GABRIELE D'ANNUNZIO - di Ferretti e Cannarozzi

Poeta e scrittore italiano nato a Pescara nel 1863 studiò prima a Prato poi a Roma, frequentando la facoltà di lettere, ma senza conseguire la laurea. Divenne celebre ancora adolescente, quando pubblicò un volume di versi: Primo vere. Si dedicò all'attività letteraria e giornalistica imponendosi per la sua originalità e la sua spregiudicatezza dimostrata sia nelle opere che nella vita privata divenendo un personaggio dominante della società intellettuale del suo tempo. Dopo l'incontro con Nietzsche, filosofo tedesco che aveva elaborato la filosofia del “superuomo”, D'Annunzio cominciò a considerare il poeta al di sopra degli altri uomini, libero dalle regole. Nel 1898, per seguire la sua vocazione letteraria, il poeta si ritirò a Firenze nella villa La Capponcina, dove condusse una vita dissipata e dispendiosa. A causa dei suoi sperperi fu costretto a trasferirsi in Francia nel 1910, ma tornò in Italia cinque anni più tardi per arruolarsi nella prima Guerra Mondiale. Nel 1916 fu ferito all'occhio destro che non poté più usare. Partecipò nel '20 all'impresa di Fiume che andò a buon fine, anche se egli dovette abbandonare la città per ordine del governo italiano. Con il nuovo Regime che andava affermandosi in Italia D'Annunzio non prese più parte attiva alla vita politica italiana, nonostante fosse molto legato a Benito Mussolini. Nel 1922 si ritirò nella villa di Gardone sul Lago di Garda, dove continuò a scrivere e dove morì nel 1938.

LA SERA FIESOLANA

Fresche le mie parole ne la sera ti sien come il fruscio che fan le foglie del gelso ne la man di chi le coglie silenzioso e ancor s'attarda a l'opera lenta su l'alta scala che s'annera contro il fusto che s'inargenta con le sue rame spoglie mentre la Luna è prossima alle soglie cèrule e par che innanzi a sé distenda un velo ove il nostro sogno si giace e par che la campagna già si senta da lei sommersa nel notturno gelo e da lei beva la sperata pace senza vederla.

Laudata sii pel tuo viso di perla, Sera, e pe' tuoi grandi umidi occhi ove si tace l'acqua del cielo!

In questa prima strofa della poesia D'Annunzio sviluppa il tema del Crepuscolo, in particolare della pace diffusa nella campagna dalla luna prossima a sorgere. Questa strofa è un fiorire di immagini, di suoni e di parole articolati in quattordici versi di varia misura, ritmo e rima. Alla sua fine vi sono tre versi che costituiscono una breve “laude” alla sera. Questa varietà sembra esprime la volontà del poeta di liberarsi dalle norme metriche che avrebbero potuto frenare la sua inventiva poetica. In questa strofa si può notare lo splendore delle immagini e il silenzio reso ancor più profondo dal fruscio delle foglie. La sera diventa magica avvolta dall'albore lunare. La musicalità della strofa che si svolge in un solo lunghissimo periodo, senza pause e senza virgole, viene accentuata dai numerosi enjambements che aiutano anche ad allargare i versi e a rendere compatto il discorso. Nei primi due versi i suoni ripetuti della “s” sottolineano il fruscio e rendono più profondo il silenzio, mentre l'allitterazione in “f” rende il verso onomatopeico e i suoni delle “l” e “r” aiutano a rendere fluide le immagini e musicali le parole. Sempre nei primi due versi vi è sia una metafora che una similitudine: D'Annunzio si augura che le sue parole possano suscitare nella sua compagna, Eleonora Duse, la stessa sensazione che le foglie fruscianti del gelso danno al contadino che le coglie sull'imbrunire. Il poeta ama creare accostamenti di colori: ad esempio il nero della scala risalta sul bianco argenteo dell'albero di gelso sullo sfondo chiaro del cielo.

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