Mentre regnava Romolo ci fu la guerra con i Sabini
Dopo che Annibale fu sconfitto, i Romani ottennero (habere) l'Africa
Sotto il consolato di Cicerone, Catilina fece una congiura contro lo stato
Helvetii, suos fines relicturi atque in Galliam migraturi, omnes agros incenderunt.
Constat Socratem ante mortem de immortalitate animi cum discipulis diu disputavisse.
Legati nuntiaverunt hostium castra a nostris militibus expugnata esse.
Milites iuraverunt oppidum expugnatum iri.
Cum in Gallia esset, Caesar cognovit omnes Belgas contra Romanos coniurare atque bellum parare.
Si dice che i cervi vivano a lungo
Dicono che Platone sia venuto in Italia per conoscere Roma
Si combatté a lungo tra Cesare e gli Elvezi
Socrate insegnò la filosofia ai giovani Ateniesi
Cesare nascondeva (caelo,as,avi,atum.are) sempre i suoi piani (consilium) al nemico
I Romani pregarono (rogo,as,avi,atum,are + ut + cong.) gli alleati di aiutarli (adiuvare)
Praedandi frumentandique causa Mosam (transibant),
Caesar … suos …ad dimicandum confirmat,
Post (Orgetorigis) mortem nihilominus Helvetii id quod constituerant (ciò che avevano stabilito) facere conantur, ut e finibus suis exeant
Vercingetorix iubet portas claudi, ne castra nudentur
Flumen est Arar, quod (che)per fines Haeduorum et Sequanorum in Rhodanum influit, incredibili lenitate, ita ut oculis in utram partem fluat iudicari non possit
Venio moriturus", vengo per morire (En.10.881)
Regno occupato per tres potentissimos ac firmissimos populos totius Galliae sese potiri posse sperant
Caesar cognoscit Helvetios castra movisse
Constat
Caesarem bellum gesturum esse
Frasi per il recupero
Mentre regnava Romolo ci fu la guerra con i Sabini
Dopo che Annibale fu sconfitto, i Romani ottennero (habere) l'Africa
Sotto il consolato di Cicerone, Catilina fece una congiura contro lo stato
Helvetii, suos fines relicturi atque in Galliam migraturi, omnes agros incenderunt.
Constat Socratem ante mortem de immortalitate animi cum discipulis diu disputavisse.
Legati nuntiaverunt hostium castra a nostris militibus expugnata esse.
Milites iuraverunt oppidum expugnatum iri.
Cum in Gallia esset, Caesar cognovit omnes Belgas contra Romanos coniurare atque bellum parare.
Si dice che i cervi vivano a lungo
Dicono che Platone sia venuto in Italia per conoscere Roma
Si combatté a lungo tra Cesare e gli Elvezi
Socrate insegnò la filosofia ai giovani Ateniesi
Cesare nascondeva (caelo,as,avi,atum.are) sempre i suoi
piani (consilium) al nemico
I Romani pregarono (rogo,as,avi,atum,are + ut + cong.) gli alleati di aiutarli (adiuvare)
Trasforma dall’attivo al passivo o viceversa:
Romani ab omnibus dicuntur strenui fuisse
XI. Asinus et leo venantes
Virtutis expers, verbis iactans gloriam,ignotos fallit, notis est
derisui.Venari asello comite cum vellet leo,contexit illum frutice et admonuit
simul ut insueta voce terreret feras, fugientes ipse exciperet. Hic auritulus
clamorem subito totis tollit viribus, novoque turbat bestias miraculo: quae, dum
paventes exitus notos petunt, leonis adfliguntur horrendo impetu.
Qui postquam caede fessus est, asinum evocat,
iubetque vocem premere. Tunc ille insolens 'Qualis videtur opera tibi vocis meae?'
'Insignis' inquit 'sic ut, nisi nossem tuum animum genusque, simili fugissem
metu'
XII. Cervus ad fontem
Laudatis utiliora quae contempseris, saepe inveniri testis haec narratio
est. Ad fontem cervus, cum bibisset, restitit, et in liquore vidit effigiem suam.
Ibi dum ramosa mirans laudat cornua crurumque nimiam tenuitatem vituperat,
venantum subito vocibus conterritus, per campum fugere coepit, et cursu levi
canes elusit. Silva tum excepit ferum; in qua retentis impeditus cornibus
lacerari coepit morsibus saevis canum.
Tum moriens edidisse vocem hanc dicitur: 'O me infelicem, qui nunc demum
intellego, utilia mihi quam fuerint quae despexeram, et, quae laudaram, quantum
luctus habuerint'.
77:
Il leone vecchio e la volpe
Leo
senior confectus, cum iam vires non suppeterent ad victum parandum, callidum
consilium cepit, quo vitam sustentaret. In spelunca igitur, quasi morbo
correptus, procubuit et reliquas bestias, ut quaeque illuc eius visendi causa
venerat, prehensas devorabat. Cum ita multae a leone interfectae essent,
accessit vulpecula ad speluncam, sed substitit haesitans et circumspectans. Tum
leo: "Cur dubitas ad me adire?". Illa: "Vestigia, inquit, me
terrent, omnia ad te ferentia, nulla retrorsum".
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# Fai attenzione a
questi costrutti:
Cum…non suppeterent: proposizione gerundiva
semplice, da rendere con una causale
ad…parandum: uno dei tanti modi in cui si traduce
la proposizione finale (= ut sibi pararet)
quo…sustentaret: altro modo di rendere la
proposizione finale (quo = ut)
ut…venerat: proposizione modale (= "così
come…")
visendi causa: proposizione finale (= ut eum
videret)
Cum…interfectae essent: proposizione gerundiva
composta passiva
ferentia: questo participio presente potrebbe essere
svolto in una proposizione causale ("in quanto portano tutte…")
Il privo di
coraggio, vantando a parole la gloria, inganna gli sconosciuti, per i conosciuti
è (motivo) di derisione. Il eone volendo cacciare con un asinello come
compagno, Lo copri di frasca ed insieme comandò che terrorizzasse le fiere con
la strana voce, lui catturerebbe quelle che fuggivano. Allora l'orecchiutello
improvvisamente alza un grido con tutte le forze, e spaventa le bestie per la
strana meraviglia : ma queste, mentre temendo cercano le note ucite, sono
colpite dallo spaventoso assalto del leone. Ed egli dopo che fu stanco per la
strage richiama l'asino, e gli ordina di bloccare la voce. Allora quello
insolente " Quale ti sembra l'opera della mia voce ? " "
Straordinaria, dice, così che se non conoscessi la tua indole e la razza, sarei
fuggito con simile paura ".
Questa narrazione
è testimone che spesso le cose che hai disprezzato si scoprono più utili di
quelle lodate. Un cervo, avendo bevuto, si fermò presso la fonte e vide
nell'acqua la sua immagine.
Qui mentre ammirandole lodava le corna ramose e disprezzava la troppa magrezza
delle zampe,
atterrito improvvisamente dalle voci dei cacciatori, cominciò a muffire per la
campagna e con la corsa leggera eluse i cani. La selva poi lo accolse selvaggio;
ma in questa bloccato dalle corna trattenute cominciò ad essere sbranato dai
crudeli morsi dei cani. Allora si dice che morendo abbia espresso questa frase:
"O me infelice, che ora finalmente capisco, quanto mi siano stete utili le
cose che avevo disprezzato, e, quelle che avevo lodato, quanto (di )lutto
abbiano recato."
VIII.
Cervus ad boves
Cervus nemorosis
excitatus latibulis, ut venatorum effugeret instantem necem, caeco timore
proximam villam petit, ut opportuno se bovili condidit.Hic bos latenti 'Quidnam
voluisti tibi, infelix, ultro qui ad necem cucurreris? at ille supplex 'Vos
modo, inquit 'parcite: occasione rursus erumpam data'. spatium diei noctis
excipiunt vices; frondem bubulcus adfert, nil adeo videt: eunt subinde et
redeunt omnes rustici,
nemo animadvertit: transit etiam vilicus, nec ille quicquam sentit. tum gaudens
ferus bubus quietis agere coepit gratias, hospitium adverso quod praestiterint
tempore.
respondit unus 'Salvum te cupimus quidem, sed, ille qui oculos centum habet si
venerit, magno in periclo vita vertetur tua'. haec inter ipse dominus a cena
redit; et, quia corruptos viderat nuper boves, accedit ad praesaepe: 'Cur
frondis parum est? stramenta desunt. tollere haec aranea quantum est laboris?'
dum scrutatur singula, cervi quoque alta conspicatur cornua; quem convocata
iubet occidi familia,
praedamque tollit. Haec significat fabula dominum videre plurimum in
rebus suis.
VIII. Il cervo ai buoi
Un cervo stanato
dalle tane boscose,
per sfuggire l'incombente strage dei cacciatori,
con cieca paura si dirige alla fattoria vicina,
dove si nascose in una stalla opportuna.
Allora un bue al latitante"Cosa mai volesti per te,
disgraziato, che spontaneamente sei corso alla strage?
Ma
lui supplice: "Voi adesso, disse, risparmiatemi:
offertasi l'occasione di nuoov uscirò". Intanto allo spazio del giorno subentra via via la
notte.
il
bovaro porta il fogliame, non vede però nulla;
vanno e vengono di seguito tutti i contadini,
nessuno s'accorge: passa anche il fattore,
neppure lui sente qualcosa. Allora contento il selvatico
cominciò a render grazie ai buoi quieti,
per aver data ospitalità in situazione sfavorevole.
Uno rispose: "Ti desideriamo senz'altro salvo,
ma, se sarà venuto chi ha cento occhi,
la tua vita si volgerà in grave rischio.".
Intanto il padrone in persona ritorna dalla cena;
e poiché aveva visto i buoi appena disordinati,
si avvicina alla greppia: "Perché c'è poco di fogliame?"
Mancano le lettiere. Togliere queste ragnarele
quanto c'è di fatica?" Mentre scruta ognicosa,
vede anche le alte corna del cervo;
che, chiamata la servitù, ordina sia ucciso,
e prende la preda. Questa favola significa
che il padrone nelle sue cose vede moltissimo.
• Il cervo e i buoi
Un cervo, stanato dalla macchia, per sfuggire alla morte che i cacciatori gli minacciavano, accecato dalla paura, si diresse verso una fattoria lì vicina e si nascose nella stalla, trovata a proposito. Mentre se ne stava qui rimpiattato, un bue gli disse: «Cosa ti è venuto in mente, disgraziato, di correre spontaneamente incontro alla morte, affidando la tua vita alla casa degli uomini?». Ma lui, supplichevole: «Risparmiatemi almeno voi!», disse. «Alla prima occasione balzerò di nuovo fuori». Intanto allo spazio del giorno subentra via via la notte. Il bovaro porta del foraggio e non vede nulla. Poi vanno e vengono tutti i braccianti e nessuno lo nota: passa anche il fattore e neppure lui si accorge di nulla. Allora l'animale selvatico, pieno di gioia, si mise a ringraziare i placidi buoi, perché gli avevano offerto asilo nel momento della difficoltà. Uno dei buoi rispose: «Noi, sì, ti vogliamo sano e salvo; ma se verrà quello che ha cento occhi, la tua vita sarà in grande pericolo». Frattanto, dopo avere cenato, arriva il padrone in persona, e poiché poco prima aveva visto i buoi mal tenuti, si avvicina alla mangiatoia: «Perché c'è poco foraggio e manca lo strame? Cosa ci vuole a togliere queste ragnatele?». Mentre osserva attentamente le cose a una a una, scorge anche le alte corna del cervo; chiamata a raccolta la servitù, ordina di ucciderlo e si prende la preda.
VERSIONE: I RITORNI DEGLI EROI DALLA GUERRA DI TROIA
Troia capta, Graecorum reges ad patriam cum exercitibus reverterunt sed, cum Minervam offendissent, nullus dux domum pervenit velociter et sine damno. Troiam non reliquit Aiax Telamonius, mortem consciscens in litore Phrygio. Aiax Oileus Iovis fulmine ictus est. Nam, cum ad Graeciam navigaret, Neptunus magnam tempestatem civit et Aiacis navem mersit. Rex inter fluctus navit magno labore usque ad scopulum et, iam salvus, cum solus sine deum auxilio mortem vitavisset, magna voce superbis verbis deos offendit. Agamemnon - miser! - domum pervenit. Ibi autem uxor regem necavit, ut filiam Iphigeniam vindicaret. Idomeneus ad Cretam navigavit sed, magna tempestate iactatus, cum undae iam eius navem mersurae essent, salutem a Neptuno petivit, hostiam promittens primum hominem quem visurus esset (che avesse visto) in terra.
Cum Neptunus tempestatem sedavisset, Idomeneus navem ad terram appulit. Statim regi obviam venit filiolus et rex natum suum immolavit. Diomedes, cum Venerem sub Troiae moenibus in pugna vulneravisset, in odium deae incurrit. Igitur Venus uxorem a Diomede alienavit. Rex, multum (avv.) uxorem amans, eius perfidia oppressus est.
Tum statuit relinquere et feminam et regnum et cum paucis comitibus vela ad Italiam direxit. In Apulia postea exul vixit. Multos annos per mare Menelaus cum Helena erravit, usque ad Egyptum adveniens. Denique Spartam rediit. Ulixes ultimus domum revertit, cum multas terras pererravisset.