LA MEDICINA NEL MEDIOEVO - a cura di Cannarozzi, Ferretti, Bergamaschi

I medievali dovevano fronteggiare problemi che spesso noi non immaginiamo pensando alla loro epoca storica: miseria, carestia, pericoli lungo le strade e nelle città poco popolate e la più totale noncuranza delle pratiche sanitarie. I conventi dei monaci Benedettini erano gli unici che conservavano l'antico sapere tramandato da Greci e Romani.

La medicina del tempo era arretrata e impotente verso la maggior parte delle malattie dell'epoca, per questo si seguivano ciecamente le teorie di Ippocrate e Galeno che interpretavano le pestilenze come malattie dell'aria. L'unico rimedio conosciuto per contrastarle era il salasso con il quale vaniva eliminata parte del sangue. L'antica teoria miasmatica e quella astrologica araba vennero riprese dai medici1 del XI e XVI secolo per dare una spiegazione all'epidemia di peste2 e anche qualche secolo più tardi un medico francese affermò che:"poiché la peste è la malattia più diffusa, anche la sua causa dev'essere la più diffusa; l'elemento più diffuso è l'aria, dunque, l'aria è la causa principale della peste". Per prevenire la peste serviva dunque purificare il corpo e l'aria circostante, restare relegati in casa avvolti nell'incenso, sottoporsi a salassi e a purghe e mantenersi in assoluto riposo.

Gli uomini impauriti dalla malattia e scoraggiati dall'impotenza della medicina speravano di risolvere i loro problemi con l'aiuto di maghi che “prescrivevano” ai loro pazienti amuleti, talismani e sortilegi. Maghi e stregoni si arricchivano così sfruttando la paura e l'ingenuità popolare.

Si ebbe una svolta grazie ai monaci Benedettini di Montecassino che nel XI secolo fondarono a Salerno la prima scuola medica di Occidente. Una leggenda vuole che sia stata fondata da un latino, un ebreo ed un arabo per simboleggiare la fusione delle rispettive tecniche e mentalità. La scuola salernitana prese presto un indirizzo laico, si liberò dalle pratiche superstiziose e si affermò per sapere, per esperienza, per larghezza di vedute e per le sue basi radicate nella pratica. Salerno divenne la sede di un'Università medica alla quale affluivano da ogni parte d'Europa tutti coloro che avessero interesse per la medicina. Per cinque secoli questa scuola rappresentò un importante punto di riferimento per i medici e per tutti coloro che avessero a cuore la salute pubblica.

Medici: La peste del trecento diede risalto alla figura del medico. Questo termine riferito al tardo medioevo è tuttavia molto ambiguo poiché copre molte figure sociali: dai ciarlatani ai professori universitari. Le “medicine” somministrate da questi medici erano per la maggior parte assolutamente inutili con l'unico risultato di suggestionare, a volte in modo benefico, il malato. I chirurgi, più importanti dei semplici medici, intervenivano quando i farmacisti erano impotenti facendo uso di coltelli, pinze, aghi, scalpelli, seghe e del fuoco per cauterizzare ferite e piaghe. Il tasso di mortalità provocata dagli interventi dei chirurgi era altissima a causa delle infezioni e del dolore che la mancanza di anestetici rendeva intollerabile. Al vertice della gerarchia delle arti mediche vi erano i “dottori” formatisi nelle università e abilitati alla professione i quali provenivano dai ceti medio alti e normalmente si trasmettevano la professione di padre in figlio. A livelli teorici i medici non avrebbero dovuto farsi pagare per i loro servigi ma in termini pratici questo non avveniva.

Peste: Il bacillo della peste inferì in Europa tra la metà del VI secolo e quella dell'VIII ma scomparve misteriosamente per ripresentarsi solo seicento anni più tardi, sulle navi genovesi provenienti dal Mar Nero gia colpito da morbo. In questo lungo intervallo temporale la popolazione del Continente, risparmiata da crisi di mortalità di grandi proporzioni, crebbe gradualmente, con un incremento che cominciò a farsi deciso proprio nei decenni a cavallo del mille. Onnipresente era la scrofolosi, una forma di tubercolosi linfo-ghiandolare conosciuta come "male del re" perché era credenza popolare che i sovrani di Francia e d'Inghilterra potessero guarirla con il solo tocco della mano. Altrettanto diffuso era il "male degli ardenti", detto anche "fuoco sacro" o "fuoco di Sant'Antonio", un'intossicazione alimentare provocata dal consumo di farina di segale contaminata da un fungo e che si manifestava con febbre altissima spesso associata a convulsioni, dolori e bruciori insopportabili, necrosi e cancrene del volto e degli arti, delirio. E ancora la malaria, favorita dal disordine idro-geologico di molti territori di pianura, inesorabile soprattutto con i più piccoli; e naturalmente la lebbra, che a dispetto della sua natura poco contagiosa, era temutissima ed esorcizzata con crudeli rituali di espulsione dei malati dalle comunità.

 

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