FRATELLI D'ITALIA - di Christian Pradelli

 

Passeggiando per l'Italia

ho incontrato anche una balia

che mi ha detto piano piano

di dirigermi a Milano.

Arrivato in Lombardia

e ospitato da mia zia,

ho ammirato piazza Duomo:

mi sentivo un vero uomo!

Giunto anche in Valtellina,

consultando una cartina,

ho osservato le montagne

in silenzio e senza lagne.

Quando poi ho cambiato rotta,

ho incontrato una marmotta

che mi ha detto senza guasti

di recarmi solo ad Asti.

E bevuto un po' di vino,

sono andato anche a Torino:

lì la gente è juventina…

… e per questo un po' cretina!

Visitato anche il Piemonte

ho incrociato un ricco conte

che mi ha sussurrato invano

di arrivar fino a Bolzano.

Ma il Trentino non mi attira

e così, con molta ira,

son partito per Trieste

con del cibo in due-tre ceste.

Alla fin della giornata

la mia testa era scoppiata

e ho dormito senza sosta

in locanda, in Val d'Aosta.

La mattina successiva

mi è arrivata una missiva

che diceva testualmente:

“A Sanremo… quanta gente!”.

Ma recandomi in Liguria

ho pensato solo a Furia,

la mia cagna un po' cafona

che mi sembra sia a Savona.

Dopo averla ammaestrata

ed un poco coccolata,

ho ripreso il lungo viaggio

con la compagnia di un saggio.

Senza indugi, quell'ometto

questa corta frase ha detto:

“La mia tonaca è un po' lisa:

puoi comprarmene una a Pisa?”

Accettata la richiesta,

pur avendo mal di testa,

mi son messo un pull di lana

per recarmi anche in Toscana.

Ho comprato quel vestito

ed il saggio ha ben gradito;

dopo averlo salutato

ero allegro ed appagato.

Arrivato anche ad Arezzo,

eran quasi le sei e mezzo,

ho deciso di affittare

un rifugio vista mare.

Ma quel prezzo un po' elevato,

e da me pur approvato,

quasi ha indotto il sottoscritto

a dormire senza vitto.

Quanta fame il giorno dopo,

ma comunque grazie a un topo

ho gustato del formaggio…

poi ho ripreso il lungo viaggio.

Osservati gli Appennini

e chiamato pure Orsini,

una donna un po' sorniona

mi ha condotto verso Ancona.

Proseguendo per l'Abruzzo,

avvisato da uno struzzo,

Recanati ho visitato:

un bel bagno e son rinato!

Nonostante il mio fiatone

ho raggiunto Frosinone,

poi mi ha detto un ufficiale

di ammirar la capitale.

Anche Roma, finalmente…

che città magnificente!

Mi ero quasi accontentato

di quel viaggio prolungato.

Ma ho voluto continuare

senza il mio pensier fermare;

ero tutto indolenzito

e con un grande appetito.

Approdato a Benevento,

con un uomo di anni cento,

ho potuto un po' acquietare

la mia smania di mangiare.

Anche Napoli… che bella!

Nel blu cielo una gran stella

annunciava in allegria

il ritorno di Sophia.

Della Loren sto parlando…

solo adesso sto pensando

ai suoi film meravigliosi

ed un poco fantasiosi.

In Lucania ho poi deciso

di comprare un po' di riso:

ero prossimo a Potenza…

… qui vi entrai con irruenza.

Tant'è che la polizia,

mentre entravo in una via,

mi ha arrestato inutilmente

tra le grida della gente.

In galera… che tristezza!

Eran quasi le tre e mezza

Ed intanto svolazzava

una mosca che parlava.

Lei mi ha detto lentamente:

“So che te sei un innocente,

devi solo un po' aspettare…

… ti verranno a liberare”.

Finalmente dopo un mese

(e pagate anche le spese)

son venuti a liberarmi

in divisa e con due armi.

Mi sembravan due fucili

lunghi, lunghi e ben sottili;

ero tutto preoccupato,

così ho preso e son scappato.

Visitata pure Bari,

con i suoi gran casolari,

proseguito ho per Molfetta,

per Bisceglie e per Barletta.

La Calabria era a due passi

e così due omini bassi,

ben sorretti da un somaro

mi han mostrato Catanzaro.

Poco dopo una bambina

presentato mi ha Messina;

io così l'ho ringraziata:

sulla guancia l'ho baciata.

Attraverso un gran traghetto,

con in spalla il mio zainetto,

ho raggiunto la Sardegna

dove una gran pace regna.

Olbia, Nuoro ed Oristano:

altro che Roma e Milano!

Ma il mio viaggio era finito:

tutt'Italia ho ben gradito.

Ritornato a casa mia,

con un po' di nostalgia,

ero stanco e affaticato;

nel mio letto ho riposato.

Una volta risvegliato,

a mia madre ho raccontato

la mia grande scampagnata,

da Messina a Macerata.

Dalle risa sbellicata

e anche ridicolizzata,

mi ha spiegato che quel viaggio

era stato un bel miraggio:

da tre giorni riposavo

ed intanto schiamazzavo;

io credevo di viaggiare

per l'Italia visitare.

Complimenti al mio cervello,

funzionante e pure bello,

per avermi regalato

questo sogno elaborato!

 

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