identità. Ma come in tutte le fiabe, esistono gli antagonisti;in questo caso sono le sorelle di Psiche, gelose del suo sposo, e Venere che non accetta il fatto che la sposa del figlio sia una mortale. La povera ragazza, influenzata dai consigli delle sorelle, disobbedisce a Cupido, che quindi l'abbandona; disperata va alla ricerca dell'amato, cadendo però nelle mani di Venere, che la costringe a sottoporsi a prove impossibili, dalle quali però esce vittoriosa grazie ad aiuti divini. Non manca però il lieto fine:Giove celebrerà le nozze tra i due giovani, dando a Psiche il dono dell'immortalità e il titolo di dea. Attorno ai due protagonisti si muovono poi altri personaggi appartenenti al mondo degli uomini (ad esempio le sorelle “cattive” di Psiche), degli dèi (ad esempio Venere, Giove, Pan) e della natura magicamente animata (ad esempio animali, fiumi ad alberi parlanti), in un continuo intreccio fra realismo e magia.

Vivamus, mea Lesbia, atque amemus, rumoresque senum severiorum omnes unius aestimemus assis. soles occidere et redire possunt: nobis, cum semel occidit brevis lux, nox est perpetua una dormienda. da mi basia mille, deinde centum, dein mille altera, dein secunda centum, deinde usque altera mille, deinde centum. dein, cum milia multa fecerimus, conturbabimus illa, ne sciamus, aut ne quis malus invidere possit, cum tantum sciat esse basiorum.

"Viviamo e amiamo, mia Lesbia, e tutti i brontolii dei vecchi eccessivamente severi non consideriamoli più di un solo asse! Il sole può tramontare e sorgere: noi, una volta che tramonta la breve luce, dobbiamo dormire una sola interminabile notte. Dammi mille baci, poi cento, poi altri mille, poi altri cento, poi senza interruzione altri mille, poi cento. Poi, quando ne avremo sommati molte migliaia, scompigliamoli, per non sapere (quanti sono), o perché nessun malvagio possa farci il malocchio, quando sappia che c'è tanto di baci."

Catullo in questa poesia esprime il suo grande amore per Lesbia. Nei primi versi, il poeta, esorta Lesbia a non curarsi delle chiacchiere,dei brontolii severi della gente. Il poeta inoltre, paragona la giornata alla vita, descrivendola corta (la breve luce) e la notte alla morte, dicendo che dopo che saranno morti loro due “dormiranno” sempre insieme in una “interminabile notte”. Infatti Catullo sollecita Lesbica a vivere la vita finché possono e le chiede di dargli “mille, e poi cento, e poi altri mille…baci”. Questo è un pezzo che è diventato famoso grazie alla sua bellezza e all'uso che Catullo fa del latino, utilizzando spesso quello dotto, comprensibile anche dal popolo.(besia, che è latino popolare, il corrispettivo latino è “osculum”, e in italiano significa bacio). Alla fine il poeta vuole “scompigliare”i loro baci, in modo tale che nessun “malvagio” possa scoprirli (i baci)e lanciare il malocchio a Catullo e alla amata.

Vita di Catullo. Biografia incerta. Scarse e incerte sono le notizie su C., di cui non ci è giunta alcuna biografia antica: i suoi carmi restano la fonte principale per la conoscenza della sua vita, se non proprio per le indicazioni più strettamente biografiche e cronologiche (di cui praticamente sono privi), almeno per ricostruirne e comprenderne, in generale, personalità e stati d'animo. La formazione e l'ingresso nel bel mondo romano. C. proveniva - come altri neoteroi - dalla Gallia Cisalpina (ovvero, dall'Italia settentrionale) e apparteneva ad una famiglia agiata: suo padre ospitò più di una volta Cesare nella loro villa a Sirmione, sulle rive del Lago di Garda (come c'informa Svetonio). Trasferitosi a Roma (intorno al 60) per gli studi, secondo la consuetudine dei giovani di famiglie benestanti, C. trovò il luogo adatto dove sviluppare le sue doti di scrittore: trovò, infatti, una Roma nel pieno dei processi di trasformazione (la vecchia repubblica stava vivendo il suo tramonto), accompagnati da un generale disfacimento dei costumi e da un crescente individualismo che caratterizzava le lotte politiche, ma anche le vicende artistico-letterarie. Entrò a far parte dei "neóteroi" o "poetae novi" ed entrò in contatto anche con personaggi di notevole prestigio, come Quinto Ortensio Ortalo, grande uomo politico e oratore, e Cornelio Nepote. Tuttavia, C. non partecipò mai attivamente alla vita politica, anche se seguì sempre con animo attento o ironico o sdegnato i casi violenti della guerra civile di quegli anni (non mancò di attaccare violentemente Cesare e i suoi favoriti, specialmente il "prefectus fabrum" Mamurra: ma Cesare seppe riconquistarlo…). Di contro, nella capitale, un giovane come lui - esuberante e desideroso di piaceri e ddi avventure - si lasciò prendere dal movimento, dal lusso, dalla confusione, dalla libertà di costume e di comportamento pubblico e privato, che distingueva la vita della città in quel momento. Tuttavia, la sua anima conservò sempre i segni dell'educazione seria, anzi rigorosa, ricevuta nella sua provincia natale, famosa per l'irreprensibilità morale dei suoi abitanti. L'incontro con Lesbia-Clodia. C. è stato definito, a buon diritto, come il poeta della giovinezza e dell'amore, per il suo modo di scrivere e di pensare: il tema principale della sua poesia è Lesbia, la donna che il poeta amò con ogni parte del suo corpo e della sua anima, conosciuta nel 62, forse a Verona, più probabilmente nella stessa Roma. Il vero nome della donna era Clodia, come ci rivela Apuleio nel "De magia" (chiamata Lesbia, "la fanciulla di Lesbo", perché il poeta implicitamente la paragona a Saffo, la poetessa e la donna amorosa appunto di Lesbo), identificabile con la sorella del tribuno della plebe (58) P. Clodio Pulcro (agitatore del partito dei "populares" e alleato di Cesare, nonché mortale nemico di Cicerone), e moglie - per interesse - del proconsole per il territorio cisalpino (tra il 62 e il 61) Q. Metello Celere. Una storia difficile. La storia fra il poeta e Lesbia è molto travagliata: Clodia era una donna elegante, raffinata, colta, ma anche libera nei suoi atteggiamenti e nel suo comportamento: nelle poesie di C. abbiamo, così, diversi accenni allo stato d'animo provato per lei, a volte di affetto e amore, a volte di ira per i tradimenti di lei: tutto, fino all'addio finale. Il lutto familiare e la crescente delusione d'amore: il viaggio in Oriente. C. era a Roma, quando ebbe la notizia della morte del fratello nella Troade. Tornò a Verona dai suoi e vi stette per alcuni mesi, ma le notizie da Roma gli confermavano i tradimenti di Lesbia (ora legata a M. Celio Rufo, quello stesso che Cicerone difese nella "Pro Caelio", rappresentando Clodia come una mondana d'alto rango, viziosa e corrotta). Il poeta fece così ritorno nella capitale, sia perché non riusciva a star lontano dalla vita romana, sia per l'ormai insostenibile gelosia. Deciso, infine, ad allontanarsi definitivamente da Roma, per dimenticare le sofferenza e riaffermare il proprio patrimonio, il poeta accompagnò, nel 57, il pretore Caio Memmio in Bitinia, esattamente il dedicatario del "De rerum natura" di Lucrezio. Laggiù, in Asia, il giovane C. entrò in contatto con l'ambiente intellettuale dei paesi d'Oriente; fu probabilmente dopo questo viaggio, dopo essersi recato alla tomba del fratello nella Troade per compiangerlo, che compose i suoi poemi più sofisticati, una volta tornato in patria. Il ritorno e la morte. C. tornò dal suo viaggio nel 56, e si recò nella villa di Sirmione, dove trascorse gli ultimi due anni della sua vita, consumato fisicamente da un'oscura malattia (mal sottile?) e psichicamente dalla sfortunata esperienza d'amore e dal dolore per la morte del fratello.

Hosted by www.Geocities.ws

1