IL LAMPO, IL TUONO, TEMPORALE - di G. Pascoli
E cielo e terra si mostrò qual era:
la terra ansante, livida, in sussulto;
il cielo ingombro, tragico, disfatto:
bianca bianca nel tragico tumulto
una casa apparì sparì d'un tratto;
come un occhio, che, largo esterefatto,
s'aprì si chiuse, nella notte nera.
E nella notte nera come il nulla,
a un tratto, col fragor d'arduo dirupo
che frana, il tuono rimbombò di schianto:
rimbombò. rimbalzò, rotolò cupo,
e tacque, e poi rimareggiò rinfranto,
e poi vanì. Soave allora un canto
s'udì di madre, e il moto d'una culla.
Un bubbolio lontano...
Rosseggia l'orizzonte,
come affocato, a mare;
nero di pece, a monte,
stracci di nubi chiare,
tra il nero un casolare,
un'ala di gabbiano.
Analisi de IL Lampo di Pradelli:
Chiasmi, asindeti, allitterazioni, climax… Questo è “IL LAMPO”, poesia scritta da Giovanni Pascoli che, in soli otto versi, riesce a concentrare un numero impressionante di figure retoriche. Già nel primo verso (“E cielo e terra si mostrò qual era…”) è presente un’allitterazione in “R”. Inoltre l’utilizzo di un verbo al singolare (mostrò), nonostante i soggetti siano due, sottolinea un’unificazione del cielo e della terra in una cosa sola. L’utilizzo della congiunzione “E” per due volte nello stesso verso viene definita con il nome di polisindeto. Il verso termina con i due punti ed il rigo successivo è vuoto; questa scelta da parte del Pascoli di lasciare un rigo vuoto può essere interpretata in diversi modi. Quello più credibile è che il poeta voglia dare rilievo alla luce accecante del lampo. Nel secondo e nel terzo verso sono presenti due climax ascendenti (ansante, livida, in sussulto/ingombro, tragico, disfatto). I soggetti sono sempre loro: la terra ed il cielo. La terra, inizialmente, viene descritta come un qualcosa di ansante, quasi si trattasse di un essere animato; qualcosa che, quindi, infonde nel lettore preoccupazione e ansia. Ciò che era ansante si trasforma via via in qualcosa di livido, quasi il poeta volesse continuare nella personificazione della terra ed accostarla all'immagine di un essere dapprima morente, poi privo di vita, livido.. Il climax termina quando il poeta decide di utilizzare una terza qualità, una terza emozione, come se la terra fosse una persona e potesse provare emozioni. In realtà Pascoli non vuol dire che la terra sia capace di provare dei sentimenti, bensì vuole suggerire al lettore di cogliere anche il lato “umano” di qualche cosa che è inanimato. Il cielo, invece, risulta ingombro; ingombro, probabilmente, a causa di lampi, tuoni, saette che sono l’argomento principale della poesia. Anche il cielo, come la terra, sembra subire una trasformazione: da ingombro com’era si trasforma in tragico. Poco dopo diventa addirittura disfatto. Si nota un parallelismo perfetto tra questa descrizione e la precedente: tre aggettivi, ordinati secondo un grado crescente di intensità e riferibili tutti al disfacimento di qualcosa di vivente, soprattutto con l'aggettivo "disfatto". Il quinto verso si apre con la ripetizione della parola bianca per ben due volte; questa ripetizione è utilizzata per mettere in evidenza la trasformazione che subisce una casa quando le s’avvicina un lampo. Per pochi attimi è come se la casa apparisse e poi, subito dopo, scomparisse riacquistando i suoi colori naturali. Ritornando al verso numero cinque, nell’espressione “tacito tumulto” sono racchiuse ben due figure retoriche. La prima è l’ossimoro, ovvero l’accostamento di un aggettivo ed un nome dal senso opposto; la seconda è l’allitterazione in “T” che conferisce ai due termini una sfumatura particolare. Nel verso seguente (sto parlando del sesto) è presente un chiasmo: l’ordine iniziale di “un nome ed un verbo”, infatti, viene invertito subito dopo (“una casa apparì sparì d’un tratto”). In particolar modo, l’uso di due verbi opposti come apparire e sparire, accostati l'uno all'altro senza la punteggiatura, riproduce graficamente la brevissima durata del lampo. Al contrario, nel verso successivo, l’utilizzo di molte virgole tende a rallentare il ritmo della poesia. Il lampo viene paragonato ad un “occhio, largo, esterrefatto” attraverso una singolare similitudine. Da notare è anche la presenza di una rima alternata dal verso quattro al verso sette. Infine, nell’ultimo verso, l’ottavo, ritroviamo un chiasmo attraverso il quale il ritmo ritorna veloce. I due verbi, “s’aprì si chiuse”, sottolineano il rapido movimento di quell’occhio, di quel lampo che, come è nato, muore nella notte nera. Tutta la poesia nel suo insieme vuole sottolineare la fugacità della vita umana, paragonabile al balenare di un lampo che lascia dietro la sua luce accecante il nero della morte, dell'assenza di vita.
Analisi poesia "Il lampo" di G. Pascoli - a cura di Eleonora Freddi
La poesia "Il lampo" di G. pascoli è breve, ma in poche righe l'autore descrive nel miglior modo l'attimo dell'apparizione del lampo. La poesia inizia con la congiunzione "e" per immettere subito il lettore nel culmine del temporale ed evitare di raccontare ciò che è avvenuto precedentemente. Quando vi è un temporale non c'è distinzione tra cielo e terra, per questo Pascoli li unifica in un'unica entità, mettendo il verbo al singolare. Il secondo rigo è vuoto e il poeta vuole rappresentare la luce accecante del lampo con questo accorgimento. Nella poesia sono presenti anche delle rime alternate, come sussulto-tumulto e tratti-esterrefatto. Al terzo e quarto verso vi sono due climax ascendenti, dove la terra viene personificata con l'aggettivo "ansante", di solito riferito a persone. Nel quinto rigo, invece, vi è una ripetizione della parola "bianca", che fa un po' da contrasto a quanto presentato precedentemente che sembra tutto scuro. Inoltre vi è un ossimoro "tacito tumulto": il rumore assordante del tuono viene quasi ammutolito dal bagliore del lampo. In questa espressione c'è anche un'allitterazione in "t", ma comunque in tutta la poesia sono usate parole con suoni duri come la "t" e la "r", che danno l'idea del temporale. Pascoli fa uso di pochi verbi e quelli presentati sono contrastanti e posti in posizione vicina, come "apparì sparì" e "s'aprì si chiuse". Mentre nel primo verso c'è un polisindeto "e cielo e terra", nel sesto rigo non viene usata neanche una virgola, quindi è presente un asindeto, per dare velocità nella lettura, così come il lampo appare veloce nel cielo. Il settimo verso, invece, è pieno di virgole e quindi contrasta per ritmo con quello antecedente, in quanto Pascoli vuole sottolineare lo stupore che paragona ad un gran occhio che lento si apre. Poi, però,esso si richiude veloce, come si nota nell'ultimo verso che presenta un asindeto. Giovanni Pascoli è un poeta del movimento simbolista che si diffonde in Europa contemporaneamente alla corrente artistica dell'impressionismo. I pittori impressionisti dipingevano i loro quadri con grandi pennellate, come se tutto fosse sfuocato e sfumato. Lo stesso traspare dalle poesie del Pascoli, egli fa dei piccoli accenni, senza approfondire un argomento nei particolari e dando perciò la visione generale del momento. Per quanto riguarda il significato della poesia il lampo può essere paragonato alla velocità della vita che si spegne poi nella "notte nera", la morte.
ANALISI CONFRONTO TRE POESIE –a cura di Andrea Golia
Le tre poesie di Giovanni Pascoli “Il Lampo, Il Tuono, Temporale” hanno tutte come tema di fondo qualche aspetto del temporale, ma in realtà non si limitano a descrivere questo evento fisico, bensì suggeriscono le sensazioni e le emozioni che il poeta prova. Una di queste sensazioni ricorrente in Pascoli è il pensiero della morte, rappresentato dall’espressione “nella notte nera”, presente sia nella poesia Il Lampo, sia ne “Il Tuono” e trasformata in “nero di pece” nella poesia “Temporale Ad essa viene contrapposta la figura della famiglia, vista come una casa, un rifugio, un luogo sicuro. Si può notare come Pascoli attribuisca anche altre sembianze alla famiglia, ora un casolare, ora una dolce culla. I testi sono strutturati con numerose allitterazioni in “T” che servono ad esaltare la paura, i rumori del temporale, la tensione… Nelle poesie il poeta illustra i paesaggi come dipinti impressionistici, utilizza infatti rapide “ pennellate” per rappresentare ora il tuono, ora il lampo, ora il. Temporale e non si sofferma mai su una descrizione particolareggiata della natura. Inoltre, nelle poesie, si possono notare diverse similitudini. Mentre nelle prime due poesie vi sono pochi verbi di solito contrastanti tra loro (apparì/ sparì; rimbombò/tacque) l'ultima è colma di verbi onomatopeutici più volte ripetuti. Inoltre Pascoli personifica gli elementi naturali attribuendo loro verbi come rimbalzò, rotolò, solitamente usati per le persone o per le cose. Il poeta usa spesso i tempi dei verbi al passato perché vuole esprimere dei ricordi di sofferenze lontane, che tuttavia continuano a tormentarlo anche nel presente.
CONFRONTO TRA LE POESIE “ IL LAMPO”, “ IL
TEMPORALE” “IL TUONO” , DI GIOVANNI PASCOLI. a cura di Capitani
Tutte e tre le poesie di Giovanni Pascoli descrivono lo svolgersi di fenomeni
naturali , che fanno da sfondo ad elementi legati all'ambito familiare ; infatti
nelle prima egli parla di una casa che prima appare e poi sparisce, nella
seconda parla di un casolare e di un'ala di gabbiano, che simboleggia la
famiglia, intesa come un rifugio, una protezione. Nelle prime due utilizza i
colori, cioè il bianco e il nero per contrapporre alla famiglia, che infonde
serenità, i pericoli del mondo esterno. Nelle due poesie “Il lampo” e “Il
tuono” il poeta utilizza un polisindeto e ciò ci fa capire che è successo
qualcosa precedentemente. L'ambiente descritto si presenta a tratti chiaro e a
tratti scuro, così come lo é stata la vita del poeta e della sua famiglia. Ne
“il lampo” con un chiasmo rende più veloce la lettura negli ultimi versi;
nelle altre due utilizza suoni onomatopeici per mettere in risalto la tragicità
degli eventi. In tutte e tre sono presenti allitterazioni, e specialmente ne
“Il tuono” sono presenti frasi onomatopeiche come “ bubbolio, fragor
d'arduo dirupo”, che riproducono il suono del tuono. Gli ultimi versi sono
dedicati alla famiglia ,soprattutto ne “ Il tuono”, dove indicano la
dolcezza di una madre e il desiderio di famiglia del poeta. Pascoli , in questo
caso , utilizza un verbo al passato remoto perché vuole ricordare quando lui
stesso era bambino. Sono poesie brevi, ma molto intense e il poeta riesce a
suscitare nel lettore forti emozioni e a trasmettere allo stesso tempo tristezza
e nostalgia di un passato, che non si può più ripercorrere.