la speranza di pur rivederti - di Eugenio Montale

 

La speranza di pure rivederti
m’abbandonava;

e mi chiesi se questo che mi chiude
ogni senso di te, schermo d’immagini,
ha i segni della morte o dal passato
è in esso, ma distorto e fatto labile,
un tuo barbaglio:

(a Modena, tra i portici,
un servo gallonato trascinava
due sciacalli al guinzaglio).

 

IL GELSOMINO NOTTURNO - di G. PASCOLI

 

E s'aprono i fiori notturni, 
nell'ora che penso a' miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari. 
Da un pezzo si tacquero i gridi: 
là sola una casa bisbiglia.
Sotto l'ali dormono i nidi,
come gli occhi sotto le ciglia.
Dai calici aperti si esala
l'odore di fragole rosse. 
Splende un lume là nella sala.
Nasce l'erba sopra le fosse.
Un'ape tardiva sussurra
trovando già prese le celle.
La Chioccetta per l'aia azzurra 
va col suo pigolio di stelle.
Per tutta la notte s'esala
l'odore che passa col vento.
Passa il lume su per la scala;
brilla al primo piano: s'è spento . . .
È l'alba: si chiudono i petali
un poco gualciti; si cova,
dentro l'urna molle e segreta,
non so che felicità nuova.

COMMENTO di PRADELLI, TIRONE, TREBBI

 

 

Giovanni Pascoli

Giovanni Pascoli nasce a San Mauro di Romagna nel 1855. L'uccisione del padre (1867) e gli altri lutti familiari incisero dolorosamente sulla sua vita. Grande latinista, ebbe vari incarichi universitari, finché nel 1905 succedette al Carducci nella cattedra di letteratura italiana a Bologna. Nella prima raccolta di liriche, Myricae (1891), già si rivela chiara la sua ispirazione poetica, frammentaria, musicale, volta alle sensazioni suggestive, impregnata del senso di smarrimento che dà al poeta il mistero inesplorabile della vita. Nelle successive raccolte poetiche il Pascoli si discosta dall'ispirazione individuale per cantare la patria e tentare un'epica italiana. Nei Carmina, in latino, il Pascoli celebra gli aspetti più intimi e pensosi della romanità. Notevoli anche i saggi critici: Minerva oscura (1898), Sotto il velame (1900), La mirabile visione (1902). Muore a Bologna nel 1912.

 

Breve biografia di Eugenio Montale

Eugenio Montale nasce a Genova nel 1896. La sua poesia rispecchia l'angoscia esistenziale per la crudeltà di un mondo ostile e indecifrabile da cui è impossibile evadere: da tale difficile rapporto del poeta con la realtà scaturisce una forma ermetica scabra ed essenziale. Tra le sue raccolte più famose, trova spazio Ossi di seppia (1925), La bufera e altro (1956), Satura (1971). Come critico Montale ha tra l'altro rivelato la grandezza di Svevo (Omaggio a Svevo, 1925). Di squisita fattura le prose di viaggio Fuori di casa (1969). Premio Nobel per la letteratura nel 1975, muore a Milano sei anno dopo.

 

Confronto tra le due poesie

La prima differenza che si può notare fra i due componimenti è la seguente: mentre nel primo Montale parla esplicitamente dell’argomento-amore senza artifici di nessun genere, nel secondo Pascoli utilizza espressioni simboliche, in particolare la metafora del gelsomino notturno, allo scopo di far comparire l’eros solo per vie indirette. La descrizione del fiore e dell’ambiente circostante, inoltre, dà molta musicalità ed armonia a tutta la poesia; elemento completamente assente ne “La speranza di pur rivederti” proprio perché l’autore sceglie di affrontare l’amore con chiarezza, senza l’utilizzo di alcun stratagemma.

Anche la metrica conferma che Montale in questa lirica vuole esprimere i suoi pensieri senza far riferimento ad alcuna regola poetica. La prima coppia di parole in rima (abbandonava-trascinava) è intervallata da ben sei versi; la seconda (barbaglio-guinzaglio) da due. Nella lirica pascoliana, invece, troviamo una rima alternata (cova-nuova) e due consonanze (scala-petali e spento-segreto).

Nel componimento di Eugenio Montale, il poeta fa un chiaro riferimento al suo amore per Clizia. I primi due versi servono ad introdurre l’argomento di tutta la poesia: l’autore dopo essere stato abbandonato, non spera più di ritrovare la sua amata.

Nella parte centrale spicca l’epiteto “schermo d’immagini” riferito sempre alla sua donna ed accompagnato da espressioni profonde come “ogni senso di te” ed “i segni della morte” che incupiscono ancor più i ricordi del suo passato.

Gli ultimi tre versi, messi tra parentesi, si estraniano un po’ dall’intero contesto poiché narrano l’episodio da cui è nata l’idea di scrivere questa poesia. La lirica, infine, risulta formata da tre periodi ritmici che compongono un mottetto: il primo è formato da un endecasillabo e da un quinario; il secondo da quattro endecasillabi e da un quinario; il terzo da un settenario, un endecasillabo e da un altro settenario.

Per quanto riguarda la breve poesia di Pascoli estratta da “Il gelsomino notturno”, essa rispecchia la visione dell’eros da parte del poeta romagnolo; pertanto, per capire come egli affronta questo tema, bisogna analizzare la sua vicenda personale: l'infanzia del poeta è stata segnata da molti lutti, dall'assassinio del padre alla morte della madre, mentre la maturità è caratterizzata dai vincoli affettivi che lo legano alle sorelle, soprattutto Mariù. Lentamente, quindi, matura la convinzione della famiglia concepita come famiglia d'origine ed esclusiva costituita in alternativa al matrimonio. Egli non avrà mai relazioni amorose, né si sposerà in quanto concepisce questi eventi come impossibili nella propria vita.

Il rinascere della vita nella natura (simboleggiata dal gelsomino notturno che solo di notte apre la sua corolla, per poi chiuderla di nuovo al mattino) è un miracolo che si compie nell’oscurità: è il grande segreto della vita che è alla base di tutte le specie viventi.

 

 

Lavoro eseguito da:

Christian Pradelli

Federica Tirone

Simona Trebbi

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