LE
AVVENTURE DI ODISSEO
NELLA TERRA DEI CICLOPI
La rappresentazione delle storie che mi ha colpito di più, è stata la
contrapposizione della brutalità animalesca del gigante Polifemo all'
intelligenza d'Ulisse.
Mi ha lasciato atterrita la scena in cui Polifemo dall'alto della sua
statura e con tutta la forza che può possedere un gigante, uccide alcuni
compagni di viaggio d'Ulisse, scaraventandoli per terra e mangiandone
tutte le parti del corpo.
Questa scena mi sembra ancora più spaventosa se paragonata alla cura e all
'attenzione che il Ciclope ha, nei confronti del suo gregge, quando munge
il latte dalle sue capre e con molta delicatezza mette un lattante sotto
ad ognuna.
Un altro aspetto che mi ha colpito molto è la brutalità che dimostra il
Ciclope, infatti, non rispettando nessuna regola del vivere civile (mentre
in genere nell'Odissea è una forma molto in uso), il gigante tratta Ulisse
e i suoi compagni con ferocia, arrivando ad ucciderne alcuni.
I tre racconti che si susseguono, sono stati inseriti in maniera
cronologica, infatti, il secondo brano inizia da dove finisce il primo.
LA VENDETTA DI ODISSEO
Il brano inizia nel momento in cui Ulisse prepara un piano per vendicare
la morte dei suoi compagni.
Quando Polifemo il giorno successivo dopo aver mangiato altri due
compagni, ritorna dal pascolo, Ulisse ingegnosamente cerca di farlo
ubriacare offrendogli del vino, che il Ciclope definisce nettare (bevanda
divina) e ambrosia (cibo degli dei), a questo punto per la prima volta
Polifemo cerca di essere un po' ospitale, chiedendo ad Ulisse il suo nome.
Ulisse che è molto più astuto del gigante, sta al gioco e dice di
chiamarsi "nessuno", in seguito si vedrà che questo espediente
dimostra e
conferma la stupidità di Polifemo.
Ulisse, dopo essere riuscito a far ubriacare Polifemo con l'aiuto di
quattro suoi compagni riesce ad accecare il gigante con un palo appuntito,
a questo punto Polifemo il cui nome vuol dire "dalle molti voci"
inizia ad
urlare nel cuore della notte che per gli dei è sacra.
In questa occasione si vede ancora una volta la superiorità dell'
intelligenza di Ulisse, infatti quando gli altri giganti corrono in aiuto
di Polifemo, lui sbraita che è stato NESSUNO a ridurlo così.
Nessuno è il nome col quale si è presentato Ulisse.
LA FUGA DALL'ANTRO
A questo punto Ulisse e i suoi uomini riescono a fuggire sempre
utilizzando la superiorità d'intelletto.
Ulisse lega delle pecore a tre a tre, nel mezzo d'ogni terzetto di
pecore, lega un compagno alla pancia dell'animale.
Polifemo, reso cieco, non si accorge che quando toglie il masso per far
uscire le sue greggi, fa uscire anche i prigionieri.
Inoltre, come se tutto ciò non fosse già sufficiente, si ferma a parlare
con l'ultimo montone, chiedendogli come mai fosse rimasto per ultimo e non
fosse corso fuori per primo come era sua abitudine.
L'animale naturalmente non poteva rispondere che non riusciva a correre
perché era appesantito dal corpo di Ulisse.
Il racconto finisce quando Ulisse e i suoi uomini sopravvissuti riescono
ad arrivare alla nave con la quale erano sbarcati sull'isola e riescono a
riabbracciare i compagni che li attendevano e li avevano dati per morti.
Secondo me è impressionante come in questi tre racconti prevalga la netta
superiorità mentale (l'intelligenza) di Ulisse alla forza animalesca e
bruta del gigante Polifemo così nominato "dalle molti voci" per tutte
le
urla che ha prodotto mentre lo accecavano.
Polifemo continua a ritenersi vinto con l'inganno anziché con l'
intelligenza e la parte più divertente è che è stato vinto dal nulla cioè
da NESSUNO.
Beatrice Gallotti
1° A
Analisi del brano "Nel regno dei
morti:Tiresia ed Anticlea"
Nell'Odissea il viaggio nell'Ade rappresenta la
massima avventura di Ulisse che varca i confini tra la vita e la morte,
entrando in questo regno per conoscere il suo destino.
Il suo fato gli viene poi rivelato da Tiresia, un
indovino cieco, che gli annuncia che riuscirà a raggiungere
Itaca, la sua sposa Penelope e suo figlio Telemaco, ma dovrà affrontare parecchie
prove e pericoli a causa dell'ira di Poseidone che s'imbatte su
Ulisse e i suoi compagni per avergli acciecato suo figlio
Polifemo.
Inoltre Odisseo chiede a Tiresia come farsi
riconoscere da sua madre e parlare con lei, il vate allora gli risponde
che potrà stabilire un contatto con ogni anima alla quale permetterà di bere
il sangue,e ciò che l'ombra dirà sarà il vero.
Nel brano, anche se Ulisse non ha ancora
raggiunto gli inferi, si coglie già la presenza di un'ambientazione
abbastanza cupa e oscura, come qualla dell'Ade.
Le parole che aiutano a fare capire l'assenza di
vita sono: "mai il sole (splendente li guarda con i suoi raggi), nè quando
sale nel cielo stellato, nè quando volge dal cielo al tramonto".
Nel brano si può constatare la presenza di parole
e soprattutto verbi onomatopeici, cioè che fanno pensare al suono che sta a
significare la parola in esame, ad esempio: gridio, stridio, squarciate.
Il brano presenta anche degli ossimori, cioè una
cosa che si contrappone ad un'altra come ad esempio le seguenti frasi:bronzo
spietato, fervore alle taste senza forza dei morti.
In un periodo del brano c'è anche una frase che
da' l'idea di folla che si muove nell'Erebo: "donne , giovani
vecchi provati da molto dolore... s'aggiravano in folla davanti alla fossa,
chi di qua, chi di la".
L'autore ricorre spesso all'uso di preghiere , per
invocare gli dei ad aiutare Ulisse e i suoi compagni.
Il climax figura retorica detta anche gradazione ,
che consiste nel disporre le parole in modo tale che , per il significato o
per il ritmo , producono un effetto di progressiva intensificazione
(ascendente) o di progressiva attenuazione (discendente), viene utilizzato
nella seguente frase: "molti uomini squarciati da armi di bronzo, uomini
uccisi in battaglia , con le armi lorde di sangue".
Nel brano, come nella terra dei ciclopi , vi sono
anticipazioni o prolessi, che appaiono al momento in cui l'indovino
Tiresia annuncia la sorte di Ulisse e flash-back (o moenti in cui si ritorna
nel passato) che vengono utilizzati quando Tiresia accoglie Ulisse
dicendo:"Divino figlio di Laerte, Odisseo pieno di astuzie ".
Fiore Laura
Classe 1°A
Analisi del brano:"Odisseo
incontra la madre Anticlea"
In questo brano dell'Odissea Ulisse è arrivato nel
mondo dei mori , nel reglo dell' Ade .
In quest'avventura egli incontra sua madre Anticlea
morta e il loro dialogo è focalizzato sui familiari, infatti riceve
un'informazione fondamentale; Penelope gli eè rimasta fedele e lo attende
ancora nel suo palazzo insieme a suo figli Telemaco che aveva lasciato
bambino.
Inoltre viene a sapere che suo padre è ancora
vivo, e che si rifiuta di andare in città, sta sempre nel suo campo, ha per
giaciglio un letto molto sconfortevole, perchè vive da povero contadino,
pertanto nel testo viene quasi paraonato ad uno schiavo. La madre gli svela
anche che mon è morta a causa di vecchiaia, di malattie o di Artemide cge
scaglia frecci, ma è stata consunta dalla mancanza dal dolore della mancanza
di Odisseo, infatti si suicidò in mare. Il brano è stato suddiviso in più
parti, e di ogni parte abbiamo trovato la parola chiave, cioè un'espressione
che ricorre frequentemente , risultano esenziale per la comprensione del
testo, e il campo semantico, cioè parole che si ricollegano alla parola
chiave.
Nel primo pezzo come parola chiave abbiamo scelto
fosco, infatti in questi primi versi appare una sensazione di oscurità, di
mancanza di vita. Il campo semantico potrebbe essere costituito da espressioni
come : il sangue fosco, parole alate, nube, landa, terribili vortici, oceano
(idea d'infinito).
Prendendo in esame i versi successivi si può
dedurre che la parola chiave sia il dolore, perchè è proprio in questo pezzo
che Ulisse manifesta il dolore della morte della madre. Le parole che si
ricollegano al dolore sono : "quale fato di morte spietata ti visnse ?,
versando lagrime, tristi e consunte"; appare anche un espiteto :
"belle puledre". In queste righe ricompare anche il tema della
fedeltà di Penelope verso Ulisse, uno dei temi più importanti dell'Odissea,
infatti Anticlea dice a suo figlio che sua moglie, nonostante tutti i
disordini al palazzo, rifiuta ogni nobile acheo come suo marito e aspetta
ancora fiduciosa il ritorno di Ulisse da Troia. Appaiono anche dei flash-back,
cioè dei piccoli passi del brano che riprendono dei tratti di storia già
passata, ad esempio : "Non giunsi mai vicino all'Acaide, non toccai mai
la nostra terra..."Nel terzo pezzo del brano la parola chiave è padre,
infatti questi versi insieme ai versi del quarto pezzo si focalizzano
soprattutto sui parenti e come tema principalevi è la famiglia.Il campo
semantico è:"tuo padre se ne sta sempre lì, nel suo campo e non scende
in città,... lì egli giace accorato, la pena gli si ingrossa nell'animo,
piangendo sulla tua sorte : aspra la vecchiezza l'ha colto".
Nel pezzo di brano successivo il tema principale è
la madre di Odisseo, Anticlea.
Una delle parole che fa parte del campo semantico
più importante , è rimpianto. In queste righe di racconto la madre svela la
causa della sua morte, che è appunto il rimpianto per Ulisse. Le ultime tre
parte del brano sono particolarmente vivacizzate dal discorso diretto di
Ulisse e la madre.Nel penultimo pezzo prende valore la parola abbraccio. Il
campo semantico è costituito dalle parole :"abbracciarla, un'ombra , un
sogno , la mia pena nel cuore, gelido pianto, fantasma, piangendo io gema di
dolore."Questo abbraccio
come si può dedurre dalle parole del campo
semantico, è un abbraccio fantasma, irrealizzabile.
In questi versi, appare una formazione di frase
anticausat anche nella lingua latina, ed è l'iperbato:"Abbracciarla il
mio animo, la mia pena nel cuore".
Vi è anche la presenza di un'anafora,cioè una
figura retorica che consiste nella ripetizione di una o più parole all'inizio
di una frase e sono : "tre volte tentai..."
Nell'ultima parte dell'episodio la parola chiave è
la morte e il campo semantico è : "i nervi non reggono, la furia
violenta, la vita abbandona le bianche ossa, l'anima vagola".
Fiore Laura classe 1°A