CLASSE PRIMA C  13 dicembre 2004-12-12

VERSIONE LATINO B

 

I soldati romani

 

 

Milites Romani etiam in magno discrimine vitae acriter et strenue pugnabunt et patriam a periculo servabunt. Nam a  pueritia disciplinam et artem belli discunt, labore adsiduo solent se exercere (=esercitarsi) in proeliis cotidianis, et, cum libertatem patriae in periculo vident, accurrunt ad defensionem sine timore nec mora. Cum militibus Romanis etiam auxilia sunt, quia etiam populi victi ad defensionem urbis Romae milites dant et Romae socii sunt. Milites Romani in cohortibus pugnant et legionibus, robur exercitus (dell’esercito) Romani, socii in auxiliis. Si Romanos in discrimine vident, consules auxilia ad pugnam vocant et contra hostes mittunt: sape socii strenue ac fortiter pugnant, raro defectionem faciunt,. Saepe, post victoriam, militibus agrum senatores adsignant et miles agricola fit (=diventa): ita multi milites Romani, quia in bello strenui erant, in pace miseri non sunt.

 

 

 

Traduzione corretta

 

I soldati romani combatteranno accanitamente e valorosamente anche nella grande difficoltà della vita e salveranno la patria dal pericolo.

Infatti dalla fanciullezza imparano la disciplina e l'arte della guerra, sono soliti esercitarsi con uno sforzo continuo in lotte quotidiane e, quando considerano in pericolo la libertà della patria, accorrono in difesa senza timore né indugio.

Con i soldati romani ci sono anche delle truppe ausiliarie, poiché anche i popoli sconfitti forniscono dei militari a difesa della città di Roma e sono alleati di Roma.

I soldati romani combattono in coorti e in legioni, forza dell'esercito romano, gli alleati in truppe ausiliarie.

Se vedono i romani in difficoltà, i consoli chiamano in battaglia e mandano contro i nemici le truppe ausiliarie: spesso gli alleati combattono valorosamente e vigorosamente, raramente praticano la diserzione.

Spesso, dopo la vittoria, i senatori assegnano un campo ai militari e il soldato diventa un contadino: così molti soldati romani, poiché erano valorosi in guerra, in pace non sono miseri.

 

 

VERSIONE A

Il Minotauro

 

Minos clarus et iustus rex Cretae erat, ubi olim Daedalus, eximius artifex, pervenit, profugus a patria. Minos filium habebat monstruosum, Minotaurum: monstrum corpus tauri habebat, sed caput hominis et immondum erat. Tunc Minos a Daedalo petit, pro securo receptaculo, ut aedificium

construheret (ut aedificium construheret= di costruire un edificio) ubi monstrum tegere studebat. Daedalus aedificium aedificat, implexum maeandris, Labyrinthum dictum, ubi Minotaurum  Minos claudit. Sed Minos continenter imperat tributa Atheniensibus: septem  pueros et septem puellas poscit quotannis. Postremo Theseus, Aegei filius, dolore et ira motus, contra monstrum movet.

Cum pervenit ad Cretam, puellam miram et generosam invenit, Ariannam, et puella Theseo auxilium praebet : filum enim dat , et cum filo Teseus in labyrinthum  intrat et viam signat.

In Labyrintho Minotaurum necat et rursum salvus in patriam  pervenit, liberatam ab impio tributo.

 

 Traduzione:

 

Minosse era il famoso e giusto re di Creta, quando una volta arrivò Dedalo, artista esimio, profugo dalla patria. Minosse aveva un figlio mostruoso, il Minotauro: il mostro aveva il corpo di un toro, ma la testa era di uomo ed era immonda. Allora Minosse chiede a Dedalo, per un rifugio sicuro, di costruire un edificio dove intendeva rinchiudere il mostro. Dedalo costruisce l'edificio, intricato di meandri, detto Labirinto, dove Minosse rinchiude il Minotauro.  Ma Minosse richiede continuamente tributi agli aAteniesi: chiede sette fanciulli e sette fanciulle ogni anno.

Infine Teseo, figlio di Egeo, mosso dall'ira e dal dolore, va incontro al mostro.

Quando arriva a Creta, incontra una fanciulla bellissima e generosa, Arianna, e la fanciulla offre aiuto a Teseo: gli dà infatti un filo e con il filo Teseo entra nel labirinto e segna la via.

Nel labirinto uccide il minotauro ed arriva nuovamente salvo nella patria, liberata da un empio tributo.

 

 

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